Di cosa siamo parte? di Giorgio Chiantini

Think-For-Yourself

Di cosa siamo parte?

Il grande impiego di capitali, vite umane e distruzioni ha generato guerre moderne, che hanno permesso all’Occidente di non sporcarsi più le mani nei modi canonici del “fare la guerra” contro altre Potenze. La logica del profitto ai giorni nostri ha ormai innescato, senza possibilità di fermarla, una distruzione sistematica e irrazionale di tutti i diritti conquistati con anni di lotte sociali incruente, che avevano messo al centro della società l’Uomo e la sua dignità di Persona, fino alla esasperata condizione di governi che sopprimono posti di lavoro, istruzione, sanità pubblica e assistenza per i bisognosi, negando di fatto il diritto di avere diritto.

I soggetti colpevoli di questa deriva che ci sta spingendo alla recessione, favorendo la distruzione di qualsiasi forma di umanità e solidarietà, non sembrano – anzi, non lo sono (abbattendo il beneficio del dubbio grazie alla realtà che si ha sotto gli occhi) – per nulla turbati dal fatto che a pagare siano i più deboli, milioni di persone incolpevoli espropriati della loro dignità e ignorati sistematicamente.

Tutto immolato nel nome dei mercati che regolano il respiro del mondo.

Poche persone con il potere di decidere la sopravvivenza o meno, di interi paesi e popolazioni.

Sono queste le nuove guerre scatenate tra borse e spread; guerre, che non fanno più morti e feriti, non distruggono più territori e città, ma distruggono intere generazioni, negando loro la possibilità di un futuro.

Per assurdo e in modo fortemente provocatorio teso alla riflessione, salvando l’idea che spesso si sono vissute condizioni migliori in periodi storicamente peggiori, si potrebbe anche valutare positivamente le modalità attraverso le quali venivano combattute le guerre mondiali dell’altro secolo, poiché i danni causati innescavano una crescita economica virtuosa, che cominciava proprio attraverso la ricostruzione stessa dei paesi distrutti…

Ora possiamo solo credere in un cambiamento che provenga da quella parte di Umanità ancora non infetta da tutto questo modernismo malato, prendendo coscienza che questo perverso meccanismo economico – che lascia in altri territori fuori dall’occidente privilegiato le guerre, quelle vere che ancora esistono e servono come motore per le industrie belliche o per accaparrarsi il petrolio e/o altre ricchezze, combattute quotidianamente senza che nessuno da “nessuna parte” alzi un dito per l’incolumità delle persone coinvolte – sta trasformando gli uomini in schiavi, costretti a vendere il loro lavoro per un pezzo di pane, dando vita a un mostro, senza patria e senza pietà che ci auguriamo dal profondo, non finisca per negare anche qualsiasi forma di speranza.” [Giorgio Chiantini]

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 Nota finale di “Voci di cambiamento”, AA.VV. pdf a cura de Il sasso nello stagno di AnGre scaricabile qui: VOCI DI CAMBIAMENTO AA.VV – poesia & arte 27settembre’14 – Il sasso nello stagno di AnGre

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Non ti meraviglino, l’insistenza del fiore – di Cataldo A.Amoruso

15 dicembre 2014

Non ti  meraviglino, l’insistenza del fiore
le radici in cerca, le superfici verso il cielo
rivoltate in petali, non sondare oltre
il confine azzurro che preme ai seni
con  colori  pronti a cangiarsi, come solo sanno
gli occhi e il cuore, in una morsa impareggiabile
che tutto avvolge,
e pure, aperta risiede
in un palmo di terra
il regno di un fiore
uno solo, a reggere i confini
di questo tempo che  svolge
il suo rotolo di sere
e notti, umide di pensieri.

Così è la terra, turgida intorno al fiore
e tu, con i tuoi occhi a tendere
ad un domani che si fa cielo.

Non ti meraviglino, i nomi a fiore
sussurrati sulla tua pelle

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Cataldo Antonio Amoruso

http://krimisa.blogspot.it/

Forza venite gente!

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Giotto, San Francesco e il sultano – Basilica Superiore di Assisi

Per essere parte di questo 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, Il sasso nello stagno ha scelto due canzoni tratte da “Forza venite gente”, un musical teatrale incentrato sulla vita di San Francesco d’Assisi, messo in scena da Michele Paulicelli nel 1981, ancora oggi piacevolissimo e coinvolgente. Il musical narra in prosa e musica alcuni episodi della vita di Francesco d’Assisi, realizzando – a parer mio – l’aspetto più bello del francescanesimo stesso: la gioia.

