William Butler Yeats – Coole Park, 1929

colepark

Coole Park, 1929
di William Butler Yeats
.
Medito su una rondine e il suo volo,
medito su una donna anziana e la sua casa,
su un sicomoro e un tiglio persi nella notte,
per chiara che sia quella nube ad occidente,
su opere grandi erette lì a dispetto di natura
per poeti e letterati dopo di noi,
medito su pensieri orditi in un pensiero solo,
gloria come danza data al mondo da quei muri.
.
Ecco Hyde, non ancora, no, battuta nella prosa
quella lama nobile di cui lo cinsero le Muse;
ecco colui che si agitava in posa, posa maschia
nonostante il cuore timoroso; ecco quell’uomo
lento e pensoso, John Synge, e quegli altri
impetuosi di Shawe-Taylor e Hugh Lane.
Là, nell’umiltà trovarono, essi, posta la fierezza,
scena messa bene, compagni all’altezza.
.
Come rondini in arrivo, come rondini in partenza,
eppure era in una donna quel potere, di vigore,
di tenere ferma lì la rondine al suo primo intento.
E una mezza dozzina in formazione,
che pareva volteggiare su di un punto cardinale,
in quell’etere di sogno vi trovò certezza,
dolcezza d’intelletto in quelle righe
che d’incontro infilano e trapassano, sì, il tempo.
.
Qui, viandante, letterato, poeta, prendi posizione,
quando questi passaggi e queste stanze
non saranno più, quando sarà l’onda delle ortiche
su un acervo informe e frutici fra pietre rotte,
e qui dedica, gli occhi in basso fissi a terra,
la schiena volta alla fulgidità del sole
e alla sensualità dell’ombra, dedica memoria
d’un momento, a quell’alloro, a quella gloria.
.
*
da W.B.Yeats, Il vento tra le canne (a cura di Alessandro Gentili, collana Un secolo di poesia a cura di Nicola Crocetti per Corriere della Sera — immagine dal web)

Rainer Maria Rilke, una poesia da Die Frühen Gedichte

Rainer Maria Rilke, una poesia da Die Frühen Gedichte

Questa è la nostalgia: vivere nella piena
e non avere patria dentro il tempo.
E questi i desideri: un dialogare sommesso
di ore quotidiane con l’eterno.
.
La vita è questo. Finché da uno ieri
ascende la più solinga delle ore
e con riso diverso dalle altre
all’esterno s’accosta – senza verbo.

*

Da “Rilke – I grandi poeti”, Il Sole 24 ORE, 2008

Simone Weil, Il mare

mimmo-jodice-figure-del-mare10

IL MARE 

Acqua docile al freno, sottomessa in silenzio,
Sparso mare dai flutti per sempre incatenati,
E massa offerta al cielo, specchio dell’obbedienza
Dove ogni notte tesse nuove pieghe
La lontana potenza senza sforzo degli astri.
.
Quando viene il mattino e di sé colma lo spazio,
Essa raccoglie e rende il dono della luce.
Si posa in superficie un brillìo lieve;
L’acqua, in attesa e senza desiderio,
Sotto il giorno che cresce risplende e si cancella.
.
Il riflesso serale darà all’ala sospesa
Fra cielo ed acqua un lucrore improvviso.
Trattiene in basso la legge sovrana
L’onde oscillanti, fisse alla distesa
Dove ogni goccia sale e scende alterna.
.
La bilancia dai bracci segreti e trasparenti
D’acqua si pesa, e pesa schiuma e ferro,
Di per sé giusta ad ogni barca errante.
Un filo azzurro traccia sulla nave un rapporto,
Esatto sulla sua linea apparente.
.
Sii propizio, ampio mare, agli infelici mortali,
Stretti ai tuoi bordi, persi nel tuo grande deserto.
A chi è per sprofondare parla, prima che muoia;
Éntraci fino all’anima, acqua, sorella nostra:
Degnati di lavarla dentro la tua giustizia.
.
.
*
.
da Le poesie di Simone Weil  (a cura di Maura Del Serra, Editrice C.R.T. by Petite Plaisance — immagine d’apertura: fotografia di Mimmo Jodice, Figure del mare -10)
.
.
 simone-weil01Simone Weil nacque a Parigi nel 1909 da una famiglia ebrea. Fu studentessa all’Ecole Normale e insegnante di filosofia in vari licei. Militante dell’estrema sinistra rivoluzionaria, nel 1934, spinta dall’inderogabile esigenza interiore di conoscere direttamente le peggiori condizioni di vita dei lavoratori, troncò la professione e gli studi puramente teorici per lavorare come operaia alla Renault di Parigi: fu un duro ma per lei entusiasmante inserimento nella vita. Ammalatasi di pleurite, fu costretta a lasciare l’officina, iniziando un periodo cruciale di intimo ripensamento. Nel 1936 partecipò come volontaria repubblicana alla guerra civile spagnola arruolandosi nelle file anarchiche della famosa Colonna Durruti, accettando anche i servizi della cucina; ma in seguito ad una grave ustione a un piede dovette rientrare in Francia. Al 1937 risale la svolta mistica, che si traduce in una fede vissuta con grandissima intensità. Esclusa dall’insegnamento in seguito alle leggi razziali durante il regime di Vichy, fece la contadina fino al 1942, quando si rifugiò con la famiglia negli Stati Uniti dove fu molto vicina ai poveri di Harlem. Poco dopo, però, richiamata dall’impegno contro il totalitarismo, tornò in Europa ma nel 1943 morì a soli 34 anni nel sanatorio di Ashford in Inghilterra. La vicenda umana e intellettuale di Simone Weil appare profondamente segnata dalla vicende dei totalitarismi della seconda guerra mondiale. Il suo pensiero è caratterizzato da un forte principio di realtà, nonché dall’esigenza di ancorarlo al contesto sociale e politico di appartenenza, del quale sperimentava, spesso in prima persona, le condizioni. Tutte le sue opere sono state pubblicate postume. Fra gli ultimi libri pubblicati in Italia ricordiamo: Oppressione e libertà 1956; Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale 1997; La prima radice 1996; Primi scritti filosofici 1999; Piccola cara, lettere alle allieve 1996; Lezioni di filosofia 1999; Attesa di Dio 1998; L’ombra e la grazia 1996; Pensieri disordinati sull’amore di Dio 1984; Quaderni I, II, III, IV (dal web).

