Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Remo Pagnanelli

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Remo Pagnanelli

nel nulla di una stazione cancellata da fiandre
piovaschi, sulle sete sudicie ma tese delle
palpebre, scorre un rumore d’impalpabile azzurro,
un tremore di palme arrochite, assopite nel lino
orsolino. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
(nel grande fiume di luce apparente, estenuantesi
fino all’estinzione, che porta i morti alla foce
d’un altro destino, dorato da sopra macchie
mediterranee d’una cenere autunnale semplicemente
posatasi, vedo la cupola spenta nel latte del bosco)
(nel treno nella notte chissà se dormi lontana
Sorella)
.
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*
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IV TOMBEAU
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(pensa nel sonno i sonni fanciulli, li sogna, cigni
neri di inutili cicloni?Le querce gli andavano
dietro, gli echi di lui suonavano dalle rive)
lasse celesti e lunari non castamente mortuarie
(qui) rimarginate da bassa plenitudine e bellezza,
in ciocche decrepite e tiepide urne dove gli occhi
si conservarono (anche le suole alate le sabbie dei
cavalieri)
.
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*
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sciamano sulla gioventù del mare, nell’incendio serale,
per incupirsi invetrati nel gonfiore di paghette di
musica (chambre musique) di sinfoniette isolane nel
sole
diseguale inascoltata (voce) peregrinante dal fondo,
amoreggi infine col fiume cristallizzato nella vecchiezza,
in attesa sui baltici delle cicliche estati, come le
vedemmo sfilarsi in sanguigne stuoie palpitanti cremisi
le luci del mare a nord aspettiamo si riflettano
in pallidi bagliori sulle verande appaltate, scoprendo
sulle vetrinette appartate lo spento arazzo di ghiaccio
.
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*
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viaggiano nel fresco notturno sulle bore dei viali,
confusi alle gemme, agli sguardi innocui degli ossari,
non celando la disciplina che li ha portati, fra squilli
sottili di castagni dai frutti giovani e malati
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da L’orto botanico – Tratto da: Sei poeti del Premio Montale Milano, All’Insegna Del Pesce D’Oro, 1986
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Remo Pagnanelli, poeta e critico letterario tra i più complessi della sua generazione, nasce a Macerata il 6 maggio 1955, dove muore il 22 novembre 1987. Nel 1978 si laurea cum laude in Lettere moderne con una tesi su Vittorio Sereni. Nello stesso anno esordisce come poeta con la plaquette Dopo, cui fanno seguito nel 1984 Musica da Viaggio, nel 1985 Atelier d’inverno e il poemetto L’orto botanico, per il quale è tra i sei giovani poeti vincitori del premio di poesia internazionale “Montale 1985”. Vengono pubblicati postumi l’ultima raccolta di versi Preparativi per la villeggiatura ed Epigrammi dell’inconsistenza. L’opera poetica di Pagnanelli è stata raccolta nel volume complessivo a cura di Daniela Marcheschi, Le poesie. On line si segnala il sito http://www.remopagnanelli.it/biografia.htm (da cui è tratta la fotografia).

– per questo articolo si ringrazia Flavio Almerighi –

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Pierluigi Cappello

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Pierluigi Cappello
(8 agosto 1967 – 1 ottobre 2017)

PIOVE

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.

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LETTERA PER UNA NASCITA

Scrivo per te parole senza diminutivi
senza nappe nè nastri, Chiara.
resto un uomo di montagna,
aperto alle ferite,
mi piace quando l’azzurro e le pietre si tengono
il suono dei “sì” pronunciati senza condizione,
dei “no” senza margini di dubbio;
penso che le parole rincorrano il silenzio
e che nel tuo odore di stagione buona
nel tuo sguardo più liscio dei sassi di fiume
esploda l’enigna del “sì” assordante che sei.

Scriverti è facile; e se potessi verserei
la conoscenza tutta intera delle nuvole
la punteggiatura del cosmo
la forza dei sette mari, i sette mari in te
nel bicchiere dei tuoi giorni incorrotti.

