Quattro poesie d’amore

ph.Angela Greco AnGre per Il sasso nello stagno di AnGre

Il tuo modo d’amare di Pedro Salinas

Il modo tuo d’amare
È lasciare che io ti ami.
Il si con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole o abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi,
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

~

Il tuo cuore lo porto con me di Edward Estlin Cummings

Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l’anima spera,
e la mente nasconde.
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.

~

Parlare… di Paul Eluard

Parlare
senza avere niente da dire
comunicare
in silenzio
i bisogni dell’anima
dar voce
alle rughe del volto
alle ciglia degli occhi
agli angoli della bocca
parlare
tenendosi per mano
tacere
tenendosi per mano.

~

Se tardi a trovarmi, insisti di Walt Whitman

Se tardi a trovarmi, insisti.
Se non ci sono in nessun posto,
cerca in un altro, perchè io sono
seduto da qualche parte,
ad aspettare te…
e se non mi trovi piú, in fondo ai tuoi occhi,
allora vuol dire che sono dentro di te.

*

[20\10\21]

Tre poesie sul Sole

barca_al_tramonto

Ti guardo e il sole cresce (Paul Eluard)

Ti guardo e il sole cresce
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte
Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore
È l’inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell’alba alle porte dell’ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti
Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno.

~

Come i bambini al sole (Elizabeth Barrett Browning)

Come i bambini al sole, a mezzogiorno,
siedo al tuo sguardo, e tremano le anime
tra le felici palpebre, per l’inespressa,
intima, prodiga gioia. Vedi, nel dubbio
errai. E non rimpiango la colpa, ma
l’occasione che ci privò, anche per un
istante, della reciproca, benefica
presenza. Ah, tienimi vicino, proteggimi
tu, o amorevole colomba. E alle mie paure,
se tornassero, opponi sereno il forte cuore:
nella tua divina sicurezza trovino il nido
i miei pensieri, che, senza te vacillano
come implumi smarritisi nei cieli.

~

Il sole (di Charles Baudelaire)

Lungo il vecchio sobborgo,
ove le persiane pendono dalle catapecchie
rifugio di segrete lussurie,
quando il sole crudele batte
a raggi raddoppiati sulla città e i campi,
sui tetti e le messi, io mi esercito
tutto solo alla mia fantastica scherma,
annusando dovunque gli imprevisti della rima,
inciampando nelle parole come nel selciato, urtando
qualche volta in versi a lungo sognati.

Questo padre fecondo, nemico di clorosi,
sveglia nei campi i vermi e le rose,
fa svaporare gli affanni verso il cielo,
immagazzina miele nei cervelli e negli alveari.
E’ lui a ringiovanire coloro che vanno con le grucce
e a renderli allegri, dolci come fanciulli,
lui a ordinare alle messi di crescere e maturare
entro il cuore immortale
che vuol sempre fiorire.

Quando, simile a un poeta, scende nelle città,
nobilita le cose più vili e s’introduce da re
senza rumore, senza paggi,
entro tutti gli ospedali e tutti i palazzi.

Paul Eluard, Un solo sorriso

note

Un solo sorriso

Un solo sorriso contendeva
Ogni stella alla notte nascente
Un solo sorriso per noi due
.
E l’azzurro nei tuoi occhi estatici
Contro la massa della notte
Nei miei occhi trovava la sua fiamma
.
Perché volevo sapere ho veduto
La notte alta dare la vita al giorno
Senza che la nostra immagine mutasse.
.

.

Un seul sourire

Un seul sourire disputait
Chaque étoile à la nuit montante
Un seul sourire pour nous deux
.
Et l’azur en tes yeux ravis
Contre la masse de la nuit
Trouvait sa flamme dans mes yeux
.
J’ai vu par besoin de savoir
La haute nuit créer le jour
Sans que nous changions d’apparence.
.
.

da Paul Eluard, Ultime poesie d’amore  (Passigli Poesia)

Paul Eluard, La morte l’amore la vita

chagall-la-vie 1964
Marc Chagall, La vie (1964)

