Francesco il ribelle di Enzo Fortunato letto da Angela Greco

Edito da Mondadori nel 2018 e giunto alla settima ristampa in pochi mesi, “Francesco il ribelle – Il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia” è la recente pubblicazione di Enzo Fortunato, padre Enzo, giornalista e direttore della sala stampa del sacro Convento di Assisi e direttore della rivista “San Francesco patrono d’Italia” (per ricevere il primo numero clicca qui). Da direttore di sala stampa, quindi da giornalista e capace comunicatore, Enzo Fortunato ha redatto pagine che pongono l’accento sul linguaggio del santo assisiate, sulla parte potremmo dire artigiana, pratica, dell’uomo prima che santo, sul suo nuovo modo di parlare alle genti, che poi è specchio del nuovo modo di pensare e di agire, rispetto al proprio tempo, nei confronti del quale, in accordo con le parole di Albert Camus poste in esergo, che cos’è un ribelle? Un uomo che dice no!, pur vivendo appieno il Medioevo, si distacca, credendo in un sogno e mantenendo viva la testardaggine per concretizzarlo.

In estrema sintesi, nel libro di padre Enzo si viene in contatto diretto, attraverso i luoghi e le testimonianze tramandate dalle Fonti, con il sogno di un giovane che ha creduto – riuscendoci – di poter cambiare il mondo, non già per realizzare qualcosa per il proprio tornaconto, quanto piuttosto per il tornaconto, mi si passi l’espressione, dell’intero genere umano. Sì, perché a Francesco di Assisi stava e sta a cuore l’Uomo e con esso tutto il creato, in quanto manifestazione, presenza, del Creatore, visibile a noi comuni mortali solo attraverso le sue opere.

Il libro ripercorre con un linguaggio agile e discorsivo, intercalato da citazioni poetiche ed estratti dagli scritti del santo e sul santo, le principali tappe che hanno condotto un ragazzo, che voleva diventare cavaliere alla maniera di Re Artù, a diventare una delle figure più care a credenti e non credenti, proprio in virtù di quella semplicità sulla quale ha fondato tutta la sua realtà, in un momento storico nel quale quel suo modo di agire e di pensare significava essere considerati quantomeno folli.

Enzo Fortunato, al di là dell’attività di cronista, grazie alla quale conosciamo o ricordiamo la vita del santo poverello, compie una ricognizione del giullare di Dio – supportata da un apparato bibliografico degno di nota – a suon di storia, filosofia, arte, addirittura folklore, ma soprattutto, affida le sue pagine alla poesia, da Dante, un verso del quale, tratto dal Paradiso, titola il primo capitolo, a Rilke, con i cui versi dedicati al trapasso dell’assisiate si chiude l’ultimo capitolo, passando per Emily Dickinson e Alda Merini, omaggiando, con percepibile emozione, colui che ha scritto il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore, Francesco d’Assisi. “Francesco il ribelle” si lascia leggere con facilità, aderendo compiutamente al fatto che “il francescano non ama le prediche lunghe e noiose – come lo stesso autore afferma nelle pagine – poiché brevi discorsi fece il Signore sulla terra” così come si legge nella regola Bollata, in un crescendo di affetto per il protagonista, per il ragazzo, prima, e per l’uomo, poi, che culmina nella commozione, quando nell’ultimo capitolo si legge dei momenti precedenti la morte del santo e si vorrebbe subito ritornare alla prima pagina per cogliere altre sfumature, sentire ancora la voce dell’autore che con fraterna gioia racconta questa storia così viva e vera ancora dopo otto secoli.

La libertà e l’abbraccio sono il cardine-culmine – o, come ha scritto l’autore, “i due orizzonti che colpiscono in Francesco” tra le tante suggestioni che si profilano – della Conclusione, nella quale, alla fine di questo tratto di strada percorso, qual è un libro, si mette in evidenza il passaggio da una dimensione ego-centrica ad una nuova dimensione comunitaria o, più semplicemente, dall’io al noi, epicentro (ho scelto volutamente questo termine tratto dalla Sismologia, per indicare il profondo sconvolgimento della superficie generato da un moto interno) della vita non solo di un cristiano, ma di ogni società religiosa o laica, che si dica civile. Il libro si conclude con una sezione dedicata alle preghiere composte da san Francesco e per san Francesco, Dalla Philautía alla Philocalía, di cui riporto a compendio il primo periodo: “Questo percorso vissuto con Francesco ha uno scopo: di accompagnarci per mano dall’amore smodato per noi stessi, la philautía, fino all’amore per il bello, la philocalía, fine ultimo di ogni nostro gesto, di ogni nostra «ribellione» quotidiana.”

