Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Luca Gilioli

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OLTRE LA RETE:  Luca Gilioli 

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dark rooms
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barattiamo l’estremo
nelle stanze più buie.
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scendiamo gradini
per creare discontinuità.
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piacere nella notte
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al volante percorro ogni notte
le strade della mia città,
e lo spettacolo che ho davanti
agli occhi è stupefacente:
tonde lucine sgargianti danno
vita al paesaggio come cristalli
di neve colorata sospesi a
mezz’aria, ribellatisi contro
il loro destino di cadere al suolo
e disperdersi in pochi istanti.
il buio diventa puro sfondo,
e sempre più lontano non
spaventa il mio procedere.
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ma il vivere quest’esperienza
mi si ritorcerà contro prima o poi:
farsi di miopia può uccidere.
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battaglie agli scacchi
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con lo “Scacco”, penultimo rintocco,
al sacrificio è spinta la Regina:
il Re con la Torre corre all’arrocco
mentre di lei si fa carneficina.
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ma i Pedoni e i Cavalli non fan muro
e il Re, con i suoi Alfieri, è sguarnito:
lo “Scacco matto” oramai è sicuro.
ma già di rivincita ecco un vagito.
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(i versi sono qui riportati, come dall’autore nell’originale)

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Luca Gilioli nasce il 12 dicembre 1984 a Modena. Consegue la laurea in Scienze della Cultura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Modena e Reggio Emilia; in merito alla tesi di laurea ottiene 7 riconoscimenti in concorsi letterari nazionali, tra cui il ‘Premio 150 anni Unità d’Italia’ alla XXXIII edizione del concorso Città della Spezia e il ‘Premio speciale Frontiera’ alla IX edizione del concorso Lago Gerundo. Dall’età di sedici anni scrive poesie, con le quali riceve numerosissimi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali. I suoi testi sono presenti oggi su quotidiani, antologie e riviste di settore: tra queste ultime «Inchiostro», «Osservatorio Letterario – Ferrara e l’Altrove», «Ellin Selae», «La Masnada», «Prospektiva», «Quaderni padovani di poesia e tecnica», «Gagarin – Orbite culturali», «Vernice» e molte altre, mentre le sue raccolte poetiche s’intitolano Orionidi (Bernini Editore, Modena, 2011) e Dodici (Edizioni Il Fiorino, Modena, 2012). In seguito al terremoto che ha colpito il territorio della ‘Bassa modenese’ nel 2012, ha curato assieme alla scrittrice Roberta De Tomi l’antologia poetica solidale La luce oltre le crepe (Bernini Editore, Modena, 2012), che vanta la prefazione del noto scrittore Giuseppe Pederiali.

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Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Luigi Ianzano

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OLTRE LA RETE: Luigi Ianzano 

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versi tratti da Spija nGele [Scruta il Cielo]

“Il volume raccoglie versi scelti, nuovi o rivisitati. Il primo tempo, Criscenza, disvela l’iter esistenziale che prelude al secondo, Come ce mbizza la cèreva, a schiudere la pienezza della lode, preghiera più preghiera. Verità dell’uomo in pelle d’oca, rivissuta con – si parva licet – l’affanno di Leopardi, lo strazio di Giobbe, la letizia di Francesco, l’apoteosi di Dante. Fiducia cresciuta a suon di patibolo, che riempie di significato e trasfigura. Fatica di scoprire ciò che, a guardar bene, è già svelato: tutta la scienza e tutta la sapienza saranno nello scrutare il Cielo. La trascrizione si conforma alle proposte di normalizzazione grafica di Francesco Granatiero (grafia DAM dei Dialetti Alto Meridionali – leggi anche qui).”

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Ma tu
pecché po te spirde,
me lisse mmacande
a pedë mbussate,
me scurce lu larde,
me mbuche de sckande
a tterra abbelata?
E scòce e më jarde:
seddùzzeche, chiande,
treménde pe ll’ati.
Pecché po te spirde?
Da joje addenande
na zénna de hiate!
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/ Ma tu… perché d’un tratto ti dissolvi, mi pianti vuoto e impantanato, mi rendi denutrito, mi lasci ardere di spavento nella terra che prima dissodi? E scuocio e deperisco a suon di singhiozzi, compianti, tormenti per il mio prossimo. Perché d’un tratto ti dissolvi? D’ora in avanti un po’ di respiro!
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Com’e dda chianda ché cë vòta
a gne vvutatora de sole
e parë quasa pustigghiona,
e lla palómma tesa tesa
cu ll’ócchie scacchiate alla luna,
la vede tónna e bbellaggiona
e lla fa paré n’atéttànde,
propia accuscî, quanne tu rirë
tutte lu munne ce n’addona.
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/ Come quella pianta che si volta ad ogni giro del sole parendo quasi guardona, e la tortora impettita con l’occhio sgranato verso la luna, la trova tonda e bella e da essa stessa vien resa ancor più bella, proprio così, quando tu sorridi tutto il mondo ne rimane estasiato.
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Spija nGele
… conoscerete la verità e la verità vi farà liberi
(Gv 8,32)
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Spija ngele, papà, quanda stédde
ce tenne massera cumbagnìja
e quand’acriddë rìrene a nottë
tetecate da sta bbella luna.
Tutte, pa’, sta chembóste pe tté.
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Ndinne. Ché lli fa si ddua e ddua
nón fanne sembe quatte, e lla mégghie
fijura alla mupégna te jabba,
te cavuceja, te mbrétta, e apprésse
vè la pucundrìja… ché lli fa?
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Tu nón facenne lu scattevute.
Spija nGele, ti’ a mendë ché dicë:
tutte, pa’, ce chembónne ind’e tté.
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Scruta il Cielo ….Guarda in cielo, (caro di) papà, quante stelle ci tengono stasera compagnia e quanti grilli sorridono a notte fonda solleticati da questa bella luna. Tutto, papà, è così disposto per te. / Considera. Che importa se due più due non farà sempre quattro, e la più affidabile apparenza oltre ogni limite potrà ingannarti, tradirti, imbrattarti, e di conseguenza si ripresenterà la malinconia… che importa? / Tu non smettere di desiderare. Scruta il Cielo, cogline il messaggio: tutto, papà, si potrà ricomporre in te.
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Luigi Ianzano vive a San Marco in Lamis sul Gargano, dove è nato nel 1975. Maturità classica, laurea in legge, docente di scienze giuridico-economiche e sostegno didattico negli istituti superiori del vastese. La scrittura creativa una felice propensione, specie in ambito poetico e in lingua nativa (variante apulo-garganica del napoletano). Dopo un romanzo e alcune plaquette di versi giovanili, ha pubblicato la raccolta Taranda mannannera [“Taranta messaggera”] nel 2005, la laude Come ce mbizza la cèreva [“Come si porta la cerva”] nel 2007, la silloge Fòchera mbétte mestecate [“Fuochi interiori mantecati”] nel 2011, la raccolta Spija nGele [“Scruta il Cielo”] nel 2016. In gestazione Daìnde [“Viscere”]. Ha promosso e diretto l’Officina letteraria La Putèca fra creativi in lingua locale. È censito nella mappa sonora internazionale Poetry Sound Library. Suoi interventi compaiono, tra l’altro, sulla rivista Studi Medievali e Moderni del Dipartimento di Lettere Arti e Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Chieti-Pescara XXI 2017 (direttore Gianni Oliva); negli Annali del Dipartimento di Scienze Giuridico-Sociali e dell’Amministrazione dell’Università degli Studi del Molise IX 2007 (direttore Valentino Petrucci). La tesi di laurea su “Identità plurale dell’Europa e valori giuridici di riferimento” è pubblicata nel 2009 dal Consolato dei Maestri del Lavoro del Molise. Coniugato e padre di due figli, laico francescano. Nella Fraternità dell’Ordine Francescano Secolare di Puglia ha ricoperto vari incarichi di servizio regionale, dalla presidenza al segretariato alla formazione (nota tratta dal sito luigiianzano.it).

