mìtiga una luce, versi di Cataldo Antonio Amoruso

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mitiga una luce

il chiuso di mille porte

viene da un altrove di mani aperte

di cielo amato, a ritroso

una sera che sa di carezza o attesa

rara ed estrema, spera

di un sole ignaro quasi

è il tempo che un sorriso

s’apre, o sfiora,

e già si chiamerà, o ricordo.

*

Cataldo Antonio Amoruso (2012)

(immagini: opere di Duy Huynh)

The-Chapter-Of-Turning-Leaves

Ab ovo, tempo di poeti & poesia…e ricordi, di Cataldo Antonio Amoruso

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Vincenzo Foppa, Cicerone bambino che legge, 1462–1464 circa, Londra, The Wallace Collection

Ab ovo

di Cataldo Antonio Amoruso

Ab ovo, dall’inizio e tanto per darmi un tono, cosa che ho sempre rifuggito. I poeti non fanno la poesia, tantomeno la poesia fa i poeti. E’ un rapporto che trovo inevaso, inconcluso, questo dare ed avere tra la forma e il sentire. Certo è possibile saper scrivere poesia, farne critica ed esegesi, anche senza troppo spendersi e con qualche guadagno in termini di visibilità e apprezzabilità; interpretare poesia è altro, e questo non paga, quasi mai. Se la poesia ti cerca, prima o poi ti trova. Se la cerchi, allora cercala nelle parole di altri che ci sono passati, forse ti sarà più facile incontrarla, certo sarà stato un altro a saperla proporre – magari un letterato, un mestierante, nella peggiore delle ipotesi – ma cosa importa… a questa fiera non si vince nulla, al massimo un altro giro di giostra. Come mai se vi aggirate per blog ed editoria varia non trovate mai qualcuno che vi spieghi cosa volesse dire con quelle parole spezzate prima che finisca il rigo? Nella peggiore delle ipotesi si tratta del guadagno che chi scrive può ricavare dall’essere sopravvalutato dal lettore… che poi questi ruoli, ovvero chi è colui che scrive, chi è colui che legge, sono assolutamente arbitrari, casuali, dipendenti da scelte personali… Bisogna avere quell’onestà di dichiarare cosa si voleva dire con i cosiddetti versi e meravigliarsi di cosa il lettore abbia capito, che, spesso ma non sempre, va oltre le intenzioni del ‘poeta’, e magari rendergliene merito… a chi legge, dirgli ‘ah, non l’avevo capito!’ e ringraziarlo.

Qui sotto, sono scritte cose molto personali (!!!) che parlano di timori e paure dell’infanzia, di ammonimenti e insegnamenti popolareschi, rudimenti accolti senza filtri di alcun genere… e poi spero che ci sia quello che l’eventuale lettore potrà capire meglio del sottoscritto: a lui sono riconoscente e dico: Ah, l’ho scritto ma non l’avevo capito!… Grazie.

Le mani pronte
a ripetere
chirieleisò, chirieleisò
– dillo con me, non so cosa sia –
lo dico, non aver paura
forse è il treno delle notti tutte
o il tuono, lo hai sentito? Hai visto il lampo?
Poteva risucchiarti, se solo sull’uscio…
entrare e con te in braccio vederlo volare

no, nessuno è tornato
ci hanno lasciato solo le mani, sudate
dammi un bacio, piccolissimo
tra le cortine
ora,
sembrano quasi barricate, sì
ridiamo… tienimi la storia:
ti ripeto le cinque giornate
già…

ma capire quel tempo
abitarne l’intercapedine
saggiarne lo stacco
c’era uno così, sai? Nell’altra stanza
tra il carapace e la materia
molle

il piccolo vuol sapere tutto

ma non so come finisce, l’ho scordato
forse
sognavamo
e ripetevo
con te christeleisò, christeleisò
tutta la notte ho baciato il santino
ma non t’ho svegliata, non io
forse era la paura chi veniva a toccarti
a sfiorarti sugli òmeri sommandosi
a quanti eravamo, a capo e a piedi nello stesso letto
a una distanza che non muta
quale non so…
forse questa cesura dal giorno
o dalle paure
o dai ricordi dai precetti dagli insegnamenti
dalle piccole note spacciate per comandamenti
dai non guardate le mani di chi ha, dai non chiedete nulla
o dai meglio una febbre che vi porti
per quanto vi ami
piuttosto che ladri
o infami

chirieleisò, christeleisò
guarda le mani, guarda le mani
e i cocci del rosario
il primo morto della nostra vista
e quasi con gli occhi
si muovono ancora e le dita e le nari.

