Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Nunzio Tria

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OLTRE LA RETE: Nunzio Tria

poesie scelte da L’Amore è un Lupo che Sanguina nella neve…e altre Bollette da Pagare (PoPoetry, 2017)

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In stormo a farfalle
trasvolo ideogrammi
qua e là.
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E’ il primo respiro di luce
dopo il feed-back nero pece
dell’atavico strappo
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Un tentativo d’esorcismo alla resa
la desublimazione delle atrocità
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E tutti
e tu
così razionali
così esigenti
su quel poco che resta
di me:
……….scempio del presunto
.
… dal troppo amore
muoio di voi.
.
Quel poco che resta
.
.
.
.
.
Simula il tuo dio
in un respiro
.
da tempo i miei paternoster
hanno abdicato
in favore delle baldraccagini
.
Fammi un disegno dell’utopia
o di un coma
.
e scopami
ho disertato per questo
.
Lascerei al nemico
annettersi tutta la costa
per averti qui
.
Forse lui si è già messo
a testa in giù
nel tuo utero
.
e io
ultimo il mio sangue
in Europa
.
Gorazde
.
.
.
.
.
Le nostre orme
prontamente cancellate
nella battigia
e una musica dolcissima
complice di questo planare
a fil d’acqua…
.
Preferisco ingoiare
il mare intero
che schiudere gli occhi
.
E anche se stupenda
questa notte m’impedisce…
.
Vedi quei lampioni, lì in fondo?
Mi fanno sognare
.
Facciamoci il giro delle galassie
prima di rincasare
Non ho fame. Ho solo voglia
di piangere fra le tue braccia
.
Dai, non sono triste
andiamo a prendere quella stella
e non preoccuparti
se faremo l’alba.
.
Semplicemente
.
.
.
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Nunzio Tria, classe 1956, vive a Laterza (Ta). Conseguito il diploma di maturità tecnica, si dedica agli studi umanistici divenendo promotore culturale e giornalista. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia: “Io Contro” (1994, con il contributo dell’Amministrazione comunale di Laterza); “Sconcetti” (1997, con l’Editrice Poiesis di Alberobello – BA); “Enucleo” (2004 per i tipi Campanotto di Udine) e “L’Amore è un Lupo che Sanguina nella neve…e altre Bollette da Pagare” (PoPoetry, 2017). Ha vinto: nel 2000 il Premio Letterario “Giuseppe Molino” a Messina; nel 2003 il 2°Concorso Naz. di Poesia, “Emily Dickinson” a Taranto e nel 2011 il 1° Concorso Naz. di Poesia “A come Amore” con il testo “L’amore è un lupo che sanguina nella neve”. Innumerevoli le attività di poeta, scrittore e operatore culturale: è stato cofondatore della rete dei Comuni, “Progetto Amor Loci”: Centro Internaz. per lo Studio, Tutela e Valorizzazione del Patrimonio Culturale dei Trulli, del Rupestre e delle Gravine, da Matera ad Alberobello ed in seguito anche caporedattore culturale del progetto Pis 13 “Habitat Rupestre Puglia”; nel 1999 progetta e dirige la rassegna poetico-teatrale “Disfonie: pura azione poetica, urlata sottovoce per dare fiato alla nostra terra”; nel 2006 è ideatore e curatore della prima Antologia di Poeti Laertini “Di Noi le Urla e i Canti”, voluta dall’Amministrazione Comunale di Laterza e pubblicata da Dellisanti Editore; nel 2007 è fondatore-regista della “Compagnia Teatro Instabile” di Laterza; nel 2014 produce la sua “Apologia di Socrate”, un reading teatrale itinerante.
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In questa nota biografica minima non va tralasciato di dire che Nunzio Tria è inserito in numerose e prestigiose antologie e che la sua azione di promozione e divulgazione della poesia italiana prosegue senza sosta con creazione di eventi e partecipazioni a letture poetiche con importanti voci internazionali.

 

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Stefano Vitale

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OLTRE LA RETE: Stefano Vitale

LUCE RUBATA (inediti)

Preferire la luce rubata
dell’ombra imprevista
la sorpresa del timo fiorito
la breccia d’azzurro
nel cielo imbronciato
d’indizi, promesse, segni abbozzati
presagi senza pretese
nei lampi delle stagioni
accatastate alla rinfusa
per il gusto d’una rifrazione
stretto movimento elastico
senza una destinazione
è la rinuncia preventiva
che salva dal naufragio
di lingue troppo sicure
di fantocci tanto vuoti
da sembrare così veri.
………………….Rileggendo “Quattro Quartetti” di T.S. Eliot

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Nasce la parola
nel dialogo coi morti
interrogare ostinato
di chi è vicino assente
così nel vuoto
sorge la presenza
di un’essenza ritrovata
nel desiderio della risonanza
tocca al coraggio della paura
graffiare la tavola bianca
del tempo magro e pigro
con una parola vigile e paziente
ragno in bilico
sul filo d’una vena
sospesa tra la carne e il cielo.
.
.
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a C.
.
L’innocenza degli abbracci
stretti sottoripa quando l’afa
morde molle la pelle del cielo
brillano i primi passi dell’amore
devastante armonia nella magica
sospensione dell’ombra
tu eri in quel punto esatto
e lei ti guardava dritto negli occhi
dall’azzurro caduto sul mondo
germoglio di gioia senza pensieri
di bambina felice
senza promesse, solo presente
ora, per sempre.

.

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Stefano Vitale (1958), nato a Palermo, vive e lavora a Torino. Ha pubblicato Double Face (Ed. Palais d’Hiver, 2003); Semplici Esseri (Manni, 2005); Le stagioni dell’istante (Joker, 2005), La traversata della notte (Joker, 2007); Il retro delle cose (Puntoacapo, 2012 premio “Va pensiero, Soragna – 2018); Angeli (PaolaGribaudoEditore, 2013); La saggezza degli ubriachi (La Vita Felice, 2017, premio “Città di Moncalieri 2018; “I Fiori sull’acqua”, Imola 2018;  “Aulla Città della rosa” 2019); ha curato (con Maria Antonietta Maccioccu) l’antologia “Mal’amore no” (SeNonOraQuando, 2015). Sue poesie sono pubblicate in riviste, blog e antologie. Sue poesie sono tradotte in inglese sul “Journal of Italian Translation” (2019) e sul sito Italian Poetry (2018). E’ presente in Ossigeno Nascente. Atlante dei poeti contemporanei sul portale di letteratura griseldaonline  dell’Università di Bologna e sul sito internazionale Italian Poetry diretto da Paolo Ruffilli..

