Versi d’artisti

Leonardo da Vinci, Poesia

Ogni parte aspira sempre
a congiungersi con l’intero
per sfuggire all’imperfezione;

L’anima sempre aspira
ad abitare un corpo
perché senza gli organi corporei
non può agire ne sentire.

Essa funziona dentro il corpo
come fa il vento
dentro le canne di un organo,
se una delle canne si guasta
il vento non produce più il giusto suono.

*

Michelangelo Buonarroti, Che cosa è questo amore?

Come può esser, ch’io non sia più mio ?
O Dio, o Dio, o Dio!
Chi m’ha tolto a me stesso,
ch’a me fosse più presso
o più di me potessi, che poss’io?
O Dio, o Dio, o Dio!
Come mi passa el core
chi non par che mi tocchi?
.
Che cosa è questo, Amore,
c’al core entra per gli occhi,
per poco spazio dentro par che cresca;
e s’avvien che trabocchi?
.
*
.
Paul Klee, Epigono 
.

In me scorre il sangue di un tempo migliore.
Sonnambulo del presente
dipendo da una vecchia patria,
dalla tomba della mia patria.
La terra inghiotte tutto
e il sole del sud non lenisce i miei dolori.

*

Pablo Picasso, Una lingua di fuoco

Una lingua di fuoco soffia sul suo volto
nel flauto della coppa
che mentre gli canta rode la pugnalata dell’azzurro
così allegro
che seduto nell’occhio del toro
iscritto nella sua testa ornata di gelsomini
aspetta che la vela gonfi il frammento di cristallo
che il vento avvolto nella cappa delle mandoble
gocciolante di carezze
distribuisca il pane al cieco e alla colomba color lillà
e prema con tutta la sua cattiveria
contro le labbra del limone fiammeggiante
il corno ritorto
che spaventa coi suoi gesti d’addio la cattedrale
che sviene tra le sue braccia senza un applauso
mentre scoppia nel suo sguardo la radio risvegliata dall’alba
che fotografando nel bacio una cimice di sole
mangia l’aroma dell’ora che cade
attraversa la pagina che vola
e disfa il mazzo dei fiori
che porta via stretto fra l’ala che sospira
e la paura che sorride
il coltello scattante di gioia
lasciandolo anche oggi ondeggiare come gli pare e piace
nel momento preciso e necessario
in cima al pozzo
il grido del rosa
che la mano gli getta
come una piccola elemosina.
(testi dal web)

Nel senso del terribile e del non finito di Michelangelo Buonarroti: San Matteo

Michelangelo,_san_matteo
Michelangelo Buonarroti, San Matteo (1506),

marmo. Firenze, Galleria dell’Accademia

 *

Un viso bloccato a metà nella pietra è un’immagine terribile e in effetti la celebre “terribilità” di Michelangelo, che connota la possessione di una forza impressionante, nasce qui, da questo unico apostolo non finito. Non c’è niente nella figura che alluda alla sua identità, a parte un libro, che rimane incastonato nella roccia rozzamente sbozzata come il resto del corpo. Solo il ginocchio sinistro dell’apostolo sporge a sufficienza per suscitare la speranza di riuscire a emergere fuori. La torsione angosciosa del corpo è la prima risposta di Michelangelo alla scioccante rivelazione del Laocoonte di sei mesi prima, che questa statua richiama a vari livelli.

Michelangelo scolpì il San Matteo frontalmente, da una sola parte del blocco. Vasari paragonò l’effetto a un modello immerso in un bacino d’acqua, che risale lentamente facendo emergere via via in superficie un arto dopo l’altro. E’ la statua stessa a rivelarci senza ombra di dubbio che è stata concepita per essere esattamente ciò che è, un “nonfinito”.

Il San Matteo è la prima dichiarazione michelangiolesca – precedente alle formulazioni poetiche – dell’idea platonica che la figura scolpita è prigioniera nel marmo. Secondo lo stesso pensiero, l’idea di bellezza dell’artista deriva direttamente dal Divino. Togliere il marmo in eccesso era un’operazione tanto intellettuale quanto materiale, se non ancora di più.

Michelangelo disegnò alcuni tipi di apostolo, ma nessuno direttamente collegabile al San Matteo. Si potrebbe pensare che l’artista disprezzasse i tradizionali preparativi che consistevano nel disegnare e fare dei bozzetti delle statue, preferendo entrare direttamente nel marmo per catturarne l’anima prigioniera che anelava alla libertà. Il risultato è una specie di metafora, forse inconscia, della creazione artistica come lotta. L’unico modo in cui Michelangelo la poteva mostrare era lasciare la statua incastrata a metà dentro la pietra.

(Giorgio Chiantini, liberamente tratto da “Il giovane Michelangelo” di John T. Spike)

Michelangelo,_san_matteo - Copia Michelangelo,_san_matteo

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“[…] L’attualità e la grandezza di Michelangelo non si misurano solo dalle sue opere ma dall’intera sua vita: l’artista celebrato e osannato, che tiene testa a papi e principi, è in verità profondamente solo, pieno di contrasti insolubili, che non sono tanto distanti dai contrasti e dalla solitudine dell’uomo di oggi. Sebbene di recente si sia puntato il dito contro l’avarizia e perfino la presunta disonestà dell’artista, che ne avrebbero fatto uno degli uomini più ricchi del suo tempo, quello che ci rimane di lui è la difficile coerenza del suo cammino, la radicalità delle sue scelte, l’emozione che suscitano le sue opere, che ne fanno certamente una delle grandi personalità della cultura europea.

Michelangelo non smette di sollevare insieme problemi e ammirazione come il suo autore più amato, Dante, i cui versi conosceva a memoria e che certo procurò in lui un’agonistica emulazione. Pur immenso nelle angosce e nelle speranze della sua epoca, Michelangelo trascende il tempo per parlare, anche all’uomo di oggi, di eros e salvezza, di malinconia e titanismo, di peccato ed eternità, di perfezione e incompiutezza, di sofferta vitalità e di un’amara, sconsolata meditazione sullo scorrere del tempo e la fine delle cose.” (Angela Greco, tratto da “La vita e l’arte” di Claudio Gamba in “Michelangelo, I grandi maestri dell’arte” – Skira 2007)