L’autore, Enzo Fortunato, frate minore conventuale, è gentile presenza quotidiana per chi segue la sua omonima pagina social, autore – oltre che di numerosi testi e di idee per radio e televisione – di brevi dirette mattutine dalla cittadina umbra, durante le quali, dopo aver letto il vangelo del giorno e averne condiviso brevi meditazioni, si fa portatore di speranze e preghiere, problemi e paure, che le persone gli affidano, confidando in una sua parola di conforto – che puntualmente e sempre arriva – e in quel suo sorriso carismatico, capace di parlare direttamente al cuore di tutti, senza distinzioni. Padre Enzo è stato un dono portato da questo periodo legato all’emergenza sanitaria, sin da quando, impossibilitati ad uscire di casa, impauriti e increduli di quanto si stesse verificando nelle nostre esistenze, abbiamo potuto contare sui suoi video, sui suoi incoraggiamenti, sulle sue letture e sulle sue riflessioni sempre alla luce dell’assisiate per eccellenza, sulle sue “finestre” aperte dal e sul sacro Convento di Assisi, luogo del cuore per tantissime persone, stabilendo, nonostante le distanze imposte, un contatto vero, sentito, che alla lunga ha costituito un tenace supporto per l’inevitabile “crollo” indotto dalla circostanza, che abbiamo accusato. E, così, operando con l’esempio, mettendo da parte tutto il superfluo persino nelle parole da dire, con pazienza e perseveranza, oggi questo frate – insieme con la sua realtà – è il riferimento anche di chi è in difficoltà non solo spirituale, ma addirittura materiale (per contribuire, inviando fino al 15 luglio al numero 45515 un SMS solidale sia da telefono fisso che mobile, e conoscere dove arrivano gli aiuti inviati si può visitare il sito www.conilcuore.info); riferimento concreto di persone, che non sanno nemmeno come arrivare a fine giornata e che, grazie all’intervento francescano, possono tornare a sperare in qualcosa di positivo. [Angela Greco AnGre]

Rileggendo il 2019: Il caso Mozart di Franco Pappalardo La Rosa – nota di Angela Greco

“Tutti i personaggi del romanzo sono realmente esistiti, ma le vicende e le situazioni narrate (e il loro intreccio), pur trovando appigli in fonti storiche, costituiscono frutto della fantasia dell’autore.” Per Il caso Mozart (Ed.Gremese, 2009) di Franco Pappalardo La Rosa è doveroso specificare la nota sopra riportata, poiché è romanzo talmente realistico da poter essere, senza dubbi, inteso come romanzo storico propriamente detto. Invece, pur essendo a sfondo storico, Il caso Mozart è un poliziesco atipico, in cui la Storia presta soggetti e contenuti senza pentirsene, alla conoscenza dettagliata dell’autore in materia di leggi, società, stile di vita, musica, arte e finanche bon ton ed economia domestica, per il confezionamento di un libro godibilissimo e dalla rara eleganza, aspetto ormai inusuale nella narrativa contemporanea.

Romanzo poliziesco atipico presto spiegato: fin dal primo capitolo si viene a conoscenza del movente e del colpevole, ma la narrazione non si vota a indagare, secondo i canali propri di questo genere letterario, accanendosi su un quid giallo, ingenerando nel lettore la morbosità di scoprire e quella strana sete di giustizia che non si trova più fuori dai libri. Piuttosto, il romanzo è un grande affresco, coadiuvato dall’aspetto poliziesco incluso nella storia, su temi sociali e morali, dalla lettura dei quali, oltre a conoscere la società viennese della fine del XVIII secolo, si possono trarre spunti di riflessione evergreen, prestando attenzione ad alcuni aspetti, che sembrano non essere ancora mutati nell’attuale società.

