Buon anno nuovo da Il sasso nello stagno di AnGre

Sei poesie del periodo della dinastia Tang (618-907)

ed un pdf scaricabile qui gratuitamente

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Nove settembre: nostalgia per i fratelli ad est delle montagne
Solo vivo ospite in terra straniera,
ancor più penso ai miei cari a ogni festa.
So che là tra i fratelli sulla vetta
manca il fior di corniolo ad una testa.
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Versi d’occasione
Tu vieni dalla mia nativa terra,
gli avvenimenti ne devi sapere.
Quando partivi, innanzi alla finestra,
il gelido susino era già in fiore?
(autore: Wang Wei)

§

Nostalgia primaverile
L’erba di Yan è seta smeraldina,
di Qin il gelso verdi rami china.
Quando tu penserai a ritornare,
ormai spezzato sarà il mio cuore.
Il vento incognito di primavera
perché solleva la tenda di seta?
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A Wang Lun
Sopra il battello Li Bai sta partendo,
all’improvviso ode da riva un canto.
È il lago Taohua profondo tanto,
non quanto di Wang Lun il sentimento.
(Autore: Li Bai)

§

Sulla piana Leyou
A sera l’animo non è contento,
salgo col carro all’antica pianura.
È bellissimo il sole nel tramonto,
ma s’avvicina oramai l’ombra scura.
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Spedita a nord in una notte di pioggia
Negato è dare una data al ritorno,
Bashan allaga la pioggia autunnale.
Acceso il lume nello studio un giorno
di questa pioggia potremo parlare.
(Autore: Li Shangyin)

(trad. di Liu Liting e Letterio Cassata; per questo articolo si ringrazia il sito In limine – Immagine d’apertura: Ogata Gekkō, Luna piena e fiori autunnali presso un ruscello, c.1895; immagine di chiusura: Imperatore Huī Zōng, Gru sul palazzo imperiale(XII secolo)

Czesław Miłosz, Due a Roma (pdf scaricabile)

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Questi versi ci accompagneranno per il fine settimana. Un caro saluto agli Amici e ai Lettori dalla mia breve vacanza!! Tranquilli, ci ritroviamo on line martedì 27 \ 6 \’17 (AnGre).

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Dua a Roma di Czesław Miłosz

Cala il buio su Castel Sant’Angelo
In un immobile punto del globo, dove il Tevere snoda il tempo.
La terra languente, toccata dal vento, respira nelle ceneri.
È percettibile il fruscio della lucertola,
Il calpestìo del topo e il pianto del mondo.
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Finché il corpo umano è trapassato da calde correnti
E per amore dei corpi altrui risuscita forme tremanti
Si può vivere nell’estasi o nella disperazione.
Ma quando appare il vuoto astratto della terra
E sopraggiunge l’ora del commiato
Il profumo delle foglie, la forma delle nuvole è insignificante.
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Il manto di porpora non colorirà le mie braccia smagrite.
Il polso del mio tempo batte lentamente.
Una è la lingua dei vivi e dei morti
Ora e per tutti gli infiniti giorni. […]

 

—–> continua a leggereTesto completo (clicca sul link per scaricare il pdf)

Auguri in poesia! Breve antologia a tema / e-book scaricabile gratuitamente

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Il sasso nello stagno di AnGre,

insieme con i suoi Collaboratori ed i suoi Amici di lunga data,

augura a tutti sereni giorni di festa…in poesia!

Al link sotto riportato è possibile scaricare gratuitamente, cliccandovi sopra, una breve Antologia di Autori Vari sul tema della “casa”, intesa non solo, come le mura entro cui molti hanno la fortuna di vivere. La raccolta di poesie, che coralmente doniamo ai nostri lettori, abbraccia il Novecento e giunge fino a questo nuovo secolo ed ha per titolo una significativa massima di Plinio il Vecchio, “La casa è dove si trova il cuore”. Un titolo, a cui non abbiamo attribuito nessun significato retorico, ma che ha riunito in sé l’idea di Poesia, quale casa per tutti, e l’augurio che tutti possano avere un luogo che li accolga, sempre, ogni giorno, Natale compreso. Buona lettura!