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Giuseppe Schembari

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OLTRE LA RETE: Giuseppe Schembari

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UN COSMO LACERATO
 
In un
estremo
gesto eretico
 
dove
lo scorrere dei giorni
s’intasa
 
dilaziono i miei attriti
con la vita
 
come scarti
in ordine composto
 
nell’impossibile dissoluzione del delirio
 
Mi lascio
dietro
volti senza nome
 
polmoni sputati
sul selciato
 
nel triste
corredo
degli affanni
 
ai margini
di questo
non vissuto
 
Vacilla la luce
dove
termina il giorno
 
…la testa
elettrizzata
 
è un
cosmo lacerato;
 
piegato nell’ombra
da un
dolore morto
 
sui muri di calce
lascio
la mia sindone
 
Nel dizionario
dei soprusi
v’è scritto:
 
che il mal tolto
non verrà restituito

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IL PAMPHLET DELL’ODIO
 
non c’è tempo per capire il perché ci siamo traditi
 
da qui
la necessità di inventare dei surrogati esistenziali
nella catarsi del rimorso per uno slancio inesploso
 
La burocrazia della diffidenza amministra l’odio
lo vende, lo scambia, lo capovolge,
costruisce muri di sicurezza
 
un netto scollamento dall’umano
la plastica contraddizione della carità
nella caccia senza tregua per stanare il musulmano
l’uomo strano;
 
come quando in un sogno che non diventa segno
anche la podestà dell’ignoranza reclama il suo regno
 
Adesso si cammina vicini col passo fiero di chi non esiste
alla ricerca di strade sterrate, di un senso, di un dove,
di braccia protese, passerelle sospese,
mani tese
 
Emendata la storia da ogni antinomia
resta il gusto amaro dell’epurazione,
uno squarcio nel vuoto crudele dell’amnesia
 
Costantemente assediati
da inutili dibattiti sulla bioetica con effetti retroattivi;
 
alla fine sull’arca della salvezza non metteranno piede
 
i figli dell’equivoco, gli zingari, i negri e i cattivi
 
debellando per sempre ogni loro umano erede
.
.
.
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PER POCO
.
E’ mancato sempre poco
solo un passo dalla salvezza
.
un attimo
affinché anche i sogni
sapessero danzare
.
sarebbe bastato solo un soffio
a spaginare la trama
.
ma nello scarto esistenziale
confuso da pause e ingorghi
.
finisco ogni volta
per ricominciare da zero
.
.
(versi centrati nell’originale)
.
Giuseppe Schembari, nato a Ragusa nel 1963, ha pubblicato nel 1989 il volume di versi “Al di sotto dello zero” (edito da Sicilia punto L di Ragusa); vincitore e finalista in vari concorsi nazionali e regionali, tra cui – in più edizioni – Concorso di Poesia “Mario Gori”; Concorso nazionale di poesia civile “B. Brècht” città di Comiso; Premio Nazionale di Poesia “Ignazio Russo” città di Sciacca. Sue poesie sono inserite in varie Antologie di cui ricordiamo una tra tutte: “Bisogna armare d’acciaio i canti del nostro tempo” Antologia di poesie a cura di Gian Luigi Nespoli e Pino Angione. Collabora con giornali e riviste. Poeta del “Dissenso” propenso verso formule d’avanguardia linguistica e sperimentale, per il quale la poesia è testimonianza e risposta al quesito della storia e della cronaca quotidiana, relativamente alle realtà dell’oppressione e dello sfruttamento. E’ stato uno degli ultimi esponenti dell’ “Antigruppo Siciliciano”, movimento letterario nato quasi parallelamente alla Beat Generation americana, con la quale ci furono diversi contatti e collaborazioni tramite due dei maggiori esponenti di entrambi i gruppi, Lawrence Ferlinghetti per la Beat Generation e Nat Scammacca per l’Antigruppo. Il verso per Schembari diventa denuncia ed egli partecipa non come spettatore, ma come protagonista della storia, testimone scomodo ed accusatore e, denunciando un’esistenza divenuta impossibile, la poesia per lui diventa un mezzo ed un’arma contro ogni condizione di penalizzazione, contro l’emarginazione, le guerre, il consumismo, l’ambizione, la corsa al potere, la mancanza di valori in cui l’ironia, l’invettiva, la rabbia sono sassi scagliati contro la palude dell’uniformità. Giuseppe Schembari è stato da sempre dalla parte di chi subisce la violenza dell’uomo sull’uomo, ma anche della violenza di Stato, cioè la violenza operata dalla legge e da chi dovrebbe tutelarla. Nel 2015 ha pubblicato – sempre con l’editore Sicilia Punto L di Ragusa – il volume di poesie “Naufragi”.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Lucia Triolo

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OLTRE LA RETE:  Lucia Triolo

da Dedica (DrawUp Edizioni, aprile 2019)

CIO’ CHE NON RICORDIAMO

ciò che non ricordiamo
sa qualcosa di noi
il colore delle nostre vesti
l’arancio aggredito dal rosso ciliegio
quel lieve sentore di bugia
l’emozione sgualcita a pezzi
nel tappeto
le fusa del gatto
un gesto: l’ adagiarsi del corpo
il suono della porta
sul più bello
.
io non ricordo
ancora guardo
.

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da Metafisiche rallentate (Bibliotheka Eizioni, ottobre 2018)

IN FONDO ALLA FILA

Per ultima in fila
era una figura.
quasi una disattenzione
Donna lo era stata forse
un tempo
adesso era solo un grumo
di sguardi
una parola strozzata
in gola.
Ultima in fila: come lì fosse nata
-al bando
-nessuna maiuscola per lei
-né un accento
-né un segno di interpunzione
-nessuna congiunzione
-nessun interrogativo
-nessuna risposta
Solo un errore
in fondo alla fila
un errore dai mezzi occhi di brace
una metafora sbagliata.
.
Vento fermo tagliato
dal desiderio
.
Una crasi
.

.

inedito

LUNGHE PASSEGGIATE

Con un bicchiere di vino
tra le ginocchia
lunghe passeggiate
Il Venerdì Santo praticavo il digiuno
ma non avevo locuzioni interiori
forse ora uscirò di scena
come un buono a nulla
.
malia
il lembo di una veste
aspetta
l’autobus
.
.
.
.

Lucia Triolo è nata e vive a Palermo, nella cui Università ha insegnato Filosofia del diritto. Il suo impegno come scrittrice di poesia è recente, ma intenso; tra le sue ultime pubblicazioni: E dietro le spalle gli occhi (La Ruota Edizioni, Febbraio 2018); Metafisiche Rallentate (BIbliotheke Edizioni, Ottobre 2018); Dedica (DrawUp Edizioni, Aprile 2019). Ha, inoltre, pubblicato Dialoghi di una vagina e delle sue lenzuola, racconto e testo teatrale (La Ruota Edizioni Maggio 2019). È presente in numerose antologie pubblicate tra il 2016 e il 2018. Molteplici i riconoscimenti di prestigio conseguiti in diversi concorsi, tra cui: prima classificata poesia a tema ne Il canto delle Muse, 2017; seconda classificata al XIX Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa Guido Gozzano, 2018; seconda classificata al Premio in memoria di Duccia Camiciotti, nell’ambito del Premio internazionale Giglio blu di Firenze; seconda classificata, silloge inedita al Premio AlberoAndronico, 2019. Di recente alcune sue poesie -di cui una anche in traduzione spagnola- sono apparse su Rivista Atelier Web, Limeslitere e “Il pensiero di Alex”.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Luca Gilioli

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OLTRE LA RETE:  Luca Gilioli 