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Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Franco Pappalardo La Rosa

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OLTRE LA RETE: Franco Pappalardo La Rosa

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da L’orma di Sisifo – Poesie (1962-2012), Prefazione di Giovanni Tesio, Ed.Achille e La Tartaruga, Torino 2018.

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VIA DAFNE

Eri un bimbo sperduto, non avevi un nome.
Solo la testa nera avevi, gli occhi neri
e i capelli arruffati contro il vento. Col cuore
gonfio trattenevi il pianto tra due golfi
di case aperti al mare e clamore di ragazzi
e panni al sole nella trama dei fili sopra i tetti.
A due passi da casa, via Dafne fu la prima
pena di sentirti solo a petto stretto, il disperato
strazio per una pista smarrita.
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Adesso grandi corsi, viali, piazze
quella pena irridono, la sfanno con dolcezza
come nebbia. Rimane l’accanirsi delle dita,
il gesto di serrare i pugni in tasca, vano
a trattenere quel nulla di te. E ogni passo,
veloce, più veloce, tenta la soglia
d’ombra che l’attira, la distanza infinita
si fa bruma di soffi. Tu sei di là, dove
la strada trema al volo breve dei passeri,
il fiato non giunge a farsi voce:
un alito di brezza.
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TRA OMBRE

La chiara domenica si scioglie;
odore di vento viene dai vicoli
che a tratti svelano il fresco del mare.
«Ma certo» – mi fa –, «inganno
è il tempo: un niente. È l’alibi forse,
il beneficio di darsi una ragione.
E intanto ti fai passato: un’ombra
che trascina i suoi ricordi».
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A passi svelti, discordi nel meriggio,
a precederci, a inseguirmi come un gioco,
la smania di ferirci, il gesto pronto:
«È inutile» – le rispondo –, «basterebbe
lo sguardo che scruta oltre le cose,
il tuffo di tenerezza a mescolarle,
a dire loro: addio, care! Addio!…».
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Nel nitido raro di quest’ora in città,
non è il fragore del viale a sorprenderci.
È l’improvviso specchiarci negli occhi
degli altri, l’urto casuale d’un braccio
nella folla, il dirsi così, sopra pensiero:
«Fra poco ripasserò dove mi trovo
a raccattare la mia ombra offesa».
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INVERNO

Ma queste lamiere di vento discordanti
nella notte che resiste a farsi luna,
quest’accordo di vani soliloqui…
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Altro inverno che va in brividi
al fondo stormire di rami, di stelle:
il gelo dei passi sulla neve a perdersi
dov’è sgomento l’eclissi degli anni,
la memoria un rifugio di ore, di volti,
di gesti (e rimorsi senza parole),
in rassegna.
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Dolcemente ondeggiano alle raffiche
le cime degli ontani, enorme presepe
incantato, la città si scioglie in vapori di luce
e l’alba già vince il tripudio delle ombre.
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Tornerà, tornerà nei viali candidi-intatti
a fremere fra poco un mondo d’ire
e lunghe file di uomini appariranno
anonimi di sorrisi, di denti, di voci
che rimbalzano:
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in illusioni ancora eluderanno
il freddo gioco della morte.
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Franco Pappalardo La Rosa, giornalista, critico letterario, narratore, è nato a Giarre. Completato il liceo classico, si è laureato in Giurispudenza all’Università di Torino, città dove vive da molti anni. Ha collaborato alle pagine culturali di quotidiani e riviste; ha redatto “voci” di letteratura italiana per il Dizionario della Letteratura Italiana (Milano, Tea, 1989), per il Grande Dizionario Enciclopedico – Appendice 1991 (Torino, Utet, 1991) e per il Dizionario dei Capolavori (Milano, Garzanti, 1994). Ha pubblicato alcuni libri di critica letteraria, fra i quali: Cesare Pavese e il mito dell’adolescenza (Edizioni dell’Orso, Alessandria, 20032); Lo specchio oscuro: Piccolo, Cattafi, Ripellino (ibidem, 20042); Viaggio alla frontiera del Non-Essere. La poesia di Giorgio Caproni (ibidem, 20062); Il poeta nel “labirinto”: Luciano Erba (ibidem, 20062); Alfonso Gatto. Dal surrealismo d’idillio alla poetica delle “vittime” (ibidem. 2007); Il fuoco e la falena. Sei poeti del Novecento (Caproni, Cattafi, De Palchi, Erba. Piccolo, Ripellino), ibidem, 2009; Cinque studi. Esemplari di narrativa italiana del Novecento (su Associazione indigenti di M. Collura, Caro Michele di N. Ginzburg, L’amore è niente di M. Lattes, Il compagno di C. Pavese, Fratelli e Il custode di C. Samonà), ivi, Achille e La Tartaruga, 2015; e Le storie altrui. Narrativa italiana del penultimo Novecento (77 recensioni e interviste), ibidem, 2016. Oltre a L’orma di Sisifo – Poesie (1962- 2012), Prefazione di Giovanni Tesio, ibidem, 2018, ha pubblicato alcune opere di narrativa, fra le quali: Il vero Antonello e altri racconti, Acireale, Lunarionuovo, 1985; Angelo, Torino, Ananke, 1999; Il caso Mozart, romanzo, Postfazione di Giorgio Bárberi Squarotti, Roma, Gremese, 2009; Rondò. Tre racconti, Nota critica di Giovanni Tesio, Milano, Mimesis, 2012; Farandoletta. Un sogno in Sicilia, romanzo, Torino, Achille e La Tartaruga, 2018.
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Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Giampaolo Giampaoli

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OLTRE LA RETE: Giampaolo Giampaoli 

