La Scuola di Atene di Raffaello (per i lunedì dell’Arte)

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Raffaello, La Scuola di Atene, 1509

affresco, base cm 770 circa – Città del Vaticano, Stanza della Segnatura

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Nel programma iconografico della Stanza della Segnatura – costituito da La scuola di Atene sulla parete ovest, e dagli affreschi La Disputa del Sacramento, realizzato sulla parete a est, e Parnaso, dipinto sulla parete nord in un momento successivo ai primi due – Raffaello raffigurò una sequenza di ritratti ideali di personaggi che avrebbero incarnato il sapere delle figure, coinvolgendole in un’azione corale che avrebbe espresso il concetto ordinatore dell’intero ambiente e che era la concordanza tra il sapere antico e quello a cui si era giunti con la rivelazione del Cristianesimo. Se la Disputa celebra la verità rivelata, la Scuola di Atene esalta la ricerca razionale del vero che, in quegli anni di apertura alla sapienza antica, si compenetrava con il vero incarnato proprio del Cristianesimo. L’affresco, inquadrato da un arco dipinto, rappresenta i più celebri filosofi e matematici dell’antichità intenti nel dialogare tra loro, all’interno di un immaginario edificio classico, rappresentato in perfetta prospettiva.

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Le figure sono disposte sostanzialmente su due piani definiti da una larga scalinata che taglia l’intera scena. Un primo e più numeroso gruppo è disposto ai lati di una coppia centrale di figure che conversano, identificate in Platone e Aristotele. Un secondo gruppo autonomo, in cui sono stati individuati i pensatori interessati alla conoscenza della natura e dei fenomeni celesti, è disposto in primo piano sulla sinistra, mentre di un terzo, anch’esso indipendente, ristretto e disposto simmetricamente al secondo, è di difficile l’identificazione dell’ambito intellettuale, nonostante gli sforzi degli studiosi; indizio è la presenza di una figura identificata in Euclide intento a tracciare una dimostrazione geometrica. (http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Atene)

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Adattamento tratto dal saggio di Vittorio Sgarbi, Dio dentro l’uomo(presentazione del volume Raffaello – I grandi maestri dell’arte, Skira):

“[…] E’ l’opera più rappresentativa e, comunque, quella più piena di significati, che Raffaello abbia concepito. Viene chiamato nel 1508 da papa Giulio II per lavorare nelle Stanze Vaticane. Lavora più o meno nello stesso tempo in cui Michelangelo sta nella Cappella Sistina e si incrociano questi due straordinari artisti con visioni distanti (certamente sul piano filosofico e ideale ma anche sul piano della forma), benché in entrambi ci sia la coscienza di una estrema maturità, soprattutto nella rappresentazione dello spazio e del corpo umano e, quindi, una sintesi profonda delle arti, di architettura e pittura soprattutto.

Qui, noi vediamo la grande architettura che è un omaggio e, insieme, uno sviluppo delle teoorie architettoniche di Bramante, l’architetto che aveva lavorato in Vaticano, ma che era anche pittore e aveva rappresentato sia a Milano sia a Roma, lo spazio illusorio dell’architettura, ma tale da sostituire pienamente lo spazio fisico. […] Raffaello attraverso un gioco ottico e illusionistico riproduce i piani che degradano fino a mettere in evidenza sotto l’arco di fondo le due personalità dominanti, quella di Platone che ha l’aspetto del più filosofico, del più pensoso degli artisti contemporanei e cioè Leonardo, con la lunga barba bianca. E, dall’altra parte, Aristotele. entrambi, culmine della filosofia greca.

Intorno gli altri pensatori greci, in particolare Eraclito, rappresentato nella figura che tiene la testa appoggiata alla mano, è il ritratto del collega che stava lavorando qualche stanza più in là: Michelangelo. Un grande affresco della civiltà antica tradotta in personaggi di altrettanto peso di quei filosofi, che sono i coetanei o i grandi maestri di raffaello stesso. E, quindi, da un lato l’esperienza contemporanea; dall’altro il rinascimento del pensiero antico. […]”

a dicembre, appuntamento con “i lunedì dell’arte” de Il Sasso nello stagno

Sandro_Botticelli - Madonna col Bambino (Madonna del libro)

Sandro Botticelli – Madonna col Bambino (Madonna del libro)

tempera su tavola, cm 58 x 39,5 (1480 – 1481) – Milano, Museo Poldi Pezzoli

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In questo secondo lunedì di dicembre, osserviamo una delle opere del pittore rinascimentale Sandro Botticelli (vero nome Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi -Firenze, 1º marzo 1445 – Firenze, 17 maggio 1510) dove incontriamo che “due sono i centri emotivi del dipinto: le mani di madre e figlio atteggiate in modo analogo – la destra appoggiata una sull’altra e aperta sul libro in un gesto che evoca quello della benedizione, la sinistra chiusa e posta sul grembo del Bambino – e gli sguardi che si incrociano.

Colpisce l’attenzione posta ai dettagli di natura morta, quali il libro, la ciotola contenente ciliegie, allusive al Paradiso, la scatola in secondo piano. La presenza dei chiodi e della corona di spine non deve stupire, poiché costituisce un diffusissimo esempio della premonizione di morte di Gesù fanciullo. La fortuna che questo dipinto ha incontrato nel corso dei secoli è amplissima, proprio per la sua caratteristica di semplice approccio devozionale.

(tratto da: Botticelli, Corriere della Sera – Rizzoli \ Skira)

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alcuni particolari dell’opera

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