Mario Benedetti, Difesa dell’allegria

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Difesa dell’allegria

Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e da quelle definitive
difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo sbalordimento e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi
difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e dalla malinconia
dagli ingenui e dalle canaglie
dalla retorica e dagli arresti cardiaci
dalle endemie e dalle accademie
difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dalle vacanze e dalla fatica
dall’obbligo di essere allegri
difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dal sudiciume
dalla famosa patina del tempo
dalla rugiada e dall’opportunismo
dai prosseneti della risata
difendere l’allegria come un diritto
difenderla da Dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle pene
dal caso
e anche dall’allegria

*

Mario Benedetti (1920 – 2009) – Traduzione di Raffaella Marzano tratta dal sito “Casa della poesia”

Sul poeta uruguayano suggeriamo anche la lettura di questo interessante articolo tratto da fascinointellettuali.larionews.com. (clicca sul link)

Mario Benedetti, Storia di fate (tango)

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Storia di fate (tango) 

La primavera fragile / la pazza primavera
pazientemente ascolta e attende il mio magari
con il suo miglior verde mi guarda e mi richiama
e decide orgogliosa che ora non se ne va

così / col mio stupore / resto senza rancori
e consegno dolcezze alla buona di dio
mi ritrovo illuminato ogni angolo di strada
e lentamente imparo a cantare io stesso

così vedo che il mondo piano piano migliora
che il piacere non lascia in me le cicatrici
che il caso è il mio rifugio e che è arrivata l’ora
di essere / fra l’altro / nuovamente felice

e l’amore davvero mi riscopre e mi tocca
e capisco d’un tratto che sono infine audace
l’amore mi sorprende ma non si sbaglia mai
quando sente che manchi / quando ti chiede ancora

se parli dalla riva / il mare ti risponde
con la stessa innocenza della tua antica infanzia
se le navi ti portano / ma non dicono dove
non ti dicono dove ma tu lo sai di già

infine quando un tempo / di lune congelate
spazza la primavera / che è matta da legare
quella vigliacca fugge / con la storia di fate
togliendoti i tuoi sogni e l’amore e il mare

così tornano il tedio la routine e la rabbia
e cresce lo spavento nel suo cupo recinto
e la memoria vizza e la tristezza saggia
mi coprono d’un cielo non più angelico e grigio

*

Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), da Inventario. Poesie 1948-2000, antologia a cura di M. Canfield, Le Lettere, Firenze, 2001

Mario Benedetti, Un buffone e un angelo

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Un buffone e un angelo

Abbiamo dentro un buffone e un angelo
un santo e un carnefice
un ubriaco e un saggio
.
abbiamo tutti un addio con pianto
un pioppo incontrollato
due tre benvenuti
.
tutti guardiamo attraverso il sogno
di vetri opacizzati
o di amori autunnali
.
la tramontana ci spettina in un attimo
se ancora conserviamo
un fiordo di calvizie
.
siamo alla mercé delle mercedi
delle parole dette
di quelle mai più dette
.
c’è una fortuna che ci viene data
e un’altra che noi stessi sviluppiamo
con un po’ di fortuna
.
quando di notte ci inventiamo
il risultato è così splendido
che non ci riconoscono

.

Mario Benedetti, da El mundo que respiro / Il mondo che respiro, in Inventario, a cura di Martha L.Canfield, ed.Le Lettere.

immagine: opera di Joanna Sierko

Storia di fate (tango) di Mario Benedetti

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STORIA DI FATE (TANGO)

La primavera fragile / la pazza primavera
pazientemente ascolta e attende il mio magari
con il suo miglior verde mi guarda e mi richiama
e decide orgogliosa che ora non se ne va

così / col mio stupore / resto senza rancori
e consegno dolcezze alla buona di dio
mi ritrovo illuminato ogni angolo di strada
e lentamente imparo a cantare io stesso

così vedo che il mondo piano piano migliora
che il piacere non lascia in me le cicatrici
che il caso è il mio rifugio e che è arrivata l’ora
di essere / fra l’altro / nuovamente felice

e l’amore davvero mi riscopre e mi tocca
e capisco d’un tratto che sono infine audace
l’amore mi sorprende ma non si sbaglia mai
quando sente che manchi / quando ti chiede ancora

se parli dalla riva / il mare ti risponde
con la stessa innocenza della tua antica infanzia
se le navi ti portano / ma non dicono dove
non ti dicono dove ma tu lo sai di già

infine quando un tempo / di lune congelate
spazza la primavera / che è matta da legare
quella vigliacca fugge / con la storia di fate
togliendoti i tuoi sogni e l’amore e il mare

così tornano il tedio la routine e la rabbia
e cresce lo spavento nel suo cupo recinto
e la memoria vizza e la tristezza saggia
mi coprono d’un cielo non più angelico e grigio

*

da Mario Benedetti, Inventario – Poesie 1948-2000
a cura di Martha L. Canfield, Casa Editrice Le Lettere, Firenze, 2009.

altre poesie di questo Autore qui:
http://caponnetto-poesiaperta.blogspot.it/search/label/Benedetti%20Mario

 

Mario Benedetti, Cuore corazza (Corazón coraza)

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Cuore corazza

(da Nozione di patria, 1962-1963)

 

Perché ti ho e non ti ho

perché ti penso

perché la notte è qui ad occhi aperti

perché la notte passa e dico amore

perché sei qui a riprendere la tua immagine

e tu sei meglio di tutte le tue immagini

perché sei bella dai piedi fino all’anima

perché sei buona dall’anima fino a me

perché dolce ti nascondi nell’orgoglio

piccola e dolce

cuore corazza

 

perché sei mia

perché non sei mia

perché ti guardo e muoio

e peggio ancora muoio

se non ti guardo amore

se non ti guardo

 

perché tu esisti sempre ovunque

ma esisti meglio dove io ti voglio

e la tua bocca è sangue

e senti freddo

io devo amarti amore

ti devo amare

anche se la ferita fa male per due

anche se ti cerco e non ti trovo

e anche se

la notte passa e io ti ho

e non ti ho.