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— AA.VV. LA CASA E’ DOVE SI TROVA IL CUORE (clicca qui) —  

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AA.VV. “La casa è dove si trova il cuore” – Autori & titoli

FLAVIO ALMERIGHI, Le chiavi di casa 

LEOPOLDO ATTOLICO,  Pied sot terre 

EMILIA BARBATO, Autunno

DORIS EMILIA BRAGAGNINI, L’albero e la mela

MARIELLA COLONNA, Da bambina non mi piacevano le bambole 

MIRELLA CRAPANZANO, La casa sul mare

MARIO M.GABRIELE, La casa risaliva agli anni 40 

ANGELA GRECO, IV stanza

MONICA GUERRA, due poesie brevi tratte da due libri dell’autrice

GIORGIO LINGUAGLOSSA, La grande casa immersa tra gli aranci

RITA PACILIO, Senza titolo – inedito

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All’interno dell’allegato, inoltre, sono inclusi anche alcuni autori storicizzati.

La fotografia di copertina, riportata anche in apertura, è di Giorgio Chiantini.

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— Un ringraziamento speciale gli Amici, che hanno aderito con entusiasmo a questa proposta, per la disponibilità, l’amicizia e soprattutto per la stima — 

(AnGre)

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Sei poeti greci contemporanei per la Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Greca / e-book scaricabile gratuitamente

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20 Maggio 2016 Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Greca

“Per la prima volta il 20 maggio 2016 sarà celebrata la Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Greca per la salvaguardia della quale è imminente una regolamentazione legislativa da parte dell’attuale Governo greco. L’iniziativa per l’istituzione di questa giornata è partita dalla Federazione delle Comunità e Confraternite Elleniche d’Italia con una iniziale raccolta di firme e completata con la proposta ufficiale tanto al Governo greco, attraverso il Parlamento greco e la Speciale Commissione Permanente dell’Ellenismo della Diaspora, quanto al Rappresentante della Delegazione Greca Permanente dell’UNESCO ed alla Presidenza delle Repubbliche di Grecia e di Cipro. Saranno quindi programmate da parte di tutte le Comunità Elleniche d’Italia, col patrocinio della Federazione, manifestazioni celebrative di questa giornata.” – comunicato tratto dal sito ellade.org

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Sei poeti greci contemporanei a cura di Angela Greco
per Il sasso nello stagno di AnGre (pdf \ e-book scaricabile gratuitamente QUI)
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Ghiannis Ritsos (1909 – 1990)
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Mutamenti di popolazioni
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La città vuota di filosofi, chitarristi, poeti;
forse da lontano mandano qualche segno, qualche favilla
la sera tardi, di tra i riflessi del crepuscolo,
qualcosa sui vetri delle case e nelle buche delle strade
o sulle antenne televisive e sui lampioni. Il che, naturalmente,
non influenza affatto il corso degli eventi. Può darsi tuttavia
che abbia un qualche ruolo più avanti. Ora
commercianti, diplomatici, ragionieri, armatori, trafficanti di antichità e strozzini
affollano le piazze, i bar, i ristoranti. E le notti
sentiamo gli enormi camion coperti scaricare
sul lastricato lustro del Mercato, davanti ai frigoriferi immensi,
certi enormi pescicani scuoiati dalle fauci aperte.
Kàlamos, 31.X.82
da “Poesie inedite” in Ghiannis Ritsos, Il funambolo e la luna e altre poesie inedite, trad. di Nicola Crocetti – Crocetti Editore Milano,1984.

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Titos Patrìkios (1928)
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I simulacri e le cose 
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Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi…
non temere, diceva il poeta,
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.

Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l’alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall’ansia della morte
con prestiti a vita di anima e di corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropòvori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.

Come una goccia di vetriolo brucia l’occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
«inesauribili le forze del male nell’uomo»
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
«Ma la poesia cosa fa, cosa fanno i poeti?»
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e già deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siano giullari, profeti o cortigiani.

Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l’adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell’istante cruciale
chiese l’altro poeta: più luce.
La poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull’uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.

da “La resistenza dei fatti”, 2000, in Poeti greci del Novecento, I Meridiani, Mondadori,  2010 – trad.di Nicola Crocetti (per questa poesia si ringrazia “poesia in rete” di Titti DeLuca)

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Kikì Dimulà (1931)

Fotografia 1948

Tengo in mano un fiore, forse.
Strano.
Sembra che nella mia vita
sia passato un giardino, una volta.
 .
Nell’altra mano
tengo un sasso.
Con grazia e fierezza.
Nessun sospetto
che mi si avverta di mutamenti,
che stia saggiando difese.
Sembra che nella mia vita
sia passata l’ignoranza, una volta.
 .
Sorrido.
La curva del sorriso,
il cavo di questa inclinazione,
assomiglia a un arco ben teso,
pronto.
Sembra che nella mia vita
sia passato un bersaglio, una volta.
E l’inclinazione alla vittoria.
 .
Lo sguardo immerso
nel peccato originale:
assaggia il frutto
proibito dell’attesa.
Sembra che nella mia vita
sia passata la fede, una volta.
 .
La mia ombra, solo un gioco del sole.
Indossa una divisa d’esitazione.
Non ha ancora fatto in tempo a essere
mia compagna o mia delatrice.
Sembra che nella mia vita
sia passata l’abbondanza, una volta.
 .
Tu non appari.
Ma se c’è una forma nel paesaggio
se mi sono fermata sul suo bordo
tenendo un fiore in mano
e sorridendo,
significa che che fra un po’ verrai.
Sembra che nella mia vita
sia passata la vita, una volta.
.
da Antologia della poesia greca contemporanea (Crocetti Editore, 2005)
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Odisseas Elitis (1911 – 1996)

Nel blu di Iulita

Anche in un frammento di Briseide e in una conchiglia dell’Euripo si trova
Ciò che intendo. Deve avere avuto una fame tremenda di bonaccia agosto
Per cercare il meltemi; così da lasciare un po’ di sale sulle ciglia e
In cielo un blu il cui nome benaugurante odi tra i tanti
Ma nel profondo c’è il blu di Iulita
Come se precedesse la scia del respiro di un bimbo
Che vedi avvicinarsi così nitidamente i monti dirimpetto
E la voce di un antico colombo fendere l’onda e perdersi

.

Se il bene è sacro, di nuovo dal vento
Gli viene ricambiato. Si moltiplica tanto dai suoi stessi figli Eu-
Morfia e l’uomo cresce prima due e tre volte
Lo raffiguri il sonno
Nel suo specchio. Cogliendo mandarini o ruscelli di filosofi se non anche
Un villaggio mobile di api sul pube. E sia
L’uva fa bruno il sole e più candida la pelle
Chi se non la morte ci rivendica? Chi pratica l’ingiustizia dietro ricompensa?
Un accordo armonico la vita
————————–a cui si frappone un terzo suono
Ed è questo che dice veramente che cosa getta il povero
E che cosa raccoglie il ricco: fusa di gatto, rametti intrecciati di agnocasto
Assenzio con capperi, parole che si evolvono con una vocale breve
Baci e abbracci da Citera. Così, a cose come queste si aggrappa
L’edera e si fa più grande la luna perché vedano gli innamorati
In che blu di Iulita puoi leggere la ragnatela del destino.

.
Ah! Quanti tramonti ho visto e quanti corridoi di teatri antichi
Ho attraversato. Però non mi ha mai prestato un po’ di bellezza il tempo
E una vittoria per sconfiggere il nero e prolungare la durata dell’amore cosicché
Sia più ingegnoso e melodico il suo pulpito
Il canto dell’allodola che è in noi
Nube accigliata che solleva uno schietto “no” come una piuma
E poi ricade e tu ti sazi ti sazi ti sazi di pioggia
Diventi coetaneo dell’intatto senza conoscerlo e
Continui a farti il solletico con le tue cugine nei recessi del giardino
Domani un suonatore ambulante ci innaffierà di fiori della notte
E nonostante ciò saremo un po’ più infelici
——————————come solitamente nell’amore
Ma dal mastice dell’argilla sale un sapore eretico
Per metà di odio e sogno per metà di nostalgia

.