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Il vento
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Il vento prepotente
offende una natura inerte,
la piega; alberi dal fusto debole
come vecchi curvi
sulla loro nostalgica umanità.
Il vento allontana
le nostre anime irrisolte
frutto di onestà punita,
ci scorgiamo e ci perdiamo,
ci ritroviamo confusi,
estranei alla dolcezza,
e cerco parole per dipingere
il succedersi delle emozioni,
ripetibili nell’indistinto.
Ci ritroviamo uniti,
uno compenetrato nell’altra,
la felicità, lo capiamo,
è nella fusione dei corpi.
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La tua terra
……………………………….a mio padre
Della tua terra
restano pochi passi,
risorgerà in piante spontanee
volte dalle miei mani
al desiderio dei frutti.
L’inverno stordisce,
si dissolve la linfa,
si perde in un etere cupo,
la morte lacera Persefone
rapita dalle cure materne.
Il dolore e il rimpianto li hai accolti,
li hai assunti nelle braccia
offerte alla tua terra
che attende di destarsi felice
nella primavera, al tuo spirito
mai perso.
.
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Per voi
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Cedo un foglio bianco,
pagina dello schermo afona,
scrivete una vostra sentenza
sulla materia dolce e aspra
della poesia, emersa
dall’oscuro antro dell’essere.
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Giampaolo Giampaoli è laureato in storia contemporanea e ha svolto il dottorato di ricerca presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, discutendo una tesi sulle vicende dell’emigrazione dai paesi della montagna toscana tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Insegna materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado. Nato a Lucca il 12 febbraio del 1973, dopo la sua prima raccolta Diario di poesia per Prospettiva Editrice uscita nel 2002 ha pubblicato la silloge Frammenti, realizzata in e-book per il sito dell’Associazione Cesare Viviani di Lucca, centro culturale con cui collabora tuttora come membro del consiglio direttivo e curando la presentazione degli autori. Nel 2017 il sito “Poesie in versi” ha pubblicato la sua ultima raccolta La qualità dei sentimenti, ancora una volta esclusivamente in versione digitale. Alla produzione poetica da anni l’autore affianca l’attività di articolista e recensore per varie riviste letterarie. In passato ha collaborato con “Progetto Babele”, presso cui in qualità di redattore ha lavorato per la selezione dei testi, e con il portale letterario “Opposto”. Attualmente scrive per le riviste online “Mangia Libri” e “Pagina Tre” e i suoi interessi si restringono alla poesia, alla letteratura noir e alla promozione di manifestazioni culturali. Sue recensioni di opere di poeti contemporanei sono state pubblicate dal sito “La Recherche”, su cui sono apparse anche alcune liriche inedite. Nel 2018 il portale letterario “Bibbia d’asfalto” gli ha dedicato uno spazio come autore ospite, proponendo cinque suoi componimenti. Altre poesie inedite sono uscite sull’antologia dell’Associazione Cesare Viviani e sui blog letterari “Larosapiù” e “Balbruno”.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Giancarlo Serafino

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OLTRE LA RETE: Giancarlo Serafino 

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Testi tratti dalla raccolta Maestrale ed altri venti…

L’arrivo
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Il treno non passa più, la curva è vuota
la stazioncina un puntello di gruviera,
sulla lavagna intarsia ombre la sera.
Arrivasti tu calpestando binari
sui mirti asciugasti una bandiera,
può darsi che cercavi qualcuno.
Chissà! E non c’era chi aspettavi.
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Quest’anno non viene la primavera.
Le hanno strappato i lillà e calpestato anemoni.
Non viene. Lo dice pure il guardiano della
rosicata gruviera, e si che ne sa di stagioni!
Tu raccoglievi bacche di lentisco e radici di liquirizia
simboli di amicizia nella simbiosi mediterranea.
E ti hanno visto fare il verso agli uccelli e giocare
con una biscia, già da noi è perduta la sapienza
antica di gioire con la natura.
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Quest’anno non viene la primavera.
Le hanno strappato i capelli che erano ranuncoli
lucenti, fili di sole che srotolavano strade.
La macchia è bruciata, solo il tuo mirto profuma.
C’è chi dice che lo hai salvato vomitando sul fuoco
svuotando acqua e dolore.
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Io sento che è tutto vero.
Perché son certo che sei un uomo venuto dal mare.
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Lo Straniero
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Uno sbatter d’ali le colombe
sul lastrico le gazze nere e bianche
carmelitane scalze a guardia del silenzio.
Ricordi quel ragazzo con larga fronte
che ebbe sete?
Sulla stagnola la masseria ed un cane.
Si fermò sotto il mandorlo
e mangiò panricotta e mele.
Cantò nenie.
Le cicale invitate dalla morte tacquero.
Eravamo al centro della stanza
che inclinava…
Una pantera d’acqua divorava
il nostro sudore
tutto scivolava in diagonale
tra il basilico e l’afa…
Anche l’amore.
.
Sabbia e fiori di carne,
sulla sua fronte un cieco sbattere
di pipistrello oscurava grano e falce.
Si alzò arrotolando il fazzoletto
e venne a porgere mani.
Levigate d’acqua disegnavano
oasi lontane di versi e di pensiero.
Ed erano mani!
Mani che avevano scavato, accarezzato
masturbato e forse ucciso…
di fronte a noi acquasantiera.
.
Era sete vera!
Per un po’ d’acqua avrebbero inciso
versi sui macigni.
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Giacca al vento
.
Al destino ho imbucato
lettere di sopravvivenza
per tenere a bada
i giorni bendati,
è come quando imparai
ad andare in bicicletta
che pedalavo traballando
in strade larghe nell’incertezza.
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E quella mia bicicletta
usata che mio padre
aveva assemblato
la conservo modellata
nelle ossa.
Una leggera spinta e vado
giacca al vento
(a volte senza mani)
mentre la sua voce roca
mi avvolge ancora:
“Vai! Vai! Non cadere!”
.
.
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Giancarlo Serafino (Campi Salentina 16 luglio 1950 ) ha pubblicato nel 2003 “Passaggio d’estate”, Zane editrice, con la presentazione di Giuseppe Vese. Sempre nel 2003 è stato Premio Athena per la poesia “Nenia che galleggia sull’Adriatico”. Ancora per la Zane Editrice nel 2007 ha pubblicato “Per canto e per amore” con la presentazione di Giuliana Coppola. Nel 2011 per i caratteri della CFR edizioni, ha pubblicato “Poesie sociali e civili” a cura di Gianmario Lucini, con note di Enzo Rega e di Antonio Spagnuolo. Nel 2012 è terzo al premio Don Milani per la legalità e la responsabilità con la silloge “Città Fenicie” che sarà pubblicata nel 2012, per i caratteri della CFR, con prefazione di Arnaldo Èderle. Con la casa editrice Terra D’Ulivi pubblica nel 2015 “D’incondizionato amore” (Premio Vitruvio-libro edito 2016). e nel nel 2016 “Asimmetriche Coincidenze”. È  presente nelle antologie “Impoetico mafioso” “SalentoSilente” “La giusta collera” “Oltre le nazioni” “Ai propilei del cuore” “A che punto è la notte”, “Il ricatto del pane” “Mille voci per Alda”, Fondamenta instabili, “Keffiyec-Intelligenze per la pace”, “I poeti e la crisi”. Come autore è inserito nel primo volume della CFR “Enciclopedia degli autori di poesia dal 2000”. Fa parte dello storico sodalizio poetico “l’incantiere” fondato da Arrigo Colombo. È poeta apprezzato nel web, dove sue poesie appaiono in diversi blog, gruppi poetici e riviste (egli stesso è amministratore del gruppo “Cenacolo”). Docente e Psicologo vive e lavora a Lecce.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Francesco Paolo Dellaquila

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OLTRE LA RETE: Francesco Paolo Dellaquila

