Pink Floyd, A Great Day for Freedom – sassi sonori

Pink Floyd, dall’album “The Division Bell” [1994]‎

A Great Day for Freedom

On the day the wall came down
They threw the locks onto the ground
And with glasses high we raised a cry for freedom had arrived
On the day the wall came down
The Ship of Fools had finally ran aground
Promises lit up the night like paper doves in flight

I dreamed you had left my side
No warmth, not even pride remained
And even though you needed me
It was clear that I could not do a thing for you

Now life devalues day by day
As friends and neighbors turn away
And there’s a change that, even with regret, cannot be undone
Now frontiers shift like desert sands
While nations wash their bloodied hands
Of loyalty, of history, in shades of grey

I woke to the sound of drums
The music played, the morning sun streamed in
I turned and I looked at you
And all but the bitter residues slipped away… slipped away

*

Un grande giorno per la libertà

Il giorno che il muro cadde
Gettarono i lucchetti a terra
E sollevando i bicchieri levammo un grido perché era arrivata la libertà.
Il giorno che il muro cadde
La Nave dei Folli s’era finalmente arenata
Le Promesse illuminavano la notte
come colombe di carta in volo.

Ho sognato che non eri più al mio fianco
Non restava calore, né orgoglio
E anche se avevi bisogno di me
Era chiaro che non potevo fare niente per te

Ora la vita si svaluta giorno per giorno
E amici e vicini se ne vanno via
Qualcosa è cambiato e neanche con il rimpianto possiamo tornare indietro
Ora le frontiere si spostano come la sabbia del deserto
E le nazioni lavano le loro mani insanguinate
Di lealtà, di storia in sfumature di grigio

Mi sono svegliato al suono dei tamburi
La musica suonava, il sole del mattino entrava dalla finestra
Mi sono voltato e ti ho guardata
E tutto tranne i resti amari è scivolato via… scivolato via

Pink Floyd, Shine On You Crazy Diamond – sassi sonori

Shine On You Crazy Diamond è un brano musicale dei Pink Floyd, scritto da David Gilmour, Roger Waters e Richard Wright nel 1974. La canzone è uno struggente omaggio all’ex componente della band Syd Barrett, che aveva lasciato il gruppo nel 1968. La canzone fu eseguita per la prima volta durante il tour francese del 1974, e l’anno successivo fu inserita nel concept album Wish You Were Here del 1975. La lunga suite, registrata tra gennaio e luglio 1975, è composta da 9 parti e viene solitamente suddivisa in due: la prima va dalla parte I alla parte V, la seconda dalla parte VI alla parte IX. In origine i Pink Floyd avevano in mente di inserire l’intera canzone su un solo lato del vinile (sullo stile di Atom Heart Mother e Echoes); successivamente però la lunghezza della canzone li obbligò a dividere l’intera suite nelle due parti: I-V (all’inizio del lato a) e VI-IX (alla fine nel lato b); le due parti quindi aprono e chiudono l’album. La sezione conclusiva (o parte IX) della suite rende l’ennesimo omaggio a Syd Barrett, con il sintetizzatore che, in coda al brano accenna la melodia di See Emily Play, una delle prime canzoni pubblicate da Barrett con i Pink Floyd. Durante il tour francese del giugno 1974 fu per la prima volta eseguita con il titolo di Shine On. Fu eseguita come Shine On You Crazy Diamond durante il tour inglese nel novembre 1974. Nel 1976 un estratto dalla canzone è stato pubblicato in Italia come singolo (sempre dalla Harvest Records), insieme a Have a Cigar. (Wikipedia)

*

Shine On You Crazy Diamond 
*
Remember when you were young
You shine like the sun
Shine on you crazy diamond
.
Now there’s a look in your eyes
Like black holes in the sky
Shine on you crazy diamond
.
You were caught on the cross fire
Of childhood and stardom
Blown on the steel breeze
Come on you target for faraway laughter
Come on you stranger
You legend, you martyr and shine
.
You reached for the secret too soon
You cried for the moon
Shine on you crazy diamond
.
Threatened by shadows at night
And exposed in the light
Shine on you crazy diamond
.
Well, you wore out your welcome
With random precision
Rode on the steel breeze
Come on you raver, you seer of visions
Come on you painter
You piper, you prisoner and shine
.
Fonte: Musixmatch. Compositori: Roger Waters / David Jon Gilmour / Rick Wright (dal web)