Di fatto, lo sfondo storico e la vicenda poliziesca sono la cornice (e mai termine fu più appropriato per un romanzo che somiglia moltissimo ad una grande tela dipinta nei dettagli) per trattare il problema della ragion di stato, cardine attorno a cui ruota l’intera vicenda de Il caso Mozart, che praticamente tratta degli ultimi giorni di vita del grande maestro austriaco a cui è accaduto qualcosa di scandaloso a seguito del suo modo di vivere, come si legge nell’estratto della quarta di copertina: «Se le sarà andate a cercare: avrà scatenato l’ira di qualche padre o di qualche marito geloso», commentò sua maestà. «Egli vorrebbe possedere tutte le donne, come il suo Don Giovanni. E’ un joueur che sempre si è fatto beffa di tutti…». La capacità narrativa di Franco Pappalardo La Rosa diluisce un solo evento, quello accaduto al musicista, in ventisei brevi capitoli sapientemente equilibrati tra parti descrittive e dialoghi che raccontano in tutto pochi giorni densi di azioni e personaggi, acquisendo, verso la fine e in un solo preciso punto, l’atteggiamento del melodramma nato in quel periodo, nell’unica scena cruenta – eppure incapace di disturbare il lettore – presente nel libro, vertice del dramma, che ha determinato il movente dell’intera vicenda. Una storia di gelosie e passioni scritta senza scivolare nel morboso; tradimenti, narrati nel rispetto della mentalità dell’epoca in cui è ambientato il romanzo, esposti con giusto peso e senza sfruttare l’argomento per fare presa sul lettore; usi e costumi di un tempo passato – che nel fare del clan, sia esso la famiglia imperiale, la chiesa o la Massoneria, sono ancora attualissimi – in cui si vive accanto ai protagonisti, come fossero vicini e, infine, l’accento, amaro, sulla “costruzione” di quel che si è deciso di tramandare ai posteri, atto affidato ad una nobiltà impaurita e già decadente, magistralmente descritta nei difetti, ma anche nella virtù di aver saputo dare spazio e attenzione alla grande Musica e di aver creato un fiore all’occhiello per tutta l’Europa e non solo.

I minuziosi particolari di cui ci fa dono l’autore, dai dettagli dell’abbigliamento, come delle case e delle opere dello stesso Mozart, ai caratteri propri di ciascun personaggio della storia (insieme ad una interessante e bella postfazione di Giorgio Bárberi Squarotti), sono il valore aggiunto ad una lettura mai noiosa e capace di sorprendere fino all’ultima decisione presa e descritta nell’ultima pagina, che mette in evidenza quanto, a fronte di tutto l’idealismo e la nobiltà d’intenti di cui si può essere capaci, a prevalere sarà sempre la praticità che conduce a dire: Non voleva più soffrire né immalinconirsi: soltanto un po’ di pace agognava. Con tutto il cuore.

[Angela Greco]

*

Vienna, una notte di fine Settecento: gravemente ferito in seguito a un’aggressione, un uomo si lamenta riverso sulla strada e viene riportato a casa da un suo servitore che passava di là per caso. Responsabile, apprenderemo, è un marito geloso che ha esagerato nella bastonatura. Quell’uomo è Wolfgang Amadeus Mozart, che Franco Pappalardo La Rosa segue passo passo in questo tragico frangente della sua vita, basandosi su fonti documentarie poco note, ma anche liberamente inventando ambienti e situazioni. Ne deriva un romanzo storico di straordinaria evidenza visiva, con le strade, le case, i palazzi del potere, la vita quotidiana di quella Vienna d’epoca, che ti balzano incontro con la vivezza e l’attualità di un ‘reportage’. Tuttavia, come dice Giorgio Barberi Squarotti nella postfazione, è ugualmente un romanzo su un “mistero” al quale certo non sono estranei intrighi, depistaggi e menzogne che hanno coinvolto ai massimi livelli la Corte imperiale. E, nel ricostruire questi intrighi, la narrazione si carica di una ‘suspence’ perfettamente dosata, in un crescendo di drammaticità che rivela infine senza ambagi il volto oscuro della storia e della convivenza umana, un inferno senza fiamme da cui non si salva nessuno, e in cui nessuno può dirsi davvero innocente”. [Risvolto di copertina di Stefano Giovanardi]

Il caso Mozart di Franco Pappalardo La Rosa letto da A.Greco

“Tutti i personaggi del romanzo sono realmente esistiti, ma le vicende e le situazioni narrate (e il loro intreccio), pur trovando appigli in fonti storiche, costituiscono frutto della fantasia dell’autore.” Per Il caso Mozart (Ed.Gremese, 2009) di Franco Pappalardo La Rosa è doveroso specificare la nota sopra riportata, poiché è romanzo talmente realistico da poter essere, senza dubbi, inteso come romanzo storico propriamente detto. Invece, pur essendo a sfondo storico, Il caso Mozart è un poliziesco atipico, in cui la Storia presta soggetti e contenuti senza pentirsene, alla conoscenza dettagliata dell’autore in materia di leggi, società, stile di vita, musica, arte e finanche bon ton ed economia domestica, per il confezionamento di un libro godibilissimo e dalla rara eleganza, aspetto ormai inusuale nella narrativa contemporanea.

