Il leone e lo scoiattolo

Il 21 agosto è il compleanno di mia figlia e ogni anno, qui sul blog, le regalo una breve storia da leggere insieme. Ecco la lettura che ho scelto per i suoi otto anni…una bella metafora utile anche per noi adulti. Buona lettura a tutti! [AnGre]

IL LEONE E LO SCOIATTOLO

Era una giornata molto calda e il leone decise di cercare un posto fresco dove riposare. Passeggiando, si fermò sotto l’ombra di un albero. Improvvisamente, un piccolo scoiattolo uscì da un cespuglio e passò incautamente sotto il naso del re della foresta. Il leone, che aveva voglia di giocare, iniziò ad inseguire lo scoiattolo. Ma il piccolo animale, pensando che il leone volesse mangiarlo, lo pregò tremante di lasciarlo vivere.
– Se mi lasci andare, coraggioso leone, ti prometto di aiutarti a combattere tutti i tuoi nemici – disse lo scoiattolo, più morto che vivo.
– Ah, ah! Vuoi aiutarmi, piccolo essere insignificante? Vai, vai via e non farmi perdere la pazienza! – rispose il leone con disprezzo.
Il tempo passò e un giorno l’orgoglioso re della foresta cadde in una trappola tesa dai cacciatori; lottò con grande coraggio, cercando di sfuggire alla rete, ma non ci riusciva. All’improvviso, apparve il piccolo scoiattolo che con molta pazienza, cominciò a tagliare la rete con i suoi piccoli denti appuntiti. E così, riuscì a liberare il leone. Pentito dell’insulto che aveva fatto al piccolo scoiattolo, il re della foresta si scusò con lui.
– Perdonami, piccolo scoiattolo. Ora so che ogni animale, per quanto piccolo, merita il massimo rispetto. Non riderò mai più di te, te lo prometto – disse il leone.
– Non preoccuparti, caro amico. Chi riconosce i suoi torti è un saggio – rispose lo scoiattolo.
Da quel giorno, il leone e lo scoiattolo sono amici inseparabili, in grado di affrontare tutti i pericoli della foresta.

Suggerimenti di lettura: rassegna dei titoli

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LibrEstate con Il sasso di AnGre dal 21 giugno al 20 settembre 2015 ha proposto, come suggerimenti di lettura, i titoli che oggi presentiamo in questa rassegna (al link troverete la prima pagina, la copertina e la quarta di copertina dove disponibile), congedando così l’estate con l’augurio di vivere insieme anche un’altra bella e coloratissima stagione!

I nostri suggerimenti di lettura:

Cesare Pavese, La casa in collina

Aristotele, La Costituzione degli Ateniesi

Isabel Allende, Afroditalibros_jpg(1)

Louis-Ferdinand Céline, Le onde

Jorge Luis Borges, Elogio dell’ombra

Antonio Skarmeta, Il postino di Neruda

Ennio Cavalli, La cosa poetica

Milan Kundera, La lentezza

E.Che Guevara, Latinoamericana-I diari della motocicletta

Leonardo Sciascia, Morte dell’inquisitore

T.S.Eliot, Il bosco sacro

Anna Achmatova, Amedeo Modigliani e altri scritti

Raymond Carver, Il mestiere di scrivere

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LibrEstate con Il sasso nello stagno di AnGre

Appunti per letture di Cataldo Antonio Amoruso

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Mi ricordo di questa idea che risaliva a non so quale piacere sensuale e insieme spirituale: come il cervo inseguito cerca l’acqua in cui precipitarsi, così bramavo di vivere in questi corpi nudi, lucidi, in queste figure di Narciso e Proteo, di Perseo e Atteone: desideravo scomparire in essi ed esprimermi con le loro parole. – Hugo von Hofmannsthal (1874-1929)

Ho fortunatamente incontrato questa frase posta a premessa de ”Gli dèi e gli eroi della Grecia”, di K. Kerényi, opera fondamentale per chiunque voglia conoscere, e dico solo conoscere, in senso assoluto. Questa frase ristava in uno dei tanti, forse troppi, libri che attendo di leggere, prima o poi, o mai più: sono libri che ho sempre amato, ancorché li frequenti di rado: so dove sono situati, dove mi aspettano, sono parte di me: foglie…

