Intervista Senza Domande ad Angela Greco a cura di Flavio Almerighi

Intervista senza domande ad Angela Greco a cura di Flavio Almerighi per Neobar   http://neobar.net/2017/03/28/intervista-senza-domande-ad-angela-greco/  

Viviamo sommersi, tutti, un’epoca di restaurazione in cui trasgredire è il canone, saperne star fuori un atto innovativo. Viviamo sommersi e difficilmente saremo salvati. La poesia rappresenta un sollievo, un occhio più alto di noi. Personale Eden di Angela Greco è un sollievo nel sollievo, un atto rivoluzionario nel suo genere. Un libro che passo dopo passo, verso dopo verso, ricostruisce con ottima scrittura un eros non inficiato dalla mercificazione occidentale, cui nel nostro mondo è stato, e viene relegato. Non è nemmeno la banale pruderia cui spesso siamo stati abituati, non è distrazione, non è dannazione, non è la pagina patinata di una rivista soft core, non è un romanzo di Anais Nin. Scoraggio perciò il lettore in cerca di sensazioni forti, non troverà spade, grotte, roba liquida, posizioni al limite delle leggi fisiche e altre amenità di genere. Troverà poesie che riescono a toccare vertici di liricità ragguardevole, quella stessa forma di serenità che è eros, non erotismo. Eros è tutto quanto è amore, niente più e niente meno. Il libro dipana un dialogo a tutto tondo tra l’autrice e il soggetto del suo amore. Fondamentale che sia soggetto e non oggetto, badate bene. L’operazione ha successo, perché queste poesie senza titolo riescono a ripulire, a ridare fiato e rispetto a quel senso che è parte di noi, ma non sappiamo spiegare e spesso riusciamo solamente a negare. Un libro che difficilmente invecchierà, perché rappresenta un nuovo ancora tutto da valutare. (Flavio Almerighi )

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1)     trapiantati in tessuti sanguinanti affinché fioriscano aurore (pg.11)

Pomeriggio di un giorno ordinario, quando mi giunge in mail una sorpresa: nove versi tratti da Personale Eden (La Vita Felice – qui), che in questo 2017 compie esattamente due anni, posti come domande, ai quali dovrebbero seguire mie risposte. Non mi sembra qualcosa di semplice, nonostante l’apparenza, e la prima domanda mette subito in luce l’opposto che mi abita: concretezza affiancata ad una estrema voglia di leggerezza, con questo ultimo verso tratto dalla poesia che apre il libro; un verso che nella sua doppia figura esprime la duplice natura di cui è costituito l’essere umano: quella carnale e quella non carnale, determinanti sensazioni antitetiche.

2)      lo sguardo fa nuovo il qualunque su cui si posa (pg 13)

Questa intervista capta i punti cruciali dell’opera, accordandole una valenza ed una profondità spesso negate dal ritenere la poesia d’amore qualcosa di facile. Personale Eden è sostanzialmente un percorso, una strada da sé all’altro, verso la persona amata. Lo sguardo qui si sovrappone senza sbavature all’atto stesso dell’amare, sentimento che, quando ci possiede, fa sembrare differente anche quello a cui siamo abituati. La vista (molto presente in tutto il libro, come inizio dell’amore, panoramica sulla scena o, come godimento dell’oggetto amato) è il senso, insieme all’udito (di cui anche si parla spesso con riferimento alla voce dell’amato) forse più etereo che possediamo, ma al contempo, è quello che metaforicamente indica con maggior immediatezza il cambiamento in toto.

3)      sono tempi differenti o difficili quelli ai quali t’invito (pg 18) 

Questo verso riprende la mia idea di donna, forse oggi demodé: in carne, formosa, inequivocabilmente femminile e femmina, compagna e amante, capace di prendersi cura dell’altro, affiancandolo, senza trascurare le peculiarità di ciascuno. Nel libro il riferimento non è soltanto a uomo e donna, ma, più precisamente, al maschile e al femminile, alla complementarità dell’essere e a due esseri complementari, che si presentano con le loro conclamate singolarità e che solo insieme possono costituire originalità – nel significato di quello che è primordiale, che è all’origine – ed equilibrio, grandi assenti dei tempi moderni.

4)      nel presente che muore quest’ora solonostra ci tocca (pg 19)

Duplice accezione di toccare, inteso come gesto concreto e di capitare, accadere come per caso, venire in sorte. L’ora che, personificata, sfiora i protagonisti, ricordando la caducità del presente ed esortando a cogliere l’attimo e l’ora che tocca vivere, perché non può appartenere a nessun altro, se non ai due amanti. Il mancato spazio tra avverbio e aggettivo possessivo, come le contrazioni che molte volte si incontrano nel libro, vuole rendere l’immediatezza, il tempo da non perdere, la voglia assoluta di appartenersi, congiungersi e riunirsi, che azzera anche lo spazio sul foglio.

5)      lascia che mi perda tra le tue strade segrete (pg 29)

Un amore concreto, che alla fine del libro diventa il mezzo stesso atto a far riscoprire anche la propria irrinunciabile umanità. L’amore, come mezzo che sublima l’uomo e lo avvia verso un paradiso, intravisto in lontananza, a cui si giunge attraverso il vivere quotidiano, fatto di carne e non carne. Le strade segrete sono il corpo dell’amante, di colui che ama e di colui che è amato; quei luoghi pudicamente nascosti per difesa dell’apparenza. Personale Eden, volutamente privo di qualsiasi lemma volgare o anche solo allusivo ad un substrato di mancata eleganza, toglie il velo ai desideri umani tenuti a catena corta, a causa dell’atteggiamento sociale a cui noi occidentali di matrice cattolica siamo stati addestrati nel corso dei secoli…

6)      mi venivi incontro e mi seguivi da far scoppiare il cuore (pg 30)

Personale Eden, è “un libro ancora giovane” (Almerighi), nonostante sia stato pubblicato da due anni e nonostante il prosieguo del mio percorso poetico anche con l’uscita di un nuovo libro. Concordo con questa definizione, perché è la materia di cui narra ad essere sempre giovane e nuova e a rendere a-temporali i suoi protagonisti. L’incontro, espressione di quel desiderato ricongiungimento con l’altra metà che aleggia per tutto il libro, e la gioia. Forse un’espressione troppo adolescenziale, quell’immagine di traboccante felicità, ma quando si ama inevitabilmente si diventa incongrui con l’età anagrafica.

7)      dalla pelle alla penna nessun avanzo (pg 33)

La pelle è per me una seconda memoria e quello che vivo lo trasporto nella mia poesia, senza circonlocuzioni o inganni, condividendo con i lettori le mie esperienze, in un atto di estrema fiducia. Sull’iterazione autore-lettore ci tengo a sottolineare una peculiarità di questo lavoro in versi, ossia che tutto il libro è privo di punteggiatura (salvo forse qualche minimo segno), come omaggio alla libertà proprio del lettore, il quale ha facoltà di scegliere le proprie pause ed i propri tempi di lettura, così da divenire praticamente parte integrante dell’opera stessa.