Pink Floyd, Hey You – sassi sonori

Posta come apertura del secondo LP di The Wall, Hey You narra del momento in cui Pink pone l’ultimo mattone a completamento del suo muro e comincia a chiedersi se isolarsi dal mondo sia stata la decisione più giusta. Nel 1979 Roger Waters dichiara in una sua intervista che “Pink si trova intrappolato all’interno di una struttura fatta di dolore ed emozioni, represse nel corso della vita, ed in questo momento sembra cercare disperatamente qualcuno o qualcosa che possa permettergli di ristabilire un contatto col mondo esterno“…

Hey You

Hey you, out there in the cold
Getting lonely, getting old,
can you feel me?

Hey you, standing in the aisles
With itchy feet and fading smiles,
can you feel me?

Hey you, don’t help them to bury the light
Don’t give in without a fight.

Hey you, out there on your own
Sitting naked by the phone,
would you touch me?

Hey you, with you ear against the wall
Waiting for someone to call out,
would you touch me?

Hey you, would you help me
to carry the stone?
Open your heart, I’m coming home.

But it was only fantasy.
The wall was too high, as you can see.
No matter how he tried,
he could not break free.
And the worms ate
into his brain.

Hey you, out there on the road
Always doing what you’re told,
can you help me?

Hey you, out there beyond the wall,
Breaking bottles in the hall,
can you help me?

Hey you,
don’t tell me there’s no hope at all.
Together we stand, divided we fall.

.

Una lettura del brano suggerisce la possibilità che Pink stia rivolgendosi alla folla imbambolata, nella ricerca di uno tra loro che possa svegliarsi e così coinvolgere gli altri: la luce di cui parla in questo caso potrebbe rappresentare il risveglio della coscienza individuale. In riferimento a quest’ultima riflessione e mettendo da parte per un attimo la forte componente narcisistica della rock star, si potrebbe interpretare quanto detto come il pentimento di Pink riguardo la sua condizione d’isolamento che prima tanto agognava, ipotesi che viene avvalorata dalle righe successive quando chiede che qualcuno possa aiutarlo a “portare il masso“, un simbolo popolare probabilmente legato al mito di Sisifo o forse la rappresentazione metaforica della solitudine (pesante da sopportare, proprio come la grossa pietra che Sisifo è costretto a portare sulla cima di un monte, per poi ricominciare daccapo, come punizione per aver sfidato gli dei).

Pink chiede all’ascoltatore senza nome (la moglie? Il mondo fuori? Noi?) di “aprire il suo cuore, perché sta tornando a casa“. Nel momento in cui l’uomo avverte il pericolo della sua stessa creazione, ecco che desidera ardentemente tornare a casa, probabilmente dalla moglie, forse dalla madre o in senso più ampio alle proprie origini. In risposta al suo desiderio di ritorno a casa esplode l’assolo di Gilmour, che esprime, musicalmente, l’esaltazione del protagonista per il raggiungimento di una consapevolezza o di una meta.

Al termine dell’assolo interviene un inciso interpretato dalla calda voce di David Gilmour che qui vorrebbe rappresentare una sorta di narratore onnisciente, o magari la stessa vita che gli parla in una tecnica narrativa che ricorda il coro greco o per finire una delle tante voci nella testa del protagonista. Qualunque sia il personaggio che interviene, di sicuro distrugge ogni speranza di Pink che qualcuno possa venire a soccorrerlo, bollando ogni sua convinzione come frutto dell’immaginazione, una fantasia che lo porta a credere che dietro un muro così spesso ed alto qualcuno possa sentirlo davvero; infine dichiara che i vermi stiano già banchettando nel suo cervello a suggerire che il processo innescato era da considerarsi irreversibile.

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Ehi tu

Ehi tu! Là fuori al freddo
Che diventi solo e vecchio
Puoi sentirmi?

