Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Tristia

Tristia di Osip Ėmil’evič Mandel’štam

1
Ho imparato la scienza dell’addio
dai gemiti in capelli della notte.
Ulula il lupo e gocciola l’attesa,
delle urbane vigilie ultima ora.
Di quella notte onoro il rito, quando
del duolo delle strade alzando il peso,
guardavan lungi umidi occhi e a pianto
di femmine si univa inno di musa.
.
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2
Chi può sapere della parola addio
quale distacco il fato ci prepara,
quel che il canto del gallo a noi predice
allorquando un incendio arde l’Acropoli:
e perché all’alba d’una nuova vita,
del lupo al lungo ululo nel buio,
il gallo araldo della nuova vita
le ali sbatte sul cerchio delle mura.
.
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3
Io amo le abitudini del filo:
il fuso ordisce, ronza l’arcolaio.
Quasi peluria candida di cigno,
ecco giungere Delia a piedi nudi.
Debole tronco della nostra vita,
com’è scarna la lingua della gioia.
Tutto già fu ed ancora si ripete.
Ma il riconoscimento è sempre dolce.
.
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4
Così sarà: la diafana figura
sta sulla pura creta del vassoio,
quasi vello trafitto di candore.
Guarda china la cera una fanciulla.
Per noi è chiuso l’Erebo dei Greci:
cera s’addice a donne, bronzo agli uomini.
Guerra è il nostro destino: a loro è dato
sortilegi di trarre e di morire.

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“Tristia” è un poemetto eponimo della raccolta omonima, dove si allude al costume delle fanciulle russe di trarre oroscopi dalle figure formate nell’acqua dalla cera fusa.

[da Il fiore del verso russo a cura di R.Poggioli, Passigli Editori]

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Osip Ėmil’evič Mandel’štam (in russo Осип Эмильевич Мандельштам) è stato un poeta russo, esponente di spicco dell’acmeismo e vittima delle Grandi purghe staliniane. Mandel’štam nacque a Varsavia il15 gennaio 1891 da una benestante famiglia ebraica, che poco dopo la nascita del futuro poeta si trasferì a San Pietroburgo. Nel 1900 Mandel’štam si iscrisse alla prestigiosa scuola Teniševskij, sul cui annuario, nel 1907, apparve la sua prima poesia. Nel 1908 decise di entrare alla Sorbona di Parigi per studiare letteratura e filosofia, ma già l’anno seguente si trasferì all’Università di Heidelberg per poi passare, nel 1911, a quella di San Pietroburgo. Sempre nel 1911 si covertì al Cristianesimo metodista.

Nel 1911 aderì alla “Gilda dei poeti”; intorno a questo gruppo si sviluppò il movimento letterario dell’Acmeismo: Mandel’štam fu, nel 1913 tra gli autori del manifesto della corrente, pubblicato solo nel 1919. Nello stesso annò pubblicò la sua prima raccolta di poesie, La pietra. Nel 1922 si trasferì a Mosca con la moglie, mentre a Berlino veniva pubblicata la sua seconda raccolta, Tristia. In seguito, e per diversi anni, trascurò la poesia per dedicarsi principalmente a saggistica, critica letteraria, memorie (Il rumore del tempo e Fedosia, entrambe del 1925), e brevi testi in prosa (Il francobollo egiziano, 1928). Per sostenersi, eseguì numerose traduzioni e collaborò con un giornale.

Le tendenze anticonfromiste e di critica al sistema staliniano di Mandel’štam, che pure nei primi anni aveva convintamente aderito al Bolscevismo, deflagrarono nel novembre del 1933, quando compose e diffuse il celebre Epigramma di Stalin. Sei mesi più tardi fu arrestato una prima volta, ma scontò la condanna al campo di lavoro; venne tuttavia inviato con la moglie al confino sugli Urali e, in seguito, dopo un suo tentativo di suicidio, la pena fu attenuata e si ridusse al divieto di ingresso nelle grandi città e sempre con la moglie scelse di stabilirsi a Voronež. Nel 1938 dopo essere stato arrestato nuovamente fu condannato ai lavori forzati e trasferito nell’estremità orientale della Siberia. Morì a fine dicembre nel gulag di Vtoraja rečka, un campo di transito presso Vladivostok, ufficialmente a causa di una non meglio specificata malattia. Il suo ricordo fu conservato, per lungo tempo clandestinamente, dalla moglie Nadežda, che aveva imparato a memoria numerosi testi poetici del marito. (da Wikipedia)