8)      così sei abisso (pg 35)

Vivendo l’amore carnalmente e spiritualmente, in anima e corpo, l’amato diventa la misura infinita, quella incommensurabile, che svela e conduce a profondità singole e di coppia, di cui prima si ignorava anche l’esistenza. Su questo punto, che svela, anche nel significato proprio del termine abisso, la soprasseduta profondità di questa poesia, ringrazio sentitamente Flavio Almerighi, che, fin dall’uscita di Personale Eden, ha creduto in questo libro, apprezzandolo immediatamente e augurandomi il meglio per questo tipo di poesia, quella erotica, troppo spesso trascinata nella volgarità, nell’eccesso e nello sciocco voyeurismo.

9)      un cappello di sorrisi volato per inattese strade grigie (pg 41)

Il copricapo, simbolo retrò dell’uomo sicuro di sé, capovolto per contenere sorrisi, indica le sovvertite regole del bon ton e dell’immagine sociale della persona innamorata; mentre il colore indica, invece, il presentarsi dell’amore a qualsiasi età (strade grigie) e a sorpresa (inattese), sempre con gli stessi effetti sconvolgenti e sorprendenti non solo per chi li vive, ma anche per chi quell’amore lo guarda dall’esterno.

— su Personale Eden (tutti gli articoli) 
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Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Edizioni Smasher, 2012; in uscita la seconda edizione con prefazione di Flavio Almerighi); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico realizzato con Giorgio Chiantini); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017) .

 

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia: Allegro Improvviso (Ibiskos, 1999); Vie di Fuga (Aletti, 2002); Amori al tempo del Nasdaq (Aletti, 2003); Coscienze di mulini a vento (Gabrieli, 2007); Durante il dopocristo (Tempo al libro, 2008); Qui è Lontano (Tempo al libro, 2010); Voce dei miei occhi (Fermenti Editrice, 2011); Procellaria (Fermenti Editrice, 2013); Sono le Tre (Lietocolle, 2013); Caleranno i Vandali (Samuele Editore, 2016); Storm Petrel, edizione americana di Procellaria, traduzione di Steven Grieco (Chelsea Edt. New York). Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste quali Tratti, Prospektiva, Il Foglio Clandestino.

Davide Campi, nota critica redatta per Personale Eden, poesie di Angela Greco

ph.AnGre x Personale Eden

Nota critica di Davide Campi redatta per Personale Eden, poesie di Angela Greco, premiato con segnalazione al XXIX premio Lorenzo Montano (novembre 2015)

(il seguente testo è stato gentilmente concesso in anteprima dalla Redazione di Carte nel Vento – periodico on-line del Premio Lorenzo Montano a cura di Ranieri Teti – e sarà pubblicato sul numero 29 dello stesso)

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ANGELA GRECO
PERSONALE EDEN

Angela Greco sviluppa il tema con poesie dal respiro ampio e dal ritmo veloce, concitato, a tratti accanito: “ho un sospetto di sentimento che s’accorda al tuo nome/e vocali e voragini aperte nell’attesa di averti addosso…”.
Il tema è l’amore, non certo teorico, ma reale e specifico per un “altro” non generico.
Il ritmo segnala il corpo, necessariamente fisico, solido e presente, in tutte le declinazioni che riguardano il desiderio, nello stesso modo fisico e solido, sia in assenza che in presenza dell’amato: “mi soffermo come se ancora non fossi ma già sento/diventa vero il distacco dal rumore intorno e anche tu”.  La tensione verso l’oggetto d’amore, anzi, risulta essere vera sia in assenza che in presenza dell’amato.
Come afferma acutamente Rita Pacilio in premessa, “bisogna formulare in modo precisissimo gli itinerari del sublime e della sua luminescenza per rintracciare i segni del fenomeno lirico europeo nella poesia di Angela Greco: versi lunghi, arditi e dotti dall’atmosfera emotivo/sensoriale, dai toni suggestivi…”.
Così Angela Greco restituisce in versi coerenti una profonda modificazione percettiva, consentendo alla lingua poetica di superare l’aspetto particolare del sentimento per tendere verso una visione universale.

Davide Campi

copertina Personale Eden

14 febbraio in poesia con Personale Eden di Angela Greco: nota di lettura di Leopoldo Attolico

Personale Eden -poesie - Angela Greco - AnGre - La Vita Felice

Nota di lettura di Leopoldo Attolico

La naturalezza del verso e dell’immagine è costitutivo del lavoro di Angela Greco, che tra il pudore e l’effondersi sceglie la limpida modalità colloquiale, la sola funzionale alla produzione di Senso. Presente in ogni piega del “discorso”, questa “misura” non ammicca alla confessione antisentimentale o al disimpegno/impegnato; semplicemente illumina un rapporto affettivo cogliendone le coordinate più significative e chiamandole per nome, come è giusto che sia. Salva da filiazioni e canti di sirena, questa poesia così votata all’introspezione e alla lettura problematica del rapporto interpersonale, può configurarsi come uno sguardo che pensa , sarebbe lo stesso dire un pensiero che guarda.

riprendimi esattamente da questo punto
quello in cui coloravamo il ritrovarci stretti
precisi nello sbottonare voglia e labbra:
tra le tue dita il mio dettaglio nascosto alza la voce
e fughiamo chiaroscuri di silenzi ormai altrove da qui
ché sappiamo adesso dove posare l’istinto incrollabile
ad afferrare e restituire duplicate ipotesi di paradiso:
ritrovami ancora umida meraviglia
che ho atteso leccando una ad una piaghe d’assenza
mancanza oggi risolta dalla conoscenza delle tue rughe
varchi di tempo narrato ai miei occhi e sapienza
di sapermi nell’intimo di un ancoradadire:
siamo distanti solo un bacio non di più
e questa attesa è solo il nostro abbraccio più lungo

(pag.27)

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Flavia Buldrini su Personale Eden, poesie di Angela Greco

ph.AnGre x Personale Eden

Flavia Buldrini su Personale Eden, poesie di Angela Greco

L’autrice in questa silloge canta il suo Personale Eden, il Paradiso perduto della felicità primigenia della coppia, di un Adamo ed Eva, agli albori dell’umanità, che godano ancora della felice comunione degli esseri (“e i due saranno una sola carne” Gn 2,24): “non abbiamo sbagliato la combinazione né perso il paradiso / stiamo seguitando a percorrerne pelle a pelle la via – fidati – / tra la crepa e la volta azzurra in cui siamo caduti a quel morso.” Si modula la melodia intensa dell’amore attraverso un linguaggio ermetico e sublime, sospinto dal pathos della tensione dell’eros con cui colmare la distanza dell’assenza: “ed io la tua eco di terre lontane incontenibili in questo eden soltanto / t’appartengo al di là dell’approdo su altri lidi fin’oggi sconosciuti / e tu m’appartieni fino all’ultima conchiglia che ripeta voce inattesa”; “ci completeremo per fuoco rituale benedetto / concludendoci dentro e per parti / squartati e lontani ci riuniremo / sull’ara del quotidiano / in viscerale congiungimento / ci apparterremo e già lo siamo fin da queste carte / rifiorite di fiotti d’inchiostro le energie di cui dici / altrove consacreranno nuova luce.”