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dark rooms
.
barattiamo l’estremo
nelle stanze più buie.
.
scendiamo gradini
per creare discontinuità.
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.
.
.
piacere nella notte
.
al volante percorro ogni notte
le strade della mia città,
e lo spettacolo che ho davanti
agli occhi è stupefacente:
tonde lucine sgargianti danno
vita al paesaggio come cristalli
di neve colorata sospesi a
mezz’aria, ribellatisi contro
il loro destino di cadere al suolo
e disperdersi in pochi istanti.
il buio diventa puro sfondo,
e sempre più lontano non
spaventa il mio procedere.
.
ma il vivere quest’esperienza
mi si ritorcerà contro prima o poi:
farsi di miopia può uccidere.
.
.
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.
battaglie agli scacchi
.
con lo “Scacco”, penultimo rintocco,
al sacrificio è spinta la Regina:
il Re con la Torre corre all’arrocco
mentre di lei si fa carneficina.
.
ma i Pedoni e i Cavalli non fan muro
e il Re, con i suoi Alfieri, è sguarnito:
lo “Scacco matto” oramai è sicuro.
ma già di rivincita ecco un vagito.
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(i versi sono qui riportati, come dall’autore nell’originale)

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Luca Gilioli nasce il 12 dicembre 1984 a Modena. Consegue la laurea in Scienze della Cultura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Modena e Reggio Emilia; in merito alla tesi di laurea ottiene 7 riconoscimenti in concorsi letterari nazionali, tra cui il ‘Premio 150 anni Unità d’Italia’ alla XXXIII edizione del concorso Città della Spezia e il ‘Premio speciale Frontiera’ alla IX edizione del concorso Lago Gerundo. Dall’età di sedici anni scrive poesie, con le quali riceve numerosissimi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali. I suoi testi sono presenti oggi su quotidiani, antologie e riviste di settore: tra queste ultime «Inchiostro», «Osservatorio Letterario – Ferrara e l’Altrove», «Ellin Selae», «La Masnada», «Prospektiva», «Quaderni padovani di poesia e tecnica», «Gagarin – Orbite culturali», «Vernice» e molte altre, mentre le sue raccolte poetiche s’intitolano Orionidi (Bernini Editore, Modena, 2011) e Dodici (Edizioni Il Fiorino, Modena, 2012). In seguito al terremoto che ha colpito il territorio della ‘Bassa modenese’ nel 2012, ha curato assieme alla scrittrice Roberta De Tomi l’antologia poetica solidale La luce oltre le crepe (Bernini Editore, Modena, 2012), che vanta la prefazione del noto scrittore Giuseppe Pederiali.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Luigi Ianzano

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OLTRE LA RETE: Luigi Ianzano 

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versi tratti da Spija nGele [Scruta il Cielo]

“Il volume raccoglie versi scelti, nuovi o rivisitati. Il primo tempo, Criscenza, disvela l’iter esistenziale che prelude al secondo, Come ce mbizza la cèreva, a schiudere la pienezza della lode, preghiera più preghiera. Verità dell’uomo in pelle d’oca, rivissuta con – si parva licet – l’affanno di Leopardi, lo strazio di Giobbe, la letizia di Francesco, l’apoteosi di Dante. Fiducia cresciuta a suon di patibolo, che riempie di significato e trasfigura. Fatica di scoprire ciò che, a guardar bene, è già svelato: tutta la scienza e tutta la sapienza saranno nello scrutare il Cielo. La trascrizione si conforma alle proposte di normalizzazione grafica di Francesco Granatiero (grafia DAM dei Dialetti Alto Meridionali – leggi anche qui).”

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Ma tu
pecché po te spirde,
me lisse mmacande
a pedë mbussate,
me scurce lu larde,
me mbuche de sckande
a tterra abbelata?
E scòce e më jarde:
seddùzzeche, chiande,
treménde pe ll’ati.
Pecché po te spirde?
Da joje addenande
na zénna de hiate!
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/ Ma tu… perché d’un tratto ti dissolvi, mi pianti vuoto e impantanato, mi rendi denutrito, mi lasci ardere di spavento nella terra che prima dissodi? E scuocio e deperisco a suon di singhiozzi, compianti, tormenti per il mio prossimo. Perché d’un tratto ti dissolvi? D’ora in avanti un po’ di respiro!
.
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Com’e dda chianda ché cë vòta
a gne vvutatora de sole
e parë quasa pustigghiona,
e lla palómma tesa tesa
cu ll’ócchie scacchiate alla luna,
la vede tónna e bbellaggiona
e lla fa paré n’atéttànde,
propia accuscî, quanne tu rirë
tutte lu munne ce n’addona.
.
/ Come quella pianta che si volta ad ogni giro del sole parendo quasi guardona, e la tortora impettita con l’occhio sgranato verso la luna, la trova tonda e bella e da essa stessa vien resa ancor più bella, proprio così, quando tu sorridi tutto il mondo ne rimane estasiato.
.
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Spija nGele
… conoscerete la verità e la verità vi farà liberi
(Gv 8,32)
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Spija ngele, papà, quanda stédde
ce tenne massera cumbagnìja
e quand’acriddë rìrene a nottë
tetecate da sta bbella luna.
Tutte, pa’, sta chembóste pe tté.
.
Ndinne. Ché lli fa si ddua e ddua
nón fanne sembe quatte, e lla mégghie
fijura alla mupégna te jabba,
te cavuceja, te mbrétta, e apprésse
vè la pucundrìja… ché lli fa?
.
Tu nón facenne lu scattevute.
Spija nGele, ti’ a mendë ché dicë:
tutte, pa’, ce chembónne ind’e tté.
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Scruta il Cielo ….Guarda in cielo, (caro di) papà, quante stelle ci tengono stasera compagnia e quanti grilli sorridono a notte fonda solleticati da questa bella luna. Tutto, papà, è così disposto per te. / Considera. Che importa se due più due non farà sempre quattro, e la più affidabile apparenza oltre ogni limite potrà ingannarti, tradirti, imbrattarti, e di conseguenza si ripresenterà la malinconia… che importa? / Tu non smettere di desiderare. Scruta il Cielo, cogline il messaggio: tutto, papà, si potrà ricomporre in te.
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Luigi Ianzano vive a San Marco in Lamis sul Gargano, dove è nato nel 1975. Maturità classica, laurea in legge, docente di scienze giuridico-economiche e sostegno didattico negli istituti superiori del vastese. La scrittura creativa una felice propensione, specie in ambito poetico e in lingua nativa (variante apulo-garganica del napoletano). Dopo un romanzo e alcune plaquette di versi giovanili, ha pubblicato la raccolta Taranda mannannera [“Taranta messaggera”] nel 2005, la laude Come ce mbizza la cèreva [“Come si porta la cerva”] nel 2007, la silloge Fòchera mbétte mestecate [“Fuochi interiori mantecati”] nel 2011, la raccolta Spija nGele [“Scruta il Cielo”] nel 2016. In gestazione Daìnde [“Viscere”]. Ha promosso e diretto l’Officina letteraria La Putèca fra creativi in lingua locale. È censito nella mappa sonora internazionale Poetry Sound Library. Suoi interventi compaiono, tra l’altro, sulla rivista Studi Medievali e Moderni del Dipartimento di Lettere Arti e Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Chieti-Pescara XXI 2017 (direttore Gianni Oliva); negli Annali del Dipartimento di Scienze Giuridico-Sociali e dell’Amministrazione dell’Università degli Studi del Molise IX 2007 (direttore Valentino Petrucci). La tesi di laurea su “Identità plurale dell’Europa e valori giuridici di riferimento” è pubblicata nel 2009 dal Consolato dei Maestri del Lavoro del Molise. Coniugato e padre di due figli, laico francescano. Nella Fraternità dell’Ordine Francescano Secolare di Puglia ha ricoperto vari incarichi di servizio regionale, dalla presidenza al segretariato alla formazione (nota tratta dal sito luigiianzano.it).