Non ho avuto la fortuna né il piacere di conoscere il greco, e a volte confondo i tanti Automedonte, Antinoo, Aiace, Ares, Ermes… non è questo che importa: è il numero di vite che mi sono negato ad interessarmi. Ecco, questa, tutta contenuta nel mito, è un’altra vita, un segreto celeste e interiore, ineffabile, inspiegabile, senza appello. Vivo quella frase di apertura come un compendio: l’iscrizione di una vita che tutte le altre comprende, la scoperta di non essere – con le dovute proporzioni – ”solo”.

Non è facile concordare col gommista un appuntamento e nello stesso tempo pensare a quella ”Aurora dalle dita di rosa”, ad esempio, o a Priamo che bacia le mani di chi gli ha da poco portato via l’amato figlio… Domandarsi cos’è l’eroe, cos’è il mito, cos’è la poesia, se bisogna ”vivere per raccontarla” o ”raccontare per viverla”, e se ne valga la pena… vai a sapere!

Mi sono anche risposto, in verità, e il risultato è stato pessimo: ho lasciato perdere troppe cose e ne ho vissuto altre di cui sarebbe, oggi, troppo scontato pentirsi: bisogna credere subito, o mai più, come fanno forse gli eroi, come fa Achille, ben conoscendo, peraltro, il suo destino.

Torniamo, o passiamo, alla poesia… Pascoli, Borges, Laforgue: scelgo questi tre.

Giovanni Pascoli tanto copiato quanto denigrato, spinto sotto lo zerbino dopo averne approfittato a piene mani: pochi sono stati poeti quanto Giovanni Pascoli, lobotomizzato da critici ottusamente di parte, affannati a ridurre il tutto a complesso di Edipo, impotenza, ”fanciullaggini” varie: una pena! ”Giovannino” conosceva i classici come pochi, li insegnava nelle università, scriveva in latino ed era semplicemente un grande poeta, puntuale anche, e documentato, anche nel ricorso alle onomatopee o alla botanica: non gli mancavano le certificazioni scientifiche nei suoi ricorsi ad animali o piante, che si tratti di chiù o tamerici…

Borges, l’Omero del 900, il cieco che riesce a dire ”la cecità mi protegge”, parlando di fotografia: chi più poeta di lui? Forse mi sto avvicinando a dire cosa penso del mito, chissà…la vita sognata, il sogno della vita, vita che è altro, l’adesione ai miti, che è presenza del poeta in quei fervori di Baires o nelle imprese di Evaristo Carriego che oserei definire adesione totale e staccata, poi che la mente, e il sogno, tutto possono vivere e provare, e descrivere.

Laforgue: la poesia e l’amore, una delicatezza, fisica e intellettuale, rara…il matrimonio con Leah e la morte, l’anno seguente. Come diceva? Più o meno che ”i treni migliori sono quelli che ho perso”.

Ma perché ho scritto queste cose, ammesso che siano esatte, veritiere, incontestabili? A pensarci bene non importa, sono solo cose che mi passavano per la testa nell’attesa che il gommista mi restituisse le chiavi della macchina.

[Cataldo Antonio Amoruso]

libreria

Personale Eden di A.Greco su Versante Ripido di maggio per la rubrica Tre pregi e un difetto di Rita Galbucci

da Personale Eden poesie di Angela Greco - La Vita Felice 2015 - fotografia dell'autrice

Qui di seguito le tre note di lettura raccolte da Rita Galbucci per la sua rubrica “Tre pregi e un difetto” redatta per la fanzine Versante Ripido – maggio 2015 http://www.versanteripido.it/rubrica-3pregi-1difetto-greco/ ] – versione integrale

grazie di cuore a tutti!

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Con l’avvento  di Maggio,  Angela Greco ci lascia entrare nel suo Personale Eden dove la parola poetica si srotola  sui ritmi incalzanti di un dialogo unico , una piena che infrange gli argini personali e si mostra pur rimanendo in sé.
Per Angela Greco le note di lettura di Luigi Paraboschi, Anna Salvini e Fabia Ghenzovich.  R.G.

