Sulla neve…

Gauguin Neve a Vaugirard

Il cielo è basso di Emily Dickinson

Il cielo è basso, le nuvole a mezz’aria,
un fiocco di neve vagabondo
fra scavalcare una tettoia o una viottola
non sa decidersi.
Un vento meschino tutto il giorno si lagna
di come qualcuno l’ha trattato;
la natura, come noi, si lascia talvolta sorprendere
senza il suo diadema.

~

Fior di neve di Umberto Saba

Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.
Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.

~

Sotto la neve di Rainer Maria Rilke

Sotto la neve
lo penso: e vedo (o sogno)
un piccolo villaggio, una gran pace:
dentro, un cantar di galli.
E il piccolo villaggio si smarrisce
in un fioccar di neve.
Entro il villaggio in abito da festa
una casetta bianca.

~

Era lei la neve di Evgenij Evtušenko

E un mattino
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora,
d’improvviso aperta la porta,
meravigliati la calpestammo:
Posava, alta e pulita
in tutta la sua tenera semplicità.
Era
timidamente festosa
era
fittissimamente di sé sicura.
Giacque
in terra
sui tetti
e stupì tutti
con la sua bianchezza.

~

Notti bianche di Blaga Dimitrova

Fonte ignota di luce
imbeve graniti e giardini.
La Neva ha riversato in cielo rossori,
il cielo nel fiume fremiti d’azzurro.

E spalla a spalla due giovani
vanno con passo cauto e lento –
per non disperdere questa luce
che da cuore a cuore trabocca.

*

In apertura: Paul Gauguin, Neve a Vaugirard

Iosif Brodskij, versi da Parte del discorso

Candle-in-Window

Il tacco lascia tracce, quindi è inverno.

Nei campi fra cose di legno intirizzendo,

le case dai passanti riconoscono se stesse.

Che dire a sera del futuro, se

il corpo, nel silenzio della notte,

sulla parete via dall’anima proietta,

mentre dormi, il ricordo delle tue calde – omissis -,

come di sera l’ombra dalla sedia

sulla parete proietta la candela, e se,

sotto il cielo sul bosco steso come tovaglia,

sulla torre del silos, dove spazza l’ala

del corvo, con la neve non sai imbiancare l’aria.

*

da Parte del discorso

Iosif Brodskij, Poesie, Biblioteca Adelphi

La nevicata del ’56 per Sassi sonori a cura di Giorgio Chiantini

lauraneve1-copiaLa nevicata del ’56…quando ancora ascolto questa canzone non posso fare a meno di evocare tempi in cui ero bambino: quella nevicata a Roma ci fu davvero e vista con gli occhi del fanciullo mi sembrò un vero e proprio miracolo. Erano tempi in cui non si possedeva nulla, se non la fantasia per immaginare e la capacità di giocare con qualsiasi cosa rispondesse al bisogno e la nevicata per noi fu proprio questo: gioco e meraviglia che, ancora oggi, regalano nel ricordo l’emozione dei giorni trascorsi in una città insolitamente imbiancata e straordinaria per noi che la neve non l’avevamo mai vista.

Nell’inverno del 1989, Mia Martini è alla ricerca di un nuovo brano da presentare a Sanremo che le consenta di replicare il meritato successo ottenuto l’anno precedente con lo straordinario pezzo scritto da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio grazie al quale ha riconquistato quel posto da protagonista della musica leggera che le spettava di diritto e che i media e l’industria le avevano crudelmente sottratto per almeno un decennio.'56

La scelta ricade su una canzone scritta da Carla Vistarini, Luigi Lopez e Massimo Cantini, che hanno già composto per lei l’accorata contenuta nell’album del ’77, nonché diversi brani per altre importanti voci femminili; il collaudato team di autori è affiancato da un’altra vecchia conoscenza di Mimì, Franco Califano che, nello stesso anno, inciderà con la sua voce il medesimo brano. Viene composto per l’occasione un testo che punta sulla semplicità e sulla forza evocativa delle immagini, traendo ispirazione dall’evento eccezionale della nevicata che nel 1956 avvolse la città di Roma, calandola in un’atmosfera magica ed irreale.
roma-in-bianco-e-nero-L-psyX6WCalifano magistralmente tratteggia la semplicità e lo stupore del quotidiano, catturando il ricordo di un’epoca ormai perduta, in cui tutto sembrava più bello, perché più autentici erano i sentimenti che animavano la vita di ogni giorno: lo scorrere del fiume e il canto della fontana non ancora soffocati dal rumore del traffico; la bambina che sogna il vestito da sera e si diverte a far luccicare un pezzo di vetro; le partite di pallone viste sulle spalle del padre.

La nevicata del ’56 è un pezzo che tocca le corde della nostalgia con molta delicatezza, senza strafare; forse non premiata con il podio quell’anno alla kermesse nazionale, ma sicuramente capace di imprimersi nel tempo e nell’emozione. [Giorgio Chiantini]

“Ti ricordi una volta

Si sentiva soltanto il rumore del fiume la sera

Ti ricordi lo spazio

I chilometri interi

Automobili poche allora

Le canzoni alla radio

Le partite allo stadio

Sulle spalle di mio padre

La fontana cantava

E quell’aria era chiara

Dimmi che era così

C’era pure la giostra

Sotto casa nostra e la musica che suonava

Io bambina sognavo

Un vestito da sera con tremila sottane

Tu la donna che già lo portava

C’era sempre un gran sole

E la notte era bella com’eri tu

E c’era pure la luna molto meglio di adesso

Molto più di così

Com’è com’è com’è

Che c’era posto pure per le favole

E un vetro che riluccica

Sembrava l’America

E chi l’ha vista mai

E zitta e zitta poi

La nevicata del ’56

Roma era tutta candida

Tutta pulita e lucida

Tu mi dici di sì l’hai più vista così

Che tempi quelli

Roma era tutta candida

Tutta pulita e lucida

Tu mi dici di sì l’hai più vista così

Che tempi quelli.”

*

(testo da angolotesti.it)

da IMMA(R)GINE le voci di Elina Miticocchio & Sebastiano A.Patanè

di poca carta

(foto di Romina Dughero)

sono gli interminabili, muti controcanti dedicati alla bellezza

racchiusa in un orto, rovesciata dalla neve,

bianca come geranio al davanzale di aprile anni fa

e ancora echeggia la voce e dice casa

La gemma che rilascia piano l’antico riverbero

quello delle stelle notturne e viceversa

delle strane linee degli occhi, dei rosmarini…

– i prati filati di voci, ricordi la gioia degli azzurri?

ricordo la gloria degli ulivi quando l’argento ti sfiorava il viso

e la presenza, tutte le parole…

Notturna l’ora che adombra le cose e le riposa

come le giostre che coprono le doglie

o le ginestre tra sassi e grida

silenzio e porta tra veglia e sonno

piccolo salto in luce è

l’angolo di strada che sta alla sinistra

l’occhio sostiene le schegge del vetro

la mano a segnare l’impronta.

*

improvvisando con Sebastiano A. Patanè

http://elina11.wordpress.com/2012/04/20/di-poca-carta/