una poesia di Paul Eluard

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da Nuove poesie d’amore (Crocetti Editore, 2010)

.

La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore
girotondo di danza e di dolcezza,
aureola del tempo, culla notturna e sicura,
i tuoi occhi non m’han sempre veduto
io non so tutto quello che ho vissuto.

Foglie di luce e schiuma di rugiada
canne del vento, sorrisi odorati,
ali che rischiarano il mondo,
navi di cielo cariche di mare,
sorgenti dei colori, a caccia d’ogni suono.

Profumi schiusi da una covata d’aurore
che giace ancora sulla paglia degli astri,
come il giorno deriva da innocenza,
intero il mondo dai tuoi occhi puri
e il mio sangue fluisce in quegli sguardi.

Paul Eluard

(traduzione di P.Bigongiari)

Nâzım Hikmet, I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

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I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya
sono così le spighe, di primo mattino;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà un giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

[1948]

*

Nâzım Hikmet, Poesie d’amore – OscarMondadori

due poesie di Alejandra Pizarnik

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Edward Hopper, Morning Sun (Sole di mattina), olio su tela, 1952

 

Chi illumina

Quando mi guardi
i miei occhi sono chiavi,
il muro ha segreti,
il mio timore parole, poesie.
Solo tu fai della mia memoria
una viaggiatrice affascinata,
un fuoco incessante.

§

Presenza

La tua voce
in questo non potersene uscire le cose
dal mio sguardo
mi spossessano
fanno di me un vascello in un fiume di pietre
se non è la tua voce
pioggia sola nel mio silenzio di febbri
tu mi liberi gli occhi
e per favore
parlami
sempre

Alejandra Pizarnik

da Nuove poesie d’amore, Crocetti Editore – trad. di Claudio Cinti

Jacques Prévert, Sabbie mobili

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Renato Guttuso, figura distesa (1961) – china e acquarello su cartone intelato, cm 72×100

 

Sabbie mobili

Dèmoni e meraviglie

Venti e maree

Lontano di già si è ritirato il mare

E tu

Come alga dolcemente accarezzata dal vento

Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando

Dèmoni e meraviglie

Venti e maree

Lontano di già si è ritirato il mare

Ma nei tuoi occhi socchiusi

Due piccole onde son rimaste

Dèmoni e meraviglie

Venti e maree

Due piccole onde per annegarmi.

§

Sables mouvants

Démons et merveilles
Vents et marées
Au loin déjà la mer s’est retirée
Et toi
Comme une algue doucement caressée par le vent
Dans les sables du lit tu remues en revant
Démons et merveilles
Vents et marées
Au loin déjà la mer s’est retirée
Mais dans tes yeux entrouverts
Deux petites vagues sont restées
Démons et merveilles
Vents et marées
Deux petites vagues pour me noyer.

*

Jacques Prévert

(testi dal web)

 

Nâzım Hikmet, poesie d’amore

03-La-marchande-de-fleurs-1968-©-Atelier-Robert-Doisneau
La marchande de fleurs, 1968 © Atelier Robert Doisneau

 

Rubai

(Componimento poetico secondo la metrica tradizionale arabo-persiana)

 

 Istanbul, 1933

 

È l’alba. S’illumina il mondo

come l’acqua che lascia cadere sul fondo

le sue impurità. E sei tu, all’improvviso

tu, mio amore, nel chiarore infinito

di fronte a me.

 

Giorno d’inverno, senza macchia, trasparente

come vetro. Addentare la polpa candida e sana

d’un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia

all’aspirare l’aria in un bosco di pini.

 

Chi sa, forse non ci ameremmo tanto

se le nostre anime non si vedessero da lontano

non saremmo così vicini, chi sa,

se la sorte non ci avesse divisi.

 

È così, mio usignolo, tra te e me

c’è solo una differenza di grado:

tu hai le ali e non puoi volare

io ho le mani e non posso pensare.

 

Finito, dirà un giorno madre Natura

finito di ridere e piangere

e sarà ancora la vita immensa

che non vede non parla non pensa.

*

Rubai

1948

 

Il raggio è riempito di miele

i tuoi occhi son pieni di sole.

I tuoi occhi, mia rosa, saranno cenere

domani, e il miele continuerà

a riempire altri raggi.

 

Non mi fermo a rimpiangere i giorni passati

– salvo una certa notte d’estate –

e anche l’ultima luce dci miei occhi azzurri

ti annuncerà lieti giorni futuri.