2889_5517
Lorenzo Loli (?) (1612-1691), incisore – Monza (MB), Civica Raccolta di Incisioni Serrone Villa Reale

Cataldo Antonio Amoruso, ah… si rumpìssa

cielostellato

ah… si rumpìssa
di Cataldo Antonio Amoruso

ah… si rumpìssa u fil ‘e ferru d’i lenzòli
e l’àriu l’àriu sinni jìssa s’ordùr ‘e fiòri
si rapìssin l’ombrèlli e ni scinnìssa l’acqua
lìbera ‘e nti garròli e l’occhj si linchjìssinu
‘e maravìgghja com fa u cièlu
quannu cittu cittu d’i cimi ‘e l’olìvi
l’azzòddinu sagghjènn i stiddi da sira prima…

oh, si spezzasse il fil di ferro delle lenzuola
e si riempisse l’aria di questo odore di fiori
si aprissero gli ombrelli e ne scendesse l’acqua
libera da rigagnoli e gli occhi si riempissero
di meraviglia come fa il cielo
quando zitte zitte dai rami degli ulivi
l’affollano, salendovi, le stelle della sera prima…

Non ti meraviglino, l’insistenza del fiore – di Cataldo A.Amoruso

15 dicembre 2014

Non ti  meraviglino, l’insistenza del fiore
le radici in cerca, le superfici verso il cielo
rivoltate in petali, non sondare oltre
il confine azzurro che preme ai seni
con  colori  pronti a cangiarsi, come solo sanno
gli occhi e il cuore, in una morsa impareggiabile
che tutto avvolge,
e pure, aperta risiede
in un palmo di terra
il regno di un fiore
uno solo, a reggere i confini
di questo tempo che  svolge
il suo rotolo di sere
e notti, umide di pensieri.

Così è la terra, turgida intorno al fiore
e tu, con i tuoi occhi a tendere
ad un domani che si fa cielo.

Non ti meraviglino, i nomi a fiore
sussurrati sulla tua pelle

*

Cataldo Antonio Amoruso

http://krimisa.blogspot.it/

Cataldo A.Amoruso, Ci sarà dentro un nuovo giorno

raggio di luce

 

[ci sarà dentro un nuovo giorno]

 

ci sarà dentro un nuovo giorno

che nessuna notte potrà spegnere

un tempo fatto di nulla

se si vuole,

o di sola speranza

e fragile

a voler dire

poco più di un fiore;

non lasciare che muoia

di speranza si può solo vivere

e allontanare dagli occhi

ciò che non risplende

e che non ti appartiene:

tu, luce…

 

*

Cataldo Antonio Amoruso

poesia inclusa in VOCI DI CAMBIAMENTO, AA.VV – pdf a cura de Il sasso nello stagno di AnGre, scaricabile qui:

https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2014/09/27/voci-di-cambiamento-autori-vari-voices-of-change-poetry-pdf/

Cataldo Antonio Amoruso, Ti appartengono punti

nudo-sdraiato-1940(1) Renato Guttuso
Renato Guttuso, nudo sdraiato (1940)

 

Ti appartengono punti

Meravigliosi di primavere che non dici

Deboli forse, a tuo dire

Se vi imprimo parole a filo

Con labbra che parlino

Di te scoprendo luoghi

che nascondi di là dai desideri

Come fanno, solo, i sorrisi coi pensieri.

 

Conosco di te il tepore in attesa

E lo sbocciare

Silenzioso, potente

Di ogni nuovo fiore

Che si imbeve urgendo

Delle tue labbra di primavere mai dome.

 

E la pelle conosco, di te

La carta precisa del cielo

Lo percorrono gli occhi

Il cammino in ascesa

Lo rilascia, quel cielo

Una stanza

Una specola ad ore.

*

Cataldo A.Amoruso, Erótica, IV – da http://krimisa.blogspot.it/

Poesia e arte a fior di pelle: versi di Cataldo Antonio Amoruso & dipinto di Gustav Klimt

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Levanté los ojos

 

Levanté los ojos

Ho alzato gli occhi

E le mani sono sparse di te

Puntano in alto

Ad un proseguirsi di cieli

E di parole tue

Così leggere

Da fendere i pensieri

Così si rinnova ed annulla

L’attimo che senti

E che dici assoluto

 

È una linea perfetta

Ha calma d’orizzonti

È il punto esatto

Di quando cedi

E ti chini al mio petto

Bevo i tuoi capelli

Allora

E ascolto il tuo coro di donna

Unica e forte

E la tua mente volta

In alto, in amore.

 

A volte mi alzo

e verso i tuoi occhi

come un piccolo uomo

felice di dare declino

Il tuo nome e il piacere

Di esserci e amare.

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[Cataldo Antonio Amoruso – tratta da http://krimisa.blogspot.it/]

*

nell’immagine: Gustav Klimt, Danae (1907-1908) – olio su tela cm 77×83 – Vienna, collezione privata.