Delmira Agustini, due poesie con traduzione

due poesie di Delmira Agustini (Montevideo, 24 ottobre 1886 – 6 luglio 1914)

.

¡Ven dolor!
¡Golpéame, dolor! Tu ala de cuervo
bate sobre mi frente y la azucena
de mi alma estremece, que más buena
me sentiré bajo tu golpe acerbo.

Derrámate en mi ser, ponte en mi verbo,
dilúyete en el cauce de mi vena
y arrástrame impasible a la condena
de atarme a tu cadalso como un siervo.

No tengas compasión. ¡Clava tu dardo!
De la sangre que brote yo haré un bardo
que cantará a tu dardo una elegía.

Mi alma será el cantor y tu aletazo
será el germen caído en el regazo
de la tierra en que brota mi poesía.
 .

Vieni dolore!
.
Colpiscimi, dolore! La tua ala di corvo
percuote la mia fronte e il giglio
della mia anima rabbrividisce, meglio
mi sentirò colta dal tuo aspro pugno.
.
Versati nel mio essere, entra nel mio verbo,
disciogliti nell’alveo della mia vena
e trascinami impassibile alla condanna
di legarmi al tuo patibolo come un servo.
.
Non avere pietà. Conficca il tuo dardo!
Del sangue che sgorga farò un bardo
che canterà un’elegia alla tua freccia.
.
Sarà la mia anima il poeta e la tua ala,
vibrando, sarà il germe caduto nel grembo
della terra, laddove germoglia la mia poesia.
.
.
.
La copa del amor
.
¡Bebamos juntos en la copa egregia!
Raro licor se ofrenda a nuestras almas,
¡Abran mis rosas su frescura regia
a la sombra indeleble de tus palmas!
.
Tú despertaste mi alma adormecida
en la tumba silente de las horas;
a ti la primer sangre de mi vida
¡En los vasos de luz de mis auroras!
.
¡Ah! tu voz vino a recamar de oro
mis lóbregos silencios; tú rompiste
el gran hilo de perlas de mi lloro,
y al sol naciente mi horizonte abriste.
.
Por ti, en mi oriente nocturnal, la aurora
tendió el temblor rosado de su tul;
así en las sombras de la vida ahora,
yo te abro el alma como un cielo azul.
.
¡Ah, yo me siento abrir como una rosa!
Ven a beber mis mieles soberanas:
¡yo soy la copa del amor pomposa
que engarzará en tus manos sobrehumanas!
.
La copa erige su esplendor de llama…
¡Con qué hechizo en tus manos brillaría!
Su misteriosa exquisitez reclama
dedos de ensueño y labios de armonía.
.
Tómala y bebe, que la gloria dora
el idilio de luz de nuestras almas;
¡marchítense las rosas de mi aurora
a la sombra indeleble de tus palmas!
.
.
Il calice dell’amore
.
Inebriamoci, uniti nell’insigne calice!
Raro liquore in offerta alle nostre anime,
rivelino le mie rose la règia frescura
all’ombra indelebile dei tuoi palmi!
.
Fosti tu, nella silente tomba delle ore,
a destare la mia anima assopita;
a te il primo sangue della mia vita
nelle coppe di luce delle mie aurore!
.
Ah! La tua voce, vino a ornare d’oro
i miei tenebrosi silenzi; tu rompesti
il gran filo di perle del mio pianto,
all’alba dischiudesti il mio orizzonte.
.
Per te, nel mio levante oscuro, l’aurora
distese il rosato fremito del suo tùlle;
tanto che ora, nelle ombre della vita,
spalanco l’anima come un cielo azzurro.
.
Ah, mi sento aprire come una rosa!
Vieni a suggere i miei regali mieli:
sono, dell’amor, la coppa sfarzosa
che si poserà tra le tue mani divine.
.
Il calice innalza il suo splendor di fiamma…
Che sortilegio nelle tue mani sarebbe!
La sua misteriosa delicatezza reclama
dita di fantasia e labbra di armonia.
.
Prendilo, che nella gloria s’indori
l’idillio di luce delle nostre anime;
le rose della mia aurora si velano
all’ombra indelebile dei tuoi palmi!
Traduzioni di Enrico Pietrangeli  – tratte dal sito anteremedizioni.it

