All’oscuro dei voyeur di Angela Greco letto da Claudia Manuela Turco

All’oscuro dei voyeur di Angela Greco letto da Claudia Manuela Turco

Pubblicata sul sito Literary (nr. 5/2019) che si ringrazia. 

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All’oscuro dei voyeur (libro di poesia – QUI ), propone Angela Greco al lettore, confermandosi, con questo suo nuovo libro, voce interessante e versatile del nostro panorama letterario.

Accompagna l’opera, la prefazione di Franco Pappalardo La Rosa. Il racconto poetico si snoda attraverso versi densi di immagini e significati, di ramificazioni e gemmazioni, versi mai magmatici nel loro avvicendarsi, mentre i segmenti di parole si spezzano e precise suture di senso favoriscono una forte coesione.

La prima parte del libro, la “Prospettiva Hopper”, comprende passaggi, solitudini e vocazioni (riferimenti a Edward Hopper si troveranno anche in seguito, nel corso della lettura): «Vuota, dietro il vetro, la camera degli amanti / torna al pennello di Hopper. Questioni di colori / sbiadiscono il principio di giugno. Nessuna pietra / impedisce al piede la salita e la slogatura». I “passaggi” avvengono alla presenza di segnali che disorientano («Il navigatore ha perso la stella / e ha affidato al telefono la sua personale ricerca»). Anche se l’autrice ammette, su uno sfondo incupente, «Osservo energia priva di scopo», vengono comunque affidati «Al foglio bianco il possibile squarcio, / la metafisica dell’attesa».

Le inquietudini esistenziali, le domande senza risposta, rappresentano l’anima vibrante e ferita di queste pagine. Ed è subito sera: «Il paesaggio distratto in lontananza non si preoccupa / del muscolo in salsa e accende una luce. / La decomposizione da cui deriviamo allarga l’orizzonte: / alla fine ogni eccesso si riduce a pochi elementi chimici. / Intanto sulla soglia una signora con mantello attende», mentre «Lo strazio dell’ombra è l’assenza nella luce / di un motivo, che proietti soluzione alla notte». E noi siamo «in cerca di cosa? Giunge la sera».

All’oscuro dei voyeur presenta fluidità di stile, ogni parola o immagine è di ispirazione per la seguente, senza mai perdere di vista l’origine, chiudendo molti cerchi. «Segni misteriosi rincorrono il risveglio. / Non occorrono soggetti solenni, né temi nobili / per ritrovarsi». Anche gli «Avanzi della cena in bagno» (per un attimo può venire in mente La stanza da bagno di Jean-Philippe Toussaint) possono rammentarci l’importanza di non dare mai nulla per scontato, poiché niente è mai banale se lo si sa guardare e collocare nella più ampia rete di significati e legami possibili.

Si cerca di vincere le “solitudini” in modi diversi, ognuno secondo le proprie possibilità. «Edward costruisce fondali e lame di luce nell’attesa», ma «Cosa accade dietro il sipario Edward non può saperlo», come chiunque altro. Un esempio di So-stare in solitudine è rappresentato, invece, da un vecchio musicista che si osserva allo specchio «per farsi compagnia».

Angela Greco reinventa alcune figure femminili con grande efficacia: «Salomè decide per se stessa. Chiede la sua testa; / non basta il vassoio d’argento a contenere il disgusto»; «Cecilia venne tratta dal marmo nella stessa posizione / del martirio e del collo segnato dalla spada. / Il volto della fanciulla si può solo immaginare. / Del coraggio si sente ancora voce ferma e fiera. // Ogni giorno ha il suo santo che canta. / Lo sguardo al cielo non è facile se soffri di cervicale». Parlando di “vocazioni”, la poetessa può affermare: «Assecondo la vocazione del cantastorie»; «Potrebbe sembrare strano, ma in alcune ore del giorno / i personaggi diventano credibili».

Non può sfuggire, nel corso della narrazione in versi, l’eleganza di taluni particolari, catturati con precisione: «Una scenografia a punto inglese in attesa della sera / ritaglia posta elettronica con forbici a cigno». Infatti, All’oscuro dei voyeur è esempio di poesia che, attraverso il dettaglio, mira all’essenziale. «In certi giorni è difficile smettere di scrivere»: si sovrappongono luoghi e tempi, memorie e speranze, illusioni e sogni, presenze e assenze («Il confine tra qui e l’assenza è una stanza sul mare»), separazioni e ritorni. Si verificano “Variazioni sulla distanza”, in un viaggio di sola andata, tra crisi di identità («Avrò notizie di me / tra qualche giorno. Oggi non mi riconosco») e qualche “Fuori programma”, mentre «l’ingiustizia più acuta è la replica della forma al mattino».