    

su “Personale Eden” di Angela Greco, La Vita Felice ed., 2015.

    

  • Fabia Ghenzovich:

Metterei in luce nella poesia di Angela Greco l’elemento femminile, ma non certo in senso limitativo o autobiografico, piuttosto come terreno fertile nel quale germina il sentire della poeta, il suo essere donna. Lo confermano non solo la tematica amorosa, ma soprattutto i termini scelti: radice profonda, terra, seno di latte, percorsi di pelle. Il corpo è presente come luogo d’incontro, unione tra dentro e fuori , su vie colme d’azzurro. Attraverso i corpi “quando incontrano nudo il credo dell’universo” , la nuca è territorio di confine”, o “periferia delle tue mani”, “gesto istintivo ai piedi del risveglio”e ancora “seno di latte delle vie colme d’azzurro”, “rinascita di bocche che s’inseguono”.

Una poesia sensoriale e sensuale, a volte struggente. I versi liberi sono un fiume in piena, travolgente e non credo sia un difetto, con notevole capacità suggestiva e inventiva che ci indicano quel possibile “cerchio perfetto di un desiderio” che si compie nell’essere  “due e uno e parte stessa del medesimo cielo”. Nessun luogo comune, e come potrebbe essere per chi dice che “la superficie è inganno/ e la parte preziosa è di chi ha unghie di sangue”.Trovo nella poesia di Angela una visione onnicomprensiva che ci parla di “sud femmina” pronta per l’accoglienza, aperta al maschio, e di  un microcosmo che sa togliere” limite allo sguardo profanando il cielo”,  in un susseguirsi di qualità emotive: gioia del congiungersi e timore della perdita, nella consapevolezza che l’amore vive anche attraverso una carezza “ a filo di voce e scrittura”.

    

  • Luigi Paraboschi: 

Elenco quelli che a mio parere possono essere giudicati i pregi, o punti di forza di questo libro:

a) il linguaggio alto, elevato

non si può dire che nella Greco il flusso linguistico sia rarefatto, anzi, è una sorta di fiume che sgorga impetuoso dalla penna e che si sente provenire da un’onda emotiva ed erotica molto accesa.

Un linguaggio direi neoclassico, addirittura oserei paragonarlo a quello dell’ignoto estensore del “Cantico dei Cantici” Biblico, talmente è ricco di allusioni, immagini e sensualità accesa, come appare da questi versi estrapolati da me, ove il grassetto è mio.

riprendimi esattamente da questo punto
quello in cui coloravamo il ritrovarci stretti
precisi nello sbottonare voglia e labbra:
tra le tue dita il mio dettaglio nascosto alza la voce

Non è facile condurre lo sviluppo di un libro di poesia come questo senza lasciarsi travolgere dal “troppo esplicito“, invece la Greco è bravissima nel ripercorre e ricostruire il mito biblico di Adamo ed Eva, leggendolo in chiave moderna, di due esseri che ri-nascono dopo l’esilio, dopo la cacciata dall’Eden

ma chi altra ha saputo mostrarti la lucentezza
piccolissima che scinde la mela dal suo ramo?
o la non vista eleganza del suo seme a lacrima?

E la rinascita passa attraverso la presa di coscienza che si serve anche di un “ Creato “, quasi   a pre-designare  una nuova incarnazione di Cristo fatto uomo,

e questa volta fu il creato a chiedere di entrare
in noi
dalle tue natiche ai miei fianchi larghi d’attesa
bastò una voce e fummo ancora e nuovi

b) altro pregio:

La non banalizzazione del sentimento “amore“

il pericolo che si corre sempre quando si decide di mettere in versi il rapporto uomo-donna è quello di scadere o nel troppo descrittivo oppure nell’erotismo chiaro senza allusioni, o se ne appaiono, le si nascondono dietro doppi sensi abbastanza grevi.

Con la Greco questo non accade.