 

*

 

Corazón coraza

(da Nócion de patria, 1962-1963)

 

Porque te tengo y no

porque te pienso

porque la noche está de ojos abiertos

porque la noche pasa y digo amor

porque has venido a recoger tu imagen

y eres mejor que todas tus imágenes

porque eres linda desde el pie hasta el alma

porque eres buena desde el alma a mí

porque te escondes dulce en el orgullo

pequeña y dulce

corazón coraza

 

porque eres mía

porque no eres mía

porque te miro y muero

y peor que muero

si no te miro amor

si no te miro

 

porque tú siempre existes dondequiera

pero existes mejor donde te quiero

porque tu boca es sangre

y tienes frío

tengo que amarte amor

tengo que amarte

aunque esta herida duela como dos

aunque te busque y no te encuentre

y aunque

la noche pase y yo te tenga

y no.

 

 

[tratto da: Mario Benedetti, INVENTARIO poesie 1948 – 2000 a cura di Martha L.Canfield – Casa
Editrice Le Lettere, Firenze, 2009]

°   °   °   °   °

Al seguente link l’articolo completo sulla poesia di Mario Benedetti a cura di Antonino Caponnetto e Angela Greco. Buona lettura!!

http://caponnetto-poesiaperta.blogspot.it/2013/11/mario-benedetti-da-inventario-poesie.html

da Inventario, poesie 1948 – 2000 di Mario Benedetti

opera di Joaquín Torres García
opera di Joaquín Torres García

 

ASSENZA DI DIO

Diciamo che ti allontani definitivamente

verso il pozzo d’oblio da te scelto,

ma la parte migliore del tuo spazio,

in realtà l’unica costante del tuo spazio,

rimarrà per sempre in me, dolente,

persuasa, frustrata, silenziosa,

rimarrà in me il tuo cuore inerte e sostanziale,

il tuo cuore di un’unica promessa

in me che resto completamente solo

a sopravviverti.

 

Dopo quel dolore rotondo ed efficace,

pazientemente aspro, d’invincibile dolcezza,

non importa se sfrutto la tua assenza insopportabile

né oso chiedere se una parola

può contenerti come al solito.

 

La verità è che ora non sei nella mia notte

di straziante e totale somiglianza con altre

in cui ho cercato di averti o circondarti.

Resta soltanto un’eco irrimediabile

della mia voce infantile, quella ignara.

 

E adesso che inutile paura, che vergogna

non avere preghiere come morsi,

né fede per piantare le unghie,

non avendo altro che la notte,

sapere che Dio muore, che Dio scivola,

che sta arretrando con le braccia chiuse,

con le labbra chiuse, con la nebbia,

come un campanile a pezzi

che ritornasse indietro secoli di cenere.

 

È tardi ormai. Eppure io darei

tutti i giuramenti e poi le piogge,

le pareti con insulti o amorosi richiami,

le finestre d’inverno, il mare a volte,

pur di non avere in me il tuo cuore,

inevitabile cuore sofferente

in cui mi trovo completamente solo

a sopravviverti.

 ‘

[da Soltanto nel frattempo (1948 – 1950)]

 

*

DESAPARECIDOS

 Sono da qualche parte / a concertarsi

a sconcertarsi / sordi

cercandosi / cercandoci

impediti dai segni e dai dubbi

a guardare i cancelli delle piazze

campanelli di porte / vecchi terrazzi

a fare ordine nei sogni negli oblii

forse convalescenti di una morte privata

 

nessuno ha spiegato loro con certezza

se sono già partiti oppure no

se sono manifesti o appena un tremolio

se son sopravvissuti o semplici responsi

 

vedono uccelli e alberi che passano

e non sanno a quale ombra appartengono

 

quando cominciarono a scomparire

tre cinque o sette cerimonie fa

a scomparire come senza sangue

come senza volto e senza motivo

videro dalla finestra dell’assenza

ciò che restava dietro / l’impalcatura

di abbracci e fumo

 

quando cominciarono a scomparire

come l’oasi scompare dai miraggi

a dileguarsi senza un’ultima parola

reggevano in mano brandelli

di cose che amavano

 

da qualche parte sono / nube o tomba

da qualche parte stanno / ne sono certo

forse nel sud dell’anima

la bussola sarà andata persa

e ora girano sempre a domandare

dove cazzo rimane il buon amore

perché loro vengono dall’odio

 ‘

 [da Geografie (1982 – 1984)]

 

*

ESSERE VIVO

Sono vivo

            non è brutto essere vivo

e ascoltare ancora Zitarrosa

che è morto

            è brutto che sia morto

 

le voci che tu ami non tacciono mai

vivono e sopravvivono / galleggiano

nella memoria fedele scandalosa

 

io ritorno a me stesso

            mi saluto

con la seta del lago e quattro cigni

con il segno fatale degli identici

e con i fili della di speranza

con la prudenza degli egoisti

e l’imprudenza dei generosi

 

sono vivo

            non è brutto essere vivi

e ascoltare ancora Gustav Mahler

avanzo piano e con cautela

e nessuno bada alle mie orme

medito a labbra strette

e verifico

            non è brutto essere vivi

 ‘

[da Il mondo che respiro (2000)]

 

*

(tratto da Mario Benedetti, Inventario – poesia 1948 – 2000, Le Lettere)