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Non ho molto tempo
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Non ho molto tempo
l’attesa cammina lenta
e si porta via il senso del dovere
la visione limpida degli eventi
l’esame cosciente del pensiero
.
Il ticchettio delle dita sul tavolo
spezza l’unghia sottile
le altre sopportano i solchi del legno
ma tu non t’accorgi
sono solo corde di una chitarra
c’è tanta musica nell’orecchio
un giro armonico è quello in La minore
.
ma tu mandi coriandoli al vento
poi cerchi di seguirne uno
non sai che attendere soluzioni
non rinnova
si resta con la morte in gola
.
prima o poi ti ritroverai
con le orbite degli occhi
attaccate al muro
.
patire illusioni senza pagare
vale una vita intera
così come fa un fiore
il suo profumo è la sua fine
oppure la nascita lungo il tempo
.
smettila di strillare
la tua voce distoglie la poesia
il tempo non sopporta più la notte
lo dice anche il canto di una civetta
.
.
.
La poesia
.
La poesia
parte dai vicoli delle sciagure
da parole in agonia
da parole morte e risanate
.
la poesia ha il profumo acre
del dolore
legge l’intesa dei muri perimetrali
della morte
scrive gli interstizi degli amori finiti
macchia o colora le pagine bianche
della solitudine
.
chi può mai dire di poesia restando umano
c’è l’ansia nel poeta
l’arte del digiuno
la luce flebile della candela antica
.
la poesia
esige la fragilità del pianto di un bambino
si nutre dell’erba amara dell’ipocrisia
stringe le mani dalle lame affilate
.
la poesia sfiora
la carezza rovente della menzogna
poi
si fa gloria d’essere amata
.
.
.
Chi sono
.
Chi sono
se giunta la notte
mi ritrovo tra molteplici
inermi e sconosciute
forme
.
Chi sono
in un letto illogico d’altezza
per concessione dovuta
solo alla morte
che poi venerando e pregando
tutti dell’eternità passata
l’hanno vista
ma nessuno
sa dirmi com’è fatta
.
effimero è l’ordine della luce
arriva, resta,
vaga
sui confini delle case
si perde
sulla curva di un recondito avvenire
.
pensare
intensamente pensare
è come voler guardare
l’altra faccia della follia
.
.
.

Francesco Paolo Dellaquila è nato a Barletta, città storica sull’Adriatico meridionale alla foce del fiume Ofanto, che ha dato i sui natali al famoso pittore impressionista Giuseppe De Nittis e al velocista campione del mondo Pietro Mennea con il quale ha frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale; conoscitore di musica, ha scritto testi depositati alla SIAE, suona la chitarra e il pianoforte. Ha pubblicato i seguenti libri: nel 2008 “L’altro Senso” – Narrativa onirica; nel 2010 “Il mistero del bacio nell’alone rosso di una rosa” – Romanzo; nel 2012 “Semplicemente l’amore” – Poesia; nel 2017 “Un mondo in quattro quarti” – Prosa ritmica e poesia. Nel dicembre 2013, in collaborazione con l’esperta d’arte dot.ssa Cinzia Dicorato, presenta al “Palazzo della Marra” di Barletta una conferenza su Giuseppe De Nittis, durante la quale proietta un suo video-documento. Nel 2104 risulta primo classificato, giuria esperti, al concorso di poesia nazionale “La Stradina dei Poeti” – Barletta, con la poesia dal titolo: “Vorrei scrivere”. Da alcuni anni collabora, come docente esterno, con l’Università della Terza Età di Barletta, dove presenta le sue opere. Francesco Paolo Dellaquila, oltre alla poesia, si dedica anche alla scrittura di testi teatrali che presenta in diverse occasioni. Promuove, organizza e presenta eventi culturali. Francesco Paolo mira alla diffusione e divulgazione della poesia e delle attività culturali ad essa correlate, con il gruppo di “Tinelli Poetici”. Ha partecipato con una sua poesia alla pubblicazione di una antologia promossa dalla fanzine “Versante Ripido” dal titolo “La pacchia è strafinita”. Attualmente sta lavorando ad un suo progetto teatrale,ì che sarà presentato nell’ambito di una rassegna stagionale presso la Sala Athenaeum di Barletta

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Rossella Cerniglia

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OLTRE LA RETE: Rossella Cerniglia

poesie tratte da Mito ed Eros

Notte e pioggia
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Piove nel vicolo
che si incunea tra case
e rovina.
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È notte. Pioggia
che bisbiglia appena
sopra il marciume
d’una città sconfitta.
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Miseria scivola
nel buco obbligato
del pozzo senza fine.
.
Scuro anfratto
nicchia di niente
il silenzio si dipana
come un sonno di morti
che da finestra oscura
scruti la luce bagnata
dei fanali.
.
Cade pioggia
.
oscurità e pioggia…
e un passo
che si aggira.
.
.
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Nella selva
.
Avanzano passi
tra rovi
una selva
di catrame
di rifiuti
.
uccello
dalle penne lordate
stride più in là
strappato
impigliato
ingabbiato
tra sterpi
.
l’ala spezzata
mi duole
che fu dell’angelo
caduto
perduto
nella fitta tenebra
.
neri fumi
si levano
da montagne di detriti
.
cercano
per i cieli sconvolti
l’azzurro
le ali migranti
verso altri lidi.
.
.
.
Il limite
.
Montagne di vertigine
precipitano sino al cuore della terra.
Brune, di creta infernale
con valli sprofondanti
nell’abisso. Cos’è che ha infranto questa
soglia d’ombra dove s’attarda
l’anima in attesa e ascolta
– fattosi silenzio –
l’impervio, il dirupato cadere
i rami infranti, spezzati
nella tragedia e il sonno svelto
dalle tempie con mano
di morte? Viene improvviso
per rimanere, per lasciare
l’indelebile traccia
definitivo solco
che demarca il limite
del non più valicabile
ed eterno.
.
.
.