L’impeto del desiderio amoroso riconquista l’originaria estasi del Paradiso, in questa sorta di rivisitazione della Genesi biblica: “A Oriente c’è un giardino che concorre con il sole allo splendore. / Ci sono due esseri che hanno il sentire del tuono, il colore dei giochi d’estate e con le mani sono capaci di decretare spazi senza fine, gioia purissima. / Lontani, ma si intuiscono pur non sapendosi; si trovano, spostando appena il fato tra mele verdi e serpenti in boccio. / Qui, ciò che alle stelle non è dato, avviene: il giorno si fermò appena prima della notte e conservando un solo attimo in cui sfiorarsi per far nascere nuova luce che pulsò esattamente in quel diaframma di tempo. / Erano un battito e si videro e si riconobbero e si avvicinarono e si sfiorarono e si presero e si persero e si penetrarono e si allontanarono e si confusero e si baciarono e si destarono e si rincorsero e si catturarono e si lasciarono e si arresero. Tutto esattamente in un frangente sconosciuto. / Dopo fu soltanto fiato per contare i minuti che li separavano nel sopirsi del bisogno di cercarsi, perché adesso erano. Due ed uno e parte stessa del medesimo cielo: che diventò loro e loro diventarono cielo. / Uomo donna maschio femmina.” (Nota a margine di un desiderio).

Gli innamorati si ritagliano un’oasi di felicità edenica in mezzo allo sterminato deserto dei giorni: “e fughiamo chiaroscuri di silenzi ormai altrove da qui / ché sappiamo adesso dove posare l’istinto incrollabile / ad afferrare e restituire duplicate ipotesi di paradiso.” L’amore investe prepotentemente l’essere, come un’inarrestabile marea spumeggiante: “trascorsa la notte di ali spiegate e vento / coprimi del tuo dire di seta e donami notte stellata / addosso sei oro che sveste gli occhi a mandorla / di avvolgente voglia di perpetrare il tuo mezzogiorno / così sottrai lontananza a silenzi inattesi / abbrevi il cammino e irrompi nella camera viola / solo in apparenza mare placido che muove stupore / accolgo di te l’onda di tesori non visibili e meraviglia / il toccarsi in punti precisi e lo scriversi d’abitudine / presenza e necessità impellente che oltrepassa difese.”

È poesia del miracolo dell’incontro di due anime e due corpi in un’osmosi panica: “a scomporre luce in vertigini inattese le tue mani / e sospesa nella rifrazione della gioia ti vivo a pelle / tempo finissimo lento e caldo sgranato sul mio collo / fino a perdersi tra dune erette alla tua lingua capricciosa: / ho raggruppato aurore per vederti volto in questo verso / venire alle porte del giorno spalancate sul mio ventre / e rendere corpo con le tue dita alle mie forme sparse: / c’è un’essenzialità poetica innata nel minimo azzurro / che ci sovrasta – magma risalente scabre pendici – / che senza chiedere permesso sfugge ad ogni controllo.” L’amato è un mistero che seduce irresistibilmente, tutto da esplorare: “così sei abisso / baratro per la razionalità schiantata sul fondo / di questa acutissima vetta a cui sai condurmi: / stretta a te e a questa luce che taglia la notte / mi respiro desiderio senz’altro suono che tu / vibrando in ogni mia mancata resistenza / è la tua voce – sì, sempre lei – incipit del sogno / in uno spazio ancoraperpoco concepito assenza / mi sventri stanchezza per colmarmi fluido / estenuando il buio e facendoci prima luce.”

Angela Greco in questi versi ci consegna il racconto lirico di un amore che anela a confondersi in un amplesso cosmico e a sfociare nel mare dell’Eternità: “attraversati a mani nude i sassi di scelte d’altro tempo / al sole del tuo volto si scioglie adesso la promessa / che più s’attende e s’attarda nel cammino frequentato / d’essere risposta a quell’antica frattura che ci vide due / ed oggi conquistarci nuovamente in dimensione unica / moltiplicatrice d’infiniti in questo stesso momento.”

Flavia Buldrini – tratto da Literary, Sistema Letterario 

*

c’è una strada che collega due attimi dai nostri nomi
materia inattesa che si dissipa ad un sorriso
distratto e malizioso questo battito di ciglia
differenza tra quotidiano e desiderio da attraversare
tra il bianco e il nero sfumati fino all’opera d’arte

ti guardo muovere il microcosmo senza regole sul tavolo
nasceranno nuovi silenzi e ritratti fermi tra le stelle
e dalla finestra tolgo limite allo sguardo profanando il cielo

sei tu stesso a crearmi figura fuori come fossi pelle
mentre sulla discesa ripida tra le ali catturo un bacio lento

e come faccio a dire della goccia che scivola alla tua voce
della capriola dello stomaco quando aspetto la luce e te?
ho dita tremanti che segnano un profilo nelle ore d’impazienza
e sembra rallentare il creato se non arrivi a segnarne il passo
ascolto sul petto sciorinando stupore al sole della tua schiena
e richiamo meraviglia oltre e più che le tue mani creatrici

ho un sospetto di sentimento che s’accorda al tuo nome
e vocali e voragini aperte nell’attesa di averti addosso
in questo momento sfuggito al caos di astri avanzati
trapiantati in tessuti sanguinanti affinché fioriscano aurore

(pag.11)

QUI il libro

copertina Personale Eden

ÈRATO A MATERA, festival dell’arte e della poesia, giovedì 13 agosto 2015

Personale Eden di Angela Greco con Erato a Matera

Si terrà giovedì 13 agosto

presso l’ex ospedale San Rocco in piazza San Giovanni a Matera,

il Festival dell’arte e della poesia “Erato a Matera”

L’evento è organizzato e promosso dal blog letterario “La presenza di Èrato”, l’associazione culturale “Community” e il visual artist Donato Fusco (suo il manifesto che ritrae la Musa in chiave moderna) con il patrocinio del Comune di Matera e della  Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata.

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Ecco il programma:

Ore 10.30

Saluto di benvenuto degli organizzatori e del sindaco di Matera

Ore 11.00

Meridionalismo e post-meridionalismo in poesia, a cura di Pasquale Vitagliano

Ore 11.45

La poesia oggi in Italia, a cura di Dante Maffia

Ore 12.30

Videomessaggio dei poeti Maria Grazia Di Biagio, Maria Grazia Insinga, Marco Onofrio, Paolo Ottaviani, Paolo Ruffilli, Lucio Mayoor Tosi

Ore 13.30

Pausa Pranzo

Ore 15.30

Presentazione delle sillogi poetiche:

 NUOVE NOMENCLATURE E ALTRE POESIE di Anna Maria Curci,

DELLA RIVELAZIONE di Franco Di Carlo,

PERSONALE EDEN  di Angela Greco,

MI RACCONTO LA LUNA di Giovanni Pistoia,

VERSI COR(RO)SIVI di Lorenzo Poggi.

Dialoga con i poeti Luciano Nota

Ore 16.30

Giovanni Caserta e Maria Grazia Trivigno presentano “MONTE SARDO” ,“IL POETA E LA FARFALLA” di Dante Maffia, “TRA CIELO E VOLTO”di Luciano Nota.