L’amore la morte la vita  di Paul Eluard

Ho creduto di poter spezzare il profondo e l’immenso
Con il mio dolore nudo senza contatto senza eco
Mi sono steso nella mia prigione dalle vergini porte
Come un morto ragionevole che ha sapute morire
Un morto coronato soltanto dal suo nulla
Mi sono steso sulle onde assurde
Del veleno assorbito per amore della cenere
La solitudine mi è sembrata più viva del sangue
.
Volevo spezzare la vita
Volevo spartire la morte con la morte
Rendere il mio cuore al vuoto e il vuoto alla vita
Cancellare tutto che non restasse nulla né fiato né vetro
Nulla davanti nulla alle spalle nulla di intero
Avevo eliminato il ghiacciolo dalle mani giunte
Avevo eliminato l’ossatura invernale
Della promessa di vivere che si annulla.
.
Sei venuta tu e allora il fuoco si è riacceso
L’ombra ha ceduto il freddo dal basso si è riempito di stelle
E la terra si è ricoperta
Della tua carne chiara e io mi sono sentito leggero
Sei venuta tu la solitudine era vinta
Avevo una guida sulla terra io sapevo
Dove andare io mi sapevo smisurato
Avanzavo e guadagnavo spazio e tempo
.
Andavo verso di te andavo senza fine verso la luce
La vita aveva un corpo alzava la sua vela la speranza
Il sonno grondava di sogni e la notte
Prometteva sguardi fiduciosi all’aurora
I raggi delle tue braccia spartivano la nebbia
La tua bocca era inumidita dalle prime rugiade
Il riposo abbagliato rimpiazzava la fatica
lo adoravo l’amore come nei primi miei giorni.
.
I campi sono arati le officine lampeggiano
E il grano fa il suo nido in una ondata enorme
La mietitura la vendemmia hanno testimoni innumerevoli
Nulla è semplice o singolare
Il mare è negli occhi del cielo e della notte
La foresta dà agli alberi la sicurezza
E i muri delle case hanno una pelle comune
E le strade si incrociano sempre.
.
Gli uomini son fatti per intendersi
Per capirsi per amarsi
Hanno dei figli che diventeranno padri di uomini
Hanno dei figli privi di case e di tetto
Che rinventeranno gli uomini
E la natura e la loro patria
Quella di tutti gli uomini
Quella di ogni tempo.

*

Paul Eluard, da “La fenice” in Ultime poesie d’amore -Passigli Poesia

Paul Éluard, La prima infanzia di Dominique

 La prima infanzia di Dominique di Paul Éluard (1895-1952)

In quel tempo diviso tra l’uragano e la speranza
Cattivo tempo e primavera
Scrissi questo poemetto per conciliarmi
Con l’amore e con la vita.

I

La notte e la paura della notte tutti gli incendi della notte
Gli interdetti le zanne mostrate e le unghie sfoderate
I colori vaghi lo specchio che traspira il raso logoro
Lei non era nata

Il paesaggio si chiudeva come un sasso
Gli uomini si svegliavano stanchi smemorati
La nebbia dei loro sogni appestava l’aurora
Lei non era nata
Nessuno la conosceva

Pudore era ubriaco insozzato
La ricchezza adorava la stupidità
La bellezza la pietà abbeveravano sontuosi carnai
Lei non era nata
Nessuno la conosceva
I suoi occhi erano chiusi

La carne rauca tremava nel freddo silenzioso
E per prolungarsi il dolore ragionava
Dalle vene della notte si alzava un’onta insolubile
Lei non era nata
Nessuno la conosceva
I suoi occhi erano chiusi
Ma era già ritta contro la morte contro la notte.

II

Colei che si è data
Dolce come nell’erba
L’occhio umile di una sorgente

Colei che si è data
Piú sicura di un pensiero
Che lotta per esistere

Piú dura della vita
Intramezzata di speranza
Seme dei fiori avvizziti

Colei che si è data
Partendo da lei si dà tutto
Nella natura e nell’uomo

Si dà tutto in silenzio
A gesti a parole
Io disegno una donna

Una madre in accordo
Col gran giorno col passato
E fino al suo declino

Fino alla sua primavera
La vedo con i suoi difetti
Limpida come un campo di grano

Cancella il freddo
La giovinezza cresce sulla terra
Nessun fiore è senza radici

Il fanciullo è attaccato al seno di sua madre.