L’amore è sì fisico, ma diciamo che è avvolto in una atmosfera sensuale ma elegante, come scrive nella prefazione la Pacilio

è un canto d’amore che palesa il bisogno
psicologico dello scambio affettivo e tiene a battesimo la
confessione dell’anima attraverso l’offerta del corpo

E’ la Greco, novella Eva, o forse novella Lilith come quella  ritratta dai pittori  pre-raffaelliti che si incarica di guidare, conquistare e sedurre il suo uomo, dicendo

non trattenere più nulla dell’abisso che ti abita e concediti

e poco più avanti aggiunge

tu – spiaggia assolata
su cui spogliarsi del grigio e lasciarsi bagnare
non abbiamo sbagliato la combinazione né perso il paradiso
stiamo seguitando a percorrerne pelle a pelle la via – fidati –
tra la crepa e la volta azzurra in cui siamo caduti a quel morso
nessun freddo avrà più la tua pelle che bianca si confonde con la mia
e la meraviglia avrà noi nudi in questo prato azzurro e fuori la neve
prima del chiamarsi uomini alla luce dell’inciampo della vita
dove siamo precipitati dalle altezze per il sentimento di saperci
uno dell’altra fino in fondo

c) il terzo pregio è

il sapiente uso del verso lungo

questa tecnica scrittoria  non è facile da adottare in quando l’uso maldestro può mettere in evidenza, come spesso succede in molti autori che la adottano, una notevole disarmonia vocale che lascia spesso  scivolare la narrazione dalla poesia alla prosa alta.

Invece i versi della Greco posseggono una loro musicalità ed un loro  ritmo che tengono lungo tutto il libro, e rendono la lettura ricca di immagini e calda nella sua espressività piena di vita e di vigore, e credo che questo vigore possa dare spazio, per me, ad una sensazione che mi fa dire che:

il difetto:

che è a mio parere una raffigurazione del rapporto maschio femmina leggermente di sudditanza da parte della donna che, almeno nella lettura che io ho fatto, appare come essere troppo dipendente dal maschio o dal compagno, come lo si vuol intendere.

Scrive la Greco verso il finale del suo lavoro

 e m’abbandono
femmina per te acceso d’esperienza
m’avvicino e altro non attendo
che la tua lingua conosca la mia geografia

e più avanti aggiunge quasi a sottolineare il fatto che la maturazione sia opera del “maschio“

sei accaduto in questo mio andare a capo
d’un verso che credevo già scritto o quantomeno letto
poi da quell’uscio lasciato sospeso tra dentro e fuori
sei entrato nella stanza più raccolta del mio calice
pronto di frutto hai completato la mia fioritura
lasciando cadere gli ultimi sepali di un caso preciso
dorato sei sceso sulla linea che disegna le ore in luce

e conclude

vengo a implorare d’appartenerti nella luce nostra
che sa di abbraccio stretto di un mattino di sole e foglie
raccolte a mani aperte per dirsi e ripetersi il senso d’io
che non sa più stare solo e aspetta aspetta senza sosta
che la tua acqua lo bagni come vetri affannati dal respiro

 Ma in un’epoca nella quale la donna rivendica per sé ogni capacità di scelta e di decisione, in una società erede di quelle nonne post sessantottine che affermavano “ se ci sarà un uomo che ci farà morire sarà dal ridere “ ed anche  “ l’utero è mio e lo gestisco come mi pare “ mi suona leggermente “ stonata “ l’invocazione “ vengo ad implorarti d’ appartenerti “ ma, evidentemente le mie memorie sull’universo femminile sono da ex  maschio in andropausa, e mi scuso con l’autrice.

    

  • Anna Salvini:

confonde stagione il freddo geloso di questa primavera
inattesa di mandorli e ciliegi appena sbocciati
oggi soffia il grecale che intorpidisce le mani belle e m’affretto
a fasciarle di baci accompagnandole al petto che ti rivendica suo
e accade mentre ci accarezziamo fuori che s’accenda l’estate dentro:
diventi sabbia e graffia la schiena lambita dal mare che custodisci
ed io la tua eco di terre lontane incontenibili in questo eden soltanto
t’appartengo al di là dell’approdo su altri lidi fin’oggi sconosciuti
e tu m’appartieni fino all’ultima conchiglia che ripeta voce inattesa:
nessun freddo avrà più la tua pelle che bianca si confonde con la mia
e la meraviglia avrà noi nudi in questo prato azzurro e fuori la neve

Personale Eden è stata una lettura impegnativa e densa, più volte ripresa proprio per la ricchezza e le suggestioni che sa generare.