Se continueremo a essere percettibili come uomini che
Passano la vita sotto cupole punteggiate da tritoni di smeraldo,
–—————allora

Sarà mezzo secondo dopo mezzogiorno
E la sublime perfezione
———————–compiuta in un giardino di giacinti
Cui è stato abolito per sempre l’appassire. Un po’ di grigio
Che una sola goccia di limone rasserena allorché
Vedi ciò che fin che intendevo dall’inizio incidersi
Con caratteri nitidi
 ———————sul blu di Iulita.

 .

da Nuove poesie d’amore (Crocetti Editore – Trad. di Nicola Crocetti)

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Costantino Kavafis (1863 – 1933)

Idi di marzo

Anima, temi le cose grandi.
E se non puoi sconfiggere le ambizioni,
assecondale almeno con prudenza,
con esitazione. E più procedi,
con tanta maggior cura indaga.

Raggiunto che avrai il culmine, Cesare ormai,
quando figura d’uomo famoso avrai assunto,
soprattutto allora sii vigile, se esci in strada,
sovrano insigne, con il tuo corteo,
se avviene che ti si accosti dalla folla
un Artemidoro con in mano una lettera
e che ti dica in fretta: «Leggi subito questa,
è una cosa importante, t’interessa»,
fermati pure, allora, dilaziona
ogni affare o discorso; scosta pure
chi ti saluta e ti s’inchina
(li vedrai più tardi); lascia che aspetti
anche il Senato, e leggi subito
le cose gravi che scrive Artemidoro.

da poesie 1905 – 1915 in Costantino Kavafis, Le poesie, trad.e cura di Nicola Crocetti, Einaudi 2015

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Nikitas Randos (1907 – 1989)

Villa Asphodela

Vicino al mare s’ergerà la casa che ospiterà i miei sogni
e davanti alla casa – casa piccola e brutta, tutta finestre e porte –
un giardino enorme senza molti alberi, senza aiuole,
e come fiori, solo di marzo, asfòdeli.
Invece di vialetti, rocce a strapiombo
e per ombra le grasse foglie dei cactus.
Un cipresso rinsecchito annuncerà i venti.
Ma tranne i gabbiani nessun uccello a intralciare con superflui gorgheggi la vista del —–[paesaggio.
A un’estremità del giardino, più ripida, più secca, più pericolosa del passo ignaro,
nei vasi pianterò capelli d’un colore
d’un ritmo che ricordi le chiome delle poche teste che ho veramente amato.
Quotidianamente li innaffierò d’acqua marina che porterò nel cavo delle mani.
Solo i cactus e gli asfòdeli berranno acqua piovana –
hanno il potere di non perdere i loro tratti austeri nonostante la carezza letale degli —–[acquazzoni.
Di giorno con il sole di notte con la luna
d’estate con il caldo consolatore che viene dalla Libia
e d’inverno con il vento che impara l’arte di bruciare su praterie gelate
quando le febbri del ricordo mi cacceranno fuori di casa seguirò
le strane giravolte della mia ombra in mezzo ai vasi, ai cactus, agli asfòdeli. –
Quando la stanchezza avrà sovvertito il ritmo del mio respiro
e i miei piedi nudi non soffriranno più gli spunzoni delle rocce
proverò a trovare il ristoro che le veglie insonni m’hanno tolto
poserò la testa presso la terra dove crescono i capelli
così da sentire la mia stessa chioma perdersi nei vasi d’argilla.
Questo rito dei miei perduti amori nessuno lo vedrà
le foglie dei cactus alte e larghe celeranno ogni cosa
l’onda scaccerà con gli urli dei gabbiani ogni sembianza umana
e i corpi secchi degli asfòdeli col grido acuto della morte
quando piedi d’uomo li spezzano – nella mia casa avranno la funzione del cane —–[fedele.
Vivrò così indisturbato finché mi nutrirà la fantasia di storie immobili nel tempo.
.
Sui cactus, con le spine stesse inciderò profonde le iniziali dei nomi per me dolci.
E con le unghie sulle stesse superfici scriverò epistole a un unico indirizzo: la vita —–[delle foglie.
Ciò che ancora serberò per pegno delle esistenze che mi esiliarono dalle gioie del [mondo,
insieme ai sassi lo butterò nelle fiamme verdi attizzate dai cactus impudichi.
La cenere di tante speranze l’annaffierà senza posa una schiuma bianca
che il vento pazzo d’una primavera impetuosa spargerà con sabbia abbondante sulle —–[rocce sepolcrali.
Quel vento recherà alle care piante del mio giardino il seme prezioso che eternerà la —–[saldezza delle linee intorno a me.
Così potrò sempre, tornando sfinito a casa mia,
addobbarla tutta, da cima a fondo – dopo aver chiuso ermeticamente porte e —–[finestre
con l’aroma degli asfòdeli.
.
(da Quaderno I, 1933)
da Antologia della poesia greca contemporanea (Crocetti Editore)