Rossella Cerniglia è nata a Palermo, dove vive. Laureata in Filosofia è stata a lungo docente di materia letterarie nei Licei della stessa città. La sua attività letteraria ha inizio con la pubblicazione di Allusioni del Tempo (con presentazione di Pietro Mazzamuto), ed. ASLA – Palermo 1980; seguono Io sono il Negativo (con prefazione di Nicola Caputo), ed. Circolo Pitrè – Palermo 1983; Ypokeimenon (con introduzione di Elio Giunta), ed. La Centona – Palermo 1991; Oscuro viaggio, ed. Forum/Quinta Generazione – Forlì 1992; Fragmenta (con introduzione di Giulio Palumbo), Edizioni del Leone – Venezia 1994; Sehnsucht (con prefazione di Maria Grazia Lenisa), ed. Bastogi – Foggia 1995; Il Canto della Notte (con nota critica di Ferruccio Ulivi), ed. Bastogi – Foggia 1997; D’Amore e morte, stampato a Palermo nell’anno 2000; L’inarrivabile meta (con prefazione di Elio Giunta), ed. Ila Palma – Palermo 2002; Tra luce ed ombra il canto si dispiega (antologia e studio critico comprendente anche i testi di altri quattro autori palermitani, a cura da Ester Monachino), ed. Ila Palma – Palermo 2002; Mentre cadeva il giorno (con introduzione di Giorgio Barberi Squarotti), ed. Piero Manni – Lecce 2003; Aporia (con prefazione di Salvo Zarcone), ed. Piero Manni – Lecce 2006; Penelope e altre poesie (con prefazione di Pietro Civitareale), ed. Campanotto – Pasian di Prato 2009. Nel giugno del 2013, per l’Editore Guido Miano di Milano, ha pubblicato un’Antologia che propone un breve saggio delle prime dodici sillogi poetiche, con disamina di Enzo Concardi. Infine, essendo risultata vincitrice, per l’inedito, al Premio “I Murazzi” di Torino, nel 2017, le è stata stampata l’ultima sua raccolta di versi Mito ed Eros – Antenore e Teseo con altre poesie. Per quel che riguarda la narrativa, nel 1999 ha pubblicato il romanzo Edoné…edoné, ed. La Zisa di Palermo; nel 2007, ancora per l’editore Piero Manni di Lecce, viene stampato il suo secondo romanzo dal titolo Adolescenza infinita e infine, per l’Editore Aletti di Villalba di Guidonia, il libro di racconti Il tessuto dell’anima. L’ultima pubblicazione è il saggio “Riflessioni, temi e autori”, tra le opere premiate a “I Murazzi” 2018 “con dignità di stampa”. Collabora e ha collaborato con alcune riviste, tra cui “Vernice” della casa editrice Genesi di Torino e  Alcyone 2000 dell’editore Guido Miano di Milano; a quelle telematiche LinkSicilia, Palermomania, meridionews, Culturelite ed altre, e ha ricevuto favorevoli riconoscimenti e attestazioni da parte di numerosi critici e letterati. È stata premiata in diversi altri concorsi letterari. Suoi versi e profili critici sono presenti in antologie e riviste letterarie, tra cui L’Altro Novecento (vol. II e III) a cura di Vittoriano Esposito edito da Bastogi, 1997; nella rivista Poesia dell’editore Crocetti di Milano;  in Poeti scelti per il terzo millennio (2008),in Storia della Letteratura italiana (vol. IV,  (2009)  e in Poeti italiani scelti di livello europeo ( 2012), dell’Editore Guido Miano di Milano; più recentemente in Il rumore delle parole ed. Edilet, 2014, e in Come è finita la guerra di Troia non ricordo, ed. Progetto Cultura, Roma, a cura, entrambi, di G. Linguaglossa, e in molte altre.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Davide Cortese

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OLTRE LA RETE: Davide Cortese

poesie tratte da Darkana (Ed. LietoColle, 2017)

C’è altrove un mio volto
che emerge dalle acque
e si fa isola.
È la punta di un iceberg
sepolto dall’abisso.
C’è altrove un’isola arcana
che non è che il mio volto
emerso
in un altro tempo.
.
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Le mie mani, secoli or sono
furono tatuate sul petto
di un giovane marinaio di Lisbona.
(Stringevano l’elsa di una spada.)
È già accaduto
nella canzone di un vecchio di Baghdad
il bacio che io e te ci siamo appena dati
dicendoci: “tu sei il mio demone”,
“il mio demone sei tu”.
Qualcuno mi ha già conosciuto
a un ballo in maschera a Dresda
nel 1723.
.
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Navighi nel mio buio
tacendo la canzone antica.
Remi nel mio sogno di te.
Fendi il mio mare segreto
nell’alba tragica dei miei occhi.
Tracci il periplo del mio volto
e indugi sulla mia bocca.
Ti sento tra le labbra
bruciare come nome proibito,
come una parola celata
che tutto avvelena del suo mistero.
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Davide Cortese è nato nell’ isola di Lipari nel 1974 e vive a Roma. Nel 1998 ha pubblicato la prima silloge poetica, titolata “Es”, alla quale sono seguite le sillogi:  “Babylon guest house”, “Storie del bimbo ciliegia”, “Anuda” , “Ossario”, “Madreperla”, “Lettere da Eldorado”, “Darkana” e “Vientu”, una raccolta di poesie in dialetto eoliano. Nel 2015 ha ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “don Luigi di Liegro” per la poesia. E’ autore del romanzo “Tattoo motel”, di due raccolte di racconti e della monografia “I morticieddi – morti e bambini in un’antica tradizione eoliana”. E’, inoltre, un illustratore ed ha all’attivo numerose mostre collettive e personali. Dal 2013 è membro del gruppo performativo “artisti§innocenti”. Un suo cortometraggio: “Mahara” è stato premiato dal maestro Ettore Scola alla prima edizione di Eolie in video, nel 2004, e all’Escamontage film festival, nel 2013.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Roberto Bertoldo

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OLTRE LA RETE: Roberto Bertoldo

Al popolo

Mi sono accorto di amarti
quando sei stato il mio corpo
e io la sua contingenza.
Ho scoperto il viatico della sua insania
quando i fogli della povertà
sono stati strappati dalle mie poesie.
Oh popolo che ho amato
perché l’amore è questo stronzo grido
che mi porto sempre dietro
nella faretra colma di versi.
Non avere paura della lapide,
non avanzare pretese assurde,
chi sa amare ha anche il dono della vergogna.
(da Il popolo che sono, Mimesis Edizioni, 2015)

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Ci sono giorni in cui le labbra luride cantano

Ci sono giorni in cui le labbra luride cantano,
allora lavorano ai fianchi le parole, escono di merda –
e per noi la prova è l’infimo,
chiazze di lungimiranza infettano i sensi,
non c’è cazzo di vita nel vivere!
e ci fa paura prendersela con i venti
che scuotono sulla palpebra la notte dormiente,
come quando gli aerei ci passano sulla testa per andare a colpire
e sentiamo noi la scheggia che spezza i bimbi degli altri,
il peccato è anche questo essere risparmiati
perché le nostre mani non sanno fermare la disgregazione
di un paese, delle primavere, della paternità.
Non voglio fare il poeta ma amare sí, cristo!
bruciatemi le pergamene all’atto finale,
ma questo cuore lo rispetterete fino all’inferno.

(da Pergamena dei ribelli, Edizioni Joker, 2011)

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La peste

Il dolore non ha orizzonte
né crepuscolo, neppure vendette:
le stelle porgono carezze assolute.
Io sono ucciso, il vento è una coperta malata
che assembla il cielo. La notte, invano,
sbuccia nuovi sogni. Hanno confitto
un mazzo di crisantemi nel mio cuore,
mentre un ciarlatano portava lacrime
per il ristoro. Io sono stato un uccello nero
con le ali inchiodate e il becco
che tracciava mappe sulle cortecce.
La vita è un foglio a quadretti,
noi sappiamo che i corvi affamati,
dalle stoppie, ci recitano poesie.
(da L’archivio delle bestemmie, Mimesis Edizioni, 2006)
(testi scelti da AnGre)

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Roberto Bertoldo – Nato a Chivasso nel 1957 e laureato in Lettere e filosofia all’Università degli Studi di Torino con una tesi sul petrarchismo negli ermetici fiorentini. Si è interessato in particolare di filosofia e di letteratura dell’Ottocento e del Novecento. Dopo una militanza negli anni ’70 come redattore di riviste, poeta e narratore, si è ritirato per 15 anni al fine di proseguire la sua personale ricerca di scrittore. Di questi anni sono una serie di libri di poesia  e di narrativa, alcuni tuttora inediti. Ha svolto per vari anni consulenze esterne di poesia e narrativa per alcune case editrici. Nel 1996 è tornato all’attività pubblica fondando la rivista internazionale di letteratura “Hebenon” (oggi chiusa) con la quale ha affrontato lo studio della poesia italiana e straniera moderna e contemporanea. Teorico del ‘nullismo’, come superamento del nichilismo assiologico, e della ‘fenomenognomica’, come titanica proiezione fenomenologica, ha approfondito varie questioni di teoria della letteratura. Dirige collane di poesia straniera e di saggistica. Ha tradotto Benjamin Constant, Cecilia (Mimesis, Milano 2013) e Marcel Proust, Poesie d’amore (Mimesis, Milano 2018) ed ha all’attivo numerosi titoli editi di poesia, narrativa, saggistica e filosofia.