Ore 17.30

“Lo scatto della poesia”. Spazio espositivo dell’artista visivo Donato Fusco. Presenta Maria Grazia Trivigno

Ore 18.30

Performance del poeta e musicista Vincenzo Mastropirro

Ore 19.00

Reading con Angela Greco, Anna Maria Curci, Giovanni Pistoia, Lorenzo Poggi, Dante Maffia, Marco Maggi, Pasquale Vitagliano, Francesco Cagnetta, Anna Bertini, Franco Di Carlo, Cristina Polli, Antonella Radogna, Fabio Lacovara, Luciano Nota, Maria Antonella D’Agostino, Francesco Tarantino, Giovanni Asmundo, Marco Piliero.

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rassegna stampa / rassegna-stampa / rassegna stampa / LVF eventi

ViviMassafra

Angela Greco e Luciano Nota - Erato a Matera - 13 agosto 2015 - ph. Maria Grazia Trivigno
Angela Greco e Luciano Nota per Erato a Matera, 13 agosto 2015 (ph. Maria Grazia Trivigno)

ph.AnGre x Personale Eden

Alessandro Canzian su Personale Eden di Angela Greco

lettura di Personale Eden Alessandro Canzian

condiviso da Alessandro Canzian:

Ogni libro di poesia in qualche modo obbliga il lettore, quando si tratta di libro riuscito, di poesia vera o che tende al vero, a confrontarsi non tanto con l’autore quanto con se stessi, col lettore altro che si diviene nell’inevitabile sdoppiamento tra lettore con una sua storia privata e lettore che nel libro si lascia trasportare dentro la vita dell’autore. Leggendo diventiamo inesorabilmente due persone: ciò che noi siamo, e ciò che l’autore ci porta ad essere. In questo Angela Greco, e soprattutto nel suo Personale Eden (La vita felice 2015, prefazione di Rita Pacilio) sa essere un’autrice di particolare efficacia.

Nel caso specifico devo innanzitutto dire che pur credendo difficilmente all’amore, a parte quello verso un figlio, e ancor meno alla presunta dolcezza dell’atto fisico, questo libro non nego mi abbia fatto un poco immaginare (sognare sarebbe dire troppo) il mondo caldo e generoso che la poetessa non solo è, ma crea.

A partire dalla lunghezza di versi estesi, non espansi ma figli di un discorso continuo senza sovrastrutture, o finzioni, tangente l’erotismo più fisico e reale ma mai volgare, anzi comprensivo in qualche modo della natura dell’altro e del sé, inclusivo della natura dell’altro, questa poesia si svolge come una parola sussurrata nella sfera quotidiana: nel letto, in cucina, la sera sul divano. I punti di riferimento non mancano e in linea di massima pur vivendo un amore in qualche modo privilegiato, anche a livello fisico, riescono a scansare i pericoli del retorico e della banalità, quanto quelli di un romanticismo melenso.

Ciononostante Angela Greco è donna che sogna e lo fa sul corpo di un uomo, e sul proprio nel momento in cui le mani di lui la toccano, e la fanno geografia. Un significato, sostanzialmente, del dialogo amoroso che proprio perchè non elevato o sovraelevato in iperuranici luoghi sentimentali appare vicino e considerabile, quasi vivibile. In una poesia, come detto, generosa, che pare invitare il lettore ad entrare in quella sfera intima, a guardarla, a viverla per un istante con loro. Forse, e questa riconosco è l’opinione del lettore che nel libro si lascia trasportare dentro la vita dell’autore che inevitabilmente anche io sono diventato, per troppa felicità dell’autrice. Una felicità non idealizzata, fatta di corpi e macchie, fatta di dita, fatta di natiche ai miei fianchi larghi d’attesa. Verso, quest’ultimo, che per chi conosce Angela Greco non può che apparire come una delle sue cose più belle.

Raccontami la periferia delle tue mani
quando incontrano nude il nodo dell’universo
e risvegliano il senso d’essere donna e tua
segna a dito ogni confine e oltrepassalo
col tuo sapore poi sconfiggimi senza altra parola
che non siano nome e sorriso tuoi e ferma il corpo
contro me / seno di latte dalle vie colme d’azzurro
ti lascio scorrere caldo in questa terra bianca
come la prima stagione buona
in fioritura anticipata ad un respiro
nudi piegammo la schiena voltandola d’incanto
e tolsi fiato all’erba serrandola tra dita voraci
fino a diventare noi stessi il paradiso perduto
e questa volta fu il creato a chiedere di entrare
in noi
dalle tue natiche ai miei fianchi larghi d’attesa
bastò una voce e fummo ancora e nuovi

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riprendimi esattamente da questo punto
quello in cui coloravamo il ritrovarci stretti
precisi nello sbottonare voglia e labbra:
tra le tue dita il mio dettaglio nascosto alza la voce
e fughiamo chiaroscuri di silenzi ormai altrove da qui
ché sappiamo adesso dove posare l’istinto incrollabile
ad afferrare e restituire duplicate ipotesi di paradiso:
ritrovami ancora umida meraviglia
che ho atteso leccando una ad una piaghe d’assenza
mancanza oggi risolta dalla conoscenza delle tue rughe
varchi di tempo narrato ai miei occhi e sapienza
di sapermi nell’intimo di un ancoradadire:
siamo distanti solo un bacio non di più
e questa attesa è solo il nostro abbraccio più lungo

*

giungerò alla tua voce vestita di sud contando distanza in sillabe
l’ultima sarà in assonanza con caffè e risponderà ridendo
mentre scorri tra luce e orecchio e dal divano alla mia bocca
che tace rincorrendo toni e parole e fogli da salvare:
ferma la guerra e inizia rivoluzione a labbra dischiuse
nella vibrazione sottile che s’amplifica ma non si spezza
dalla nuca alle stelle voce profonda che possiede e trattiene
mi venivi incontro e m’inseguivi da far scoppiare il cuore
stessa radice soltanto oggi incrociata in poche lettere
raccontandosi estivi risvegli e profonde oscurità rischiarate
incredule come un semprenuovo che sorprende nella notte:
arriverai incapace da silenziare e sarà battaglia si sensi
risposta al movimento d’interno che d’appiglia al logico
emisfero contrario senza necessità di nominare questo sentire
percepito in serico scivolare lungo la schiena e brivido liquido
che dilaga forte tra pelle e ancora mani strette ai fianchi
primo e ultimo apriechiudi di porta senza bussare
dentro il rpesente capitato a noi per distratta fortuna:
non posso tacerti calore impudico e viscerale
saperti di occhi socchiusi e monosillabi
e così sciolgo tensione e sentire e m’abbandono
femmina per te acceso d’esperienza
m’avvicino e altro non attendo
che la tua lingua conosca la mia geografia

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http://www.lavitafelice.it/scheda-libro/angela-greco/personale-eden-9788877996879-251072.html

copertina Personale Eden

Angela Greco su Literary, il Sistema letterario italiano

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Una pregevole mappatura del proprio lavoro poetico-letterario è un qualcosa che reca una speciale gioia ad un autore, così com’è accaduto a me, quando ho visto la prima volta tutto il meticoloso e precisissimo lavoro catalogato sotto il mio nome, come autore, dal sito Literary.it, creatura telematica di Giampietro Tonon, saggista, storico locale ed editore di Padova (leggi) e del suo efficientissimo staff.