 

Un giorno, madre natura dirà: «Mia creatura

hai già riso, hai già pianto abbastanza».

E di nuovo, immensa

sconfinata, ricomincerà

la vita, senza occhi, senza parola, senza

pensiero…

 

*  *  *

da Poesie d’amore, Hikmet-Doisneau – Oscar Mondadori, 2006

Lune aperte nella notte (versi di Cataldo A.Amoruso)

65653 per Il sasso nello stagno di AnGre

.

Lune aperte nella notte

Ferite di donna

Grembi

Occhi che vanno

Senza un perché compagno

Spalle che tornano

Lente

Verso case fredde

Il suono dei passi coperto dal vento

È freddo di sera

Quando torni

E le mani non si scaldano

E forse non hai voglia di cercare

Altro calore a perdersi

Altro affanno

Negli occhi stretti rimangono le strade

E le punte fredde dei piedi

Sospinte a fatica

 

Viene voglia solo di essere in sonno

Di abbandonare le mani al volo

Di essersi alzati dallo strapunto del letto

E tirare scarpe contro i vetri

Sono urla che nessuno sente

Come questo scivolare lento

Verso un fondo

Verso un appiglio

È già notte

E gli occhi si chiudono

Con forza

Con forza pari

Li solleverà l’alba

Ripartirà il giorno

Non sarà successo nulla

Si staccherà un’altra pagina diaria

Nessuna nuova ruga apparente

Non sarà cambiato nulla

Sarà semplicemente giorno

Incredibilmente notte.

 

*

Cataldo A.Amoruso, http://krimisa.blogspot.it/2014/01/lune-aperte-nella-notte.html

.quel giorno. (Cettina Lascia Cirinnà)

non era il giorno benedetto dal Signore

.quel giorno.

era un mattino di solitudine frastornata

da angosce terrene

gli occhi si aprivano all’infinito

nell’attesa dell’incontro

un velo di nebbia copriva la linea dell’orizzonte

e il bacio sulla guancia bruciava perché non era

quello di una sorella

nel giorno che avanzava lentamente

sollevare il braccio e con la mano scostare i capelli

su quella fronte impenitente di promesse future

.era un gesto impensabile.

gli occhi socchiusi all’inverosimile feriti

da un raggio di sole perpendicolare

colpivano il cuore stanco

e in affanno risalivamo l’ultima curva

in prossimità della casa cantoniera

i corpi in divenire abbracciavano l’aria intorno

appagati dell’effimero .nulla.

.

(Erba, 11 settembre 2012)

traduzioni, 6 – versi di Cataldo A.Amoruso

perché abbiamo vissuto soli

al centro del canneto, prigionieri

di bisce ed acque, e limi

e vivere non era solo vivere

ma stringere forte gli occhi

e non vedere, speranza di non essere

né visti

o sfiorati

l’abitudine ci sradica, prevista

dall’immobilità del tempo

 .

ricresce la palude

e gli occhi, svogliati

studiano altri modi

per non vedere, o annuire

 

[da  http://krimisa.blogspot.it/]

dopo una lettura de “l’albatros” di C.Baudelaire – di Cataldo A. Amoruso

“Credevano, essi, che per diletto li seguissimo; non immaginavano, questi marinai confinati agli abissi, che potessimo di lontano precederli, essi sempre ignari delle vastità inviolabili dei cieli, essi, fluttuanti animule credendoci attratti, catturati, atterriti sulle plance, essi ridendosi del nostro disagio, dello sgomento nel contrarsi dei nostri orizzonti…guardate, quello che crede di irretirci ghermendoci con la sua sciocca pipa a mo’ di becco, e l’altro che mima, anima claudicante, l’incedere ai suoi occhi incerto: ché non coglie l’insolito e il raro del moto trattenuto nelle ali, e si illude, chissà, di non dover capire…poi che a volte ci stacchiamo dal cielo, ad alleviare le solitudini degli umani, e ci insinuiamo nelle loro terrene occupazioni, e oltrepassiamo i loro sguardi e i pensieri…così, come poeti: i loro versi sono come le nostre ali, arditi, e candidi, come desideri…non rinunceremo, non li abbandoneremo- mai- quelli che vorranno elevarsi e salpare dagli abissi amari, quelli che, smesso l’abito dell’arciere, udranno alto il senso dei nostri richiami”

http://www.krimisa.blogspot.it/2012/03/oziosa-mente.html