Robert Delaunay, Primo disco simultaneo – sassi d’arte

Robert Delaunay, Primo disco simultaneo (Le Premier Disque, 1913/14)

olio su tela, diam. 135 cm – Coll. di Mr. e Mrs. Burton G. Tremaine, Meriden, Connecticut

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Robert Delaunay sviluppò le sue opere a partire dagli influssi del Cubismo e del Futurismo italiano. Il concetto di Orfismo, coniato dal poeta Guillaume Apollinaire e ispirato alla figura del cantore Orfeo, sottolinea il carattere sinestetico e armonico dei colori nelle composizioni orfiche. Al contrario di quanto avveniva nelle opere cubiste di Pablo Picasso, Delaunay cominciò, intorno al 1910, a conferire una sostanziale qualità cromatica a forme risultanti da una scomposizione prismatica. I suoi colori acquisirono sempre più un significato autonomo, tanto che Apollinaire, in riferimento a questi quadri, parlò in termini entusiasti di “peinture pure”, una pittura che faceva affidamento esclusivamente alla forza espressiva dei colori.

Precursore del Primo disco simultaneo del 1913/14, il primo lavoro di Delaunay a svincolarsi del tutto da ogni espressione figurativa, fu un gruppo di opere realizzate qualche mese prima e basato su forme circolari, che rimandavano al motivo del sole. In quel caso, l’artista si era rifatto direttamente agli effetti cromatici e luminosi del sole e aveva trasposto queste esperienze nella pittura. Nel 1913 Delaunay, insieme alla moglie, l’artista Sonia Delaunay-Terk, trascorse l’estate a Louveciennes, dove riuscì a produrre in se stesso precise sensazioni legate ai colori, osservando direttamente l’abbagliante luce solare e cercando di fissare sulla tela le immagini che persistevano una volta chiusi gli occhi. Risultato di questa operazione sono composizioni raffiguranti un ritmico vortice cromatico, che schiarisce progressivamente man mano che ci si avvicina al centro del dipinto e i cui colori finiscono per fondersi  in un bianco che pervade tutto.

Nel Primo disco simultaneo Delaunay spinge ancora oltre questo processo sistematizzando tanto la costrizione dell’immagine quanto la composizione cromatica. La tela tonda si articola in cerchi concentrici, che a loro volta vengono suddivisi in quattro segmenti circolari sull’asse orizzontale e verticale. L’organizzazione cromatica segue un modello della teoria dei colori: il principio applicato da Delaunay dei contrasti cromatici simultanei si basa sulla tavola delle diverse intensità di colore sviluppata già nel 1839 da Michel Eugène Chevreul, che classificava i colori in contrasti complementari, quindi rosso con verde (risultante dalla mescolanza di blu e giallo) o blu con arancio (risultante dall’unione di rosso e giallo). Inoltre Chevreul distingueva i colori caldi da quelli freddi, così come le armonie di toni simili risultanti dai contrasti di valori cromatici lontani. Delaunay si rese conto del fatto che, nel caso di una percezione simultanea di due colori vicini, l’intensità cromatica poteva essere aumentata.

Dopo che Delaunay ebbe portato il processo di astrazione dei suoi quadri fino alla totale perdita di riferimenti figurativi ed ebbe abbandonato qualsiasi riferimento al mondo naturale per l’organizzazione dei colori, si trovò a dover affrontare la questione di come disporli sulla superficie, dal momento che non ammetteva alcuna distribuzione arbitraria.

Nel 1917, si lamentava con l’amico Apollinaire: “Tutte queste divagazioni, cubiste e futuriste, tutte queste compiaciute meditazioni estetiche, questa pittura degli stati d’animo, queste quarte dimensioni: tutto ciò non è né pittura né arte”. Trovò una soluzione a questo dilemma nelle teorie del colore elaborate da Chevreul: esse, infatti, dissipavano il dubbio dell’arbitrarietà, così importante per Delaunay, e fornivano alle sue composizioni cromatiche una chiara organizzazione compositiva.

(da Arte Astratta, Taschen Ed.)