Ma non sono che un uomo, e quest’uomo
ti scrive da un tavolo ingombro
e piove, oggi, e anche la pioggia ha le sue beatitudini
sulla casa dalle grondaie rotte
quando quest’uomo ti pensa e fra tutte le parole da scegliere
non sa che l’inciampo nel dire come si resta
e come si preme
nel mistero del giorno nuovo in te
che prima non c’era
adesso c’è.

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GERICO

È raro sentire cantare in strada
molto più raro sentire fischiare
o fischiettare
se qualcuno lo fa
l’aria sembra fargli spazio
ti sembra che un refolo muova
la flora dei tuoi pensieri
ti metta dove prima non eri;
ma come passa chi fischia
la noia stende le vertebre al sole
e tu rientri dov’eri
dietro il douglas dei serramenti
dentro il livore
degli appartamenti
al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
da quali trombe scosse
scrollate le mura
per quali brecce potremo vedere
– fresca –
come un sogno appena sbucciato
la terra che calpesteremo, allegri.

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PAROLE POEVERE

Uno, in piedi, conta gli spiccioli sul palmo
l’altro mette il portafoglio nero
nella tasca di dietro dei pantaloni da lavoro.

Una sarchia la terra magra di un orto in salita
la vestaglia a fiori tenui
la sottoveste che si vede quando si piega.

Uno impugna la motosega
e sa di segatura e stelle.

Uno rompe l’aria con il suo grido
perché un tronco gli ha schiacciato il braccio
ha fatto crack come un grosso ramo quando si è spezzato
e io c’ero, ero piccolino.

Uno cade dalla bicicletta legata
e quando si alza ha la manica della giacca strappata
e prova a rincorrerci.

Uno manda via i bambini e le cornacchie
con il fucile caricato a sale.

Uno pieno di muscoli e macchie sulla canottiera
Isolina portami un caffé, dice.

Uno bussa la mattina di Natale
con una scatola di scarpe sottobraccio
aprite, aprite. È arrivato lo zio, è arrivato
zitto zitto dalla Francia, dice, schiamazzando.

Una esce di casa coprendosi un occhio con il palmo
mentre con l’occhio scoperto piange.

Una ride e ha una grande finestra sui denti davanti
anche l’altra ride, ma non ha né finestre né denti davanti.

Una scrive su un involto da salumiere
sono stufa di stare nel mondo di qua, vado in quello di là.

Uno prepara un cartello
da mettere sulla sua catasta nel bosco
non toccarli fatica a farli, c’è scritto in vernice rossa.

Uno prepara una saponetta al tritolo
da mettere sotto la catasta e il cartello di prima
ma io non l’ho visto.

Una dà un calcio a un gatto
e perde la pantofola nel farlo.

Una perde la testa quando viene la sera
dopo una bottiglia di Vov.

Una ha la gobba grande
e trova sempre le monete per strada.

Uno è stato trovato
una notte freddissima d’inverno
le scarpe nella neve
i disegni della neve sul suo petto.

Uno dice qui la notte viene con le montagne all’improvviso
ma d’inverno è bello quando si confondono
l’alto con il basso, il bianco con il blu.

Uno con parole proprie
mette su lì per lì uno sciopero destinato alla disfatta
voi dicete sempre di livorare
ma non dicete mai di venir a tirar paga
ingegnere, ha detto. Ed è già
il ricordo di un ricordare.

Uno legge Topolino
gli piacciono i film di Tarzan e Stanlio e Ollio
e si è fatto in casa una canoa troppo grande
che non passa per la porta.

Uno l’ho ricordato adesso adesso
in questo fioco di luce premuta dal buio
ma non ricordo che faccia abbia.

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l’hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l’allegria dei vinti e una tristezza grande.

da “Mandate a dire all’imperatore”