Bandiera-grecia

Il sasso nello stagno di AnGre - 20 maggio 2016

Di cosa siamo parte? di Giorgio Chiantini

Think-For-Yourself

Di cosa siamo parte?

Il grande impiego di capitali, vite umane e distruzioni ha generato guerre moderne, che hanno permesso all’Occidente di non sporcarsi più le mani nei modi canonici del “fare la guerra” contro altre Potenze. La logica del profitto ai giorni nostri ha ormai innescato, senza possibilità di fermarla, una distruzione sistematica e irrazionale di tutti i diritti conquistati con anni di lotte sociali incruente, che avevano messo al centro della società l’Uomo e la sua dignità di Persona, fino alla esasperata condizione di governi che sopprimono posti di lavoro, istruzione, sanità pubblica e assistenza per i bisognosi, negando di fatto il diritto di avere diritto.

I soggetti colpevoli di questa deriva che ci sta spingendo alla recessione, favorendo la distruzione di qualsiasi forma di umanità e solidarietà, non sembrano – anzi, non lo sono (abbattendo il beneficio del dubbio grazie alla realtà che si ha sotto gli occhi) – per nulla turbati dal fatto che a pagare siano i più deboli, milioni di persone incolpevoli espropriati della loro dignità e ignorati sistematicamente.

Tutto immolato nel nome dei mercati che regolano il respiro del mondo.

Poche persone con il potere di decidere la sopravvivenza o meno, di interi paesi e popolazioni.

Sono queste le nuove guerre scatenate tra borse e spread; guerre, che non fanno più morti e feriti, non distruggono più territori e città, ma distruggono intere generazioni, negando loro la possibilità di un futuro.

Per assurdo e in modo fortemente provocatorio teso alla riflessione, salvando l’idea che spesso si sono vissute condizioni migliori in periodi storicamente peggiori, si potrebbe anche valutare positivamente le modalità attraverso le quali venivano combattute le guerre mondiali dell’altro secolo, poiché i danni causati innescavano una crescita economica virtuosa, che cominciava proprio attraverso la ricostruzione stessa dei paesi distrutti…

Ora possiamo solo credere in un cambiamento che provenga da quella parte di Umanità ancora non infetta da tutto questo modernismo malato, prendendo coscienza che questo perverso meccanismo economico – che lascia in altri territori fuori dall’occidente privilegiato le guerre, quelle vere che ancora esistono e servono come motore per le industrie belliche o per accaparrarsi il petrolio e/o altre ricchezze, combattute quotidianamente senza che nessuno da “nessuna parte” alzi un dito per l’incolumità delle persone coinvolte – sta trasformando gli uomini in schiavi, costretti a vendere il loro lavoro per un pezzo di pane, dando vita a un mostro, senza patria e senza pietà che ci auguriamo dal profondo, non finisca per negare anche qualsiasi forma di speranza.” [Giorgio Chiantini]

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 Nota finale di “Voci di cambiamento”, AA.VV. pdf a cura de Il sasso nello stagno di AnGre scaricabile qui: VOCI DI CAMBIAMENTO AA.VV – poesia & arte 27settembre’14 – Il sasso nello stagno di AnGre