All’indirizzo http://www.hebenon.com/roberto_bertoldo/index.html è disponibile la Bio-bibliografia estesa dell’autore.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Nicola Romano

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OLTRE LA RETE: Nicola Romano

da D’un continuo trambusto (ed. Passigli, 2018)
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QUALE GIORNO
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Quale giorno aspettare
quello del dì di festa
col fascio d’erba in mano
i giorni della merla o dell’apocalisse
della Santa patrona
che oscilla fra le case
o del nibbio che migra
sperando di tornare?
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se adesso è solo impaccio
e nero nelle unghie
la mia scorza d’attesa
dura come torrone e vuota come il cielo
Pure una voce sembra sussurrare
che da una soglia in poi
ogni cosa parrà senza ragione
e che false pianure graveranno
sul ristretto cammino che rimane
e diversa sarà ogni imminenza
Intanto metto in fila minutaglie
di piccoli cammei chiusi nel cuore
pur se un vagòre s’apre e si rintana
nell’ombra delle mensole sul muro
.
e il mattino m’adagia solitario
come un tir posteggiato alla frontiera
.
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HAPPY HOUR
.
Che si diranno
i ragazzi aggomitati
sulle panche del bar
quando fa sera
addentando penombra
e mesticanze
con un brusio
di gesti chiacchierini
che sembrano diatribe
ad un affare?
.
Stretti in un girotondo
di calici e di voci colorate
quali verdi questioni
scioglieranno
coi toni che s’innalzano
tra un afrore di note
e di olio fritto?
E nel fluire gaio delle ore
si passano
la luna nei bicchieri
poi scrollano dai baveri
briciole di risate
.
finché ogni baldanza
s’inflemma nei giacigli
della notte
.
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MEZZA LUCE
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Poteva essere
un trionfo di luce
un nettissimo fascio di bagliori
a governare il giro fra le piazze
invece vince sempre la penombra
dei porticati o delle pensiline
della serranda alzata quattro dita
o delle frasi dette e mai concluse
.
Cupa e insolvente va la mezza luce
dentro i vicoli stretti e negli androni
su quegli amori tiepidi e assopiti
sulle amicizie tenui ed insolute
come penombra stesa sopra i letti
o sull’appendipanni dell’ingresso
.
Sta negli occhi appannati
del giorno che dissolve i suoi chiarori
senza un lieve barlume di concordia
e non sa dirci nulla che conviene
quella penombra che s’accosta accanto
ed in silenzio struscia appena il viso
come le maglie appese ai mercatini
.
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Nicola Romano risiede a Palermo, dove è nato nel 1946. Giornalista pubblicista, è stato condirettore del periodico “insiemenell’arte” e attualmente collabora a quotidiani e periodici con articoli d’interesse sociale e culturale. Con opere edite ed inedite é risultato vincitore di diversi concorsi nazionali di poesia. Alcuni suoi testi hanno trovato traduzione in esperanto e su riviste spagnole, irlandesi e romene. Nel 1997 ha partecipato, su invito, ad incontri di poesia in Irlanda insieme all’attrice Mariella Lo Giudice ed ai poeti Maria Attanasio e Carmelo Zaffora, con lettura di testi a Dublino, Belfast, Letterkenny e Londonderry. Nel 1984 l’Unicef ha adottato un suo testo come poesia ufficiale per una manifestazione sull’infanzia nel mondo svoltasi a Limone Piemonte. Tra le sue ricerche, particolare attenzione ha prestato ai poeti Vittorio Bodini, Raffaele Carrieri, Leonardo Sinisgalli, Giorgio Caproni, Alfonso Gatto ed allo scrittore Antonio Russello. Attualmente dirige la Collana di poesia dell’editrice palermitana “Spazio Cultura”.
Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: I faraglioni della mente (Ed. Vittorietti, 1983); Amori con la luna (Ed. La bottega di Hefesto, 1985) con prefazione di Bent Parodi; Tonfi (Ed. Il Vertice, 1986); Visibilità discreta (Ed. del Leone, 1989) con prefazione di Lucio Zinna; Estremo niente (Ed. Il Messaggio, 1992) con una nota di Melo Freni; Fescennino per Palermo (Ed. Ila Palma, 1993); Questioni d’anima (Ed. Bastogi, 1995) con prefazione di Aldo Gerbino; Elogio de los labios (Ed. C.Vitale, Barcelona, 1995); Malva e Linosa, haiku, (Ed. La Centona, 1996) con prefazione di Dante Maffìa; Bagagli smarriti (Ed. Scettro del Re, 2000) con prefazione di Fabio Scotto; Tocchi e rintocchi (Ed. Quaderni di Arenaria, 2003) con prefazione di Sebastiano Saglimbeni; Gobba a levante (Ed. Pungitopo, 2011) con prefazione di Paolo Ruffilli, tradotto a Barcelona (E) con il titolo “Luna menguante” (Ed.Emboscall, 2017); Voragini ed appigli (Ed. Pungitopo, 2016) con prefazione di Giorgio Linguaglossa; Birilli (Ed. dell’Angelo, 2016) – sei poesie con un’incisione di Girolamo Russo; D’un continuo trambusto (Passigli editori, 2018) con prefazione di Roberto Deidier

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Adua Biagioli Spadi

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OLTRE LA RETE: Adua Biagioli Spadi

da Il tratto dell’estensione (Poesie, Ed.La Vita Felice, 2018), sezione “La linea fragile”
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Sempre la fragilità si dirige sommessa alla deriva
nello slaccio d’abbandono del sentire,
è la lacrima a cogliere la perfetta stanza
della noncuranza,
incauto nascondiglio della goccia
il passaggio della scesa,
là dove l’arrestarsi precede il dardo, la caduta
l’affidarsi estremo, disorientato abbraccio.
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Dagli scomposti sensi della nuvola
prende forma l’astratto ricomporsi, ariette nuove
resta il volto frastagliato dell’amore
oltre il sasso nero,
secolare aggrumo di un evento fermentato.
Ripartirò da qui, dall’incendio dei colori
luoghi incerti della brezza.
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Ogni accadimento sottrae qualcosa
porta in un limbo
al faro rotto e ai frantumi delle foglie
la svirgolata viola sopra l’occhio perde i sensi,
i pensieri furono intarsi del non so più chi sono:
le onde fisse nella notte di Munch
l’urlo silenzioso in volto – nessun messaggio –
solo il linguaggio muto del cercare vita.
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Adua Biagioli Spadi (Pistoia, 1972) – Maestra d’Arte e Operatore culturale e dello Spettacolo ha conseguito studi artistico-letterari all’Università di Firenze in Lettere e Filosofia, indirizzo di Storia e Critica del Cinema (dopo un anno di frequenza presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze). Attualmente si dedica alla Poesia, partecipa a conferenze, incontri con l’autore, reading letterari e ogni tanto…dipinge (è una colorista). Ha pibblicato: L’Alba dei papaveri – poesie d’amore e identità (La Vita Felice, 2015); Farfalle – poesia e arte (Ed. GaEle, 2017); Il Tratto dell’estensione – poesie (La Vita Felice, 2018). Vincitrice di numerosi premi è presente anche in diverse antologie; è presente on line con un sito a suo nome.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Annamaria Ferramosca