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Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1° ottobre 2017) è stato un poeta italiano. Ha scritto numerose opere in lingua friulana, rientrando nell’omonima letteratura. Originario di Chiusaforte, dove ha trascorso la fanciullezza, dopo aver compiuto gli studi superiori a Udine, ha frequentato la facoltà di Lettere presso l’Università di Trieste. Nel 1999 assieme a Ivan Crico ha ideato, e diretto per diverso tempo, La barca di Babele, una collana di poesia edita dal Circolo Culturale di Meduno, che accoglie autori noti dell’area friulana, veneta e triestina. È poi vissuto a Cassacco, dove scriveva e dove era impegnato in un’intensa attività artistica e di diffusione della cultura anche nelle scuole e all’università. Numerosi i premi nazionali vinti con i suoi libri di versi enotevole anche la sua opera di prosatore e traduttore. Ha pubblicato: in poesia, Le nebbie (Campanotto, Udine 1994); La misura dell’erba (I. M.Gallino, Milano 1998); Il me Donzel (Boetti, Mondovì 1999); Amôrs (Campanotto, Udine 1999); Dentro Gerico (La Barca di Babele, Circolo Culturale di Meduno, Pn, 2002); Dittico (Liboà editore in Dogliani, Cn, 2004); Assetto di volo (Crocetti Editore, Milano 2006); Mandate a dire all’imperatore (Crocetti Editore, Milano 2010); Azzurro elementare. Poesie 1992-2010 (BUR contemporanea, Rizzoli, Milano, luglio 2013); Ogni goccia balla il tango. Rime per Chiara e altri pulcini (Illustrazioni di Pia Valentinis, Rizzoli, Milano, settembre 2014); Stato di quiete, Poesie 2010-2016 (BUR contemporanea, Rizzoli, Milano 2016). In prosa: Il dio del mare (Lineadaria Editore, Biella 2008); Questa libertà (Rizzoli, Milano, settembre 2013); Il dio del mare (BUR contemporanea, Rizzoli, Milano 2015).

L’immagine del poeta è condivisa da lastampa.it; per i testi si ringrazia il blog Almerighi.

Quattro sassi con…autori contemporanei in quattro poesie: Luigi Paraboschi

Quattro sassi con…autori contemporanei in quattro poesie: Luigi Paraboschi

Vanità

ci sono mattine nel centro
di questa città impiombata
.
che mi vedo passare
e mi specchio nel vetro
dei negozi deserti.
.
Il mio corpo riflesso ritrova
la sagoma che nella notte sfioravi,
.
ravvivo i capelli con un tocco
mi discosto di un passo
prima che l’autobus fermi.
.
……………………– hai ragione-
convengo,
ho caviglie sottili che slanciano
in pieno le gambe ed il piede
.
e ripenso alla cura che
impieghi nello spogliarmi
.
.

.

Un gioco di parole

nelle stelline dei gerani a pioggia
nel rosso dell’ ibiscus
………………………….bocca aperta
ritrovo la passione del tuo ventre
.
nel girasole la tua abbronzatura.
.
Sei l’estate del mio corpo
che ti sfiora fin dal mattino
quando l’aria mi frizza nelle vene
.
le strade sono pensieri netti
ed i semafori sempre rossi
per lasciarmi il tempo di sostare
nel ricordo della tua risata
.
la sera che dicesti seria-seria
.
……………………“ dovrò farmi un avvocato “
.
pensando ai tuoi problemi di divorzio,
ed io ti chiesi maliziosa,
giocando su quel
……………………………… – farmi? –
.
– io non ti basto più? –
.
.

.

Gatte come noi

mi bastava anche un poco di pietà sodale
quei barlumi di tenerezza intermittente
…………………………………………..che donavi
quando l’anima nera non ti soffocava
…………………………………………….ma ora
…………….che non ti sei portata via
neppure la certezza della tua fragilità
.
davvero credi che senza com-passione
potrai sopportarti mentre sorseggi
……………………………………………..con avidità
il dolore delle foglie
……………………. quando ingrigiscono le strade ?
.
Come camminerai senza gli archi delle illusioni
e senza i ponti tra le nostre esistenze così ombrose ?
.
Non c’è rancore in questo avvilupparmi
come bruco che non sarà mai farfalla
né sarò uovo d’aquila,
………………………………………… sono piena
della stanchezza che hanno i pesci
quando boccheggiano nel retino fuori dall’acqua
.
sono ala di pipistrello in fondo alla grondaia
dopo tanto battere invano alla persiana.
.
Ma non bussare più
……………………………………….se mai l’ hai fatto
ai vetri della cella dove mi sono chiusa
non aprirò neppure per arieggiare i crisantemi
.
perché anche i cavalli, le mucche e i cani
hanno bisogno d’un cavezza, magari lenta
.
…………………………………………solo le gatte
…………………………………….come tu ed io siamo
.
cercano una zampa tenera
che faccia una carezza senza gli artigli
mentre passeggiano da sole sopra i muri
quando la luna affila ed affina i sensi.
.
.