Nonostante una quotidianità che ci ricorda costantemente che siamo tutti «un uccello che domanda l’indirizzo di casa», leggendo queste pagine, profumate anche di mare e caffè, possiamo almeno per un attimo allontanarci dalla dimensione di “Notte e terra”, perché «La poesia è insubordinazione, stazione viaria, azione, / passaggio in auto-stop verso una nuova galassia».

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Ancora Barabba di A.Greco letto da Ginevra Grisi

Recensione di Ginevra Grisi pubblicata sul nr. 4/2019 di Literary che si ringrazia.

Un poemetto, quasi una drammaturgia in versi di vaga reminiscenza luziana, non fosse altro per la scelta del tema evangelico. Si potrebbe immaginare una voce recitante e un coro, Barabba e la folla.

Barabba, salvato e liberato dalla folla, vive i giorni e le notti prima la sua (scongiurata) morte. La sua identità fluida confonde la sua passione con quella di Gesù, la sua estraneità a quella del suo giudice, Pilato, ed infine la sua intervenuta salvezza a quella della folla che lo ha salvato.

Sia pure con facile approssimazione verrebbe da dire: Barabba siamo tutti noi. La folla decide sempre e per sempre e volta contro l’altro da sé, pre-giudicando nell’ombra dell’ignoranza: “Qui non importa essere figlio di dio. / Il cielo è così distante da confondere idee / e la sera è uno stato permanente.”. Non sembri blasfemo ritenere che è assente, da questa scrittura, una verticalità. L’esistenza di Dio, la fede, sono elementi fondanti da cui sgorga questa poesia, ma è nel solco del puro cristianesimo che si dipana il filo delle riflessioni.

Ma ciascuno è straniero in terra straniera, ciascuno può rimanere vittima e “Barabba non è più sicuro / che sia morto un altro al suo posto.”. Poiché la morte terrena è toccata al Cristo, ma la croce era stata alzata per entrambi ed è comunque una forma di espiazione morire ogni giorno nel senso di colpa della sopravvivenza: “Stanno issando una croce, che guarda me.”. La croce continua ad osservarci, attraverso la storia, e continua a sollecitare la nostra responsabilità di uomini. Non può non riconoscersi a quest’opera anche una vocazione precettiva: “Affidarsi a qualcuno / è un’idea di salvezza.”. La miglior poesia sa essere icastica, non pare doversi aggiungere altro.

Claudia Manuela Turco legge Ancora Barabba di Angela Greco

Tratto dal sito Literary che si ringrazia.

Analizzando un poemetto di recente pubblicato da Angela Greco (AnGre), per il quale l’autrice ha concepito un titolo e ha trattato un argomento alquanto singolari per un’opera di poesia – Ancora Barabba – pare evidente come ella riesca a catturare immediatamente l’attenzione e l’immaginazione persino nell’eventualità di un lettore che abbia provato un’iniziale riluttanza dinanzi al soggetto affrontato.

Con parole di J.L.Borges, da Invocazione a Joyce («Io sono gli altri. Sono tutti quelli / che il tuo ostinato rigore riscatta. / Son quelli che non conosci, che salvi»), veniamo introdotti nelle stanze di questo libretto, ovvero in XIV Stazioni (cfr. in Correnti contrarie, della stessa AnGre: «Il golgota ha vie personali, la risurrezione accade / e le varie stazioni confermano l’esattezza»). Una dimensione, dunque, di apertura, di accoglienza, rappresenta il filo conduttore del racconto poetico ideato da Angela Greco, come viene confermato anche dalla dedica finale: «A chi muore, a chi salva, / a chi si salva e mai da solo / ogni giorno».

Rammentando la narrazione evangelica, Barabba fu liberato da Ponzio Pilato al posto di Gesù, ma nel linguaggio corrente a tale nome è probabilmente più facile che venga attribuito il significato di “furfante”, con tono scherzoso, senza particolari approfondimenti. Proprio percorrendo quest’opera, che ci porta in tempi così lontani, ci si può ritrovare invece all’improvviso calati nei nostri giorni, non meno cruenti e assetati di sangue e vendetta: «La folla inferocita sentenzia senza esitare / e i mezzi di comunicazione di massa annotano / la domanda multipla e l’unisona risposta».

La poetessa dimostra abilità nel riempire le lacune lasciate dalle poche fonti a disposizione, proponendo una sua interpretazione, arricchita di implicazioni psicologiche. Con pochi tratti riesce a suggerire molte storie possibili, presenti e antiche.

