Puglia, un segnale per tutta l’Italia: “RIPRENDIAMOCI LA TERRA”, un articolo di Luciano Mirone

Per conoscenza in questa sede si riporta soltanto uno dei tanti articoli usciti in queste ore sull’attività di difesa del territorio salentino (Puglia) da parte del suo popolo; leggiamo dal Quotidiano L’Informazione di mercoledì 29 marzo 2017 l’articolo del direttore Luciano Mirone.

PUGLIA ,UN SEGNALE PER TUTTA L’ITALIA: “RIPRENDIAMOCI LA TERRA”

Quello che sta accadendo in queste ore in Puglia (nella bellissima zona del Salento) ci coinvolge e ci sconvolge al tempo stesso. Ci coinvolge perché anche noi – come i Salentini – ci sentiamo figli di una cultura contadina che per secoli ha rappresentato l’anima di questo Paese. Ci sconvolge perché in una delle Nazioni più devastate dal cemento, dalle industrie petrolchimiche e dai rifiuti radioattivi, c’è ancora gente disposta a difendere la Terra anche a costo di essere caricata dalla Polizia.

Il fatto sconvolgente è che le proteste non riguardano solo lo stravolgimento di un pezzo di Salento per il passaggio del gasdotto della Tap, ma una cosa molto più innocente e profonda: la difesa a oltranza di duecento ulivi secolari, che devono essere espiantati perché ostacolano il percorso. Certo, saranno ripiantati in un’area adiacente, come si è detto (l’importante è liberare quegli ottanta chilometri di Salento da questi ulivi che – detto ironicamente – frenano lo sviluppo), ma questo, secondo i No Tap, sconvolgerà l’armonia e gli equilibri di un territorio delicatissimo che è bello così, non come si vorrebbe che fosse.

Il fatto sconvolgente è che in Puglia c’è gente che finalmente ha capito la differenza fra sviluppo e progresso, ha capito che una fabbrica può essere costruita a condizione che non inquini, che una casa può essere costruita a condizione che non deturpi, che il gasdotto può passare dalla loro regione, ma a condizione che non devasti ottanta chilometri di paesaggio, perché quel paesaggio per la Puglia è tutto: l’identità, la storia, l’economia di una Terra che da sempre vive di agricoltura e di turismo.

Mentre il simbolo di Roma è il Colosseo, di Parigi la Torre Eiffel, di New York la Statua della libertà, della Puglia sono questi ulivi secolari che – al pari del Colosseo, della Torre Eiffel, della  Statua della libertà – non possono essere tolti da dove sono sempre stati.

A questo va aggiunto il fatto che, a causa del batterio della Xilella (leggi qui), questo straordinario patrimonio dell’umanità rischia di essere cancellato o ridimensionato per gli espianti decisi dallo Stato e dall’Unione europea che – come nel caso della Tap – non tengono in considerazione le proteste di una parte del popolo salentino.

Nel caso della Tap ci riferiamo alla proposta di un percorso alternativo che – elaborata dal comitato  e dalla Regione Puglia, in controtendenza con lo Stato – dovrebbe coinvolgere il porto di Brindisi, fatto che non incontra i favori dei costruttori dell’opera per i costi maggiori da affrontare.

Nel caso della Xilella ci riferiamo al fatto che – secondo il movimento che si batte per la difesa del paesaggio – non esistono ricerche scientificamente certe sulle cause dell’essiccamento di alcuni ulivi, con le conseguenze che un posto straordinario come il Salento rischia di deprezzarsi e di diventare facile preda degli speculatori.

In Puglia lo scontro è questo e la posta in gioco è alta. Il governatore Emiliano lo ha capito e ieri ha accusato lo Stato: “Non è vero che la Puglia non vuole il gasdotto. E’ il governo che non comprende le esigenze della popolazione”. Non è la prima volta e temiamo che non sia l’ultima. Ma da questo pezzo d’Italia sta partendo un segnale bellissimo: riprendiamoci la Terra con un atto d’amore nei confronti degli ulivi. Un fatto che sconvolge. E che coinvolge.

Luciano Mirone

immagine: opera di Renato Balsamo, Ulivo di Puglia (1995)