.

Ancora mi perdo in te

sei la risposta alla muta invocazione
tu che conosci il macerare del corpo
nel lenzuolo e l’ondeggiare del capo
sul cuscino, l’assalto della memoria
ad occhi che solo il buio sanno intuire
.
e quando la mia mano ti sublima
torni violenta nello spasimare
sei finalmente guizzo di fiamma
che m’accende, e si ripete in solitaria
ascesa l’inseguimento dietro
una speranza assurda e monca
.
ma la tua pelle manca al mio girovagare
attorno ai bordi di quel laghetto
e quando esplode la meraviglia
di luce a pioggia, quando urli
tra i miei denti la solitudine di questa
condizione, rinnovi la mia giovinezza.
 .
*

…….Luigi Paraboschi, classe 1938, piacentino di nascita e residente in un piccolo comune della stessa provincia, dopo aver viaggiato per lavoro, oggi è in pensione e si occupa della famiglia, del giardino di casa e di poesia, collaborando con il sito Versante Ripido di cui è membro della redazione. Acuto ed arguto osservatore di questo tempo, ama la poesia e l’arte contemporanea e nel web, in uno dei suoi commenti si legge: “[…] mi commuove molto di più Hopper di quando non sappia fare Raffaello con la sua perfezione, che non dice nulla al mio cuore di uomo del 2000. Mi intriga più una rivisitazione di Bacon che il vero Velasquez al quale egli si ispira; mi fa tremare più un paesaggio di Morandi che il trionfo della nuvola di Constable e mi turba di più “il canto notturno” di Leopardi che i voli astrusi di Sanguineti in Laborintus. E ancora sulla poesia, confesso che leggere qualcosa della Szymborska, mi coinvolge molto molto di più che tornare a leggere i Sepolcri di Foscolo, o quelli di Byron, perché pur essendo io un “vecchio” ritengo che la poesia debba esprimersi con il linguaggio del proprio tempo e, soprattutto, sono convinto.” (dal sito Poliscritture, gennaio 2016).

Le quattro poesie più una che oggi leggiamo su Il sasso nello stagno di AnGre evidenziano bene innanzitutto la capacità che Paraboschi ha di ascoltare, rimanendo sulla soglia del buongusto e della tentata obiettività, il tempo che gli accade intorno, di partecipare allo stesso con garbo ed una ormai non più usuale gentilezza, che lo rendono quasi estraneo al modo di porsi che ci aggredisce quotidianamente. Luigi Paraboschi non nasconde una sensibilissima partecipazione all’evento poetico, prendendo alla lettera quanto Pessoa nella sua “Autopsicografia” afferma: il poeta è un fingitore e nello specifico Paraboschi assume non solo il sentire dei personaggi, che nel primo gruppo di quattro poesie ci presenta, ma finanche la fisicità, la fisiologia e la fisionomia, parlando con voce, pensieri e gesti al femminile, da donna, ma non solo, rivolgendosi finanche ad un’altra donna, in una condizione lontanissima dalla propria, quindi, ma lucida e assimilata nel dettaglio che coinvolge e meraviglia il lettore. Una capacità inusuale di abbandonare se stesso per entrare letteralmente nell’altro (nell’altra in questo caso), calandosi in un vissuto che, sebbene sia in parte o del tutto inventato, ma questo non inficia sull’esito, non esclude nessun aspetto sia positivo che negativo, frutto senza dubbio di acuta osservazione, di una empatia stra-ordinaria e di una capacità di introspezione non indifferente.