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Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Franco Pappalardo La Rosa

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OLTRE LA RETE: Franco Pappalardo La Rosa

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da L’orma di Sisifo – Poesie (1962-2012), Prefazione di Giovanni Tesio, Ed.Achille e La Tartaruga, Torino 2018.

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VIA DAFNE

Eri un bimbo sperduto, non avevi un nome.
Solo la testa nera avevi, gli occhi neri
e i capelli arruffati contro il vento. Col cuore
gonfio trattenevi il pianto tra due golfi
di case aperti al mare e clamore di ragazzi
e panni al sole nella trama dei fili sopra i tetti.
A due passi da casa, via Dafne fu la prima
pena di sentirti solo a petto stretto, il disperato
strazio per una pista smarrita.
.
Adesso grandi corsi, viali, piazze
quella pena irridono, la sfanno con dolcezza
come nebbia. Rimane l’accanirsi delle dita,
il gesto di serrare i pugni in tasca, vano
a trattenere quel nulla di te. E ogni passo,
veloce, più veloce, tenta la soglia
d’ombra che l’attira, la distanza infinita
si fa bruma di soffi. Tu sei di là, dove
la strada trema al volo breve dei passeri,
il fiato non giunge a farsi voce:
un alito di brezza.
.

.

TRA OMBRE

La chiara domenica si scioglie;
odore di vento viene dai vicoli
che a tratti svelano il fresco del mare.
«Ma certo» – mi fa –, «inganno
è il tempo: un niente. È l’alibi forse,
il beneficio di darsi una ragione.
E intanto ti fai passato: un’ombra
che trascina i suoi ricordi».
.
A passi svelti, discordi nel meriggio,
a precederci, a inseguirmi come un gioco,
la smania di ferirci, il gesto pronto:
«È inutile» – le rispondo –, «basterebbe
lo sguardo che scruta oltre le cose,
il tuffo di tenerezza a mescolarle,
a dire loro: addio, care! Addio!…».
.
Nel nitido raro di quest’ora in città,
non è il fragore del viale a sorprenderci.
È l’improvviso specchiarci negli occhi
degli altri, l’urto casuale d’un braccio
nella folla, il dirsi così, sopra pensiero:
«Fra poco ripasserò dove mi trovo
a raccattare la mia ombra offesa».
.

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INVERNO

Ma queste lamiere di vento discordanti
nella notte che resiste a farsi luna,
quest’accordo di vani soliloqui…
.
Altro inverno che va in brividi
al fondo stormire di rami, di stelle:
il gelo dei passi sulla neve a perdersi
dov’è sgomento l’eclissi degli anni,
la memoria un rifugio di ore, di volti,
di gesti (e rimorsi senza parole),
in rassegna.
.
Dolcemente ondeggiano alle raffiche
le cime degli ontani, enorme presepe
incantato, la città si scioglie in vapori di luce
e l’alba già vince il tripudio delle ombre.
.
Tornerà, tornerà nei viali candidi-intatti
a fremere fra poco un mondo d’ire
e lunghe file di uomini appariranno
anonimi di sorrisi, di denti, di voci
che rimbalzano:
.
in illusioni ancora eluderanno
il freddo gioco della morte.
.
.

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Franco Pappalardo La Rosa, giornalista, critico letterario, narratore, è nato a Giarre. Completato il liceo classico, si è laureato in Giurispudenza all’Università di Torino, città dove vive da molti anni. Ha collaborato alle pagine culturali di quotidiani e riviste; ha redatto “voci” di letteratura italiana per il Dizionario della Letteratura Italiana (Milano, Tea, 1989), per il Grande Dizionario Enciclopedico – Appendice 1991 (Torino, Utet, 1991) e per il Dizionario dei Capolavori (Milano, Garzanti, 1994). Ha pubblicato alcuni libri di critica letteraria, fra i quali: Cesare Pavese e il mito dell’adolescenza (Edizioni dell’Orso, Alessandria, 20032); Lo specchio oscuro: Piccolo, Cattafi, Ripellino (ibidem, 20042); Viaggio alla frontiera del Non-Essere. La poesia di Giorgio Caproni (ibidem, 20062); Il poeta nel “labirinto”: Luciano Erba (ibidem, 20062); Alfonso Gatto. Dal surrealismo d’idillio alla poetica delle “vittime” (ibidem. 2007); Il fuoco e la falena. Sei poeti del Novecento (Caproni, Cattafi, De Palchi, Erba. Piccolo, Ripellino), ibidem, 2009; Cinque studi. Esemplari di narrativa italiana del Novecento (su Associazione indigenti di M. Collura, Caro Michele di N. Ginzburg, L’amore è niente di M. Lattes, Il compagno di C. Pavese, Fratelli e Il custode di C. Samonà), ivi, Achille e La Tartaruga, 2015; e Le storie altrui. Narrativa italiana del penultimo Novecento (77 recensioni e interviste), ibidem, 2016. Oltre a L’orma di Sisifo – Poesie (1962- 2012), Prefazione di Giovanni Tesio, ibidem, 2018, ha pubblicato alcune opere di narrativa, fra le quali: Il vero Antonello e altri racconti, Acireale, Lunarionuovo, 1985; Angelo, Torino, Ananke, 1999; Il caso Mozart, romanzo, Postfazione di Giorgio Bárberi Squarotti, Roma, Gremese, 2009; Rondò. Tre racconti, Nota critica di Giovanni Tesio, Milano, Mimesis, 2012; Farandoletta. Un sogno in Sicilia, romanzo, Torino, Achille e La Tartaruga, 2018.
.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Giampaolo Giampaoli

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OLTRE LA RETE: Giampaolo Giampaoli 

*

Il vento
.
Il vento prepotente
offende una natura inerte,
la piega; alberi dal fusto debole
come vecchi curvi
sulla loro nostalgica umanità.
Il vento allontana
le nostre anime irrisolte
frutto di onestà punita,
ci scorgiamo e ci perdiamo,
ci ritroviamo confusi,
estranei alla dolcezza,
e cerco parole per dipingere
il succedersi delle emozioni,
ripetibili nell’indistinto.
Ci ritroviamo uniti,
uno compenetrato nell’altra,
la felicità, lo capiamo,
è nella fusione dei corpi.
.
.
.
La tua terra
……………………………….a mio padre
Della tua terra
restano pochi passi,
risorgerà in piante spontanee
volte dalle miei mani
al desiderio dei frutti.
L’inverno stordisce,
si dissolve la linfa,
si perde in un etere cupo,
la morte lacera Persefone
rapita dalle cure materne.
Il dolore e il rimpianto li hai accolti,
li hai assunti nelle braccia
offerte alla tua terra
che attende di destarsi felice
nella primavera, al tuo spirito
mai perso.
.
.
.
Per voi
.
Cedo un foglio bianco,
pagina dello schermo afona,
scrivete una vostra sentenza
sulla materia dolce e aspra
della poesia, emersa
dall’oscuro antro dell’essere.
.

.

