Quattro poesie d’amore

ph.Angela Greco AnGre per Il sasso nello stagno di AnGre

Il tuo modo d’amare di Pedro Salinas

Il modo tuo d’amare
È lasciare che io ti ami.
Il si con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole o abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi,
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

~

Il tuo cuore lo porto con me di Edward Estlin Cummings

Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l’anima spera,
e la mente nasconde.
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.

~

Parlare… di Paul Eluard

Parlare
senza avere niente da dire
comunicare
in silenzio
i bisogni dell’anima
dar voce
alle rughe del volto
alle ciglia degli occhi
agli angoli della bocca
parlare
tenendosi per mano
tacere
tenendosi per mano.

~

Se tardi a trovarmi, insisti di Walt Whitman

Se tardi a trovarmi, insisti.
Se non ci sono in nessun posto,
cerca in un altro, perchè io sono
seduto da qualche parte,
ad aspettare te…
e se non mi trovi piú, in fondo ai tuoi occhi,
allora vuol dire che sono dentro di te.

*

[20\10\21]

Pedro Salinas, due poesie da Sicuro azzardo

BENOIT COURTI 1

XXIII «Route Nationale»

Presto, luce, presto,presto!
Un farsi nero acquattato
s’avventa dagli orizzonti
e mi confonde la vita.
Le sicurezze soavi,
distanze, profili, forme
un colpo d’ala le svia.
Colori, colori mie,
il giallo, vermiglio, verde,
prigionieri trascinati,
in carcere di nove ore!
Quel paesaggio così stabile
s’arrese così alla svelta?
Non cedere, varietà
amata, tu, non lasciarti,
non lasciare solo
me nel nero, liscio, uno!
Con un giro della chiave,
in visioni a cento metri,
frammentato, allegro, vivo,
i fari
mi restituirono il mondo.
.

§

XLVII Fede mia

Non mi fido della rosa
di carta,
tante volte che n’ho fatte
tra le mie mani.
Né dell’altra io mi fido
della rosa vera,
figlia del sole e dell’ora,
sposa promessa del vento.
Di te che non ti ho mai fatto
di te che mai ti hanno fatto,
di te mi fido, compiuto
sicuro azzardo.
.

*

Pedro Salinas, da Sicuro Azzardo (a cura di V.Nardoni, Passigli Poesia, 2005)

Sicuro azzardo appare nel 1929, ed è la seconda raccolta di Pedro Salinas, uscita qualche anno dopo di distanza da Presagios, il suo esordio poetico, che già lo aveva consacrato come uno dei protagonisti della poesia spagnola. La poesia di Salinas procede più per approfondimenti interni che per salti, in una sorta di canzoniere, di intimo, amoroso colloquio che sfocerà nelle raccolte esemplari degli anni Trenta, La voz a ti debida e Razón de amor, ed è stato giustamente detto che essa rappresenta una delle forme più originali della poesia amorosa del Novecento. Ma l’immagine di poesia amorosa può risultare di per sé fuorviante. In realtà, la poesia di Salinas ha sempre al centro se stessa, è poesia dell’intelligenza non meno che del cuore, tutta protesa verso l’immagine precisa, la parola ‘esatta’, che sappia nominare ed esprimere, stretta fra pensiero e sentimento, ‘segno’ e ‘favola’, perché – ha scritto lo stesso Salinas – “la poesia è un’avventura verso l’assoluto. Si può arrivare più o meno vicino; si può fare più o meno strada…Bisogna lasciar correre l’avventura, con tutta la bellezza del rischio, della probabilità, del gioco”. Questo ‘sicuro azzardo’ della sua poesia, che, se da un lato può richiamare alla mente l’hasard del colpo di dadi mallarmeano, dall’altro ne è già cosa decisamente fuori, perché salinas – come scrive Valerio Nardoni – “si fa dado lui stesso, per volteggiare magicamente, con tutti i preparativi dell’esattezza”. (risvolto interno di copertina)

 

Pedro Salinas, Ieri ti ho baciato sulle labbra (con un approfondimento sull’autore)

Rodin, Il bacio (part.)