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OLTRE LA RETE: Annamaria Ferramosca

Forse con una donna
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Forse con una donna
disperata di te, del tuo mondo
non serve dividere corone
meglio farsi esuli insieme
navigare con lei navicella lunare
approdare su placide ginecosfere
dove lei è dispensiera
di pane e parole
.
Forse con una donna
sentire più spesso stupore
che istupidimento, soprattutto
quando dalle macerie risorgono
lentamente i villaggi
illimpiditi dal pianto e lei
ricomincia a parlare alle rose
.
Forse con una donna
ridere insieme
della tua enfasi e imperfezione
lei complice custode
di pienezza e inquietudine
del riso e del pathos
che non debordi
nel suo patimento
.
Ti immerge
nella morbida offerta
tu colmo di lei le correnti
inverti al tuo mare, dissenti
dal banditore che eri
(ora più aperte sul mondo le porte)
da Curve di Livello, Marsilio, collana Elleffe a cura di Cesare Ruffato, 2006

.

di voce attesa
.
una specie di lamento sottile
un gemito piccolo di gioia
come un timbro distorto per l’iridescenza delle acque
è la voce embrionale che attraversa la bolla salina
risuona nelle vene alla madre
e preme e le canta la sua elementare infanzia
chiede di sfolgorare in concerto nel giorno
dell’uscita luminosa quando
il minuscolo corpo verrà adagiato
sull’addomepianeta che riconosce
.
l’emissione di onde alla madre si compie
per distacco di corone vocali sottili come aureole
e lei interpreta e trema e costruisce
un paesaggio di case-alberi-strade
divinazione al primo cammino
lei avvia un’assertiva preghiera
salute prima poi bellezza e buona sorte ex aequo
.
tutto accadrà dovrà accadere
per volontà- rito-destino
o solo per un in-cantamento
.
***
.
maternale
.
mi sono coperta di sabbia
in empatia con l’isola che dorme
davanti a me una donna-scoglio
la fronte alta contro le nebulose
la gola piena come in largo respiro
sazia del suo ventre in attesa
.
mi sono coperta di sabbia
a mimare il suo profilo
entrare nel suo tempo
– nove mesi come millenni –
ho atteso un battito un segno
( quel falco improvviso su di noi le sue frasi
in altissimi cerchi )
.
mi scrollo via la sabbia
cammino sulla riva
in questa luce augurale che apre
la coincidenza dei tempi
una sposa venirmi incontro
sorridermi con il suo lasciapassare dal mito
la manocarezza sul ventre
.
come fossi sua madre le chiedo
il tempo del parto
.
.
nota: Sardegna, spiaggia di Portu Tramatzu
.
da Canti della Prossimità, in La Poesia Anima Mundi, a cura di Gianmario Lucini, Edizioni puntoacapo, 2011

*

Annamaria Ferramosca è nata a Tricase (Lecce) e vive da molti anni a Roma, dove ha lavorato come docente e ricercatrice in campo scientifico, ricoprendo al contempo l’incarico di cultrice di Letteratura Italiana per alcuni anni presso l’Università RomaTreHa all’attivo collaborazioni e contributi creativi e critici con varie riviste nazionali e internazionali e con i più noti lit-siti italiani di poesia. Fa parte da molti anni della redazione del portale poesia2punto0, dove è ideatrice e curatrice della rubrica Poesia Condivisa, che diffonde in rete la poesia di grandi autori da tutto il mondo. Sue pubblicazioni in poesia: Andare per salti, (Ed.Arcipelago Itaca, Osimo-Ancona 2017, introduzione di Caterina Davinio – Premio Arcipelago Itaca 2016, ); Trittici—Il segno e la parola (Ed. DotcomPress, Milano 2016); Ciclica, (La Vita Felice, 2014); Other Signs Other Circles (Altri Segni, Altri Cerchi, raccolta antologica di poesie 1990-2009, Chelsea Editions, New York, collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, 2009, Introduzione e traduzione di Anamaría Crowe Serrano); La Poesia Anima Mundi (monografia a cura di Gianmario Lucini) e la silloge Canti della prossimità (puntoacapo editrice, 2011); Curve di livello (Marsilio, 2006); Paso Doble (Empiria, 2006, raccolta di dual poems, poesie bilingui a quattro mani, coautrice Anamaría Crowe Serrano, con traduzione inglese di Riccardo Duranti); Porte / Doors (Edizioni del Leone, 2002, traduzione inglese di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti); Porte di terra dormo (Dialogo Libri, 2001, plaquette); Il versante vero (Fermenti, 1999). Ha curato la versione poetica italiana del volume antologico di percorso del poeta rumeno Gheorghe Vidican,  3D – Poesie 2003-2013 (CFR 2015). Tra i riconoscimenti ricevuti vi sono il Premio “Guido Gozzano”, “Arcipelago Itaca”, “Astrolabio”, “Naji Naamans Literary Prize” (Beyrut); è stata, inoltre, inclusa nella rosa del Premio Elio Pagliarani e finalista ai Premi “Camaiore”, “Lerici Pea”, “Pascoli” e “Lorenzo Montano”. Suoi testi sono stati tradotti in inglese, francese, tedesco, spagnolo, greco, rumeno e albanese.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Concezio Salvi

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OLTRE LA RETE: Concezio Salvi

Poesie tratte da Marco Mauro

(edito nella collana “Biblioteca Elvira” diretta da Franco Campegiani, Edizioni Grafica Campioli, Monterotondo, 2016 –  postfazione di Cinzia Baldazzi.)

Nota dell’Editore – Prezzo: 1 euro. Perché? “Questo libro costa un euro, da dare in carità per le Anime Sante: perché? «Questo libro è un lumino, una fiammella che arde, che arderà per sempre, per il mio amico Marco Mauro, a cui è dedicato», così mi ha spiegato l’Autore, Concezio Salvi. A Cabbia di Montereale (Aq), dove sono nati Mauro, Concezio e Mario Durantini, autore dello struggente ricordo giovanile di Mauro, che segue questa nota, quando si accompagna un defunto, prima alla Chiesa, poi al camposanto, alla Valle, all’inizio della processione camminano uomini e donne, ragazzi e ragazze, che recano in mano un lumino acceso, a loro donato dai parenti del morto, insieme a dei soldi, in genere  un euro, per l’Anima dello scomparso, in carità. Concezio non ha mai spento quel lumino che gli fu consegnato, nell’agosto del 2015, al funerale di Mauro, e quella fiammella arde e arderà ancora, tra le pagine di questo libro. Chiunque prenda questo libro prende quel lumino, e così dovrà fare una carità per le Anime Sante, di almeno un euro. Questo è il prezzo di questo libro, scritto in memoria di Marco Mauro Salvi, un uomo semplice, un uomo grande, un uomo giusto: così, da tutti, mi è stato narrato.”