Giampaolo Giampaoli è laureato in storia contemporanea e ha svolto il dottorato di ricerca presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, discutendo una tesi sulle vicende dell’emigrazione dai paesi della montagna toscana tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Insegna materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado. Nato a Lucca il 12 febbraio del 1973, dopo la sua prima raccolta Diario di poesia per Prospettiva Editrice uscita nel 2002 ha pubblicato la silloge Frammenti, realizzata in e-book per il sito dell’Associazione Cesare Viviani di Lucca, centro culturale con cui collabora tuttora come membro del consiglio direttivo e curando la presentazione degli autori. Nel 2017 il sito “Poesie in versi” ha pubblicato la sua ultima raccolta La qualità dei sentimenti, ancora una volta esclusivamente in versione digitale. Alla produzione poetica da anni l’autore affianca l’attività di articolista e recensore per varie riviste letterarie. In passato ha collaborato con “Progetto Babele”, presso cui in qualità di redattore ha lavorato per la selezione dei testi, e con il portale letterario “Opposto”. Attualmente scrive per le riviste online “Mangia Libri” e “Pagina Tre” e i suoi interessi si restringono alla poesia, alla letteratura noir e alla promozione di manifestazioni culturali. Sue recensioni di opere di poeti contemporanei sono state pubblicate dal sito “La Recherche”, su cui sono apparse anche alcune liriche inedite. Nel 2018 il portale letterario “Bibbia d’asfalto” gli ha dedicato uno spazio come autore ospite, proponendo cinque suoi componimenti. Altre poesie inedite sono uscite sull’antologia dell’Associazione Cesare Viviani e sui blog letterari “Larosapiù” e “Balbruno”.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Giancarlo Serafino

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OLTRE LA RETE: Giancarlo Serafino 

*

Testi tratti dalla raccolta Maestrale ed altri venti…

L’arrivo
.
Il treno non passa più, la curva è vuota
la stazioncina un puntello di gruviera,
sulla lavagna intarsia ombre la sera.
Arrivasti tu calpestando binari
sui mirti asciugasti una bandiera,
può darsi che cercavi qualcuno.
Chissà! E non c’era chi aspettavi.
.
Quest’anno non viene la primavera.
Le hanno strappato i lillà e calpestato anemoni.
Non viene. Lo dice pure il guardiano della
rosicata gruviera, e si che ne sa di stagioni!
Tu raccoglievi bacche di lentisco e radici di liquirizia
simboli di amicizia nella simbiosi mediterranea.
E ti hanno visto fare il verso agli uccelli e giocare
con una biscia, già da noi è perduta la sapienza
antica di gioire con la natura.
.
Quest’anno non viene la primavera.
Le hanno strappato i capelli che erano ranuncoli
lucenti, fili di sole che srotolavano strade.
La macchia è bruciata, solo il tuo mirto profuma.
C’è chi dice che lo hai salvato vomitando sul fuoco
svuotando acqua e dolore.
.
Io sento che è tutto vero.
Perché son certo che sei un uomo venuto dal mare.
.
.
.
Lo Straniero
.
Uno sbatter d’ali le colombe
sul lastrico le gazze nere e bianche
carmelitane scalze a guardia del silenzio.
Ricordi quel ragazzo con larga fronte
che ebbe sete?
Sulla stagnola la masseria ed un cane.
Si fermò sotto il mandorlo
e mangiò panricotta e mele.
Cantò nenie.
Le cicale invitate dalla morte tacquero.
Eravamo al centro della stanza
che inclinava…
Una pantera d’acqua divorava
il nostro sudore
tutto scivolava in diagonale
tra il basilico e l’afa…
Anche l’amore.
.
Sabbia e fiori di carne,
sulla sua fronte un cieco sbattere
di pipistrello oscurava grano e falce.
Si alzò arrotolando il fazzoletto
e venne a porgere mani.
Levigate d’acqua disegnavano
oasi lontane di versi e di pensiero.
Ed erano mani!
Mani che avevano scavato, accarezzato
masturbato e forse ucciso…
di fronte a noi acquasantiera.
.
Era sete vera!
Per un po’ d’acqua avrebbero inciso
versi sui macigni.
.
.
.
Giacca al vento
.
Al destino ho imbucato
lettere di sopravvivenza
per tenere a bada
i giorni bendati,
è come quando imparai
ad andare in bicicletta
che pedalavo traballando
in strade larghe nell’incertezza.
.
E quella mia bicicletta
usata che mio padre
aveva assemblato
la conservo modellata
nelle ossa.
Una leggera spinta e vado
giacca al vento
(a volte senza mani)
mentre la sua voce roca
mi avvolge ancora:
“Vai! Vai! Non cadere!”
.
.
.

Giancarlo Serafino (Campi Salentina 16 luglio 1950 ) ha pubblicato nel 2003 “Passaggio d’estate”, Zane editrice, con la presentazione di Giuseppe Vese. Sempre nel 2003 è stato Premio Athena per la poesia “Nenia che galleggia sull’Adriatico”. Ancora per la Zane Editrice nel 2007 ha pubblicato “Per canto e per amore” con la presentazione di Giuliana Coppola. Nel 2011 per i caratteri della CFR edizioni, ha pubblicato “Poesie sociali e civili” a cura di Gianmario Lucini, con note di Enzo Rega e di Antonio Spagnuolo. Nel 2012 è terzo al premio Don Milani per la legalità e la responsabilità con la silloge “Città Fenicie” che sarà pubblicata nel 2012, per i caratteri della CFR, con prefazione di Arnaldo Èderle. Con la casa editrice Terra D’Ulivi pubblica nel 2015 “D’incondizionato amore” (Premio Vitruvio-libro edito 2016). e nel nel 2016 “Asimmetriche Coincidenze”. È  presente nelle antologie “Impoetico mafioso” “SalentoSilente” “La giusta collera” “Oltre le nazioni” “Ai propilei del cuore” “A che punto è la notte”, “Il ricatto del pane” “Mille voci per Alda”, Fondamenta instabili, “Keffiyec-Intelligenze per la pace”, “I poeti e la crisi”. Come autore è inserito nel primo volume della CFR “Enciclopedia degli autori di poesia dal 2000”. Fa parte dello storico sodalizio poetico “l’incantiere” fondato da Arrigo Colombo. È poeta apprezzato nel web, dove sue poesie appaiono in diversi blog, gruppi poetici e riviste (egli stesso è amministratore del gruppo “Cenacolo”). Docente e Psicologo vive e lavora a Lecce.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Francesco Paolo Dellaquila

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OLTRE LA RETE: Francesco Paolo Dellaquila