Ehi tu! Che stai in piedi tra le file
Con i piedi dolenti e fievoli sorrisi
Puoi sentirmi?

Ehi tu! Non aiutarli a seppellire la luce
Non arrenderti senza lottare

Ehi tu! Là fuori da solo
Seduto nudo accanto al telefono
Vuoi toccarmi?

Ehi tu! Con l’orecchio contro il muro
Che aspetti che qualcuno chiami
Mi toccheresti?

Ehi tu! Mi aiuteresti
a portare questo masso?
Apri il tuo cuore, sto tornando a casa.

Ma era solo immaginazione
Il muro era troppo alto, come vedi
Per quanto provasse,
non poteva essere libero
E i vermi mangiarono
dentro il suo cervello

Ehi tu! Lì fuori in strada
Che fai sempre quel che ti viene detto
Puoi aiutarmi?

Ehi tu! Là fuori dietro al muro
Che rompi bottiglie nel corridoio
Puoi aiutarmi?

Ehi tu!
Non dirmi che non c’è più speranza!
Insieme resisteremo, divisi cadiamo.

.

Anche se l’ascoltatore è ormai consapevole del fatto che Pink non può comunicare con nessuno e che i suoi tentativi sono vani in partenza, egli sembra ancora inconsapevole di questo ed invita l’ipotetico “uomo” che sta dall’altra parte del muro non solo a “toccarlo e “sentirlo” ma anche ad “aiutarlo” concludendo con un aforisma che recita: “insieme resisteremo, divisi cadiamo“. Quest’ultima frase ci porterebbe a pensare che con Hey You l’autore ci stia prendendo in giro e ci si potrebbe domandare: ‘ma come, prima vuoi stare per i fatti tuoi e adesso dici che dobbiamo lavorare insieme?’

In questo momento della storia, Pink perde l’unico elemento che lo teneva agganciato al mondo esterno: la moglie. Egli ha fatto di tutto per lasciare che lei lo abbandonasse, ma quando questo è successo, non immaginava sicuramente di vivere la propria solitudine con quel tale carico di angoscia. In Goodbye Cruel World scivola nel suo vittimismo, accettando, quasi compiaciuto, l’isolamento nel quale stava per sprofondare, ma nel momento in cui poserà l’ultimo mattone ecco arrivare tutto ad un tratto la disperazione della solitudine, sentimento che in Hey You raggiunge il proprio culmine nella tardiva intenzione di ricominciare daccapo (“apri il tuo cuore, sto tornando a casa”). Su questa scia, quindi, le parti ironiche del testo potrebbero essere a loro volta lette come l’ultimo disperato tentativo di un uomo che non accetta consciamente di dipendere dagli altri e che tuttavia ne sente un disperato bisogno. Non a caso si rivolge ad un uomo vecchio e solo, che sta al freddo, e poi alle masse senza volto che affollano i suoi concerti, a quelli che fanno sempre quello che gli viene detto, ai ribelli adolescenti che spaccano le bottiglie per strada, a quelli come lui che stanno nudi accanto al telefono con l’orecchio al muro… insomma, quel mondo così pericoloso ed insensibile di cui però sente ferocemente la mancanza.

(estratto da “Pink Floyd’s ‘The Wall’: Dietro il muro” © 2011-2019 Nicola Randone , che si ringrazia – al seguente link, la pagina completa su Hey You https://pinkfloydthewall.it/hey-you/)

Lettura e ascolto: Pink Floyd, The Gunner’s Dream – sassi sonori

The Scarlet Sunset circa 1830-40 Joseph Mallord William Turner 1775-1851 Accepted by the nation as part of the Turner Bequest 1856 http://www.tate.org.uk/art/work/D24666