Le poesie dedicate all’amore saffico e scritte calandosi nei panni di una donna, accarezzano con la malia propria del genere muliebre, affidandosi talvolta anche ad alcuni cliché (il gatto ad esempio), che, però, non distraggono il lettore, perché utilizzati per ampliare la visione tramite il sapiente uso della metafora. Metafora, che raggiunge un notevole esito nella quinta poesia di questa breve antologia, “Requiem per due lampadine fulminate”, in cui l’autore circoscrive nell’immagine delle due lampadine ormai fuori uso un rapporto di coppia giunto al capolinea, inserendovi con dovizia tutti gli elementi utili al lettore per immaginare il corso di questa storia d’amore, mantenendo salda la capacità di non indulgere sul lirismo o su eccessi di romanticismo, ma inglobando anche quegli aspetti più duri che inevitabilmente la vita comporta e che questo autore ha scelto, con plauso, di non escludere dalla sua poesia; poesia che per Luigi Paraboschi comunque comporta il vivere e l’aver vissuto, senza troppo spazio per elementi imaginifici e non concreti. [Angela Greco]

Requiem per due lampadine fulminate

I tuoi silenzi d’ossidiana sono come il gelo nelle grondaie
di Pietroburgo che inizia con novembre e dura fino a marzo
ed è inverno anche sulle imposte di questa casa sugli Appennini
ove pronuncio parole acciottolate nella sera di mezza estate
e m’illudo che rassomiglino a preghiere, ma sorridono
i miei Penati perché nulla dei nostri crucci li coinvolge,
.
restiamo solamente tu ed io e le nostre deboli volontà
per allargare questo vallo di Adriano ed allagarlo poi
senza il conforto di credere più alle parole
che non sappiamo più scrivere ed imbucare,
forse le pensiamo ma le lasciamo scorrere giù dai vetri
sperando che il disgelo che verrà ce le riconsegni intatte.
.
Qui resto con le labbra dubitanti, e sgretolo di te
ogni dolcezza, qui scavo fosse ove seppellisco
versi sulle nostre stagioni di aspra lontananza
ed ora il mio pacemaker quasi non manda più impulsi
troppi sono i bypass per i tubi incrostati della memoria.
.
E’ ora di staccare i fili del mio monitor, anche s’è
ancora viva sullo schermo la riga lunga della tua risata,
non mi so decidere a premere il pulsante off, forse tu
l’ hai già fatto, ma io ti conservo in vita come si fa
talvolta con quelle lampadine che ci appaiono fulminate
e poi, se le scrolli un poco tra le mani, i fili prendono
la corrente e si fa luce attorno, anche se per poco.
.

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Adeodato Piazza Nicolai

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Adeodato Piazza Nicolai

ARBEIT MACHT SKLAVE
.
                   Senza cuore e senza coscienza
l’uomo è il peggiore animale …
.
Nei lager il lavoro rendeva tutti
liberi di morire lentamente.
Arbeit Macht Frei … schiavizzati fino
alla soluzione finale, orrenda, fatale.
Schiavi rinchiusi come capri espiatorii
nei capannoni maledetti, freddi, affollati
finché le ciminiere sputavano le ceneri
rosso-sangue. Schiavi visitati dal dolore
dalla fame e dalla paura senza confine.
Arbeit Macht Sklave: capelli, anelli,
scarpe, vestiti, scheletri raggrinziti
ammucchiati
sono le preghiere al cielo grigiomuto–
imbuto di vite bruciate nel nulla, culla
del mare/male…
Vigo di Cadore, 28 agosto, ore 11:47

.

SE FOSSI NATO
.
un metro e quaranta saprei
vedere tutto il mondo che mi
circonda? Guarderei sempre
in alto per incrociare gli occhi
degli altri…E per amare? Quale
donna mi vorrebbe portare
a letto? Mi sento sicuro solo
con i bambini alti come me.
Adulti arroganti e presuntuosi
mi guardano con diffidenza.
Non sono un nano, il destino
ha bloccato la mia crescita. Sono
l’opposto del resto del mondo,
diversamente abilitato, mi dicono
gentimente e con compassione
nella mente, ma il cuore manda ben
altri messaggi: quasi come una tela
del Caravaggio: quel raggio di luce
soffocato dall’ombra di un’esistenza
maledetta. Vorrei cancellare la vita
che mi circonda, fa tanto soffrire …
Vigo di Cadore, 5 settembre, ore 22:45

.