Un lavoro utile per seguire le evoluzioni di un autore nel tempo, preciso specchio dei momenti creativi e, cosa non da poco, felice presentazione globale dell’autore stesso, oltre che presenza costante e sempre aggiornata, sua e dei suoi libri, ma anche di tutto un corredo di altre situazioni che lo vedono protagonista (recensioni, pubblicazioni, premi, eventi), così da riuscire a sentirsi concreti in un mondo ormai giustamente telematico, dove tutto si perde nel mare magno di una rete decisamente smagliata dal punto di vista dell’umanità. Qui, invece, s’incontra tra le righe del suo lavoro, Giampietro Tonon, persona sensibile e gentile, professionale e simpaticissima, degno di stima e “capace di coccolare e vezzeggiare i suoi autori”, come ho avuto modo di scrivere altrove, sempre pronto all’ascolto e all’accoglienza.

Sul sito, al sottostante indirizzo, è possibile leggere tutta la mia “storia letteraria” (!!) accaduta fino ad oggi. Siate felici per questi miei passi. Grazie!

autori dati Greco Angela

libri di Angela Greco AnGre

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tratto e adattato dal sito Literary, il luogo dell’informazione letteraria:

Literary è il Sistema letterario italiano presente in internet dal 1997, che ha via via sostituito le attività editoriali cartacee configurandosi come un polo multimediale di servizi nel campo letterario per la circolazione dell’informazione, la pubblicizzazione e la documentazione dell’attività letteraria degli autori e di quanti operano nel mondo letterario italiano. Non vengono pubblicati libri degli autori, ma il sito / sistema è esclusivamente impegnato nella informazione, promozione e pubblicizzazione dell’attività letteraria degli Autori, delle Case editrici, dei Premi letterari, delle Riviste letterarie, delle Agenzie letterarie, degli Eventi letterari ( qui  ) – Editore e Responsabile Dati Giampietro Tonon

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Giugno mese di incontri: Personale Eden e la letteratura necessaria, una nota di Salvatore Sblando

Gianni Gianasso - studio per Breaking - Personale Eden poesie di Angela Greco - La Vita Felice 2015
Gianni Gianasso, studio per Breaking (inserito nel libro Personale Eden poesie di Angela Greco)

Personale Eden e la letteratura necessaria, una nota di Salvatore Sblando

Vorrei partire dalla conclusione, ovvero dai ringraziamenti, per provare a descrivere l’incontro di Aperipo-Etica del 12 giugno 2015 con Angela Greco. Non è così scontato trovare nella disponibilità di un’autrice, come Angela, che compie oltre 1000 km, la passione e il desiderio innato per raccontare del suo ultimo lavoro poetico, ma anche per parlare di poesia e letteratura.

Lo scorso venerdì, infatti, attorno alla presentazione della raccolta poetica “Personale Eden” edito da La Vita Felice, si è sviluppata una discussione tra il pubblico, l’autrice, Diana Battaggia, direttore editoriale de La Vita Felice, e me medesimo, che ha visto spaziare il dibattito attorno dalla necessità del verso lungo piuttosto che di quello breve, alla necessità o meno della metrica, dalla musicalità, all’assenza o presenza di titolo in una lirica.

Si è parlato di tecnica poetica, ma non solo, grazie ai molteplici spunti di riflessione che Personale Eden ha offerto in tutte e tre le sezioni che lo compongono, dove l’io innamorato tesse una tela finissima senza però mai cadere nell’autobiografismo e nell’autocelebrazione, si è potuto discutere attorno al valore dell’anima nel testo poetico, in una sorta di ode al sentimento più puro e onesto, scevro da ogni deriva che la società contemporanea ha creato attorno a ciò.

Una doverosa necessità, dunque, la scelta da parte dell’autrice dell’utilizzo del verso libero e dell’assenza di titoli, come liberazione da ogni catena dogmatica in favore della libertà di espressione, salvaguardando certo quella scintilla che rende unico un testo poetico; così come la musicalità innata e il verso lungo dei testi di Personale Eden, che accompagnano il canto amoroso che si sviluppa in tutta la raccolta, fanno da contraltare all’essenziale, alla sottrazione poetica tipici di certi canoni letterari contemporanei. Non necessita di essenzialità, di sottrazione della parola, la poesia di Angela Greco, perché è lo stesso sentimento che richiede ciò: non la sottrazione, ma la cifra autentica chiamata in prima persona a sé dall’autrice in ognuno dei testi che compongono Personale Eden. Ed è in un contesto di questo tipo che nasce paradossalmente anche la necessità, ben spiegata dall’autrice durante l’incontro, di contrarre alcune parole facendole diventare un tutt’uno, una sorta di neologismo. Vedono così forza e vita, nuovi lemmi come “ancoraperpoco” e “solonostre”.

Concludo, prendendo a prestito e facendo mie le parole utilizzate da Rita Pacilio nella prefazione a Personale Eden, per meglio descrivere l’unicità poetica di qust’autrice: “Per questo motivo Angela Greco, in modo montaliano, tra le righe giunge a parafrasare l’indicibile, facendoci ben sperare che le cose possano, prima o poi, svelare il segreto portato in seno”.

Salvatore Sblando

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ph.by Aperipo-Etica

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il mio grazie di cuore a Salvatore, a Diana, a Gianni Gianasso – a mio marito e a mia figlia che mi hanno accompagnata – e agli amici che a Torino si sono fermati in poesia con noi! Un’esperienza degna di nota, quella di attraversare tutto il Paese per dare volto e voce alle pagine di un libro…ma soprattutto è l’incontro con le sensibilità altrui ad essere importante e motivo portante per continuare a credere in lei, nella Poesia. (A.G.)

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qui il libro: http://www.lavitafelice.it/scheda-libro/angela-greco/personale-eden-9788877996879-251072.html

Cinque poesie tratte da Personale Eden di A.Greco su La presenza di Èrato

Personale Eden poesie di Angela Greco - La Vita Felice 2015

Cinque poesie di Angela Greco da Personale Eden (La Vita Felice 2015)

http://lapresenzadierato.com/2015/06/19/cinque-poesie-di-angela-greco-da-personale-eden-la-vita-felice-2015/

di Maria Grazia Trivigno | 19 giugno 2015 · 07:41

Una fusione, un intreccio intimo nella dimensione metafisica e poi cosmica, in cui la forza formidabile dell’ispirazione e dell’attitudine al prodigio è la disponibilità all’altro, con richiami interni che sembrano accorati appelli, preghiere, dialoghi autoanalitici con un mondo maschile che spazia in una vastità indifferenziata di esistenze. L’escalation della variazione tonale del sentimento, e dell’intrigo della storia d’amore, si attua come una condanna o una disgiunzione nelle tre parti della raccolta: gli esseri che amano possono trovarsi nella condizione dell’accoglimento, nella funzione coagulante e materica della passione, o del rifiuto. [dalla prefazione di Rita Pacilio]

c’è una strada che collega due attimi dai nostri nomi
materia inattesa che si dissipa ad un sorriso
distratto e malizioso questo battito di ciglia
differenza tra quotidiano e desiderio da attraversare
tra il bianco e il nero sfumati fino all’opera d’arte
ti guardo muovere il microcosmo senza regole sul tavolo
nasceranno nuovi silenzi e ritratti fermi tra le stelle
e dalla finestra tolgo limite allo sguardo profanando il cielo
sei tu stesso a crearmi figura fuori come fossi pelle
mentre sulla discesa ripida tra le ali catturo un bacio lento
e come faccio a dire della goccia che scivola alla tua voce
della capriola dello stomaco quando aspetto la luce e te?
ho dita tremanti che segnano un profilo nelle ore d’impazienza
e sembra rallentare il creato se non arrivi a segnarne il passo
ascolto sul petto sciorinando stupore al sole della tua schiena
e richiamo meraviglia oltre e più che le tue mani creatrici
ho un sospetto di sentimento che s’accorda al tuo nome
e vocali e voragini aperte nell’attesa di averti addosso
in questo momento sfuggito al caos di astri avanzati
trapiantati in tessuti sanguinanti affinché fioriscano aurore