I brani scelti sono: La Luna, che riprende l’episodio della vita del giullare di Dio in cui si reca in Oriente per parlare con il Sultano, mettendo in evidenza un elemento di unione (qui rappresentato dalla luna) e cercando, fin dai suoi tempi, un dialogo proficuo tra due grandi religioni ed E piansero i lupi nel bosco, sottolineato da una musica festosa, in cui la voce di Chiara insieme con il coro dei frati e delle Creature, narra la toccante esperienza della morte soltanto fisica del santo, che si somma in luce al Cielo, vissuta persino da un diavolo strepitante per aver perso un fiero rivale e da Sorella Morte, che si immagina abbia pianto – persino lei! – per la dipartita stessa di Francesco…(Angela Greco)

LA LUNA

Francesco: Luna, luna, là che solitaria in cielo stai
Che tutto vedi e nulla sai

Capo arabo: Luna, luna là
Che sui confini nostri vai
E fronti e limiti non hai
E tutti noi uguali fai

Francesco: Tu che risplendi
Sui nostri visi bianchi o neri
Tu che ispiri e diffondi
Uguali brividi e pensieri
Fra tutti noi quaggiù

Capo arabo: Luna, luna là
Mantello bianco di pietà
Presenza muta di ogni Dio
Del tuo del mio
Del Dio che sa

Francesco: Tu che fai luce all’uomo errante in ogni via
Dacci pace, la tua pace
La bianca pace e così sia
Per questa umanità

Ah… Ah… Bianca luna, bianca luna……..

E PIANSERO I LUPI NEL BOSCO

Frate Francesco è vivo tra noi
E c’è nel cielo più luce che mai
Tra i cherubini gelosi di lui
Dell’angelo bellissimo

E tra le foglie un vento passò
Al suo respiro che andava lassù
E la sua terra la terra restò deserta senza lui

E piansero bianche nel chiostro
Le monache date a Gesù
Giovanni chiamato Francesco non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

Chiara: solo amore, amore, amore,
Tutto amore, amore, amore fu
Infinito amore, amore
Fosti solo amore, amore tu

E piansero i lupi nel bosco
Le rondini, i cigni e le gru
Giovanni chiamato Francesco non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

Dimmi morte che mi hai fatto?
Mi hai rubato un’anima
La più gagliarda che incontrai
Dimmi…con chi lotto, chi combatto
Se non c’è quel santo frate maledetto
Il più perfetto tra i nemici miei

Sorella dagli occhi di teschio
Quell’attimo hai pianto anche tu
Un gelido bacio e Francesco
Non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

[i testi delle canzoni sono tratti da www.undicietrenta.it/forzaven.htm]

Walt Whitman, Ahimè! Ah vita!

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opera di Jacek Yerka

 

 

Ahimè! Ah vita! di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei di senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più
sciocco di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre –
Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?
.
Risposta
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Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.
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Walt Whitman, da Foglie d’erba – BUR, Milano 1988

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sinergia poetica con accompagnamento pittorico: versi di Romeo Raja & Angela Greco e opera di Gianni Gianasso – per IO AL PLURALE FA NOI

Gianni Gianasso - BLU 381 • acrilico e olio su tela • cm 100× 80 - Ciclo Stati di Replica • 2003
Gianni Gianasso – BLU 381
acrilico e olio su tela, cm 100× 80 – Ciclo Stati di Replica (2003)

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E quelle volte

 

I passi a volte ingannano

li sai a memoria e cammini

nemmeno pensi che li stai mettendo

uno a uno in fila.

Altre volte sono così pesanti

e quelle volte, guardi

t’accorgi così che sono parole

in successione accadute

che portano lontano

o solo più vicino

fino alla speranza al punto e all’incontro

e di meraviglia riconosci la strada

per un altro mattino.

 

Scendendo dal cielo davanti a una chiesa

fra l’azzurro e la vita è posta una croce.

 

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Romeo Raja & Angela Greco

 

IO NO.I di Grazia Albanese – per l’evento IO AL PLURALE FA NOI

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opera di Antoni Tàpies

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Non ho ragionato neanche un momento

sulla forma da indossare

che colore scegliere

o sull’intenzione della sfumatura.

 

Lo scatto è uno sguardo d’orgoglio

che schiaffeggia l’idiozia e la presunzione

di chi mangia se stesso, si riempie la pancia

e rutta un ego indigesto anche a se stesso.

 

Non confondo il mio fiato.

 

L’onere e l’onore di essere una persona qualunque

è sostenere una qualunque persona,

qualsiasi cosa voglia dire.

 

Quel tanto che basta per dirci Noi.

 

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[Grazia Albanese]

Cinque (Romeo Raja)

Luca Crocicchi

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Oggi.

  Anche oggi ho ucciso un sogno.

  Quando uccidi un sogno non ti vuoi bene

  o forse te ne vuoi troppo

  dopo un minuto capisci che non c’è differenza

  ma è passato quel minuto

  di una carezza che ha lasciato cinque dita.

  Aspetti che i segni passino

 oppure una sciarpa se è freddo. 

 

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