 “The final cut”, l’album da cui è tratto il brano The Gunner’s Dream, è il frutto di un travagliato percorso di auto-esplorazione e dei traumi lasciati nell’animo dell’autore, Roger Waters, bassista e all’epoca leader dei Pink Floyd,  dalla perdita del padre. E’ un disco fortemente pacifista, scritto durante la cosiddetta Guerra delle Falkland, ma la cui atmosfera riporta evidentemente alla Seconda Guerra Mondiale. E’ un disco talmente intimo e personale – ostico all’ascolto, poco “in linea” con le atmosfere e le sonorità tipiche dei Pink Floyd – da aver causato lo scioglimento temporaneo del gruppo per l’accusa di atteggiamenti dittatoriali mossa dagli altri componenti a Waters, che riducevano i Pink Floyd ad un complesso di supporto, soggiogato alle esigenze espressive del leader. Nato nel settembre 1943, Roger Waters non conobbe mai il padre, Eric Fletcher Waters che, partecipando nelle fila dell’esercito britannico allo sbarco di Anzio del gennaio 1944, trovò la morte durante lo sbarco delle forze alleate insieme a migliaia di altri soldati. Evento, quest’ultimo, che ha inevitabilmente segnato tutto il resto della sua vita e che trova riflesso concreto in gran parte dei testi di Waters.

“The Gunner’s dream”, tradotto come “Il sogno dell’artigliere”, parla di un soldato che, dal fronte dove si trova, fra le bombe che gli cadono intorno facendolo sobbalzare, sogna. Sogna una vecchiaia accanto alla donna amata i cui capelli si tingono d’argento; sogna una casetta con il giardino sul retro, un posto tranquillo dove vivere appagato in amore e in pace. “His dream is driving me insane” recita ad un certo punto la canzone, ovvero “Il suo sogno mi sta facendo impazzire”, indicando il progetto di Waters, in questo album, di elaborare un concept legato al “tradimento del sogno postbellico”; concept pacifista, che rappresenta il filo conduttore ideale tra gli eventi di attualità del 1982 e la seconda guerra mondiale.[Giorgio Chiantini]

“Il sogno dell’artigliere” si apre immergendo subito l’ascoltatore in un’atmosfera da battaglia appena conclusa, di attacco nemico appena trascorso e dal quale, forse, si ha avuto la fortuna di salvarsi fisicamente, ma non mentalmente. La voce del cantante ha tono dolce, quasi di benevolenza verso l’ineluttabile destino che suo malgrado ha dovuto subire e lascia intendere la speranza che tutto quanto accaduto possa essere finito magari per sempre. Ma così non sarà e, di fatto, il testo procede su toni utopici, ma con la consapevolezza che la guerra inevitabilmente fa parte della natura umana. A metà brano, l’assolo di sax segna il punto di massima tensione a cui corrisponde la frase chiave dell’intero brano “And hold on to the dream” alla lettera “tenere, mantenere il sogno” quindi aggrapparsi ad esso (“E ti aggrappi ostinatamente al tuo sogno” nella traduzione qui proposta), che segna uno spartiacque tra l’ideale e il reale, conferendo corpo, concretezza alle parole nella resa dinnanzi al fatto che nei confronti di un sogno si può solo avere l’ostinazione di continuare a credere e a sperare in esso. [Angela Greco]

Il testo della canzone è il monologo di un aviatore (in inglese air gunner) che, dopo essere stato colpito durante uno scontro aereo, mentre sta precipitando inesorabilmente verso la sua morte, ripensa alla sua vita passata e al futuro senza di lui; lo si può quindi definire un testamento. Subito dopo essere stato colpito, infatti, ripensa alla propria vita (Floating down through the clouds/Memories come rushing up to meet me now), rielaborando con una calma inquietante il suo passato. In particolare, il soldato morente parla di un sogno che aveva (I had a dream) e che è stato infranto dalla guerra e dalla sua morte. Il suo sogno consisteva in quello che può essere chiamato “un mondo migliore”: “dove si possa mangiare, dove si possa parlare ad alta voce dei propri dubbi e delle proprie paure, dove nessuno scompare senza motivo, dove tutti sono uguali davanti alla legge e dove nessuno uccide più i bambini” (A place to stay/Enough to eat/Somewhere old heroes shuffle safely down the street/Where you can speak out loud/About your doubts and fears/And what’s more/no-one ever disappears/[…]And everyone has recourse to the law/And no-one kills the children anymore/And no-one kills the children anymore). L’ultima frase, pronunciata due volte, rimane come sospesa appena prima della variante musicale, in modo da lasciare il tempo all’ascoltatore per riflettere su uno dei crimini più gravi di cui un uomo possa macchiarsi.