III

E la madre diventa interamente madre e senza vergogna
Simile a un anello
Ricolmo di carne
Simile a radura ideale all’oasi della foresta
Orizzonte di verde attorno a un sol frutto

Era un anello simile a un anello
Anello del cuore del corpo dell’occhio e della mano
Del ventre e della luna pallida di mezzoggiorno
Il sangue umano in lei colorava il mondo
Lei divenne prisma e la sua voce spazio

Ali distese screziarono le sue risa
Evidente ed esemplare risuonò in alto il suo canto
Lei diede subito un nome a ogni forma individuata
La curva delle braccia sviluppò la sua stretta
E la sua bocca infantile cancellò l’ignoranza

Con il dorso dritto e le anche come base
Seduta era saggia e parlava di costruire
Ritta in piedi sembrava annientare il vuoto
Le sue pupille lavate da una luce uniforme
Ripopolavano il deserto di insetti e di uccelli

Di insetti e di uccelli di scoiattoli e di scimmie
Di tutti i divertenti animali dell’aria
E di fanciulli turbolenti sfuggiti alla loro prigione
Ritta in piedi aveva l’aria di comporre i giochi
Che prendono per oro le meraviglie dei sensi

Disegnando su due bocche dei baci uguali
Accordava il suo cuore al tempo che gli avanza
Non voleva congiungere il vivere e il morire
Ripeteva vivere e infrangeva le barriere
Troppo rapida lei per non durare

Nella sua orbita brillavano il vomere dell’aratro
Il seme germogliato il mucchio del grano
Le sue nuvole notturne scoppiavano di tiepida pioggia
Un bambino si accendeva nel flusso del suo sangue
La sua trasparenza stabiliva la rassomiglianza.

IV

Già c’erano puliti d’aurora
Fiori per schiarirla
C’erano gemme sopra i rami
Le risa di nozze avevano varcato l’inverno

C’erano gli occhi di una fanciulla di vent’anni
Resa forte dai suoi sogni
E per domani un altro ragazzo altrettanto fiducioso

Il connubio era una ragione feconda
Ragione dei piú deboli e ragione di lotta
Per dominare contro la sfortuna

Bastava avanzare per vivere
Andare dritto davanti a sé
Verso tutto ciò che si ama

È lieve la strada davanti a sé
E s’apre su ogni sponda
Dietro non ci sono che catene

La carezza è come una rosa
Che rafforza la madreperla di un mezzoggiorno caldissimo
Presenza per sempre
Nulla si fa amore che non sia di futuro

La pianta lenta e cupa che conquista il giorno
Non ha altro culmine che l’estate
Nutrito dall’eternità dai semi senza posa
Che sublimano il giogo del tesoro della vita.

V

Terra c’è luce al suono di un giorno perfetto
E la passione assume un nuovo volto
Il ventre oscuro si schiude alla luce
La piana si spoglia un sentiero di foresta
Divide il suo fuso sotto i passi del sole

Un fanciullo è appena nato l’ombra di un uccello
Piú pesante di lui grava sulla terra enorme
Tranquillamente passa da un’ora all’altra
Il bel tempo lo compenetra con le sue campane d’oro
La brocca della luna gli rinfresca le midolla

Nel cavo della culla si raggomitola e addormenta
E nei pesanti solchi dei sogni confonde
Ciò che non può essere e ciò che sarà
Solo la sferza della fame lo sveglia e lo tormenta
Non ama la sua fame ma ama sua madre

Ama ed è nutrito dalla sua necessità
Vivere s’intende dappertutto allo stesso modo
Bisogna amare per vivere bisogna essere nutrito
Del desiderio e del piacere d’essere nutrito
Il fanciullo-riflesso anima un amore reciproco.

