mìtiga una luce, versi di Cataldo Antonio Amoruso

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mitiga una luce

il chiuso di mille porte

viene da un altrove di mani aperte

di cielo amato, a ritroso

una sera che sa di carezza o attesa

rara ed estrema, spera

di un sole ignaro quasi

è il tempo che un sorriso

s’apre, o sfiora,

e già si chiamerà, o ricordo.

*

Cataldo Antonio Amoruso (2012)

(immagini: opere di Duy Huynh)

The-Chapter-Of-Turning-Leaves

IO AL PLURALE FA NOI testo di Orny Ma & fotografia di Ila Gi

fotografia di Ilaria Giombelli,  Io noi per il sasso nello stagno di AnGre
Io / Noi, fotografia di Ilaria Giombelli

.

“Io”, pronome, prima persona singolare.

Se ne associ un altro diventa facilmente “Noi”,

molto meglio, no?

Noi può significare coppia,
può indicare un gruppo di persone,
amici uniti dallo stesso ideale,
dalla voglia di collaborare
per costruire qualcosa insieme,
qualcosa di piccolo o grande,
non importa,
ciò che conta è la volontà
di compiere insieme il primo passo,
gli altri verranno da sé.

Noi è bello,
è unione, quasi simbiosi,
è guardare insieme al domani
mano nella mano,
con la certezza che
“uniti si può tutto”.

Allora, coraggio,
alimentiamo la volontà
di fare comunità
che ci arde dentro…
e diventiamo “NOI”.

 

Ornella Maggioni   (Orny Ma)

Niente di Romeo Raja

Giuseppe Panza di Biumo. Opera di Arte minimal della Collezione Panza dal Guggenheim Museum di New York

.

Sguardi al posto della voce

e una mano sola

aperta

magari un cane per intenerire

un pasto solo, uguale

al cane 

noi fermi, quando ci siamo fermati

per il cane.

Hai un cane?

Non ci verrà a prendere nessuno

niente muri treni guerre

tranne quella che non abbiamo combattuto

quella che non sapevamo guerra. 

Come si chiama?

 *

[Romeo Raja]

[Diletta, le tue mani – due cigni] (Sergej Esenin)

Catrin Welz-Stein

Diletta, le tue mani – due cigni

Che scompigliano l’oro della mia chioma.

Al mondo non si fa altro

Che cantare e ricantare l’amore.

.

E anch’io in un tempo lontano l’ho fatto

E ancora, e di nuovo,

Perché hanno un respiro profondo

Le parole della tenerezza.

.

Se l’anima davvero potesse amare

Il cuore si muterebbe in una zolla d’oro.

Eppure so che non basta

La tiepida luna di Teheran a riscaldarmi.

.

Come vivrò mi è ignoto.

Diverrò cenere fra le carezza di Sciaga?

O, vecchio, mi struggerò dolente

Per aver smarrito il filo del canto?

.

Tutto ciò che esiste ha una sua natura:

Questo è per l’orecchio, quello per l’occhio,

E se uno di queste parti scrive una brutta canzone

Non è sicuramente di Shiraz.

.

Chi sa come la gente un giorno

Giudicherà i miei versi: dirà

Che forse avrei cantato meglio se due cigni

Il respiro non m’avessero mozzato.

.

[1925, Motivi persiani, da Russia e altre poesie]

l’infinita – Pablo Neruda

Vedi queste mani? Han misurato
la terra, han separato
i minerali e i cereali,
han fatto la pace e la guerra,
hanno abbattuto le distanze
di tutti i mari, di tutti i fiumi,
e tuttavia
quando percorrono
te, piccola,
grano di frumento, allodola,
non riescono a comprenderti,
si stancano raggiungendo
le colombe gemelle
che riposano o volano sul tuo petto,
percorrono le distanze delle tue gambe,
si avvolgono alla luce della tua cintura.
Per me sei un tesoro più colmo
d’immensità che non il mare e i grappoli,
e sei bianca e azzurra e vasta come
la terra nella vendemmia.
In questo territorio,
dai tuoi piedi alla tua fonte,
camminando, camminando, camminando,
passerò la mia vita.

*

(da I versi del Capitano)

ecco il gioco delle mani…di Sebastiano A.Patanè

 

ecco il gioco delle mani, che si aprono, offrono, volano, si prendono… discendenti, laterali, senza spazi. Mani che soccorrono, cercano nel corpo senza tempo, dove femmina o maschio non significa nulla e dove, senza cielo ci si copre di…mani. Mani d’albero o di pietra, mani d’amore e morte e vanga, trifoglio, resina, pelle, mani di marmo e acqua, senza confusi approcci, sicure da sempre, dall’idea, alle miliardi di ristampe, duecentomila anni di mani che sfiorano, che stringono, che dicono, perché hanno bocca e voce, e sentono, perché hanno orecchi e sensi. Si cerca nella parola la comprensione ma loro, le mani, hanno comunicato prima della voce, all’unisono col pensiero e prima della fusione completa con l’anima.

(scritta sul Boléro di Ravel)

XTI – versi di Angela Greco

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Sospeso – dunque – tra fili di seta

di geometria aerea

in corridoio tra due porte socchiuse

e finestre a metà

tasto innanzi e mosca cieca

inciampo sulla soglia – devo scegliere –

e mani e ginocchia un rosso groviglio

in indistinte algie ripropongono

Allora cauto t’interpello

e più forte quindi te lo chiederei

di quell’urlo ortogonale

dei chiodi e le spine

ma subito si è fatto buio

e io non ti sento più

perduto a interrogare mura

di stolido pensiero che pure

qui mi trattengono

per la mia latitante opposizione…

Sospeso come l’unto di Dalì

nell’assenza di stelle

spalanco occhi e braccia

ma non riesco a trovarti

e nessuno sa dirmi…dove sei.

*

(Angela Greco, “Parole in fuga”, AA.VV. Aletti Editore dicembre 2010)

(del regalo inatteso) – versi di Cettina Lascia Cirinnà

 

stupita leggo il tuo nome

ed a ogni parola

un piccolo balzo

fa il mio cuore

un libro e un biglietto d’auguri

tra le mani

regalo inatteso

aspetta la parola

accomodarsi

tra le pieghe

delll’Anima

a riposo

nella solitudine

della mia stanza

una storia aspetta

la luce far capolino

per vivere la vita

ogni giorno

come se fosse l’ultimo

 

Erba, 5 aprile 20112

*   *   *   *   *

(volevo solo aggiungere che raramente ricevo in dono versi per me, grazie del tuo affetto!! A.G.)

un’eco di vento by Morfea…

I
Sai quando il vento
rinnega i difetti nell’innamorarti
mi mostro nuda dalla pelle
in un sospiro che artiglia
parole dopo parole
sbarazzine d’ogni avvento
che ha il sapore di sale e chiodi
II
A nervi tesi, rimando
gli occhi al passato [che si fa d’acqua]
e le mie braccia scavate dai becchi
si perdono sulle ginocchia
-intagliate dai tuoi non dire.
III
Sai quando il vento avanza
come una parola appoggiata
in suoni sommessi di fusa
[argilla malleabile mostrata come gambe aperte]
rovinandosi in un bicchiere a due mani
di stracci e romanzi
IV
Un deserto non conosciuto
dentro una bocca di sangue
questa assoluta percezione
in un tonfo d’aria
sgranchita appena
dal suono di un respiro
e risuona lo scintillio
di una dissolvenza

(versi di Antonella Taravella)