Robert Delaunay, Primo disco simultaneo – sassi d’arte

Robert Delaunay, Primo disco simultaneo (Le Premier Disque, 1913/14)

olio su tela, diam. 135 cm – Coll. di Mr. e Mrs. Burton G. Tremaine, Meriden, Connecticut

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Robert Delaunay sviluppò le sue opere a partire dagli influssi del Cubismo e del Futurismo italiano. Il concetto di Orfismo, coniato dal poeta Guillaume Apollinaire e ispirato alla figura del cantore Orfeo, sottolinea il carattere sinestetico e armonico dei colori nelle composizioni orfiche. Al contrario di quanto avveniva nelle opere cubiste di Pablo Picasso, Delaunay cominciò, intorno al 1910, a conferire una sostanziale qualità cromatica a forme risultanti da una scomposizione prismatica. I suoi colori acquisirono sempre più un significato autonomo, tanto che Apollinaire, in riferimento a questi quadri, parlò in termini entusiasti di “peinture pure”, una pittura che faceva affidamento esclusivamente alla forza espressiva dei colori.

Precursore del Primo disco simultaneo del 1913/14, il primo lavoro di Delaunay a svincolarsi del tutto da ogni espressione figurativa, fu un gruppo di opere realizzate qualche mese prima e basato su forme circolari, che rimandavano al motivo del sole. In quel caso, l’artista si era rifatto direttamente agli effetti cromatici e luminosi del sole e aveva trasposto queste esperienze nella pittura. Nel 1913 Delaunay, insieme alla moglie, l’artista Sonia Delaunay-Terk, trascorse l’estate a Louveciennes, dove riuscì a produrre in se stesso precise sensazioni legate ai colori, osservando direttamente l’abbagliante luce solare e cercando di fissare sulla tela le immagini che persistevano una volta chiusi gli occhi. Risultato di questa operazione sono composizioni raffiguranti un ritmico vortice cromatico, che schiarisce progressivamente man mano che ci si avvicina al centro del dipinto e i cui colori finiscono per fondersi  in un bianco che pervade tutto.

Nel Primo disco simultaneo Delaunay spinge ancora oltre questo processo sistematizzando tanto la costrizione dell’immagine quanto la composizione cromatica. La tela tonda si articola in cerchi concentrici, che a loro volta vengono suddivisi in quattro segmenti circolari sull’asse orizzontale e verticale. L’organizzazione cromatica segue un modello della teoria dei colori: il principio applicato da Delaunay dei contrasti cromatici simultanei si basa sulla tavola delle diverse intensità di colore sviluppata già nel 1839 da Michel Eugène Chevreul, che classificava i colori in contrasti complementari, quindi rosso con verde (risultante dalla mescolanza di blu e giallo) o blu con arancio (risultante dall’unione di rosso e giallo). Inoltre Chevreul distingueva i colori caldi da quelli freddi, così come le armonie di toni simili risultanti dai contrasti di valori cromatici lontani. Delaunay si rese conto del fatto che, nel caso di una percezione simultanea di due colori vicini, l’intensità cromatica poteva essere aumentata.

Dopo che Delaunay ebbe portato il processo di astrazione dei suoi quadri fino alla totale perdita di riferimenti figurativi ed ebbe abbandonato qualsiasi riferimento al mondo naturale per l’organizzazione dei colori, si trovò a dover affrontare la questione di come disporli sulla superficie, dal momento che non ammetteva alcuna distribuzione arbitraria.

Nel 1917, si lamentava con l’amico Apollinaire: “Tutte queste divagazioni, cubiste e futuriste, tutte queste compiaciute meditazioni estetiche, questa pittura degli stati d’animo, queste quarte dimensioni: tutto ciò non è né pittura né arte”. Trovò una soluzione a questo dilemma nelle teorie del colore elaborate da Chevreul: esse, infatti, dissipavano il dubbio dell’arbitrarietà, così importante per Delaunay, e fornivano alle sue composizioni cromatiche una chiara organizzazione compositiva.