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da AA.VV Voci di cambiamento

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[Ci sono parole per dire]
di Augusto Salati

Ci sono parole per dire
Qualcosa di serio
In qualche dove immaginario?
Son pronto a salirvi
Su quel cambiamento
Da tutti invocato
Sperando che non siano
Rumori volontari
Per alludere al nulla
Il vento libera le voci
Che gridano pace
La pace non si grida
La si vive per essere veri
La pace è un pezzo di noi
Forse la prima porta
Dalla quale si esce
Per cantare al sole
Le nostre primavere.
Ci siamo ridotti
A morderci i gomiti
Per ogni nostro successo
La terra muore
C’è troppo vuoto in giro
Per compensare
Ciò che noi rubiamo
Di avvisi ce ne sono tanti
Ma non sappiamo ascoltare!

*  *  *

Pietà
di Antonella Troisi

lo conosco il dolore
che lacera il cuore.

Io che bacio
una fronte fredda e occhi vuoti,
invoco con spasmi il tuo respiro
ora negato da lacrime cieche.

Con occhi sbarrati
nel nero del buio,
allungo la mano
a cercare la stella,
chiudo nel pugno
il tuo ultimo battito
donato alla vita.

Io conosco il dolore
quello che non dà pace
ma chiede pietà.

*  *  *

da AA.VV. Voci di cambiamento, pdf a cura de Il sasso nello stagno di AnGre scaricabile qui: VOCI DI CAMBIAMENTO AA.VV – poesia & arte 27settembre’14 – Il sasso nello stagno di AnGre

da AA.VV. Voci di cambiamento

fiore

Sarà pace
di Mirta De Riz

Vigilo la tesa corda dello spasmo
nella feroce attesa.
“Non suonerà, stanotte non suonerà…”
In questo spazio stupefatto dal silenzio
Anche il respiro trema.
“Non arriverà se prego,
non arriverà se non ci sono,
arriverà miracolo, forse sorriso, forse perdono”.
E’ sibilo e corre più della paura.
Se un’alba s’aprirà mite,
se un giorno sarà pace,
se uomo e vita s’abbracceranno ancora,
al mio ritorno
non dirò di quella donna sparsa sulla ghiaia,
le braccia strette al grembo per insegnare
a suo figlio a morire,
ma sigillerò la tua bocca con i baci,
ti strozzerò l’anima,
ti sospirerò Amore,
e la vita avrà profumo di Pace.

*  *  *

Gerusalemme
di Pasquale L.Losavio

Brandelli
di membra divise
rosso il mattatoio
si ripete l’innocente
mattanza.

Morire d’inedia
sui libri
di una biblioteca.

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da AA.VV. Voci di cambiamento, pdf a cura de Il sasso nello stagno di AnGre scaricabile qui: VOCI DI CAMBIAMENTO AA.VV – poesia & arte 27settembre’14 – Il sasso nello stagno di AnGre

Gianni Rodari, Lo Zampognaro (pdf scaricabile)

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“[…] Sapete che cosa vi dico
Io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
Accadranno facilmente;

se ci diamo la mano
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l’anno”

Con questa filastrocca di Gianni Rodari, scaricabile in pdf al link sottostante, Il sasso nello stagno di AnGre completa il suo regalo per questo Natale dedicato al fanciullo che anima ciascuno di noi nel silenzio e nel profondo delle Persone che con gli anni siamo diventate, sperando sempre, ogni giorno, che quel suo sguardo di stupore e di gioia autentica possa essere compagno lungo il cammino, così da riscoprire passo dopo passo il buono che ancora c’è in questo intorno che ci ospita e che chiamiamo Vita.

Buona lettura!

G.Rodari – Lo Zampognaro – by Il sasso nello stagno di AnGre

Natale 2014 - 1

Gianni Rodari, Il Mago di Natale (filastrocca in pdf scaricabile)

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“S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle al pavimento,
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti:
regali per tutti…”

Mancano due giorni a Natale ed ecco la terza delle quattro filastrocche – scaricabile in pdf al link sottostante – di Gianni Rodari a cura de Il sasso nello stagno di AnGre scelte quest’anno come dono per gli affezionati lettori!!