VI

Una perla un cumulo di umori congiunti
In un angolo cupo dove giace il fanciullo degli amori banali
Palma del futuro corona inincolpabile
Un bambino l’uscita del labirinto dell’età
Tenero passaggio del cielo verde tra il fogliame delle stelle

L’erba fugge sotto il vento la primavera si abbandona
E la morte mette i suoi brividi tra le mani dell’estate
Ma il bimbo appena nato nega il corso delle stagioni
Illumina tutto si trova alle porte della vita
Fuoco liquido diluvio del desiderio di vivere

Sempre lo stesso fanciullo immortale eterno
All’orizzonte dell’uomo stesso fulgore solare
E il muschio e la ruggine e il cuore secco d’inverno
S’inteneriscono fioriscono come una promessa
La giovinezza non ha una nascita
Ma è sempre presente in questo mondo.

VII

Un fanciullo piccolissimo un mattino eccezionale
Che fruttifica a fior di terra
Una cenere rosseggiante
Una domenica visibile
Un’onda ridotta a una goccia d’acqua

Una luce in pieno giorno.

VIII

I miei ricordi vanno al cuore lontano
Di ogni fanciullo inespressivo
Quasi gratuito quasi innocente

Un bimbo nei suoi primi giorni di vita
Fuscello d’erba appena disgiunto
Dalle grandi maree di primavera

Un bimbo grande come un bacio
Futuro per un bimbo futuro

Prima estasi del sole
Che brucia i ghiacci di rugiada
Prima sete illuminata

Un fanciullo immobile ma agile tanto
Che la natura prende il volo con lui

La terra è ai suoi piedi.

*

da Ultime poesie d’amore (Passigli; trad. di Vincenzo Accame)

immagine d’apertura: opera di Antonio Donghi, dal web, proposta in bianco e nero – poiché impossibile da trovare risoluzione a colori ottimale per il blog – e riportata, invece, in chiusura, fedelmente.

 

Paul Eluard, due poesie da La vie immédiate (1932)

Vento

La facilità in persona
.
.
La tua dolcezza le disfatte le fierezze di velluto
La geografia leggendaria dei tuoi sguardi delle carezze
L’organo dei contagi
Degli incroci d’occhio e mani
Di neve ed erbe
Di primavera ed erbe
Dei movimenti segreti del mare sotto la pioggia
Del silenzio e del tuo candore magnetico
Del vento che s’insapora di giovinezza
E di baci da lontano
.
Del vento che sotto le vesti ti porge la mano.
.

§

Nusch
.
.
Sentimenti visibili
Vicinanza leggera
Chioma delle carezze.
.
Senza ombra né dubbi
Dài gli occhi a quel che vedono
Visti da quel che guardano.
.
Fiducia di cristallo
Tra due specchi
Ti si perdono gli occhi nella notte
per unir desiderio e risveglio.
.

*

Paul Eluard, due poesie da La vie immédiate (1932) tratte da Poesie (introduzione e traduzione di Franco Fortini, Einaudi, 1966)

Paul Eluard e Fabrizio Clerici, poesia e pittura surrealista

Fabrizio Clerici - La teoria degli sguardi - 1973, olio su tavola, cm 128 x 138

Fabrizio Clerici – La teoria degli sguardi – 1973, olio su tavola

*

Un anno un giorno lontani
Un passeggio a batticuore
Il paesaggio prolungava
Le parole e i nostri gesti
Il viale disviava
Ci crescevano le piante
Si placavano le pietre
.
E’ laggiù che siamo stati
Regolando ogni calore
Ogni utile chiarore
E laggiù abbiamo cantato
Era intimo il mondo
E laggiù abbiamo amato
.
Ci precedé una folla
.
E ci seguì una folla
Ci percorse cantando
Come sempre se il tempo
Più non conta né gli uomini
Quando il cuore si pente
Quando il cuore si libera
.

*

Paul Eluard, Il lavoro del poeta – IV  da Poesia Ininterrotta, Einaudi

.