QUANDO A NEW YORK. UN VIAGGIO VIRTUALE
.
completo lo shopping a Goldman & Sex.
Visito il MOMA. Salgo sull’ Empire State
Building, dopo mi fermo a Groundzero.
Un breve giretto in Central Park West.
Domani piglio alitalia. Ritorno a Vigo:
“Les Dolomites” con le Tre Cime ridono: sei
ritornato alle radici? Leggo Ladino. Ausculto
il meteo poi vado a dormire sotto le stelle
e qualche volta sul fieno nella stalla vicino alla
baita di mio fratello. Mi parla un gufo e il dolce
gabbiano spaesato. Navigo il Piave fino a Venezia:
sul vaporetto osservo turisti di tutto il pianeta
ma preferisco la mia pineta su nel Catubrium-Cadore.
Vigo di Cadore, 24 agosto 2016, ore 01:00

.

PROTO JESUS CHRIST SUPER-BOMBER
.
                   Dedicato a ogni superego
lacerato da qualsiasi super
uomo o wonderwoman…
.
a.p.n..
.
Sono riuscito a lottare scappare
nuotare fuori dai boschi foreste
dai magmi e dai pantani sovrumani
stalinisti sudcoreani vietamiti islamisti
senza alcun paracadute (né golden
né silver né iron…) senza farmi
saltare per aria o nel vuoto finale
senza rinnegare all’elan vital,
la farsa-forza bilaterale, il cuore
il culo la ragione dell’essere/divenire
chissà dove chissà quando e perché.
Dove sarà l’unica vera unità che vale-
mantiene-propone-sostiene qualcosa
in sospeso su questo pianeta? Un altro
a-deus fattosi uomo: due mani due piedi
due occhi due orecchie la bocca chiusa
tappata dall’ego? Cervello fine seppure
schiavo di fare il bidello-zimbello dei
poveri forti potenti impestati, vigliacchi
sepolti dalle vere bugie-fantasie-fantasmi
glocali senza né ali né aironi. Nelle poltrone
statali, loro poltroni per eccellenza però
non eletti e neanche votati … sono mine
vaganti senza cinture esplosive, insieme ai
quotidiani barboni che frugano nell’immondizie
per manducare qualche cosa putrefatta e
gettata dai senzafame. Ecco gli immondi farsi-
saltare-in-aria nel nome di Allah el Barista,
ignobile bassista del terrore. Appena esplosi
raggiungono le vergini damigelle promesse
dal profeta bugiardo e codardo che immola
gli altri: fedeli e/o infedeli poco gl’importa…
.
Che l’arcangelo Gabriele esca dal Vaticano
e lo trafigga nel culo e poi l’abbandoni
nelle sabbie del Sahara pronto a sfidare
il deo delle tentazioni, lasciandolo senz’acqua
senza pane e senza i discepoli prediletti.
Pagani ciechi, mussulmani pagati con petro-
dollari e vergini promesse-non-spose-però-
relassanti-focose. Qualcuno di loro si ricorda
della fine di Giuda Escariota e le sue 30 monete
insanguinate? Non hanno fabbricato un orto
a suo nome per onorarlo in eterno, lui storico
capro espiatorio prescelto dal destino? Povero
cretino intelligente alquanto naif, quanti
proseliti ti seguono adesso? Offri il gabinetto
dove si nascondono per fare i propri mestieri?
Dov’è finito J C Superbomber cannoniere della
Primera Serie? In pensione come Francesco Totti
e tanti altri bambocci superpagati per non istupidire?…
Hai conosciuto qualche persona cristoforica capace
di farti ri-credere nella causa della vita-morte e della
morte-vita eterna infinita …? Riuscirà papà Francesco
a restaurare il mito della misericordia o è soltanto
la solita storia sepolta prima d’essere ri-partorita?
Amen. Allah-Akbar (o nel bar). Shalom. In God we
Trust (exept for Trump), so long as all power stays
in our hands: so whisper Uncle Sam, Erdogan, Putin
and super president Trumpet … all perfect clowns
unable to appreciate the very fabulous Circle Soléil …
Vigo di Cadore, 1 giugno2017, ore 5:15
© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