Ieri ti ho baciato sulle labbra

Ieri ti ho baciato sulle labbra.
Ti ho baciato sulle labbra. Intense,
rosse. Un bacio così corto
durato più di un lampo,
di un miracolo, più ancora.
—————————-Il tempo
dopo averti baciato
non valeva più a nulla
ormai, a nulla
era valso prima.
Nel bacio il suo inizio e la sua fine.

Oggi sto baciando un bacio;
sono solo con le mie labbra.
Le poso
non sulla bocca, no, non più
– dov’è fuggita? –
Le poso
sul bacio che ieri ti ho dato,
sulle bocche unite
dal bacio che hanno baciato.
E dura, questo bacio
più del silenzio, della luce.
Perché io non bacio ora
né una carne né una bocca,
che scappa, che mi sfugge.
No.
Ti sto baciando più lontano.

.

Pedro Salinas, da La voce a te dovuta, XXXVI, a cura di Emma Scoles, Einaudi

immagine: Rodin, Il bacio (part.)

.

Salinas-2Pedro Salinas y Serrano (Madrid, 27 novembre 1891 – Boston, 4 dicembre 1951) è stato un poeta spagnolo appartenente alla generazione del 1927.
Durante gli anni venti collaborò con il “Centro de estudios historicos”, scrisse alcuni saggi di letteratura contemporanea e allo stesso tempo curò alcune edizioni di classici. Nel 1926 pubblicò la sua prima opera narrativa Vispera del gozo e nel 1928 si trasferì a Madrid.
Gli anni che vanno dal 1929 al 1936 sono anni di fervida attività poetica. Verranno dati alle stampe Seguro azar (1929), Fábula y signo (1931), Amor en vilo (1933) che anticipa La voz a ti debida che verrà pubblicato alla fine di quello stesso anno. Risale al 1936 la raccolta intitolata Razon de amor.
Nel 1935, alla vigilia della guerra civile venne invitato dal Wellesley College negli Stati Uniti per un breve periodo di insegnamento, ma egli partì per non ritornare mai più.
Il poeta rimase, come esule volontario, negli Stati Uniti dove insegnò presso diverse Università. Nel ’37 gli venne conferito l’incarico per l’insegnamento presso il “Wellesley College” nel Massachussetts e in seguito a Baltimora. Durante questi anni fece anche diversi viaggi in Messico per tenere alcune conferenze su “il poeta e la realtà nella letteratura spagnola” che verranno pubblicate in volume nel 1940 con il titolo Literatura española siglo XX’.
Nel 1943 gli venne concesso un temporaneo trasferimento presso l’Università di Porto Rico dove rimarrà fino al 1946, facendo nuove amicizie e scrivendo i versi El Contemplado (mar, poema); compirà ancora alcuni viaggi per conferenze a Santo Domingo e a Cuba e nel 1946 farà ritorno a Baltimora dove riprenderà il suo posto di docente.
A Baltimora intensa e varia sarà l’attività letteraria degli ultimi anni della sua vita. Salinas infatti si dedicherà, oltre che alla poesia, agli studi critici, ai saggi, al romanzo e al teatro.
Il suo ultimo libro di versi, Confianza, verrà pubblicato nel 1955 dopo la morte dell’autore che avverrà a Boston nel 1951. Secondo il desiderio del poeta venne seppellito nel cimitero di Santa Magdalena a Puerto Rico.
L’opera poetica di Salinas, divisa in nove libri, si distingue in tre fasi distinte ma allo stesso tempo complementari.
La prima produzione poetica, che va dal 1923 al 1931, comprende tre raccolte: Presagios, scritta nel 1923, Seguro azar (Sicuro azzardo) composta nel 1929 e Fábula y Signo (Favola e segno) del 1931 con la quale si conclude la prima fase. In Presagios si avvertono gli influssi di Bécquer, di Antonio Machado e soprattutto di Juan Ramón Jiménez che scrisse il Prologo e curò la redazione del libro e l’anticipazione dei grandi temi che saranno della poesia successiva come quello della dialettica amorosa, del nulla che sovrasta l’uomo, del mistero, della irrealtà.
Il verso, breve e conciso, è ricco di ripetizioni e antitesi che il ritmo delle cesure e degli enjambements tende a separare.
« Io non ti vedo. So bene
che sei qui, dietro
una parete fragile
di mattoni e di calce, alla portata
della mia voce, se io ti chiamassi.
Ma io non chiamerò. »
In Seguro azar si coglie già, dall’antitesi tra i due termini del titolo, perfetto ossimoro, il desiderio di riempire l’astratto con figure e aspetti tratti dallo spettacolo della vita moderna, soprattutto da un tipo di letteratura sportiva e cinematografica che ha il suo centro attrattivo maggiore nel Far West (titolo di una lirica dell’opera). Salinas trae pertanto le immagini della sua poesia dalla realtà urbana o dalla finzione cinematografica e in modo graduato le priva della loro concretezza. Gli oggetti e le cose, osservate e poi negate, diventano il pretesto per denunciare l’assenza della persona amata che può essere raggiunta solamente attraverso il sogno.
In Fábula y signo, superando la realtà del quotidiano, Salinas si rivolge alla vita moderna e al mondo della macchina utilizzando il lessico dei movimenti avanguardieristici, come dimostrano i titoli e i temi del libro da Radiator y fogata (Radiatore e fuoco) a El teléfono, aggiungendo le emozioni che vengono vissute all’insegna della poesia e della fabula.
La seconda fase, che comprende il periodo tra gli anni 1933 e 1938, può considerarsi quella della maturità e vede la produzione delle principali opere dell’autore come La voz a ti debida La voce a te dovuta, Razòn de amor, Largo lamento (Lungo lamento) dove il poeta raggiunge la pienezza del sentimento e dell’abbandono dando l’esempio più alto di tutto il canzoniere spagnolo del Novecento.
Il tema principale delle opere di questo periodo è quello dell’amore che era già stato annunciato in Presagos. La realtà amorosa viene però ora trasfigurata da una intensa visione idealistica di carattere platonico che ha gli elementi della quotidiana relazione umana ma che va oltre la presenza fisica.
« Perdonami se vo così cercandoti,
così maldestramente dentro
di te.
Perdonami il dolore, qualche volta. »
La terza e ultima fase corrisponde agli anni quaranta e può considerarsi la stagione finale del poeta dove egli scrive varie opere appartenenti a generi letterari differenti.
Oltre le opere di poesia, si aggiungono quelle di teatro (quattordici drammi in tutto) nelle quali l’autore affronta gli aspetti della vita del tempo, i romanzi nei quali condanna il materialismo moderno e infine alcuni importanti saggi nei quali Salinas dimostra le sue vaste conoscenze culturali oltre una grande capacità critica. [dal web]