*

HO ADOTTATO
.
Ho adottato un piccolo nocciolo
cresce nel giardino riparato
lo piantò l’amico dell’infanzia
sperando che i miei figli lo gustassero
.
ora è diventato un altro altare
appendo a quelle foglie i miei sospiri
ad ogni suo rametto le preghiere
adesso è primavera e sto pregando.
.
Ho adottato un piccolo nocciolo
ora è alto forte e mira il cielo
.
da dove lo protegge chi lo fece.
.
.
.
SUPPLICA
.
Volgete Angeli del Padreterno
i vostri sguardi sopra la Caja
vedrete lacrime lutti lamenti
feste interrotte figli nei venti
.
volate lievi sopra Vaesanti
poi risalite a Collemanelli
puntate veloci alla Chiesola
per rimbalzare fino a Castellu.
.
Dopo cabrate sopra Sarrocco
per salutare le Anime Sante
giunti sul ponte a Pilacosta
ripasserete sopra Vaesanti.
.
Il giro d’amore a volo radente
sia raccontato nei Regni dei Cieli
.
sia benedetto il nostro Paese
nei cuori affranti
torni il sereno.
.
.
.
TUTTO SI RINNOVA
.
Ho conosciuto i bagni nelle stalle
l’acqua corrente solo nelle conche
il riscaldamento del camino
gli scarponi fatti a accrescimento
.
non potrò che essere ottimista
sul futuro della nostra gente
pur annaspando nei venti di crisi
così ricordo ai figli la partenza
.
è sconfitto solo chi volesse
noi abbiamo forti e storiche radici
temprate da terribili bufere
e l’arte antica di vedere il vento
.
l’alba nuova dopo la nottata.
.
Chi viene dall’ignoto mondo
ha solo Verità da raccontare
il sogno non è registrazione
che possa fedelmente ricordare
.
i piccoli bagliori della luce
spezzati specchi dentro l’esistenza
conservano frammenti di passati
che possono guidarci a Verità.
.
Tu presenza forte nella vita
quella che trascina la sua pena
travalica i confini dell’inganno
per approdare dove si rinnova.
.
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(testi scelti da AnGre)
.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Vincenzo Mastropirro

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OLTRE LA RETE: Vincenzo Mastropirro

T’insegnerò l’attesa
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Aspetta, aspettami
sulle scale di casa
senza mura, né tetti.
.
Aspetta, aspettami
sul ciglio della strada
dove cresce erba bruciata.
.
Aspetta, aspettami
tra i solchi di un vecchio disco
arato da una canzone di plastica.
.
Aspetta, aspettami
con le mani giunte
senza pregare nessuno.
.
Aspetta, aspettami
con tutta la mia assenza
aspetta e t’insegnerò l’attesa.
.
.
§
.
Il tuo profumo
avvolge le mie spalle
questo mi piace di te
e quando ti vedo cedo.
.
Sento le mani
che carezzano l’aria
gli occhi che brillano nel buio
e il cuore fermo per la paura.
.
Muoio ormai in solitudine
trattengo il respiro affannato
raccolgo i resti del mio corpo
e mi accompagni fuori dalla porta.
.
.
§
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Re larme de na mamme
‘mbùonnene le peccote du munne
e plizzene totte re strode ‘nzevote.
.
Re larme de na mamme
stutene l’arsìure de la lìéngue
e abbeverìéscene tutte le figghje sperdìute
.
Re larme de na mamme
s’assuchene prèime de chiange
e cementano gli occhi col sale bagnato.
.

Le lacrime di una mamma/ bagnano i peccati del mondo/ e puliscono tutte le strade sudicie.// Le lacrime di una mamma/ spengono l’arsura della lingua/ e abbeverano tutti i figli sperduti.// Le lacrime di una mamma/ si asciugano prima di piangere/ e cementano gli occhi col sale bagnato.

*

Vincenzo Mastropirro, poemusico (Ruvo di Puglia, 1960) vive a Bitonto (BA).  È flautista, compositore, poeta, didatta. Ha inciso oltre 20 CD, essenzialmente col Trio Giuliani e col Mastropirro Ermitage Ensemble e altre formazioni con un repertorio che va dal classico al contemporaneo, dalla contaminazione all’improvvisazione e suonato per importanti teatri e sale concertistiche in Italia e all’estero – Egitto, Francia, Inghilterra, Germania, Marocco, Spagna, Malta, Romania, Austria, Iraq, India, Grecia. In poesia ha pubblicato quattro raccolte: Nudosceno (LietoColle, Faloppio 2007); Tretippe e Martidde / Questo e Quest’altro (G. PerroneLab, Roma 2009, ampliata e ripubblicata presso SECOP, Corato 2015); Poésìa sparse e sparpagghiote / Poesia sparsa e sparpagliata (CFR, Piateda 2013); Timbe-condra-Timbe / Tempo-controTempo (puntoacapo editrice, Novi Ligure 2016); Notturni (Terre Sommerse Roma 2017). Compare in numerose Antologie e Blog letterari. Ha collaborato con Alda Merini, Vittorino Curci ed Anna Maria Farabbi musicando i loro versi. Tra i numerosi premi letterari, gli è stato conferito il Premio Lerici Pea 2015 – Sezione poesia in dialetto «Paolo Bertolani».

http://www.vincenzomastropirro.it

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Giovanni Luca Asmundo

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OLTRE LA RETE: Giovanni Luca Asmundo

Tre poesie da Stanze d’isola
.
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IX.
Una volta rimasta sola
le ore e le isole, vuoto orizzonte
unica differenza di giorno in giorno
la foschia del prossimo vento
.
a nulla vale ripassare a memoria ogni gesto
scorrere il libro o la tela a occhi chiusi
passare le mani sulle pareti
per placarne la sete
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tutte le sere, spento l’orizzonte
tastare il viso alla cieca
polpastrelli un tempo febbrili, adesso lenti
controllare le rughe o il sale dei capelli
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e prima di andare a dormire
lisciate le gambe con la pomice
indossati i gioielli tra i riccioli
pronta, specchiarsi in una sorda ossidiana.
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XI.
Rimettere i piedi tra i granelli roventi
la barca trascinarla di chiglia sulla sabbia
capelli increspati, le alghe sul petto
raggiungere l’amato sentiero fra le dune
artigliarsi alle poche certezze
quel vaso di basilico appoggiato in balcone.
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XIII.
E finì per assomigliare al mare
perché sempre ne aveva scrutato obliquamente
il senso, oltre il silenzio abbacinato.
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I capelli seccati più delle alghe
il pensiero in spirali di conchiglia
scheletrica ed aurea, ma gli occhi
abissi per nulla profondi e celati
da un velo impalpabile come battigia
abbagliante e già evaporata.
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E finì per assomigliare al mare
e al consumo dei giorni, incessante
e cangiante, oltre lo sguardo salato.
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Giovanni Luca Asmundo, architetto, vive e lavora a Venezia. Vincitore di concorsi nazionali di poesia, narrativa e prosa lirica, è presente nelle antologie Poesia e luce: Venezia, a cura di Marco Nereo Rotelli (2015) e Trittico d’esordio, a cura di Anna Maria Curci (Edizioni Cofine, 2017), oltre che in una serie di e-book curati dal blog “La presenza di Erato”. È tra i fondatori del progetto di poesia e fotografia “Peripli. Topografia di uno smarrimento”  ed è stato co-curatore di “Congiunzioni. Festival di poesia e video arte 2015”.