* * *

Fabrizio Clerici (Milano, 1913 – Roma, 1993). “Difficile definire Clerici: architetto, pittore, scultore, incisore, scenografo, sono solo alcune delle accezioni che gli appartengono. La sua poetica affonda le radici nel surrealismo e nella ricerca metafisica. Temi ricorrenti delle sue opere sono il mito, la trasfigurazione, il sogno, il viaggio, il magico. Leitmotiv di ogni sua rappresentazione è l’architettura – suo ambito ‘naturale’ visto che Clerici ‘nasce’ prima di tutto come architetto (si laurea in architettura a Roma nel 1937). Il suo interesse però subisce quasi subito una virata decisiva verso la pittura. È a Roma che conosce e diventa amico di Alberto Savinio, mentre più tardi conoscerà a Milano il fratello De Chirico e il dadaista Tristan Tzara. Ha spesso collaborato in veste di scenografo con personaggi come Giorgio Strehler, Federico Fellini, Luchino Visconti” (sito visionillusioni.it/index.php)

* * *

Paul Eluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (1895 – 1952), è stato un poeta francese, tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. “Poesia ininterrotta, scriveva Franco Fortini, nella sua introduzione a questa versione, appare un culmine della poesia di Paul Eluard; pubblicata per la prima volta nel 1946, gli anni che ce ne separano non hanno toccato la vitalità di questo inno alla luce amorosa, dove il poeta ripete la vicenda che porta dall’orizzonte di uno alla coppia e da questa all’orizzonte di tutti” (dalla quarta di copertina dell’edizione Einaudi).

*

Paul Eluard, La curva dei tuoi occhi intorno al cuore

Nem-toda-tristeza-é-ruim

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
Ruota un moto di danza e di dolcezza,
Nimbo del tempo, arca notturna e fida,
E se non so più tutto quello che vissi
E’ che non sempre i tuoi occhi m’hanno visto.

Foglie di luce e spuma di rugiada
Canne del vento, risa profumate,
Ali che il mondo coprono di luce,
Navi che il cielo recano ed il mare,
Caccia dei suoni e fonti dei colori,

Profumi schiusi da una cova di aurore
Sempre posata su paglia degli astri,
Come la luce vive d’innocenza
Il mondo vive dei tuoi occhi puri
E va tutto il mio sangue in quegli sguardi

.

da Paul Eluard, Poesie, trad.di Franco Fortini, Einaudi, 1966

.

I081703_lgPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Grindel (1895-1952), nato a Saint Denis, trascorse due anni nel sanatorio di Davos, dove conobbe la prima moglie e cominciò a scrivere dei versi, ispirandosi al vitalismo di Whitman e alla musicalità di Verlaine. Alla fine della guerra si stabilì a Parigi. L’incontro con il movimento surrealista, di cui fu con Aragon e Breton uno degli esponenti di maggior rilievo, gli offrì l’occasione di una più profonda riflessione sulla scrittura, ma non significò la rottura con la tradizione; anzi, sin dalle prime opere egli seppe trovare un originale equilibrio tra eredità del passato e conquiste surrealiste. Éluard presta ascolto alla poesia “involontaria”, racchiusa nei proverbi e nei modi di dire; recupera un andamento lirico, sobrio, semplice, un linguaggio diretto, che esprime in poche parole, in testi brevi e condensati, i rapporti dell’uomo con l’universo dei sensi e del sogno. Al centro della sua opera vi è l’amore, valore supremo, unica possibilità per infrangere la solitudine. Tra le sue prime raccolte, coincidenti con la stagione surrealista, si ricordano Mourir de ne pas mourir (Morire di non morire, 1924), L’amour la poésie (L’amore la poesia, 1929), La vie immédiate (La vita immediata, 1932).
Nel 1930 la moglie lo lasciò per il pittore Salvador Dalí. Fu un’esperienza dolorosa, da cui si riprese grazie all’amore per Marie Benz, che sposò nel 1934. In quegli anni la sua poesia mosse verso un impegno più deciso e una dimensione fraterna. Nel 1938 si consumò la rottura con Breton. Il dramma della guerra civile spagnola, l’esperienza della guerra e della Resistenza, a cui partecipò iscrivendosi al Partito comunista (1942), accentuarono il carattere impegnato della poesia di quegli anni: Les yeux fertiles (Gli occhi fertili, 1936); Cours naturel (Corso naturale, 1938); Poésie et vérité (Poesia e verità, 1942). Tra le ultime opere si ricordano: Poésie ininterrompue (Poesia ininterrotta, 1946); Poésie ininterrompue II (1953, postuma) forse la sua raccolta migliore; Une leçon de morale (Una lezione di morale, 1949); Pouvoir tout dire (Poter dire tutto, 1951). La voluta limpidezza e immediatezza del linguaggio trova il suo limite in una certa facilità delle immagini, potenti sì, ma talvolta un po’ gratuite. Comunque, nelle opere più riuscite, la sua voce pura, originale e familiare, musicale e scarna, si impone per la fiducia nella poesia quale strumento di un amoroso rapporto dell’uomo con gli altri uomini e con le cose. (da Sapere.it) — fotografia di Man Ray