 

Pedro Salinas, versi da Presagi

Vladimir Pajevic
opera di Vladimir Pajevic

 

20

Questi dolci vocaboli con cui mi stai parlando

non li capisco, paesaggio,

non sono i miei.

Con alberete ti rivolgi a me

dolcissime, sulla foce placida e chiara

con trilli di uccelli.

Ed io imparai altro: la quercia dura e secca

in una terra povera, senza acqua, e in lontananza,

come modello, l’ aquila,

e come una nera realtà, il nero corvo.

Ma è così dolce il suono di quel tuo non appreso

linguaggio dove l’anima presagisce la scala

su cui discenderanno i segreti divini.

E ansioso e goffo, alla tua riva resto

e aspetto finché tu non mi insegni il linguaggio

che non è mio, con delle incognite parole senza senso.

Che tu mi porti fino alla chiarezza dell’inconoscibile,

paesaggio dolce, con vocaboli sconosciuti.

#

20

Estos dulces vocablos con que me estás hablando

no los entiendo, paisaje,

no son los míos.

Te diriges a mí con arboledas

suavísimas, con una ría mansa y clara

y con trinos de ave.

Y yo aprendí otra cosa: la encina dura y seca

en una tierra pobre, sin agua, y a lo lejos,

como dechado, el águila

y como negra realidad, el negro cuervo.

Pero es tan dulce el son de ese tu no aprendido

lenguaje ,que presiente el alma en él la escala

por donde bajarán los secretos divinos.

Y ansios0 y torpe, a tu vera me quedo

esperando que tú me enseñes el lenguaje

que no es mío, con unas incógnitas palabras sin sentido.