Tutti possiamo ritrovarci sotto processo («Chi sono? Dove sono? // Mi risollevo dal letto / in direzione dello specchio. / Guardo. / Stanno issando una croce, che guarda me»), in attesa di una sentenza che stabilirà la nostra vita o la nostra morte («la sottile linea che differenzia oscurità e luce»). Pertanto, occorre sapersi immedesimare nel prossimo, non lasciarsi ingannare dalle apparenze, nutrire il dubbio anche di fronte alle più ostentate certezze, perché persino un solo piccolo “dettaglio”, taciuto o perdutosi chissà dove e chissà come, potrebbe far convergere gli indizi verso altra destinazione.

Angela Greco afferma: «In alcuni giorni la sopravvivenza è un dono altrui». E i sopravvissuti quasi sempre sono lacerati dai sensi di colpa: «Scelto tra due opposti / vedo fino alla voragine più scura: / perché io, Barabba?», si interroga il protagonista del poemetto.

Infatti, spesso non sono coloro che risultano animati dalle migliori intenzioni a salvarsi, bensì coloro che sono più spregiudicati o malvagi. Oppure avviene «come nelle notti in mare / quando l’approdo è solo un caso». Come ha ricordato Ivano Mugnaini nell’articolo “Primo Levi – La discesa negli inferi senza un vero ritorno” (pubblicato in “Gradiva”, Number 54, Fall 2018): «Parla di sé, Levi, per far capire che non ha alcun merito, che si è salvato perché era utile ai nazisti in quanto chimico e perché aveva imparato da giovane alcune frasi in tedesco». E nemmeno Barabba aveva particolari meriti.

I tribunali non sempre garantiscono che sia fatta giustizia, poiché «la duna segna un nuovo confine, / che sfugge a carte e polizia».

Ad ogni modo, «Barabba non è più sicuro / che sia morto un altro al suo posto». Mentre un ordine di giustizia superiore si staglia all’orizzonte.

[Claudia Manuela Turco]

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QUI il libro

Claudia Manuela Turco legge Correnti contrarie di Angela Greco

Recensione di Claudia Manuela Turco, che si ringrazia, pubblicata su 

Literary nr. 5/2018.

Le Correnti contrarie (Ensemble, 2017) di Angela Greco, uniscono poesie scritte in tempi molto recenti a testi inclusi in una precedente pubblicazione, il tutto a ordire un nuovo tessuto, rivisitando i propri versi alla ricerca di ulteriori possibilità espressive e di più meditate soluzioni stilistiche.

Il percorso delineato dall’autrice si snoda tra “Correnti contrarie (Equinozio d’autunno)”, “La stagione di Clara (Solstizio d’inverno)”, “Il nero bagnato è arte (Equinozio di primavera)”, “Non avrò altro sangue fuori di te (Solstizio d’estate)”. La poetessa oscilla tra Kavafis e Flavio Almerighi nutrendosi di molteplici stimoli artistici e culturali, e soprattutto di una fame di vita che fa traboccare i versi di passione difficilmente contenibile anche nelle fasi più riflessive del ricordo e nei momenti di stasi narrativa.

Si tratta di poesia d’amore carnale e sacro al tempo stesso: “non c’è nulla di più erotico del tuo silenzio”; a volte rimane solo un nome ad aleggiare nella stanza, ma l’invocare quel nome pare salvifico.

Angela Greco scrive: “sovvertiremo la casa del dio”, “siamo un frutto rubato / e un giardino di disubbidienza”, nella “fucina del dio / zoppo”; “Ci siamo ritrovati nella bottiglia dal veliero rotto / affidata alla fortuna e alla distrazione del Caso”, “Restiamo chiusi nella sfera di vetro”. E fino a quando è possibile vivere nella magia del microcosmo della coppia, nient’altro pare avere importanza (tuttavia persistono inevitabili tracce di ponti gettati oltre tale dimensione): “sulla tua schiena disegnerò progetti / nel mio ventre accoglierai domande / e senza dubbi li riconosceremo.”.

“le nostre ombre profane”, – nel gioco erotico che ha, dunque, una sua sacralità inviolabile -, devono comunque fare i conti con le difficoltà invalicabili che l’uso della parola comporta, nella rete delle difficoltà comunicative: l’Altro rimane mistero. Tuttavia con ostinazione si possono costruire certezze, che comportano speranze e aspettative, e quindi spesso delusioni: “La quaresima s’accorda al deserto d’averti solo sperato”; “Il golgota ha vie personali, la risurrezione accade / e le varie stazioni confermano l’esattezza: tu”.