 

Max Jacob, Indifferenza

jacob-racine

INDIFFERENZA

———-1.

Quando ho incontrato i Napoleoni della vita
tutti i Napoleoni della fiera della vita
grandissimi furono il mio stupore e il mio stordimento.
Niente toga e peplo come si hanno nella storia
e nei bassorilievi che mi avevano mostrato
non avevano nemmeno calze bianche, calze nere
ma rivoltella in pugno e dita che sanguinavano
quando ho incontrato i Napoleoni della vita
ero troppo stupefatto per invidiarli
per pensare di imitarli.
Conservavo, ho conservato in fondo alla mia memoria
il tuo ricordo, peplo! e voi calze di seta nera
E’ da questo paragone che li ho giudicati
ora è a voi, mio Dio, che paragono;
al mio orrore la croce mischiata di pietà
sono con la debolezza e voglio restarci..
.
.

———-2.

La notte sulle scogliere
peschiere in ghiaccio smussato sono palazzi
e in questi cubi di notte e luce
passano degli arabi, delle vergini e le loro madri
marionette tra i lamenti e le stelle
I vuoti sono riempiti da ciliegi in fiore
e da piante mucose
C’è un mezzo cerchio di dodici soli la notte
e dodici cavalli bianchi sotto i dodici soli
come di quell’arazzo di gran pregio
sentirebbe la chiamata disperata delle quinte
il lamento del mare che piange e si umilia
chi capirà mai il lamento del mare
Ascoltate! ascoltate il mio pianto, arazzo di gran pregio
ma voi non ascoltate la gente del retroscena e io
voglio
restarci.
.
.

*

Max Jacob, I penitenti in calze rosa , a cura di Gabriele Fredianelli, Barbes, Firenze — immagine: Max Jacob, Racine, acquarello e inchiostro di china su carta, 1902.

.

jacob_max_1876-1944_-_1934_-_foto_carl_van_vechten_library_of_congressMax Jacob nasce nel 1876, da una famiglia di origine tedesca. Nel 1901 diventa amico di Picasso e comincia a frequentare Braque, Derain, Utrillo, Modigliani, Cocteau, Apollinaire. Ritratto più volte da Modigliani (foto in basso a destra), vive a Montmartre, interessandosi di cabala, astrologia, occultismo, scrivendo e dipingendo. Diventa uno dei personaggi più eccentrici della vita artistica francese, il re incontrastato delle notti parigine, omosessuale dichiarato e maitre à penser. Nelle sue opere burlesche e fantasiose si passa dai giochi di parole alle immagini oniriche, dalla beffa al nonsense, dall’ironia alla mistificazione. Tra le sue prove più riuscite si annoverano il primo romanzo per bambini, Histoire du roi Kaboul Ier et du marmiton Gauvain (Storia del re Kabul I e dello sguattero Galvano, 1904) e il ciclo di Saint Matorel (1912). modigliani_amedeo_1884-1920_-_ritratto_di_max_jacob_1876-1944Nel 1909 ha un’apparizione di Cristo (che definirà “l’Ospite”) e la profonda inquietudine condurrà Jacob, di origine ebrea, a convertirsi al cattolicesimo con il battesimo di cui sarà padrino Picasso (1915). Di grande interesse le opere successive: Le cornet à dés (Il bussolotto per dadi, 1917), poemi in prosa che esaltano il caso nella creazione poetica; le poesie Laboratoire central (Laboratorio centrale, 1921), in cui angoscia e ossessione della morte si celano dietro l’umorismo sarcastico e il virtuosismo verbale; i poemi in prosa Méditations réligieuses (Meditazione religiose, 1948 postumo), mossi da un’intensa ricerca mistica e spirituale. Morì nel campo di concentramento di Drancy il 5 marzo del 1944.