Buona lettura a tutti!

G.Rodari – Il Mago di Natale – by Il sasso nello stagno di AnGre

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Gianni Rodari, L’albero dei Poveri (pdf scaricabile)

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“Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bimbi è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un alberetto.[…]”

Per i lettori de Il sasso nello stagno di AnGre la seconda filastrocca di Gianni Rodari scaricabile in pdf al link sottostante. Un dono per questi giorni di festa.

Buona lettura a tutti!

G.Rodari – L’Albero dei Poveri – by Il sasso nello stagno di AnGre

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Gianni Rodari, Il paese degli alberi di Natale (filastrocca in pdf scaricabile)

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“Dove sono i bambini che non hanno
l’albero di Natale
con la neve d’argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
presto, presto adunata, si va
sul Pianeta degli alberi di natale,
io so dove sta. Che strano, beato Pianeta…”

Il sasso nello stagno di AnGre inizia la settimana che ci vedrà festeggiare il Natale con la prima delle quattro filastrocche di Gianni Rodari (scaricabili in pdf) che ha scelto come dono per i suoi lettori dedicate al fanciullo che sempre dovrebbe abitarci con il suo sguardo di meraviglia, così necessario per scorgere in questo reale quel motivo in più che ancora sappia regalarci un sorriso per andare avanti nonostante tutto…

Buona lettura a tutti!

G.Rodari – Il pianeta degli alberi di Natale – by Il sasso nello stagno di AnGre

Natale 2014 - 2

[senza titolo] di Annamaria Giannini

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Katrin Alvarez, Dies Irae, 2007

 

[senza titolo]

(Una bambola sporca

senza mani bambine a imboccarla

senza culla a venire o nido a tornare

ha riempito due grammi di cielo

di tutto l’orrore del mondo)

 

è forse che non ci meritiamo estate

in questo tempo di missili e di inganni

dove la gola copre tenerezza, cede il mallo

quando la mano spacca il guscio e trema

del non avere bandiera a sventolare, le parole

sono divise, mute, senza mostrine o senso

cercano un luogo dove riposare

 

è dentro il bosco che si è perso il cielo

tra i rami di un’idea che si apre bocca

appesa a un nido senza più il ritorno

 

come fosse possibile spostare la morte

dal fiume e sedersi ad albe nuove

immemori

su un marciapiede che del bambino

serba una fiaba e qualche piuma

*

Annamaria Giannini

poesia inclusa in Voci di cambiamento, AA.VV. a cura de Il sasso nello stagno di AnGre, pdf scaricabile qui: VOCI DI CAMBIAMENTO AA.VV – poesia & arte 27settembre’14 – Il sasso nello stagno di AnGre

LAVA di Daniela Cattani Rusich

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LAVA

di Daniela Cattani Rusich

 

E mi fa male il mondo

 

questa materia sostanziale in-differenza

a me che sono sostanza immateriale

e ancora ho paura del buio

anche se mi cammina accanto

in ferita d’in-canto e diffidenza.

 

Lo so: è il mitra della mitrale installato

nel petto, che mi scompensa il circolo

a ogni giro dall’atrio al ventricolo

e mi fa stare come un ani-Male

                                                                     (fai un salto,  fanne un altro)

Che il mio sangue non scorre: saltella

che il mio cuore non batte: sobbalza.

E ogni sparo fa un buco a una stella

Vedi? cade dal cielo morente

l’urlo cupo del mondo in-curante

                                                                      (fai una giravolta, falla un’altra volta)

Così piove su questa immondizia…

lava la macchia rossa sul vestito da sposa

lava la terra nera dei cadaveri neri

lava  la nostra impotenza e levaci il pensiero

                                                                       (o bella lavanderina – di guerra)

 

Torneremo puri come angeli luciferi.

 

*

da ARCHE’ (2014, Onirica Edizioni)

testo inserito in Voci di cambiamento, AA.VV – pdf a cura de Il sasso nello stagno di AnGre scaricabile qui:

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