Questa la prima impressione, il pregio che evidenzio “a pelle”.

Il secondo, la progettualità di questa scrittura e come l’autrice ha saputo sostenere un lavoro così intenso, quasi un’unica poesia, un unico corpo, un lungo respiro.

Il terzo è la capacità di sorprendere quando meno te lo aspetti, quando in mezzo a tante parole spiccano due righe o un solo verso per potenza:

per caso poi ci incontrammo
scrostammo la strada fino ai sassi che piagano i piedi
e ci riconoscemmo pronti a iniziare la terra
poi intersechiamo le mie rotte e il tuo controbattito
ché già ho un dolore che assomiglia alla tua assenza
m’avvicino e altro non attendo
che la tua lingua conosca la mia geografia

Se da un lato Personale Eden ha un suo vigore, personalmente ho fatto fatica a seguirne il percorso non amando particolarmente il verso lungo o meglio non amandolo in continua successione. Avrei, su alcuni pezzi, osato una maggiore sintesi lasciando più spazio e occasioni di ritrovarsi al lettore.

*

copertina Personale Eden

Personale Eden, poesie di Angela Greco sulla rivista Qui Libri n.28

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Da oltre vent’anni la casa editrice La Vita Felice dedica una particolare attenzione alla poesia, proponendo ai lettori libri di qualità, grazie a scelte editoriali soggette a un’attenta valutazione e alla cura editoriale posta nella scelta delle carte e dei caratteri. Ecco gli ultimi titoli pubblicati: http://www.qui-libri.it/poesie-lvf/

Angela Greco, Personale Eden, La Vita Felice 2015

c’è una strada che collega due attimi dai nostri nomi
materia inattesa che si dissipa ad un sorriso
distratto e malizioso questo battito di ciglia
differenza tra quotidiano e desiderio da attraversare
tra il bianco e il nero sfumati fino all’opera d’arte

ti guardo muovere il microcosmo senza regole sul tavolo
nasceranno nuovi silenzi e ritratti fermi tra le stelle
e dalla finestra tolgo limite allo sguardo profanando il cielo

sei tu stesso a crearmi figura fuori come fossi pelle
mentre sulla discesa ripida tra le ali catturo un bacio lento

e come faccio a dire della goccia che scivola alla tua voce
della capriola dello stomaco quando aspetto la luce e te?
ho dita tremanti che segnano un profilo nelle ore d’impazienza
e sembra rallentare il creato se non arrivi a segnarne il passo
ascolto sul petto sciorinando stupore al sole della tua schiena
e richiamo meraviglia oltre e più che le tue mani creatrici

ho un sospetto di sentimento che s’accorda al tuo nome
e vocali e voragini aperte nell’attesa di averti addosso
in questo momento sfuggito al caos di astri avanzati
trapiantati in tessuti sanguinanti affinché fioriscano aurore

http://www.lavitafelice.it/scheda-libro/angela-greco/personale-eden-9788877996879-251072.html

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D’un trasognato dove (100 poesie scelte) di Felice Serino letto da Angela Greco

Felice Serino poesia-

D’un trasognato dove è la nuova silloge poetica di Felice Serino, realizzata in collaborazione con l’Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano (2014); cento poesie scelte nell’ambito di una vasta produzione sensibile ai temi dal sociale allo spirituale, sempre esternata con caratteristica gentilezza e partecipazione. La scrittura poetica di Felice Serino è breve, incisiva, toccante, colta e colma di richiami a quella sfera dell’esistenza da cui tutti proveniamo e a cui tutti torneremo. La forte spiritualità dell’autore è un balsamo per il lettore, che anche in questa scelta di testi, può incontrare se stesso e l’altro da sé in versi sintetici, dotati di forza e passione, particolarmente efficaci in relazione alla generazione poetica di chi li sta affidando alla carta.