In quest’opera il pittore austriaco ripropone un soggetto della tradizione mitologica greca, più precisamente il mito di “Danae e la pioggia d’oro”:  Acrisio, padre di Danae, aveva saputo da un oracolo che la sua unica figlia gli avrebbe dato un nipote che sarebbe stato causa della sua morte e lo avrebbe spodestato. Perciò al fine di impedire il compimento della profezia, fa rinchiudere Danae nei sotterranei di una delle tante torri della città di Argo, di cui era re. Danae rinchiusa in una stanza, dalle mura di bronzo, era controllata da sentinelle armate che avevano il compito di non far passare nessun uomo; senonché Zeus, affinché l’oracolo si adempiesse, si trasformò in pioggia d’oro e riuscì a penetrare nel sotterraneo, bagnò Danae e da quella pioggia d’oro nacque Perseo. (http://mitologiagreca.blogspot.it/search/label/Danae)

Nel dipinto, l’artista rinuncia alla consueta struttura verticale a favore di uno sviluppo ellittico. Infatti la donna è rappresentata rannicchiata in primo piano, ripiegata su sé stessa, avvolta in una forma circolare, che rimanda alla maternità e alla fertilità universale. Serenità e pace si leggono sul volto e nella posizione fetale della fanciulla. Danae diviene una fanciulla persa nel sonno e nella dimensione onirica, totalmente dimentica di sé e in balìa dei propri istinti sessuali. In nessun altro dipinto di Klimt la donna è così interamente identificata con la propria sessualità. Il corpo completamente abbandonato di Danae è circondato e ricoperto dai capelli, da un velo orientaleggiante e sulla sinistra da una pioggia d’oro. Nello scroscio della pioggia d’oro, che riecheggia di preziosismi bizantini, Klimt aggiunge un simbolo, un rettangolo verticale nero, che rappresenta il principio maschile. (dal web)

*

Ho scelto di accostare la sensuale parola poetica di Cataldo A.Amoruso ad una delle opere che preferisco di Klimt, per quella sensazione di preziosità, abbraccio, delicatezza e al contempo decisione che emanano entrambe:  il lettore vive sulla pelle il coinvolgimento di queste azioni poetiche e pittoriche, che si aprono nell’immaginazione, come lo sguardo su un orizzonte che spesso a causa della fretta imposta dal quotidiano, non facciamo in tempo a vivere o demandiamo a data da destinarsi. Questo attimo trascorso qui, tra poesia e arte, vuole essere un momento tutto per sé, intimo, da ritagliare nel giorno che corre e custodire nella memoria dei sensi. [Angela Greco]

Lune aperte nella notte (versi di Cataldo A.Amoruso)

65653 per Il sasso nello stagno di AnGre

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Lune aperte nella notte

Ferite di donna

Grembi

Occhi che vanno

Senza un perché compagno

Spalle che tornano

Lente

Verso case fredde

Il suono dei passi coperto dal vento

È freddo di sera

Quando torni

E le mani non si scaldano

E forse non hai voglia di cercare

Altro calore a perdersi

Altro affanno

Negli occhi stretti rimangono le strade

E le punte fredde dei piedi

Sospinte a fatica

 

Viene voglia solo di essere in sonno

Di abbandonare le mani al volo

Di essersi alzati dallo strapunto del letto

E tirare scarpe contro i vetri

Sono urla che nessuno sente

Come questo scivolare lento

Verso un fondo

Verso un appiglio

È già notte

E gli occhi si chiudono

Con forza

Con forza pari

Li solleverà l’alba

Ripartirà il giorno

Non sarà successo nulla

Si staccherà un’altra pagina diaria

Nessuna nuova ruga apparente

Non sarà cambiato nulla

Sarà semplicemente giorno

Incredibilmente notte.

 

*

Cataldo A.Amoruso, http://krimisa.blogspot.it/2014/01/lune-aperte-nella-notte.html

Sono nato in dialetto di Cataldo A.Amoruso

fotografia di Angela Greco
spiaggia di San Cataldo, Cirò Marina (KT) – fotografia di AnGre

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sono nato in dialetto
e questa notte la mia geografia reclama
voci di mare
parole che piano
alzano chiglie
e tremuli
fanali di lampare
questa notte che il dialetto
più a fondo mi attira
ed è miele d’arancio
e retrogusto di fiele
rima e trine
cielo di timpa e schiuma di marine
e labbra e voci
è questa notte che mi segna
d’amori senza tregua,
vengono dai paesi
processioni senza pace
di formiche armate al sole
questa notte che tu lontana
aggiungi fuoco alla mia gola accesa
e sei parlare fitto fitto
sei onda e onda
e vento ed altro vento
e braccia che non bastano
e promesse che non finiscono
e altri baci e la stretta dalle parti del cuore
e la nuca
e il capo riverso
e gli occhi al cielo a trattenere lacrime e stelle
in questa notte di dialetti
che si perde
in una nuova lingua
mai sentita
di due sole parole trattenute
a stento e brillate
due micce accese
e una promessa
questa notte che dici
ad occhi aperti:
….

[Cataldo Antonio Amoruso]

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Buon compleanno da tutto Il sasso nello stagno, con stima e affetto!

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