Y que me lleves a la claridad de lo incognoscible,

paisaje dulce ,por vocablos desconocidos.

 

*

tratti da Pedro Salinas, Presagi – Passigli poesia

 

Pedro Salinas, due poesie da Sicuro azzardo (Seguro azar)

Paul Gauguin. L'onda 1888. Olio su tela. cm. 49X58. New York - collezione privata.
Paul Gauguin, L’onda (1888).
Olio su tela, cm. 49X58. New York, collezione privata.

.

XI

Riva

 

Se non fosse per la fragile

rosa, di schiuma, bianchissima,

che lui, a largo, si inventa,

chi me l’ avrebbe mai detto

che gli si muoveva il petto

per il respiro, che è vivo,

che ha un suo impeto dentro,

che brama la terra intera,

calmo, blu, mare di luglio?

#

XI

Orilla

 

¿Si no fuera por la rosa  

frágil, de espuma, blanquísima,

que él, a lo lejos se inventa,

quién me iba a decir a mí

que se le movía el pecho

de respirar, que está vivo,

que tiene un ímpetu dentro,

que quiere la tierra entera,

azul, quieto, mar de julio?

Gauguin Neve a Vaugirard
Paul Gauguin, Neve a Vaugirard II (1879)
Olio su tela 60,5 x 81,7 cm – Budapest, Szépmüvészeti Múzeum

.

XIII

Gli equivoci

 

Il pomeriggio al culmine

fisso a un autunno in fuga

pacifica i tumulti.

Le prime nevi: bianco…

Degli orizzonti: quello…

Distanza vista è

misura del lontano.

Né mare o cielo ingannano:

tutti e due impostori.

Il certo in altalena

mostra voli di seta.

Il mondo è infinito,

menzogna a profusione.

Di verità

retta, curva e nient’ altro.

Geometria, neve,

amanti senza peso.

#

XIII

Los equívocos

 

La tarde en sazón fija

a un otoño que escapa

tumultos apacigua.

Primeras nieves: blanco …

Horizontes: aquello …

Distancia vista es

lejanía medida.

Ni mar ni cielo engañan:

embusteros los dos.

Lo cierto en el columpio

vuelos de seda enseña.

El mundo es infinito,

profusión de mentira.

De verdad

recta y curva no más.

Geometría, nieve,

ingrávidas queridas.

 

 

Sicuro azzardo appare nel 1929, ed è la seconda raccolta di Pedro Salinas, uscita a qualche anno di distanza da Presagios, il suo esordio poetico, che già lo aveva consacrato come uno dei protagonisti della nuova poesia spagnola. La poesia di Salinas procede più per approfondimenti interni che per salti, in una sorta di unico canzoniere, di intimo, amoroso colloquio che sfocerà nelle raccolte esemplari degli anni Trenta, La voz a ti debida e Razón de amor, ed è stato giustamente detto che essa rappresenta una delle forme più originali della poesia amorosa del Novecento. Ma l’immagine di poesia amorosa può risultare di per sé fuorviante. In realtà, la poesia di Salinas ha sempre al centro se stessa, è poesia dell’intelligenza non meno che del cuore, tutta protesa verso l’immagine precisa, la parola ‘esatta’, che sappia nominare ed esprimere, stretta fra pensiero e sentimento, ‘segno’ e ‘favola’, perché – ha scritto lo stesso Salinas – “la poesia è un’avventura verso l’assoluto. Si può arrivare più o meno vicino; si può fare più a meno strada … Bisogna lasciar correre l’avventura, con tutta la bellezza del rischio, della probabilità, del gioco”. Questo il ‘sicuro azzardo’ della sua poesia, che, se da un lato può richiamare alla mente l’hasard del colpo di dadi mallarmeano, dall’altro ne è già decisamente fuori, perché Salinas – come scrive Valeria Nardoni nello studio che accompagna questo volume – “si fa dado lui stesso, per volteggiare magicamente, con tutti i preparativi dell’esattezza”. (dal risvolto di copertina)

*

[da Pedro Salinas, Sicuro azzardo, a cura di Valerio Nardoni, Passigli Editori, 2005]