Il testo assomiglia ad un cielo serale (e credo non a caso la copertina) punteggiato da stelle – cento – tutte volte all’attesa e alla metaforica vista del giorno, della maggior luce, di quella nuova prospettiva a cui lo stesso autore anela e che può essere intesa come un’armonia cosmica in cui ciascuno finalmente sarà in grado di comprendere quello che in questa vita gli è precluso. Felice si interroga ed interroga in questi versi, scuote la tranquillità, ricorda, condivide e soprattutto spera, percorrendo una strada a cui il lettore è invitato, fornendo finanche le domande necessarie per incamminarsi su questa via. E la poesia è il mezzo per seguire questo itinerario introspettivo.

L’ultima parte del testo, quella che raccoglie poesie dedicate, fa battere il cuore con tono maggiore, riconsegnando il lettore alla storia e alla società attuali; nelle ultime pagine la voce dell’autore si rivolge ai vari destinatari con tutta l’umanità dei suoi anni vissuti, affiancando figure di santi e di giovani, che hanno lasciato fortissimi insegnamenti, quasi a voler idealmente segnare gli estremi entro cui includere tutta la vita stessa dell’uomo, dal punto di partenza alla meta finale. [Angela Greco]

Poesie tratte da D’un trasognato dove di Felice Serino

Altra veste

un vedermi lontano
io che vesto parole
di carne
alfabeti di sangue
da me lontanissimo
ché ad altra
sembianza anelo
per voli su mondi
ultraterreni

§

Cielo indaco

confondersi del sangue con l’indaco
cielo della memoria dove l’altro-
di-te preesiste – sogno
infinito di un atto d’amore

§

Senza titolo

al di fuori di me –
io stesso luogo-non-luogo –
mi espando

di cerchi concentrici è il lago
del mio spirito: sasso gettato
dal capriccio della musa

fremito d’acque e stelle

§

Alta Engadina

diario [mentre “mi” scrivo spiando
il mondo da qui tra terra e cielo]

è il caso di dire
un bianco
da ferire gli occhi
la parete del
ghiacciaio
riflettente una luce
quasi
ultraterrena

a bucare la notte
-mentre qui
mi scrivo

§

In divenire

appoggiato alla spalliera
d’aria del divenire
tu –
arcoteso
futuro anteriore o
tempo che ti mastica
sangue del pendolo

§

Un appiglio

giorni sui precipizi
vivendo
in braccio a capricci del vento

…un appiglio sarebbe il cielo
a rinascere
in echi d’inchiostro?

§

Sospensione

un camminare nella morte dicevi
come su vetri non conti le ferite
aspettare di nascere uscire
da una vita-a-rovescio

riconoscersi enigma dicevi
di un Eterno nel suo pensarsi

*

Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941. Autodidatta. Vive a Torino. Copiosa e interessante la sua produzione letteraria (raccolte di poesia: da Il dio-boomerang del 1978 a La luce grida del 2013); ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici. E’ stato tradotto in sette lingue. Intensa e prolifica la sua attività redazionale visibile anche on-line. Scrive su vari blog. (dal testo)

Felice Serino poesia

IO AL PLURALE FA NOI: la poetica foto di Ila Gi ed I cigni selvatici – pdf scaricabile

foto di Ilaria Giombelli per Il sasso nello stagno di AnGre Io al plurale fa noi
fotografia di Ilaria Giombelli – Io al plurale fa noi

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Per ringraziare tutti gli Amici che stanno seguendo con interesse questo  nostro evento IO AL PLURALE FA NOI – due anni di collaborazioni, Il sasso nello stagno – complice la bellissima fotografia di Ilaria Giombelli (Ila Gi), alla quale dico un grazie colmo d’affetto per la partecipazione – vuole far dono di una fiaba di H.C.Andersen, I cigni selvatici, che racconta del NOI in ambito familiare, quello prezioso e speciale che nasce tra fratelli, quando se ne ha questa fortuna.

Nell’augurarvi una domenica primaverile soprattutto per il cuore, vi abbraccio e vi ricordo che il pdf è scaricabile, cliccando sul link e, una volta aperto, cliccando semplicemente sull’icona del dischetto che comparirà sul foglio, nella zona centrale in basso. Buona lettura!

Angela

I cigni selvatici di H.C.Andersen – Il sasso nello stagno di AnGre

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