*

Non ho molto tempo
.
Non ho molto tempo
l’attesa cammina lenta
e si porta via il senso del dovere
la visione limpida degli eventi
l’esame cosciente del pensiero
.
Il ticchettio delle dita sul tavolo
spezza l’unghia sottile
le altre sopportano i solchi del legno
ma tu non t’accorgi
sono solo corde di una chitarra
c’è tanta musica nell’orecchio
un giro armonico è quello in La minore
.
ma tu mandi coriandoli al vento
poi cerchi di seguirne uno
non sai che attendere soluzioni
non rinnova
si resta con la morte in gola
.
prima o poi ti ritroverai
con le orbite degli occhi
attaccate al muro
.
patire illusioni senza pagare
vale una vita intera
così come fa un fiore
il suo profumo è la sua fine
oppure la nascita lungo il tempo
.
smettila di strillare
la tua voce distoglie la poesia
il tempo non sopporta più la notte
lo dice anche il canto di una civetta
.
.
.
La poesia
.
La poesia
parte dai vicoli delle sciagure
da parole in agonia
da parole morte e risanate
.
la poesia ha il profumo acre
del dolore
legge l’intesa dei muri perimetrali
della morte
scrive gli interstizi degli amori finiti
macchia o colora le pagine bianche
della solitudine
.
chi può mai dire di poesia restando umano
c’è l’ansia nel poeta
l’arte del digiuno
la luce flebile della candela antica
.
la poesia
esige la fragilità del pianto di un bambino
si nutre dell’erba amara dell’ipocrisia
stringe le mani dalle lame affilate
.
la poesia sfiora
la carezza rovente della menzogna
poi
si fa gloria d’essere amata
.
.
.
Chi sono
.
Chi sono
se giunta la notte
mi ritrovo tra molteplici
inermi e sconosciute
forme
.
Chi sono
in un letto illogico d’altezza
per concessione dovuta
solo alla morte
che poi venerando e pregando
tutti dell’eternità passata
l’hanno vista
ma nessuno
sa dirmi com’è fatta
.
effimero è l’ordine della luce
arriva, resta,
vaga
sui confini delle case
si perde
sulla curva di un recondito avvenire
.
pensare
intensamente pensare
è come voler guardare
l’altra faccia della follia
.
.
.

Francesco Paolo Dellaquila è nato a Barletta, città storica sull’Adriatico meridionale alla foce del fiume Ofanto, che ha dato i sui natali al famoso pittore impressionista Giuseppe De Nittis e al velocista campione del mondo Pietro Mennea con il quale ha frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale; conoscitore di musica, ha scritto testi depositati alla SIAE, suona la chitarra e il pianoforte. Ha pubblicato i seguenti libri: nel 2008 “L’altro Senso” – Narrativa onirica; nel 2010 “Il mistero del bacio nell’alone rosso di una rosa” – Romanzo; nel 2012 “Semplicemente l’amore” – Poesia; nel 2017 “Un mondo in quattro quarti” – Prosa ritmica e poesia. Nel dicembre 2013, in collaborazione con l’esperta d’arte dot.ssa Cinzia Dicorato, presenta al “Palazzo della Marra” di Barletta una conferenza su Giuseppe De Nittis, durante la quale proietta un suo video-documento. Nel 2104 risulta primo classificato, giuria esperti, al concorso di poesia nazionale “La Stradina dei Poeti” – Barletta, con la poesia dal titolo: “Vorrei scrivere”. Da alcuni anni collabora, come docente esterno, con l’Università della Terza Età di Barletta, dove presenta le sue opere. Francesco Paolo Dellaquila, oltre alla poesia, si dedica anche alla scrittura di testi teatrali che presenta in diverse occasioni. Promuove, organizza e presenta eventi culturali. Francesco Paolo mira alla diffusione e divulgazione della poesia e delle attività culturali ad essa correlate, con il gruppo di “Tinelli Poetici”. Ha partecipato con una sua poesia alla pubblicazione di una antologia promossa dalla fanzine “Versante Ripido” dal titolo “La pacchia è strafinita”. Attualmente sta lavorando ad un suo progetto teatrale,ì che sarà presentato nell’ambito di una rassegna stagionale presso la Sala Athenaeum di Barletta

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Rossella Cerniglia

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OLTRE LA RETE: Rossella Cerniglia

poesie tratte da Mito ed Eros

Notte e pioggia
.
Piove nel vicolo
che si incunea tra case
e rovina.
.
È notte. Pioggia
che bisbiglia appena
sopra il marciume
d’una città sconfitta.
.
Miseria scivola
nel buco obbligato
del pozzo senza fine.
.
Scuro anfratto
nicchia di niente
il silenzio si dipana
come un sonno di morti
che da finestra oscura
scruti la luce bagnata
dei fanali.
.
Cade pioggia
.
oscurità e pioggia…
e un passo
che si aggira.
.
.
.
Nella selva
.
Avanzano passi
tra rovi
una selva
di catrame
di rifiuti
.
uccello
dalle penne lordate
stride più in là
strappato
impigliato
ingabbiato
tra sterpi
.
l’ala spezzata
mi duole
che fu dell’angelo
caduto
perduto
nella fitta tenebra
.
neri fumi
si levano
da montagne di detriti
.
cercano
per i cieli sconvolti
l’azzurro
le ali migranti
verso altri lidi.
.
.
.
Il limite
.
Montagne di vertigine
precipitano sino al cuore della terra.
Brune, di creta infernale
con valli sprofondanti
nell’abisso. Cos’è che ha infranto questa
soglia d’ombra dove s’attarda
l’anima in attesa e ascolta
– fattosi silenzio –
l’impervio, il dirupato cadere
i rami infranti, spezzati
nella tragedia e il sonno svelto
dalle tempie con mano
di morte? Viene improvviso
per rimanere, per lasciare
l’indelebile traccia
definitivo solco
che demarca il limite
del non più valicabile
ed eterno.
.
.
.

Rossella Cerniglia è nata a Palermo, dove vive. Laureata in Filosofia è stata a lungo docente di materia letterarie nei Licei della stessa città. La sua attività letteraria ha inizio con la pubblicazione di Allusioni del Tempo (con presentazione di Pietro Mazzamuto), ed. ASLA – Palermo 1980; seguono Io sono il Negativo (con prefazione di Nicola Caputo), ed. Circolo Pitrè – Palermo 1983; Ypokeimenon (con introduzione di Elio Giunta), ed. La Centona – Palermo 1991; Oscuro viaggio, ed. Forum/Quinta Generazione – Forlì 1992; Fragmenta (con introduzione di Giulio Palumbo), Edizioni del Leone – Venezia 1994; Sehnsucht (con prefazione di Maria Grazia Lenisa), ed. Bastogi – Foggia 1995; Il Canto della Notte (con nota critica di Ferruccio Ulivi), ed. Bastogi – Foggia 1997; D’Amore e morte, stampato a Palermo nell’anno 2000; L’inarrivabile meta (con prefazione di Elio Giunta), ed. Ila Palma – Palermo 2002; Tra luce ed ombra il canto si dispiega (antologia e studio critico comprendente anche i testi di altri quattro autori palermitani, a cura da Ester Monachino), ed. Ila Palma – Palermo 2002; Mentre cadeva il giorno (con introduzione di Giorgio Barberi Squarotti), ed. Piero Manni – Lecce 2003; Aporia (con prefazione di Salvo Zarcone), ed. Piero Manni – Lecce 2006; Penelope e altre poesie (con prefazione di Pietro Civitareale), ed. Campanotto – Pasian di Prato 2009. Nel giugno del 2013, per l’Editore Guido Miano di Milano, ha pubblicato un’Antologia che propone un breve saggio delle prime dodici sillogi poetiche, con disamina di Enzo Concardi. Infine, essendo risultata vincitrice, per l’inedito, al Premio “I Murazzi” di Torino, nel 2017, le è stata stampata l’ultima sua raccolta di versi Mito ed Eros – Antenore e Teseo con altre poesie. Per quel che riguarda la narrativa, nel 1999 ha pubblicato il romanzo Edoné…edoné, ed. La Zisa di Palermo; nel 2007, ancora per l’editore Piero Manni di Lecce, viene stampato il suo secondo romanzo dal titolo Adolescenza infinita e infine, per l’Editore Aletti di Villalba di Guidonia, il libro di racconti Il tessuto dell’anima. L’ultima pubblicazione è il saggio “Riflessioni, temi e autori”, tra le opere premiate a “I Murazzi” 2018 “con dignità di stampa”. Collabora e ha collaborato con alcune riviste, tra cui “Vernice” della casa editrice Genesi di Torino e  Alcyone 2000 dell’editore Guido Miano di Milano; a quelle telematiche LinkSicilia, Palermomania, meridionews, Culturelite ed altre, e ha ricevuto favorevoli riconoscimenti e attestazioni da parte di numerosi critici e letterati. È stata premiata in diversi altri concorsi letterari. Suoi versi e profili critici sono presenti in antologie e riviste letterarie, tra cui L’Altro Novecento (vol. II e III) a cura di Vittoriano Esposito edito da Bastogi, 1997; nella rivista Poesia dell’editore Crocetti di Milano;  in Poeti scelti per il terzo millennio (2008),in Storia della Letteratura italiana (vol. IV,  (2009)  e in Poeti italiani scelti di livello europeo ( 2012), dell’Editore Guido Miano di Milano; più recentemente in Il rumore delle parole ed. Edilet, 2014, e in Come è finita la guerra di Troia non ricordo, ed. Progetto Cultura, Roma, a cura, entrambi, di G. Linguaglossa, e in molte altre.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Davide Cortese