*

raccontami la periferia delle tue mani
quando incontrano nude il nodo dell’universo
e risvegliano il senso d’essere donna e tua
segna a dito ogni confine e oltrepassalo
col tuo sapore poi sconfiggimi senza altra parola
che non siano nome e sorriso tuoi e ferma il corpo
contro me / seno di latte dalle vie colme d’azzurro
ti lascio scorrere caldo in questa terra bianca
come la prima stagione buona
in fioritura anticipata ad un respiro
nudi piegammo la schiena voltandola d’incanto
e tolsi fiato all’erba serrandola tra dita voraci
fino a diventare noi stessi il paradiso perduto
e questa volta fu il creato a chiedere di entrare
in noi
dalle tue natiche ai miei fianchi larghi d’attesa
bastò una voce e fummo ancora e nuovi

*

riprendimi esattamente da questo punto
quello in cui coloravamo il ritrovarci stretti
precisi nello sbottonare voglia e labbra:
tra le tue dita il mio dettaglio nascosto alza la voce
e fughiamo chiaroscuri di silenzi ormai altrove da qui
ché sappiamo adesso dove posare l’istinto incrollabile
ad afferrare e restituire duplicate ipotesi di paradiso:
ritrovami ancora umida meraviglia
che ho atteso leccando una ad una piaghe d’assenza
mancanza oggi risolta dalla conoscenza delle tue rughe
varchi di tempo narrato ai miei occhi e sapienza
di sapermi nell’intimo di un ancoradadire:
siamo distanti solo un bacio non di più
e questa attesa è solo il nostro abbraccio più lungo

*

nella cicatrice del giorno segno il tuo petto a passi di danza
sottile ci lega un’impazienza d’arrivare a sfiorare quella spina
che senza pudore preme a segnare di straordinario quest’ora
nel solonostro che ci invita ritroviamo carezze sospese
nella mezz’aria che sempre manca al saperci insieme
e confondendo baci a poche lettere riconosco il tuo sapore
d’immenso e d’albero fronde al vento dove riparare il battito:
sciolgo inattesa lode e tu raccogli trasparente silenzio
dalle labbra che nella tua direzione invocano mezzogiorno
e ad ombra zero penetra nell’ancora – ancora – da dire:
sosteniamo fieri lontananza fino al ritrovarci
ché nemmeno una sfumatura ci allontana dall’iride
custode preziosa di tutti gli argomenti possibili
sei tu il mio preferito
scrivendomi dentro percorsi d’azzurri insperati
oggi finalmente ha smesso di piovere
allacciando pensieri e gambe in questo letto

*

m’hai accarezzata a filo di voce o scrittura è uguale
hai acceso il brivido che si riconosce alla schiusa
nel frantumare istintivo il velo che ostacola vita
penetrando raggio incisivo di risurrezione
nel cavo d’un luogo troppo buio per vedere mattino:
caldo mi hai così avvinta fino alla resa in stelle
a trapuntare amplessi in universi ricreati
fragili per il troppo peso dell’ordinario sognare
ma necessari a chiamarci per nome o per mano:
il dettaglio della tua schiena mi stordisce
curva ad Oriente giorno in rinascita
ed io ultimo astro ne colgo il richiamo
nel sottoventre insperato dove nidificano silenzi
pas de deux le tue vertebre in arcuato canto
sospirano che t’avvolga di me oltre ragione

grazie di cuore agli amici de La presenza di Erato, per la cortese ospitalità! (AnGre)

http://www.lavitafelice.it/scheda-libro/angela-greco/personale-eden-9788877996879-251072.html

Personale Eden, poesie di Angela Greco ospite de La locanda di Febo a Como

Personale Eden di Angela Greco  - La Vita Felice - a Como - 13 giugno 2015 - ph.AnGre

Nel leggere le poesie di Angela Greco, dalla sua ultima Raccolta Personale Eden (La Vita Felice, 2015), si viene a contatto con versi che – sin dalla prima poesia – rompono gli schemi del verseggiare classico: niente maiuscole, niente punteggiatura, niente metrica, in un’ottica letteraria post-moderna, che, però, non è la sua, ma fu tipica della maggior parte delle donne, dopo il Femminismo ribelle e contestatore degli anni Sessanta. Il lettore è subito coinvolto in medias res, come in una umana compartecipazione ai sentimenti e alle emozioni della poetessa, come se stesse contemporaneamente, o abbia vissuto in precedenza, unitamente a lei, le situazioni cui la stessa ci coinvolge, attardandosene nelle varie sfaccettature.

Il chiamarci in prima persona, nella sua “stanza” intima, tutta per sé, dove lei ci indica ciò che prova, e lo descrive a noi nei minimi dettagli, o ce ne partecipa sfumature dal suo microcosmo… ci rende meno spettatori, freddi e distaccati dal suo mondo, nel quale tutto è capovolto – rispetto alla normale visione della scrittura della poesia – tranne che per la tematica, espressa lungo tutta la sua opera, antica quanto il mondo: l’Amore!

Amore” trattato nel quotidiano, nella teatralizzazione dei giorni, che scorrono ora con passione, ora con angoscia, ora con interrogativi esistenziali, ora spassionatamente e criticamente, talaltra come smisurato bisogno, come linfa vitale dell’esistenza.

Non ci sono più, in questa poesia femminile, rivendicazioni, le proteste sembrano dissolte e dissipate, mentre avanza un elegante e sottile erotismo, che stravede per l’uomo amato, co-autore di quell’Eden personale, che la poetessa ha costruito per sé, per lottare – da protagonista – contro la monotonia e l’insignificanza della quotidianità. La “donnaoggetto”, di qualche anno fa, quella che era corteggiata, elogiata nelle sue movenze e fattezze, da poeti “maschi”, e dipendente da giudizi di uomini, o che “moriva” al pensiero di perdere l’amore di un uomo, qui è la “donna/soggetto”, protagonista indiscussa. È lei che stabilisce regole e critiche, pensieri esistenziali; è lei che ridefinisce il suo ruolo, è lei che dà valore all’altra figura complementare dell’uomo, compagno di vita, nel dipanarsi di una relazione, in cui – la parte essenziale – è proprio lei. È a lei che non sfuggono gli attimi, i silenzi, le pause, gli abissi che abitano il cuore dell’altro, è lei che “interseca” le “sue” rotte con il “contro-battito” dell’uomo che ama e non il contrario; non elemosina, non prega, ma desidera, bacia, consegna la “mela”, come Eva – prima donna – certa della tentazione che agisce, verso di lui… che è lì, come sempre, pronto a “mangiarla”!