(da Arte Astratta, Taschen Ed.)

 

 

Dal Cubismo una nuova realtà

Georges Braque - Porto in normandia
Georges Braque – Porto in Normandia

 

Benvenuti amici! Oggi proseguiamo il nostro viaggio nell’arte moderna, parlando di una corrente artistica che non ha avuto un vero e proprio fondatore, ma che in Cèzanne individua colui che, partendo dalla scomposizione delle forme degli oggetti, inizia ad escludere la visione prospettica e naturalistica, aprendo la strada ad una nuova interpretazione della realtà. Matisse, osservando alcune opere di Braque, le definì “piccoli cubi”; ma fu Luis Vauxelles, dotato di geniale intuito nel definire le nuove creazioni artistiche, a denominarle “bizzarrie cubiste”. L’anno di nascita del movimento chiamato, appunto, Cubismo è considerato il 1907 e i primi pittori chiamati cubisti, perché considerati aderenti a questa nuova corrente sono: Georges Braque e Pablo Picasso a cui, successivamente, si aggiungeranno Juan Gris e Fernand Leger. Importantissimo risulta a tale riguardo l’incontro, al Salon d’automne, tra Braque e Picasso, che stava lavorando al dipinto che sarebbe diventato poi il simbolo dello stesso movimento cubista: “Les demoiselles d’Avignon”.

Les Demoiselles D'Avignon - Picasso
Picasso – Les Demoiselles D’Avignon

 

Picasso e Braque cercavano un sistematico intervento sulle forme, partendo da due ricerche parallele. Il primo, reduce da un suo particolare espressionismo; il secondo, cercando di sfuggire dal fauvismo. Essi operavano alla disgregazione delle forme e alla creazione di un linguaggio autonomo, assolutamente libero da ogni soggezione formale. Il Cubismo nasce così, da un concetto di Braque: “I sensi deformano, ma lo spirito forma”, come dire: l’istinto del colore disgrega la forma, l’intelletto, la mente, crea, costruisce la forma. Il disordine viene, perciò, sostituito dall’ordine, dal bisogno di ricostruire. Il riferimento a Cèzanne era stato fatto in merito al suo essere stato il primo ad iniziare a descrivere la natura per mezzo di forme quali il cilindro, la sfera, il cono, mettendo tutto in prospettiva, cosicché ogni lato dell’oggetto di un piano, si diriga verso un punto centrale. Per la sua codificazione sarà poi necessario l’intervento di letterati e poeti convenuti al “Bateau-Lavoir” tra cui Apollinaire, Jacob, Salmon e Raynal.

Georges Braque - violino
Georges Braque – Violino

 

Il Cubismo si differenzia in: 

“Cubismo analitico” (1910-12) e “Cubismo sintetico” (1913-14).

Il cubismo analitico è quello secondo il quale, un oggetto, che in realtà ha una propria esistenza tridimensionale nello spazio, deve trovare un proprio equivalente volumetrico di colore su una superficie piana. Ovvero: l’oggetto si presenta statico, così come viene inteso nel linguaggio scultoreo, e il cubismo mira, in questa forma, a riportare sulla superficie piana i volumi propri della scultura; il colore è ridotto ai grigi e al gioco delle terre.

picasso- Donna con mandolino (cubismo analitico)
Picasso- Donna con mandolino

 

Il Cubismo sintetico, lascia trapelare gli influssi della dinamica futurista e rientra in una visione più oggettiva, realistica delle cose. Juan Gris, che purtroppo la guerra porterà via dall’arte, sarà il riordinatore lucido delle idee. Egli fu un “organizzatore” di quadri: prima componeva le forme negli spazi e poi qualificava i propri oggetti; ad esempio, di un cilindro voleva fare una bottiglia…

Juan Gris- gris bottles and knife
Juan Gris – bottles and knife

 

Quasi contemporaneamente si sviluppò il Futurismo che, insieme al Cubismo (in questa sede volutamente trattato in sintesi), si pose tra i grandi protagonisti nell’arte contemporanea.

Grazie per l’attenzione e arrivederci al prossimo incontro.

[Costantino Piazza]

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