Paul Eluard, Libertà

velo

Paul Eluard, Libertà

Su  i quaderni di scolaro
Su i miei banchi e gli alberi
Su la sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome

Su le immagini dorate
Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome

Su la giungla ed il deserto
Su i nidi su le ginestre
Su la eco dell’infanzia
Scrivo il tuo nome

Su i miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome

Su tutti i miei lembi d’azzurro
Su lo stagno sole sfatto
E sul lago luna viva
Scrivo il tuo nome

Su le piane e l’orizzonte
Su le ali degli uccelli
E il mulino delle ombre
Scrivo il tuo nome

Su ogni alito di aurora
Su le onde su le barche
Su la montagna demente
Scrivo il tuo nome

Su la schiuma delle nuvole
Su i sudori d’uragano
Su la pioggia spessa e smorta
Scrivo il tuo nome

Su le forme scintillanti
Le campane dei colori
Su la verità fisica
Scrivo il tuo nome

Su i sentieri risvegliati
Su le strade dispiegate
Su le piazze che dilagano
Scrivo il tuo nome

Sopra il lume che s’accende
Sopra il lume che si spegne
Su le mie case raccolte
Scrivo il tuo nome

Sopra il frutto schiuso in due
Dello specchio e della stanza
Sul mio letto guscio vuoto
Scrivo il tuo nome

Sul mio cane ghiotto e tenero
Su le sue orecchie dritte
Su la sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome

Sul decollo della soglia
Su gli oggetti familiari
Su la santa onda del fuoco
Scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Su la fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Scrivo il tuo nome

Sopra i vetri di stupore
Su le labbra attente
Tanto più su del silenzio
Scrivo il tuo nome

Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Su le mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome

Su l’assenza che non chiede
Su la nuda solitudine
Su i gradini della morte
Scrivo il tuo nome
.
Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Su l’immemore speranza
Scrivo il tuo nome
.

E in virtù d’una parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti

Libertà.

*

Paul Eluard, da Poésie et vérité 1942 (tratto da Poesie, traduzione di Franco Fortini, Einaudi, 1966)

Paul Eluard, Alla finestra – da Les dessous d’une vie ou la pyramide humaine (1926)

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Paul Eluard (pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel, Saint-Denis, 1895 – Charenton-le-Pont, 1952), ALLA FINESTRA

Non sempre ho avuto questa sicurezza, questo pessimismo che rassicura i migliori fra noi. Vi fu un tempo in cui gli amici ridevano di me. Non ero padrone delle parole. Una certa indifferenza. Non ho sempre ben saputo che cosa volessi dire; ma era, quasi sempre, perché non avevo nulla da dire. La necessità di parlare e il desiderio di non essere inteso. E la vita appesa a un filo.

Ci fu un tempo in cui pareva non capissi nulla. Le mie catene ondulavano sull’acqua.

Tutti i desideri mi son nati dai sogni. E ho provato con parole il mio amore. Qual è dunque la creatura fantastica cui mi son confidato, in quale mondo doloroso e squisito m’ha imprigionato l’immaginazione? Son certo d’esser stato amato nel regno più misterioso, il mio. Il linguaggio del mio amore non fa parte dei linguaggi umani, questo corpo umano non sfiora la carne del mio amore. Ho sempre avuta una immaginazione amorosa tanto costante ed alta che nessuno può tentare di dimo­strarmi in errore.

.

da Les dessous d’une vie ou la pyramide humaine (1926) in Paul Eluard, Poesie (introduzione e traduzione di F.Fortini – Einaudi, 1966)

immagine: Juan Gris, La fenêtre ouverte, 1921

una poesia di Paul Eluard

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da Nuove poesie d’amore (Crocetti Editore, 2010)

.