Poesia insinuante, sensuale, che non mette in discussione il desiderio per l’altro, che non controbatte più come nemico, colui il quale un tempo bisognava demolire, come si faceva ai tempi della contestazione e dell’affermazione del proprio “essere donna”… Ora, le nuove donne si sono evolute, ci sono, sono interamente riappacificate col loro corpo e con i loro diritti, ora possono affermare che amano “scegliersi” un compagno, di cui accolgono tutte le sue imperfezioni, la sua fragilità e inadeguatezza, perché anche l’uomo ha smesso di sentirsi “super”, nel rapporto a due.

Qui, è presente la donna “disincantata”, consapevole, quella che accetta il sentimento di coppia con tutte le valenze, positive e negative, che ne accetta anche la precarietà delle giornate vissute insieme, senza disconoscere la caducità e l’evanescenza del sogno, che deve fare i conti con la realtà: «adesso aspetto sulla soglia del silenzio e non conto più i minuti/per non morire di un’attesa che graffia più a fondo del possibile…».

«Adesso che ti conosco posso dirti uguale alle stelle/e sul tuo petto acquietarmi oltre il sogno e il risveglio/vivendoti a respiro battente accogliendo frecce o pugnali…».

Una poesia questa, all’insegna – dunque – dei sentimenti più puri e veritieri, che guarda con disincanto la realtà, di cui si nutre, senza depurarla da ciò che fa male; anzi, l’arricchisce con l’impegno e determinazione, in un linguaggio sonoro, o che si arrovella e si accartoccia su se stesso, assecondando i momenti d’impressionistica emozione, ricco di retorica e di accostamenti sinestetici, colmi di più sensi insieme, nei versi ipermetri, senza respiro, che – spesso – si fatica a leggere, ma che – con impegno – si riesce a cadenzare, in un flusso di coscienza continuo, dal quale emerge tutto un mondo interiore ricco, passionale, intimo e vagliato al lume della ragione e di un elevato pensiero critico e filosofico/esistenziale.

Sul valore del “corpo”, nella poesia della poetessa Greco, si è bene e intensamente espressa la prefatrice della Raccolta Personale Eden. In essa si tratta di un corpo “fisico”, che è “carne”… e che si confronta con un altro “fisico” e un’altra “carne”… in giochi naturali di vicinanze e lontananze, di silenzi e incontri, di presenzialità e assenze, di desiderio e passionalità vissuta, di bisogno e appagamento, di necessità ed espletamenti, di sensazioni tattili e immaginazione, di finitezza e infinitezza, di domanda e offerta, di solitudine e speranza. Poesia del corpo, che si dimensiona nel Tempo e che dal Tempo travalica, per raggiungere mète ben più spirituali e morali, per trovare spazi infiniti e universali. Un “Eden Personale”, appunto!

Angela Greco, coraggiosa nell’aver superato gli stereotipi e i canoni classici, per potersi definire “poetessa”, entro cui – però – ha reiterato un inno all’Amore, come elemento espressivo e profondamente necessario alla vita adulta. Amore che, come diceva Dante… “a nullo amato, amar perdona”!

Auguro fortuna e lunga vita letteraria, a questa poetessa, che ci ha onorato della sua presenza e che ha voluto parteciparci il suo mondo sentimentale ed emotivo, aiutandoci a trovare spunti di riflessione e nuovi elementi di arricchimento alla nostra vita.

Con stima, ANNA ELEONORA CANCELLIERE

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13 giugno Como Personale Eden poesie di Angela Greco

Personale Eden, libro di poesie di Angela Greco edito da La Vita Felice, lo scorso 13 giugno è stato ospite de La locanda di Febo, attiva e vivace realtà culturale della città di Como. Ringrazio di cuore gli Amici che mi hanno fatto sentire a casa e felice: la splendida e preziosa artista e poetessa Grazia Albanese, il presidente Franco Ciullo, il poeta Francesco La Commare, la prof.Anna Eleonora Cancelliere per questa presentazione-recensione che mi ha donato con dedica, le sorelle Ughetti e la loro meravigliosa musica, la voce di teatro comasco Graziano – Falco della Rupe, la poetessa Cettina Lascia Cirinnà e, quindi, mio marito e mia figlia per aver percorso con me mille chilometri – anzi duemila tra andata e ritorno – di poesia! (A.G.)

GRAZIE!

La locanda di Febo - Como

video-poesia da Personale Eden di Angela Greco (La Vita Felice, 2015)

potrete “incontrare”

Personale Eden, poesie di Angela Greco (La Vita Felice 2015):

il 12 giugno a Torino, nell’ambito della rassegna Aperipo-Etica di Salvatore Sblando (via Cesare Lombroso, 16 – ore 18.30)

e il 13 giugno a Como, a cura degli amici de La locanda di Febo (Circoscrizione n.7, via Collegio dei Dottori, 9 – ore 17.00)

Grazie a quanti interverranno!

questa settimana 2 eventi & 2 inviti

ph.AnGre x Personale Eden

Sono lieta di invitarvi a due appuntamenti in cui mi intratterrò con amici a parlar di poesia e, nello specifico, presenterò Personale Eden, edito da La Vita Felice in questi primissimi mesi del 2015. Per chi fosse nei paraggi e avesse voglia di ‘guardarmi in faccia’, sarò nei luoghi sotto riportati  felicissima di conoscervi! GRAZIE di cuore a chi si è occupato di tanto e ne ha reso possibile la realizzazione e a quanti interverranno!!

Angela Greco

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presentiamo PERSONALE EDEN, poesie di Angela Greco, qui:

 

venerdì 12 GIUGNO a TORINO, ore 18.30

Polo Culturale Lombroso 16 in via Cesare Lombroso n.16, nell’ambito della rassegna Aperipo-etica curata da Salvatore Sblando

sabato 13 GIUGNO a COMO, ore 17.00

Circoscrizione n.7 in via Collegio dei Dottori n.9 a cura dell’Ass. La locanda di Febo e dei suoi poeti e artisti

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(nota: le immagini qui riportate non sono quelle ufficiali usate dai singoli organizzatori, ma sono creazioni by AnGre adattate ai luoghi de Il sasso nello stagno)

Torino 12 giugno '15 - PERSONALE EDEN poesie Angela Greco - La Vita Felice 2015

13 giugno a Como Personale Eden poesie di Angela Greco - La Vita Felice 2015

VI ASPETTIAMO!!