Nel possedere e nel donarsi, si individua una via di fuga, è possibile una liberazione dai ceppi quotidiani, ma l’incontro, per quanto ripetuto e sempre foriero di nuova ebbrezza, e per quanto rivissuto ossessivamente nella mente, deve fare i conti con l’inevitabile successiva separazione (“Il traditore è in agguato”). Allontanamenti e ritorni, speranze e delusioni, nel loro ambivalente alternarsi, generano frustrazione ed esaltazione, nel variegato dipanarsi dei segmenti dei versi. Di conseguenza, toni amari possono affiorare, nel proseguire delle pagine: “Soltanto dopo / ci accorgeremo che qualcosa è passato / e non siamo noi.”

L’Io anche sdoppiandosi, per guardarsi dall’esterno, immedesimandosi con alternativi punti di vista, rimane imprigionato in antiche insicurezze, incertezze: “Clara ascolta passi sulle minuscole pietre, / quelle che sbucciano ancora le ginocchia, quando / inciampi nel silenzio di quel che non racconti.” (“Le è rimasta la paura di non trovare la strada di casa”). Ma anche l’Altro tace, nasconde, sfugge (e non solo l’umano, dotato di parola, non esprime tutto di sé: “Il cane comprende e tace. Pensoso, accetta il piede.”).

In Correnti contrarie viene preso distacco dalla prosa, dal racconto disciplinato, colto nel suo pieno sviluppo; invece il dettaglio viene proposto come rappresentativo di sé (impressioni coloristiche vivacizzano la lettura: “Rimane rossofragola l’attesa senza zucchero”). Inoltre la protagonista femminile di queste poesie vorrebbe “essere il segno della tua penna”. Per non venire dimenticata, ignorata. Per lasciare il segno, o per restituire il graffio, che le è stato impresso nell’anima.

All’improvviso, tra tante contraddizioni esasperanti o eccitanti, pare giungere la presa di coscienza: le cose potevano andare diversamente, se si fosse stati, ammettendolo in prima persona, migliori. L’umanità, con le sue piccolezze, si riversa sulla carta, attraverso la lente della parola. E purtroppo spesso compaiono “Spine nella curva dell’ultima parola”.

Le Correnti contrarie di Angela Greco tengono ben desta l’attenzione del lettore dall’inizio alla fine, e fanno desiderare di poter leggere il seguito promesso dai versi stessi: “Odori di dio e la tua voce ha valenza d’incenso” … “Giuro. Non finisce qui”!

Angela Greco su Literary, il Sistema letterario italiano

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Una pregevole mappatura del proprio lavoro poetico-letterario è un qualcosa che reca una speciale gioia ad un autore, così com’è accaduto a me, quando ho visto la prima volta tutto il meticoloso e precisissimo lavoro catalogato sotto il mio nome, come autore, dal sito Literary.it, creatura telematica di Giampietro Tonon, saggista, storico locale ed editore di Padova (leggi) e del suo efficientissimo staff.

Un lavoro utile per seguire le evoluzioni di un autore nel tempo, preciso specchio dei momenti creativi e, cosa non da poco, felice presentazione globale dell’autore stesso, oltre che presenza costante e sempre aggiornata, sua e dei suoi libri, ma anche di tutto un corredo di altre situazioni che lo vedono protagonista (recensioni, pubblicazioni, premi, eventi), così da riuscire a sentirsi concreti in un mondo ormai giustamente telematico, dove tutto si perde nel mare magno di una rete decisamente smagliata dal punto di vista dell’umanità. Qui, invece, s’incontra tra le righe del suo lavoro, Giampietro Tonon, persona sensibile e gentile, professionale e simpaticissima, degno di stima e “capace di coccolare e vezzeggiare i suoi autori”, come ho avuto modo di scrivere altrove, sempre pronto all’ascolto e all’accoglienza.

Sul sito, al sottostante indirizzo, è possibile leggere tutta la mia “storia letteraria” (!!) accaduta fino ad oggi. Siate felici per questi miei passi. Grazie!

autori dati Greco Angela

libri di Angela Greco AnGre

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tratto e adattato dal sito Literary, il luogo dell’informazione letteraria:

Literary è il Sistema letterario italiano presente in internet dal 1997, che ha via via sostituito le attività editoriali cartacee configurandosi come un polo multimediale di servizi nel campo letterario per la circolazione dell’informazione, la pubblicizzazione e la documentazione dell’attività letteraria degli autori e di quanti operano nel mondo letterario italiano. Non vengono pubblicati libri degli autori, ma il sito / sistema è esclusivamente impegnato nella informazione, promozione e pubblicizzazione dell’attività letteraria degli Autori, delle Case editrici, dei Premi letterari, delle Riviste letterarie, delle Agenzie letterarie, degli Eventi letterari ( qui  ) – Editore e Responsabile Dati Giampietro Tonon

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