Poesie e maschere

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di Fernando Pessoa 

Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,
Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Qualunque sia la coscenza che inizi l’opera
Sua, fatale e accettata sorte è l’ottundimento.
Come un bimbo impaurito dall’immagine allo specchio
Le nostre anime, fanciulle, rimangono disattente,
Cambiano i loro volti conosciuti, e un mondo intero
Creano su quella loro dimenticata causa;
E, quando un pensiero rivela l’anima mascherata
Esso stesso non va a smascherare da smascherato.

*

di Alexandr Blok

Tu mi vestirai d’argento,
e alla mia morte la luna spunterà – Pierrot celeste,
sorgerà il rosso pagliaccio ai quattro venti.

La morta luna è senza scampo muta,
non ha svelato nulla a nessuno.
Chiederà soltanto alla mia amica
a che scopo un tempo io l’abbia amata.

In questo sogno furioso a occhi aperti
mi capovolgerò col viso morto.
E il pagliaccio spaventerà la civetta,
tinnendo di sonagli sotto il monte…

Lo so: vecchio è il suo aspetto grinzoso
e impudico nella nudezza terrena.
Ma si leva l’ebrietà funesta
verso i cieli, l’altura, la purezza.

*

A Carnevale di Juan Ramon Jimenez

A Carnevale i ragazzi si travestono chiassosamente da pagliacci.
Lungo la strada i coriandoli rotolavano sotto la sferza pungente
del forte vento del pomeriggio.

Un gruppo di donne sulla piazza girava allegramente
intorno ad un asino.

I ragazzini, vedendolo imprigionato,
ragliavano per farlo ragliare.

Tutta la piazza non era che un concerto di ragli,
di risate, di canzoni, di tamburelli e di mortai.

*

Versi di buon augurio

da librarianish.tumblr.com

Non sai bene se la vita è viaggio,
se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno
dopo giorno e non te ne accorgi
se non guardando all’indietro. Non sai se ha senso.
In certi momenti il senso non conta.
Contano i legami.

(Jorge Luis Borges)

*

Per quanto sta in te

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

(Konstantinos Kavafis)

*

Eternità

Vedere un Mondo in un granello di sabbia,
e un Cielo in un fiore selvatico,
tenere l’Infinito nel cavo della mano
e l’Eternità in un’ora.

(William Blake)

*

Caro luogo

Vagammo tutto il pomeriggio in cerca
d’un luogo a fare di due vite una.

Rumorosa la vita, adulta, ostile,
minacciava la nostra giovinezza.

Ma qui giunti ove ancor cantano i grilli,
quanto silenzio sotto questa luna.

(Umberto Saba)

*

Epitaffio di me, vivo

Morii nel sogno.
Risuscitai nella vita.

(Juan Ramón Jiménez)

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Juan Ramón Jiménez, quattro poesie

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Juan Ramón Jiménez Mantecón è stato un poeta spagnolo. Premio Nobel per la letteratura nel 1956, è stato uno dei più importanti intellettuali della generazione del ’14

*

Quando mi chino

Quando mi chino sulla tua anima, mentre dormi,
e ascolto, col mio orecchio
sul tuo petto nudo,
il tuo cuore tranquillo, mi sembra
di cogliere, nel suo battito profondo,
il segreto del centro del mondo.

.

Risveglio

Vorrei essere sempre per te, vita,
come il fiore, che durante la notte
dal sogno infinito di tesori
delle sue foglie chiuse,
dona, in un momento, aprendosi col giorno,
tutta l'essenza del suo sogno!

.

Petalo per terra

Piccolo candor senz'ombra,
più lucente del mondo,
limpida luce tranquilla!

Il puro, tu lo dici - gelsomino sorto
dalla nostra cupa malvagità,
che tra noi e te apre
più distanza
che tra noi il mondo e le stelle -,
per piccolo che sia, è infinito.
.
.

Quando le tue mani erano luna
Quando le tue mani erano luna,
colsero dal giardino del cielo
i tuoi occhi, violette divine.

Che nostalgia, quando i tuoi occhi
ricordano, di notte, il loro cespo
alla luce morta delle tue mani!

Tutta la mia anima, col suo mondo,
metto nei miei occhi della terra,
per ammirarti, moglie splendida!

Non incontreranno le tue due violette
il leggiadro luogo a cui elevo
cogliendo nella mia anima l'increato?
.
.

Juan Ramón Jiménez, Temporale

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Juan Ramón Jiménez, da Diario di poeta e mare, Passigli Editori

Non ci si vede e si vedono istantanee luci bianche. Nervoso, aspetto un tuono che non odo. E voglio scostare con le mani l’enorme rumore di taxi, di treni, di tram, di macchine che battono, e far luogo al silenzio che mi anneghi nel suo golfo di pace, nel cui cielo io senta risonare e passare il temporale. Non so se il tuono c’è o non c’è. E’ come quando nell’ombra incancellabile d’una notte remota di campagna crediamo che ci sia qualcuno accanto a noi e lo sentiamo vicinissimo senza vederlo. Che infinità di piccoli taxi, treni, tram, di piccole case in costruzione, nella breve intensità della mia testa! Fino a oggi, che non odo, nel temporale, il tuono, non ho udito quale rumore fosse questo di New York… Piove. Non ci si vede. E si vedono istantanee luci bianche.

102 – New York, 18 aprile

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Juan Ramón Jiménez : poeta spagnolo (Moguer, Huelva, 1881 – San Juan, Puerto Rico, 1958) è stato un autore dalla limpida semplicità espressiva vicina al simbolismo, nelle sue poesie associa a una raffinata ricerca lessicale  una crescente ansia metafisica che lo porta a una posizione sempre più contemplativa. Tra le sue raccolte: Platero y yo (1914; edizione completa 1917) e Animal de fondo (1949).Premio Nobel per la letteratura (1956).

Juan Ramon Jiménez, Risveglio

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Risveglio

 

Essere sempre per te, vita, il fiore

che passata la notte

dell’infinito sonno tesoriere

dei suoi petali chiusi,

dà in un istante, aprendosi col giorno,

tutta l’essenza del suo sogno!

 

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Despertar

 

¡Quisiera siempre ser para ti, vida,

como la flor, que tras la noche

del atesorador sueño infinito

de sus hojas cerradas,

da, en un punto, al abrirse con el día,

toda la esencia de su sueño!

 

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Juan Ramon Jiménez, Pietra e cielo a cura di Francesco Tentori Montalto – Passigli Poesia 1989

 

da Giorno di primavera nel New Jersey di Juan Ramón Jiménez

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Il pomeriggio

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Il chiaro oro di luce delle cinque si dilata immensamente, fino a romperla, nella sua cornice di colori nuovi, come fosse l’anima ansiosa del pomeriggio che volesse essere tutto il mondo, mostrarsi in tutta la sua bellezza, scompigliare la natura che la contiene per crearne un’altra, più divina. Si accende, si accende… Ancora non può… E a poco a poco, tornando a spegnersi in un meraviglioso ritrarsi di colore illuminato, va al tramonto sospirando immensamente per una verità che sembra ancora menzogna.

Domani, già con un poco più di forza, dirà: Domani!

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da Juan Ramón Jiménez, Diario di poeta e mare (124, 1°maggio) – Passigli Editori