Romanzo poliziesco atipico presto spiegato: fin dal primo capitolo si viene a conoscenza del movente e del colpevole, ma la narrazione non si vota a indagare, secondo i canali propri di questo genere letterario, accanendosi su un quid giallo, ingenerando nel lettore la morbosità di scoprire e quella strana sete di giustizia che non si trova più fuori dai libri. Piuttosto, il romanzo è un grande affresco, coadiuvato dall’aspetto poliziesco incluso nella storia, su temi sociali e morali, dalla lettura dei quali, oltre a conoscere la società viennese della fine del XVIII secolo, si possono trarre spunti di riflessione evergreen, prestando attenzione ad alcuni aspetti, che sembrano non essere ancora mutati nell’attuale società.

Di fatto, lo sfondo storico e la vicenda poliziesca sono la cornice (e mai termine fu più appropriato per un romanzo che somiglia moltissimo ad una grande tela dipinta nei dettagli) per trattare il problema della ragion di stato, cardine attorno a cui ruota l’intera vicenda de Il caso Mozart, che praticamente tratta degli ultimi giorni di vita del grande maestro austriaco a cui è accaduto qualcosa di scandaloso a seguito del suo modo di vivere, come si legge nell’estratto della quarta di copertina: «Se le sarà andate a cercare: avrà scatenato l’ira di qualche padre o di qualche marito geloso», commentò sua maestà. «Egli vorrebbe possedere tutte le donne, come il suo Don Giovanni. E’ un joueur che sempre si è fatto beffa di tutti…». La capacità narrativa di Franco Pappalardo La Rosa diluisce un solo evento, quello accaduto al musicista, in ventisei brevi capitoli sapientemente equilibrati tra parti descrittive e dialoghi che raccontano in tutto pochi giorni densi di azioni e personaggi, acquisendo, verso la fine e in un solo preciso punto, l’atteggiamento del melodramma nato in quel periodo, nell’unica scena cruenta – eppure incapace di disturbare il lettore – presente nel libro, vertice del dramma, che ha determinato il movente dell’intera vicenda. Una storia di gelosie e passioni scritta senza scivolare nel morboso; tradimenti, narrati nel rispetto della mentalità dell’epoca in cui è ambientato il romanzo, esposti con giusto peso e senza sfruttare l’argomento per fare presa sul lettore; usi e costumi di un tempo passato – che nel fare del clan, sia esso la famiglia imperiale, la chiesa o la Massoneria, sono ancora attualissimi – in cui si vive accanto ai protagonisti, come fossero vicini e, infine, l’accento, amaro, sulla “costruzione” di quel che si è deciso di tramandare ai posteri, atto affidato ad una nobiltà impaurita e già decadente, magistralmente descritta nei difetti, ma anche nella virtù di aver saputo dare spazio e attenzione alla grande Musica e di aver creato un fiore all’occhiello per tutta l’Europa e non solo.

I minuziosi particolari di cui ci fa dono l’autore, dai dettagli dell’abbigliamento, come delle case e delle opere dello stesso Mozart, ai caratteri propri di ciascun personaggio della storia (insieme ad una interessante e bella postfazione di Giorgio Bárberi Squarotti), sono il valore aggiunto ad una lettura mai noiosa e capace di sorprendere fino all’ultima decisione presa e descritta nell’ultima pagina, che mette in evidenza quanto, a fronte di tutto l’idealismo e la nobiltà d’intenti di cui si può essere capaci, a prevalere sarà sempre la praticità che conduce a dire: Non voleva più soffrire né immalinconirsi: soltanto un po’ di pace agognava. Con tutto il cuore.

[Angela Greco]

*

Vienna, una notte di fine Settecento: gravemente ferito in seguito a un’aggressione, un uomo si lamenta riverso sulla strada e viene riportato a casa da un suo servitore che passava di là per caso. Responsabile, apprenderemo, è un marito geloso che ha esagerato nella bastonatura. Quell’uomo è Wolfgang Amadeus Mozart, che Franco Pappalardo La Rosa segue passo passo in questo tragico frangente della sua vita, basandosi su fonti documentarie poco note, ma anche liberamente inventando ambienti e situazioni. Ne deriva un romanzo storico di straordinaria evidenza visiva, con le strade, le case, i palazzi del potere, la vita quotidiana di quella Vienna d’epoca, che ti balzano incontro con la vivezza e l’attualità di un ‘reportage’. Tuttavia, come dice Giorgio Barberi Squarotti nella postfazione, è ugualmente un romanzo su un “mistero” al quale certo non sono estranei intrighi, depistaggi e menzogne che hanno coinvolto ai massimi livelli la Corte imperiale. E, nel ricostruire questi intrighi, la narrazione si carica di una ‘suspence’ perfettamente dosata, in un crescendo di drammaticità che rivela infine senza ambagi il volto oscuro della storia e della convivenza umana, un inferno senza fiamme da cui non si salva nessuno, e in cui nessuno può dirsi davvero innocente”. [Risvolto di copertina di Stefano Giovanardi]