La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore
girotondo di danza e di dolcezza,
aureola del tempo, culla notturna e sicura,
i tuoi occhi non m’han sempre veduto
io non so tutto quello che ho vissuto.

Foglie di luce e schiuma di rugiada
canne del vento, sorrisi odorati,
ali che rischiarano il mondo,
navi di cielo cariche di mare,
sorgenti dei colori, a caccia d’ogni suono.

Profumi schiusi da una covata d’aurore
che giace ancora sulla paglia degli astri,
come il giorno deriva da innocenza,
intero il mondo dai tuoi occhi puri
e il mio sangue fluisce in quegli sguardi.

Paul Eluard

(traduzione di P.Bigongiari)

Paul Eluard, La terre est bleue comme une orange

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La terra è blu come un’arancia                                                                           

Mai un errore le parole non mentono

Non vi danno più da cantare

Tocca ai baci di intendersi                                                                    

I pazzi e gli amori

Lei la sua bocca di fede

Tutti i segreti tutti i sorrisi

E quali abiti di indulgenza

A crederla tutta nuda.

 

Le vespe fioriscono verde

L’alba si passa intorno al collo

Un collier di finestre

Ali coprono le foglie

Tu hai tutte le gioie solari

Tutto il sole sulla terra

Sulle strade della tua bellezza.

§

La terre est bleue comme une orange

Jamais une erreur les mots ne mentent pas

Ils ne vous donnent plus à chanter

Au tour des baisers de s’entendre

Les fous et les amours

Elle sa bouche d’alliance

Tous les secrets tous les sourires

Et quels vêtements d’indulgence

A la croire toute nue.

 

Les guêpes fleurissent vert

L’aube se passe autour du cou

Un collier de fenêtres

Des ailes couvrent les feuilles

Tu as toutes les joies solaires

Tout le soleil sur la terre

Sur les chemins de ta beauté.

 

*

Da “L’amour, la poésie” ,1928, Paul Eluard per Gala (nella foto sotto)

Gala_PaulEluard_1927_Y

Paul Eluard, versi da Il lavoro del poeta

solitudine lunasolepart

V.

 

Io sono stato solo

E n’ho tremore ancora

 

Solitudine semplice

Negatrice di rischi e di delizie

T’ho conosciuta

 

E sono stato abbandonato

E ho abbandonati coloro che amavo

 

Lungo gli anni ogni cosa ebbe il suo ordine

Come un insieme di lampi

Sopra un fiume di luce

Come le vele ai velieri

Nel bel tempo protettore

Come le fiamme nel fuoco

Per stabilire il calore

 

Lungo gli anni io t’ho ritrovata

O indefinita presenza

Volume spazio d’amore

 

Moltiplicato

*

Paul Eluard, da Il lavoro del poeta

tratto da Poesia ininterrotta a cura di Franco Fortini, Einaudi Editore

Paul Eluard da Il lavoro del poeta - Il sasso nello stagno by AnGre

da Il lavoro del poeta di Paul Eluard

Immagine
Eugène Delacroix – La liberté guidant le peuple (1830)
Museo del Louvre,sede staccata di Lens

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VII.

Lo so perché lo dico

Le mie voglie han ragione

Non voglio che si vada

Dalla parte del fango

Voglio che il sole agisca

Sui nostri dolori che ci animi

Vertiginosamente

Voglio che mani ed occhi

Tornino dall’orrore aperte e pure

Lo so perché lo dico

La mia ira ha ragione

Fu calpestato il cielo e la carne dell’uomo

E’ stata fatta a pezzi

Gelata domata dispersa

Voglio sia fatta giustizia

Giustizia senza pietà

Colpire in faccia i boia padroni

Che non hanno radici fra noi

Lo so perché lo dico

Ha torto la disperazione

Ci sono ovunque ventri teneri

Per inventare uomini

Come me

Non ha torto il mio orgoglio

Il mondo antico non può toccarmi io sono libero

Non sono un figlio di re sono un uomo

In piedi che vollero abbattere

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(da P.Eluard, Poesia Ininterrotta – a cura di F.Fortini, Einaudi)