Franca Alaimo su Personale Eden di Angela Greco per La Recherche.it

ph.AnGre x Personale Eden

Personale Eden, poesia, di Angela Greco – La Vita Felice, 2015

Recensione di Franca Alaimo

per la Rivista Letteraria La Recherche – http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=898&Tabella=Recensioni

La lingua impetuosa di Angela Greco celebra quell’affondamento nell’abisso (termine tra i più ricorrenti all’interno della silloge) dell’Amore necessario al superamento della frattura fra femminilità e maschilità narrata dal libro della Genesi e fin troppo negativamente giudicata quale colpevole disubbidienza e sprezzatura diabolica (proprio nel senso del dia-ballo greco quale “gettare di traverso”) dalla maggior parte degli interpreti veterotestamentari, che ne hanno sempre taciuto la forte valenza filosofica e gnoseologica, messa invece in luce dal racconto che ne fa Aristofane nelSimposio di Platone: “E così evidentemente sin da tempi lontani in noi uomini è nato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo”. Quella sprezzatura è così giustificata dalla poeta: ma chi altra ha saputo mostrarti la lucentezza/ piccolissima che scinde la mela dal suo ramo?/ o la non vista eleganza del suo seme a lacrima? E ancora: ci riconoscemmo pronti a iniziare la terra.

Se è vero, infatti, che la consapevolezza di sé e la scoperta dell’altro presuppongono l’uscita dalla immobile sterilità dell’Uno, il dialogo fra femminilità e maschilità genera un reciproco e costante atto creativo, un percorso di ricerca che è coincidente con la libertà dell’adesione al sentimento dell’Amore. Ed è per questo che l’energia amorosa, cantata da Angela Greco, diventa un reiterato movimento insieme verticale ed orizzontale che dilata i confini del corpo individuale, che è, sì, quello dell’amato nel proprio Eden personale, quello dalla cui bocca zampillano sorsi di gioia inebriante, quella cara geografia epidermica ed interiore del desiderio e del congiungimento carnale, ma anche l’Immagine di tutte le creature viventi, del cielo, della terra, della natura tutta, membra dell’infinito corpo del Cosmo: astri avanzati/ trapiantati in tessuti sanguinanti affinché fioriscano aurore. Questa tensione dell’umana creatura finita verso l’Infinito, questa figurazione del Macrocosmo nel microcosmo di gesti, sguardi, emozioni vissute e percepite sensorialmente, non potendo essere razionalmente rappresentata, viene affidata dall’autrice ad un dire emotivo, fatto di allusioni, vibrazioni, sensazioni spesso viscerali, immagini sensuali ed insieme castissime, perché purificate dal canto. In tutto il suo dispiegarsi, infatti, questo inusuale poema erotico (ché uno solo è lo slancio, una sola la fonte tematica, una la profondità e uno il ritmo del fiume ricchissimo delle parole che lo attraversano e ne costruiscono il febbricitante delirio) ha un fondamento certissimo nella convinzione che soltanto lo strumento espressivo della poesia possa veicolare ciò che sta oltre il razionale, oltre il visibile, oltre il dicibile stesso grazie alla qualità del suo corpo musicale, al sortilegio delle infinite combinazioni dei suoni. Non a caso, infatti, la parola “sortilegio” è sottolineata dall’autrice che copia integralmente da un vocabolario di lingua italiana la sua definizione a pagina 25 della sua silloge, a mo’ di exergo per la seconda (A voce, dietro la nuca) delle tre sezioni in cui essa è ripartita.

L’abbondanza del canto di Angela Greco, dunque, ubbidisce sia all’esigenza di affidare le molte sfumature di una stessa emozione ad una circolarità ripetitiva, consona all’inesauribile vigoria del sentimento amoroso che dantescamente muove la Vita, sia alla vitale fantasia del canto. Lo slittamento dal piacere fisico a quello verbale più volte s’insinua nei versi fino a generare quasi una metamorfosi della superficie del corpo in quella cartacea del libro dove le figure dei due amanti diventano segni, emblemi, archetipi, grembi cosmici di un’inesauribile fertilità, intreccio risuonante di energia vitale e verbale. Nei versi si assommano tutte le storie, tutte le attese, tutti i desideri e le tristezze degli Amanti; tremano le assenze dell’Amato ma solo come pregustazioni della sua futura presenza. Non c’è mai un abbandono definitivo, perché esso è annullato dalla continuità dei ritorni: che già ho un dolore che assomiglia alla tua assenza/ o alla speranza del ritorno.

In questo senso il ritmo interiore di questa silloge ricorda il battito mistico del Cantico dei Cantici, la visionarietà de Il castello interiore di Teresa d’Avila o le metafore ardite deLa noche oscura di Juan De La Cruz. Ma, soprattutto, vi risuonano la poesia dei Sufi e la concezione araba dell’‘Ishq a cui s’ispira la silloge di Asma Gherib e Saad al Shlah, pubblicata nel 2014 dalle edizioni Arianna: Tango e null’altro (il cui linguaggio pure ricorda largamente per qualità ed intensità di immagini quello della nostra autrice), dove a pagina 14 gli autori così, fra l’altro, lo definiscono nella prefazione: “un matrimonio fra i sensi e gli alfabeti del cosmo e unione fra femminilità e maschilità in modo che diventino insieme due elementi per un solo corpo originale, quello di Adamo”.

Un simile matrimonio è una sorta di santa quête, uno svelamento del segreto del cosmo come complementarità armonica che pure si annuncia in quel denudamento avvenuto nell’Eden biblico attraverso il quale, finalmente, Adamo ed Eva si conoscono e si riconoscono rendendosi degni dell’ Amor che move il Sole e le altre stelle. Così l’Eden personale diventa il Giardino universale della Gioia.

copertina Personale Eden

qui il libro: http://www.lavitafelice.it/scheda-libro/angela-greco/personale-eden-9788877996879-251072.html

Lucio Zinna su Personale Eden, poesie di Angela Greco

ph.AnGre x Personale Eden

Personale Eden, poesie di Angela Greco (La Vita Felice, 2015)

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25 maggio 2015, pomeriggio

Egr. Angela Greco,
ho letto il Suo libro di versi e Le comunico le mie impressioni di lettura.

Trovo la Sua una delicata poesia d’amore, tra calo nella quotidianità e visione cosmica, in cui l’eros è esaltato nei suoi prismatici aspetti e nel contempo controllato dal preminente dominio dell’essere nella sua interezza/integralità. Fluido il verseggiare. Tendenza poematica. Forse un uso un po’ meno insistito delle metafore (peraltro apprezzabilissime) avrebbe conferito maggiore levità al dettato poetico, ma nel complesso la tenuta si mantiene alta.

Complimenti e auguri,

Lucio Zinna

(e-mail)

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Lucio Zinnascrittore e poeta, vive ed opera a Palermo. Si è occupato di Nietzsche, Kafka, Nievo, Luzi, Guidacci e di numerosi autori dei Novecento siciliano in saggi apparsi in atti di convegni e riviste specializzate. La sua opera poetica è confluita nel volume antologico Il verso di vivere (Armando Caramanica, Marina di Minturno, 1994). Suoi testi figurano in diverse antologie poetiche del Novecento e in alcune antologie scolastiche e sono stati tradotti in diverse lingue. Ha diretto riviste letterarie e curato programmi radiofonici culturali per la RAI siciliana; è autore di testi per documentari televisivi (RAI Sicilia) e cinematografici (istituto luce). Della sua opera si sono interessati, con saggi e recensioni, illustri critici e importanti organi di stampa.(dal web)

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qui il libro: http://www.lavitafelice.it/scheda-libro/angela-greco/personale-eden-9788877996879-251072.html

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