Marcel Proust, due poesie d’amore tradotte da Roberto Bertoldo

Contemplo spesso il cielo della mia memoria

Il tempo cancella tutto come le onde cancellano
le costruzioni dei bambini sulla sabbia spianata,
dimenticheremo queste parole tanto precise quanto vaghe
dietro le quali ognuno sente l’infinito.
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Il tempo cancella tutto ma non spegne gli occhi
che siano d’opale o di stella o d’acqua chiara
belli come nel cielo o presso un orefice
bruceranno per noi d’un fuoco triste o lieto.
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Questi gioielli rubati al loro vivo scrigno
getteranno nel mio cuore duri riflessi di pietra
come quando, incastonati, sigillati nella palpebra,
brillavano di luce preziosa e ingannatrice.
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Degli altri dolci fuochi che Prometeo ancora ruba
abbiamo preso la scintilla d’amore che, per il caro
nostro tormento, ardeva nei loro occhi,
luci troppo chiare o gioielli troppo preziosi.
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Costellate per sempre il cielo della mia memoria
inestinguibili occhi di quelle che amai,
sognate come morti, luccicate come aureole,
il mio cuore sarà splendente come una notte di maggio.
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Come nebbia l’oblio cancella i visi,
i gesti adorati divinamente in passato;
per questi incanti di smarrimento fummo pazzi,
per questi simboli di fede fummo saggi.
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Il tempo cancella tutta l’intimità delle sere:
le mie mani sul suo collo puro come la neve,
i suoi sguardi che carezzavano i miei nervi come un arpeggio,
la primavera che scuoteva su di noi i suoi incensieri.
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Diversamente, pure gli occhi di una donna felice
erano ampi e neri quanto la tristezza,
spavento delle notti e mistero delle sere
tra quelle ciglia incantevoli teneva tutta la sua anima
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e il suo cuore era vano come uno sguardo felice.
In più, come il mare così mutevole e dolce,
ci perdevamo verso l’anima nascosta nei suoi occhi
come in quelle sere marine dove l’ignoto ci sospinge.
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Mare degli occhi, sulle tue chiare onde navigammo,
il desiderio gonfiava le nostre vele rattoppate,
procediamo dimentichi delle antiche tempeste
lungo gli sguardi alla scoperta delle anime.
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Tanti sguardi diversi, le anime così simili,
vecchi prigionieri degli occhi siamo molto delusi,
avremmo dovuto rimanere a dormire sotto la pergola
ma voi sareste partiti anche aveste saputo tutto
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per avere nel cuore quegli occhi pieni di promesse
come di sera il mare che sogna il sole
avete compiuto delle inutili prodezze
per raggiungere il paese sognato che, vermiglio,
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gemeva estasiato al di là delle vere acque,
sotto l’arcata santa di una nube ritenuta profeta.
Ma è dolce avere, per un sogno, queste ferite
e il vostro ricordo brilla come a festa.
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Magda
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Imitate vostra madre Ida
nella sua grazia gentile ed affascinante
siate dolce, siate affettuosa
o signorina Magda.
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Orazio che vi accompagnò
questo mese soffrì molto del vostro cattivo umore,
in nome di Dio siate indulgente
con i difetti degli altri, Magda.
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Per un sì per un no Maddalena svuotò
su me tutto il torrente del suo fiele detestabile,
oh signorina Magda!
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«Mai» è una parola troppo grande per le vostre sottili labbra
che mordono frutti e nient’altro conoscono,
quando della sofferenza voi comprenderete le febbri
ripensate a quel vostro «mai», cara Magda.
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da “Marcel Proust, Poesie d’amore”, traduz. Roberto Bertoldo, pp. 90 ed. Mimesis Hebenon.