Subito dopo, il brano si tuffa in una fase più aggressiva e maestosa, e sembra che il monologo si sposti su una terza persona (Night after night/Going round and round my brain/His dream is driving me insane, Notte dopo notte vagando nella mia mente il suo sogno mi sta facendo impazzire), forse il padre. Dopo la variante, la musica torna più calma, creando un’atmosfera surreale. Il testo prosegue proclamando che “l’aviatore questa notte dormirà in qualche angolo di un campo straniero. Non si può però scrivere la parola fine: prendetevi cura del suo sogno” (In the corner of some foreign field/The gunner sleeps tonight/What’s done is done/We cannot just write off his final scene/Take heed of the dream): il soldato cioè continua a vivere attraverso i suoi ideali di una vita giusta. La frase And maniacs don’t blow holes in bandsmen by remote control (“e maniaci non fanno esplodere (lett.: non fanno buchi) a distanza i musicisti”) è una chiara allusione all’attentato del 1982, quando durante un concerto ad Hyde Park, l’IRA piazzò una bomba sotto il palco. Facendo esplodere l’ordigno, uccisero i musicisti e i civili più vicini”. [Wikipedia via Canzoni contro la guerra]

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Il sogno dell’artigliere (Pink Floyd)
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Scendono lentamente attraverso le nuvole
I ricordi che ora mi assalgono.
Nello spazio fra i cieli
E nell’angolo di qualche campo straniero,
Ho fatto un sogno,
Ho fatto un sogno.
Addio Max,
Addio mamma.
Dopo la funzione mentre torni lentamente all’auto,
E l’argento dei suoi capelli
Splende nell’aria fredda di novembre,
Senti la campana che suona a morto,
Tocchi la seta del risvolto.
E mentre le lacrime cadono
Per essere confortate dal suono della banda,
Le prendi la mano delicata,
E ti aggrappi ostinatamente al tuo sogno.
Un posto per vivere,
Cibo a sufficienza,
Un luogo dove i vecchi eroi passeggiano tranquillamente,
Dove si possono esprimere ad alta voce
Dubbi e paure,
E soprattutto dove nessuno muore
Dove non ti gettano sulla soglia il solito giornale di frasi fatte,
Dove te ne stai tranquillo e beato,
E non ci sono maniaci che sparano
Con il telecomando ai suonatori della banda
E tutti possono fare ricorso alla legge
E nessuno uccide più i bambini
E nessuno uccide più i bambini
Notte dopo notte,
Mi gira nella mente,
Questo suo sogno mi fa impazzire.
Nell’angolo di qualche campo straniero,
L’artigliere stanotte dorme.
Quel che è fatto è fatto.
Non possiamo cancellare le sue ultime parole.
Pensate bene al suo sogno.
Pensateci bene.
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*
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The Gunner’s Dream (Pink Floyd)
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Floating down through the clouds
Memories come rushing up to meet me now
In the space between the heavens
And in the corner of some foreign field
I had a dream
I had a dream
Goodbye Max
Goodbye Ma
After the service when you’re walking slowly to the car
And the silver in her hair
Shines in the cold november air
You hear the tolling bell
And touch the silk in your lapel
And as the tear drops rise
To meet the comfort of the band
You take her frail hand
And hold on to the dream
A place to stay
Enough to eat
Somewhere old heroes shuffle safely down the street
Where you can speak out loud
About your doubts and fears
And what’s more no-one ever disappears
You never hear their standard issue kicking in your door
You can relax on both sides of the tracks
And maniacs don’t blow holes
In bandsmen by remote control
And everyone has recourse to the law
And no-one kills the children anymore
And no-one kills the children anymore
Night after night
Going round and round my brain
His dream is driving me insane
In the corner of some foreign field
The gunner sleeps tonight
What’s done is done
We cannot just write off his final scene
Take heed of the dream
Take heed
 (immagine d’apertura:  dipinto di Joseph Mallord William Turner The Scarlet Sunset (1830–40); immagine di chiusura: copertina dell’album The final cut (1983); testo del brano da testitradotti.it)
finalcut