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OLTRE LA RETE: Davide Cortese

poesie tratte da Darkana (Ed. LietoColle, 2017)

C’è altrove un mio volto
che emerge dalle acque
e si fa isola.
È la punta di un iceberg
sepolto dall’abisso.
C’è altrove un’isola arcana
che non è che il mio volto
emerso
in un altro tempo.
.
.
.
Le mie mani, secoli or sono
furono tatuate sul petto
di un giovane marinaio di Lisbona.
(Stringevano l’elsa di una spada.)
È già accaduto
nella canzone di un vecchio di Baghdad
il bacio che io e te ci siamo appena dati
dicendoci: “tu sei il mio demone”,
“il mio demone sei tu”.
Qualcuno mi ha già conosciuto
a un ballo in maschera a Dresda
nel 1723.
.
.
.
Navighi nel mio buio
tacendo la canzone antica.
Remi nel mio sogno di te.
Fendi il mio mare segreto
nell’alba tragica dei miei occhi.
Tracci il periplo del mio volto
e indugi sulla mia bocca.
Ti sento tra le labbra
bruciare come nome proibito,
come una parola celata
che tutto avvelena del suo mistero.
.
.
.

Davide Cortese è nato nell’ isola di Lipari nel 1974 e vive a Roma. Nel 1998 ha pubblicato la prima silloge poetica, titolata “Es”, alla quale sono seguite le sillogi:  “Babylon guest house”, “Storie del bimbo ciliegia”, “Anuda” , “Ossario”, “Madreperla”, “Lettere da Eldorado”, “Darkana” e “Vientu”, una raccolta di poesie in dialetto eoliano. Nel 2015 ha ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “don Luigi di Liegro” per la poesia. E’ autore del romanzo “Tattoo motel”, di due raccolte di racconti e della monografia “I morticieddi – morti e bambini in un’antica tradizione eoliana”. E’, inoltre, un illustratore ed ha all’attivo numerose mostre collettive e personali. Dal 2013 è membro del gruppo performativo “artisti§innocenti”. Un suo cortometraggio: “Mahara” è stato premiato dal maestro Ettore Scola alla prima edizione di Eolie in video, nel 2004, e all’Escamontage film festival, nel 2013.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Roberto Bertoldo

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OLTRE LA RETE: Roberto Bertoldo

Al popolo

Mi sono accorto di amarti
quando sei stato il mio corpo
e io la sua contingenza.
Ho scoperto il viatico della sua insania
quando i fogli della povertà
sono stati strappati dalle mie poesie.
Oh popolo che ho amato
perché l’amore è questo stronzo grido
che mi porto sempre dietro
nella faretra colma di versi.
Non avere paura della lapide,
non avanzare pretese assurde,
chi sa amare ha anche il dono della vergogna.
(da Il popolo che sono, Mimesis Edizioni, 2015)

.

Ci sono giorni in cui le labbra luride cantano

Ci sono giorni in cui le labbra luride cantano,
allora lavorano ai fianchi le parole, escono di merda –
e per noi la prova è l’infimo,
chiazze di lungimiranza infettano i sensi,
non c’è cazzo di vita nel vivere!
e ci fa paura prendersela con i venti
che scuotono sulla palpebra la notte dormiente,
come quando gli aerei ci passano sulla testa per andare a colpire
e sentiamo noi la scheggia che spezza i bimbi degli altri,
il peccato è anche questo essere risparmiati
perché le nostre mani non sanno fermare la disgregazione
di un paese, delle primavere, della paternità.
Non voglio fare il poeta ma amare sí, cristo!
bruciatemi le pergamene all’atto finale,
ma questo cuore lo rispetterete fino all’inferno.

(da Pergamena dei ribelli, Edizioni Joker, 2011)

.

La peste

Il dolore non ha orizzonte
né crepuscolo, neppure vendette:
le stelle porgono carezze assolute.
Io sono ucciso, il vento è una coperta malata
che assembla il cielo. La notte, invano,
sbuccia nuovi sogni. Hanno confitto
un mazzo di crisantemi nel mio cuore,
mentre un ciarlatano portava lacrime
per il ristoro. Io sono stato un uccello nero
con le ali inchiodate e il becco
che tracciava mappe sulle cortecce.
La vita è un foglio a quadretti,
noi sappiamo che i corvi affamati,
dalle stoppie, ci recitano poesie.
(da L’archivio delle bestemmie, Mimesis Edizioni, 2006)
(testi scelti da AnGre)

.

Roberto Bertoldo – Nato a Chivasso nel 1957 e laureato in Lettere e filosofia all’Università degli Studi di Torino con una tesi sul petrarchismo negli ermetici fiorentini. Si è interessato in particolare di filosofia e di letteratura dell’Ottocento e del Novecento. Dopo una militanza negli anni ’70 come redattore di riviste, poeta e narratore, si è ritirato per 15 anni al fine di proseguire la sua personale ricerca di scrittore. Di questi anni sono una serie di libri di poesia  e di narrativa, alcuni tuttora inediti. Ha svolto per vari anni consulenze esterne di poesia e narrativa per alcune case editrici. Nel 1996 è tornato all’attività pubblica fondando la rivista internazionale di letteratura “Hebenon” (oggi chiusa) con la quale ha affrontato lo studio della poesia italiana e straniera moderna e contemporanea. Teorico del ‘nullismo’, come superamento del nichilismo assiologico, e della ‘fenomenognomica’, come titanica proiezione fenomenologica, ha approfondito varie questioni di teoria della letteratura. Dirige collane di poesia straniera e di saggistica. Ha tradotto Benjamin Constant, Cecilia (Mimesis, Milano 2013) e Marcel Proust, Poesie d’amore (Mimesis, Milano 2018) ed ha all’attivo numerosi titoli editi di poesia, narrativa, saggistica e filosofia.

All’indirizzo http://www.hebenon.com/roberto_bertoldo/index.html è disponibile la Bio-bibliografia estesa dell’autore.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Nicola Romano

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OLTRE LA RETE: Nicola Romano

da D’un continuo trambusto (ed. Passigli, 2018)
.
.
QUALE GIORNO
.
Quale giorno aspettare
quello del dì di festa
col fascio d’erba in mano
i giorni della merla o dell’apocalisse
della Santa patrona
che oscilla fra le case
o del nibbio che migra
sperando di tornare?
.
se adesso è solo impaccio
e nero nelle unghie
la mia scorza d’attesa
dura come torrone e vuota come il cielo
Pure una voce sembra sussurrare
che da una soglia in poi
ogni cosa parrà senza ragione
e che false pianure graveranno
sul ristretto cammino che rimane
e diversa sarà ogni imminenza
Intanto metto in fila minutaglie
di piccoli cammei chiusi nel cuore
pur se un vagòre s’apre e si rintana
nell’ombra delle mensole sul muro
.
e il mattino m’adagia solitario
come un tir posteggiato alla frontiera
.
.
.
HAPPY HOUR
.
Che si diranno
i ragazzi aggomitati
sulle panche del bar
quando fa sera
addentando penombra
e mesticanze
con un brusio
di gesti chiacchierini
che sembrano diatribe
ad un affare?
.
Stretti in un girotondo
di calici e di voci colorate
quali verdi questioni
scioglieranno
coi toni che s’innalzano
tra un afrore di note
e di olio fritto?
E nel fluire gaio delle ore
si passano
la luna nei bicchieri
poi scrollano dai baveri
briciole di risate
.
finché ogni baldanza
s’inflemma nei giacigli
della notte
.
.
.
MEZZA LUCE
.
Poteva essere
un trionfo di luce
un nettissimo fascio di bagliori
a governare il giro fra le piazze
invece vince sempre la penombra
dei porticati o delle pensiline
della serranda alzata quattro dita
o delle frasi dette e mai concluse
.
Cupa e insolvente va la mezza luce
dentro i vicoli stretti e negli androni
su quegli amori tiepidi e assopiti
sulle amicizie tenui ed insolute
come penombra stesa sopra i letti
o sull’appendipanni dell’ingresso
.
Sta negli occhi appannati
del giorno che dissolve i suoi chiarori
senza un lieve barlume di concordia
e non sa dirci nulla che conviene
quella penombra che s’accosta accanto
ed in silenzio struscia appena il viso
come le maglie appese ai mercatini
.
.
.
Nicola Romano risiede a Palermo, dove è nato nel 1946. Giornalista pubblicista, è stato condirettore del periodico “insiemenell’arte” e attualmente collabora a quotidiani e periodici con articoli d’interesse sociale e culturale. Con opere edite ed inedite é risultato vincitore di diversi concorsi nazionali di poesia. Alcuni suoi testi hanno trovato traduzione in esperanto e su riviste spagnole, irlandesi e romene. Nel 1997 ha partecipato, su invito, ad incontri di poesia in Irlanda insieme all’attrice Mariella Lo Giudice ed ai poeti Maria Attanasio e Carmelo Zaffora, con lettura di testi a Dublino, Belfast, Letterkenny e Londonderry. Nel 1984 l’Unicef ha adottato un suo testo come poesia ufficiale per una manifestazione sull’infanzia nel mondo svoltasi a Limone Piemonte. Tra le sue ricerche, particolare attenzione ha prestato ai poeti Vittorio Bodini, Raffaele Carrieri, Leonardo Sinisgalli, Giorgio Caproni, Alfonso Gatto ed allo scrittore Antonio Russello. Attualmente dirige la Collana di poesia dell’editrice palermitana “Spazio Cultura”.
Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: I faraglioni della mente (Ed. Vittorietti, 1983); Amori con la luna (Ed. La bottega di Hefesto, 1985) con prefazione di Bent Parodi; Tonfi (Ed. Il Vertice, 1986); Visibilità discreta (Ed. del Leone, 1989) con prefazione di Lucio Zinna; Estremo niente (Ed. Il Messaggio, 1992) con una nota di Melo Freni; Fescennino per Palermo (Ed. Ila Palma, 1993); Questioni d’anima (Ed. Bastogi, 1995) con prefazione di Aldo Gerbino; Elogio de los labios (Ed. C.Vitale, Barcelona, 1995); Malva e Linosa, haiku, (Ed. La Centona, 1996) con prefazione di Dante Maffìa; Bagagli smarriti (Ed. Scettro del Re, 2000) con prefazione di Fabio Scotto; Tocchi e rintocchi (Ed. Quaderni di Arenaria, 2003) con prefazione di Sebastiano Saglimbeni; Gobba a levante (Ed. Pungitopo, 2011) con prefazione di Paolo Ruffilli, tradotto a Barcelona (E) con il titolo “Luna menguante” (Ed.Emboscall, 2017); Voragini ed appigli (Ed. Pungitopo, 2016) con prefazione di Giorgio Linguaglossa; Birilli (Ed. dell’Angelo, 2016) – sei poesie con un’incisione di Girolamo Russo; D’un continuo trambusto (Passigli editori, 2018) con prefazione di Roberto Deidier

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Adua Biagioli Spadi

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OLTRE LA RETE: Adua Biagioli Spadi

da Il tratto dell’estensione (Poesie, Ed.La Vita Felice, 2018), sezione “La linea fragile”
.
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Sempre la fragilità si dirige sommessa alla deriva
nello slaccio d’abbandono del sentire,
è la lacrima a cogliere la perfetta stanza
della noncuranza,
incauto nascondiglio della goccia
il passaggio della scesa,
là dove l’arrestarsi precede il dardo, la caduta
l’affidarsi estremo, disorientato abbraccio.
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Dagli scomposti sensi della nuvola
prende forma l’astratto ricomporsi, ariette nuove
resta il volto frastagliato dell’amore
oltre il sasso nero,
secolare aggrumo di un evento fermentato.
Ripartirò da qui, dall’incendio dei colori
luoghi incerti della brezza.
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Ogni accadimento sottrae qualcosa
porta in un limbo
al faro rotto e ai frantumi delle foglie
la svirgolata viola sopra l’occhio perde i sensi,
i pensieri furono intarsi del non so più chi sono:
le onde fisse nella notte di Munch
l’urlo silenzioso in volto – nessun messaggio –
solo il linguaggio muto del cercare vita.
.
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Adua Biagioli Spadi (Pistoia, 1972) – Maestra d’Arte e Operatore culturale e dello Spettacolo ha conseguito studi artistico-letterari all’Università di Firenze in Lettere e Filosofia, indirizzo di Storia e Critica del Cinema (dopo un anno di frequenza presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze). Attualmente si dedica alla Poesia, partecipa a conferenze, incontri con l’autore, reading letterari e ogni tanto…dipinge (è una colorista). Ha pibblicato: L’Alba dei papaveri – poesie d’amore e identità (La Vita Felice, 2015); Farfalle – poesia e arte (Ed. GaEle, 2017); Il Tratto dell’estensione – poesie (La Vita Felice, 2018). Vincitrice di numerosi premi è presente anche in diverse antologie; è presente on line con un sito a suo nome.