ADEODATO PIAZZA NICOLAI è nato a Vigo di Cadore, provincia di Belluno, nel 1944, emigrato negli Stati Uniti vicino a Chicago nel 1959, è docente, poeta, saggista e traduttore. Laureato in Lettere e Scienze Politiche dal Wabash College nel 1969, con una tesi sulla poesia di Eugenio Montale, ha ricevuto il Master of Arts  dall’ Università di Chicago. Dopo 30 anni presso la ditta siderurgica Inland Steel Company di Chicago, dal 1996 è in pensione. Ha pubblicato poesie, traduzioni e saggi in riviste italiane e americane. Autore di tre libri di poesia:  La visita di Rebecca (1979), I due volti di Janus (poesie e traduzioni, 1980) e La doppia finzione (Insula editore, 1988; Introduzione di Rebecca West); Glauco Cambon ha presentato una selezione di poesie  del Piazza Nicolai, scritte in dialetto “Ladino” del Cadore, sulla rivista culturale Forum italicum, apparsa nell’Autunno del 1987. Traduttore dal dialetto del Friuli e della Venezia Giulia di una selezione di nove poeti (tra i quali Pier Paolo Pasolini e Biagio Marin) inclusi nell’ antologia Dialect Poetry of Northern & Central Italy, Legas editore, 2001, alcune sue poesie ladine sono apparse nell’edizione trilingue dell’antologia Via terra (An Anthology of Contemporary Italian Dialect Poetry, Legas editore, 2000). Ha insegnato lingua italiana e letteratura moderna all’università di Purdue Calumet, nello Stato dell’Indiana, U.S.A.  Nel 2000 è uscita la raccolta di poesie Diario ladin (Grafica Sanvitese) tradotte in italiano e inglese, con il patrocinio della Union Ladina del Cadore de Medo; nel 2004 è apparsa sull’ antologia curata da Alessandro Lamberti, (La coda della galassia, © 2004 FaraEditore), una selezione di poesie ladine, tradotte dall’autore in italiano e nel 2005 alcune sue poesie sono apparse nell’antologia La coda della galassia (Fara Editore). Vive in Italia, dove si occupa di traduzioni, conferenze e “workshops” sul ladino del Centro Cadore ed è membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Culturale delle Comunità dei Ladini Storici delle Dolomiti Bellunesi. Ha insegnato come “Visiting Lecturer” d’inglese all’Istituto Linguistico “Cadore” di Auronzo ed è associate editor della rivista internazionale Journal of Italian Translation, Brooklyn College, New York, dove sono apparse sue traduzioni di poeti italiani e dialettali, come pure nella rivista letteraria Metamorphoses (Vol. 14, Issues 1-2, Spring and Fall 2006, Smith College, Amherst / Northampton, Massachusetts). Per l’Istituto Ladino de la Dolomites nel 2006 ha pubblicato “Storia della poesia delle Dolomiti bellunesi” e nel 2008, “La letteratura delle Dolomiti bellunesi”. Nel 2012 Vanilia Editriceil ha pubblicato il suo volume di traduzioni Nove poetesse afroamericane (ISBN 978-88-89709-15-3).  Con editori diversi, saranno pubblicate due volumi di poesie: Apocalisse e altre stagioni e Quatro ane de poesia; nel 2014, per la Fordham University Press di New York, rientra nella prestigiosa antologia internazionale Poets of the Italian Diaspora (Poeti italiani della diaspora) dove, nella sezione che rappresenta gli Stati Uniti, una selezione di 20 pagine è dedicata alle poesia di Piazza Nicolai. Nel dicembre del 2016, in collaborazione con il fotografo Vito Vecellio (compaesano dell’Oltrepiave) ha inserito le sue recenti poesie ladine, con traduzioni in italiano, nel LUNARIO LADIN 2017 – CALENDARIO LADINO 2017 – sponsorizzato dall’Union Ladina del Cadore de Medo. Una importante selezione di poesie inedite è presente nel blog “amArgine” di Flavio Almerighi.

 

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Alessandro Canzian

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Alessandro Canzian

da Il Condominio S.I.M.

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La ragazza di nome Olga
è una ragazza che non conosco
né me ne sono mai innamorato.
Ma se me la immagino la penso
con la pelle bianca come i capelli
di mio padre, e il seno grosso
– ma la memoria non fa vedere –
e con l’utero profondo
come il buio dentro un uomo.
.
.
.
È bizzarra questa Giulia che
guardo ma non conosco, non
incontro, cammina in fretta
ma non la vedo. Le calze nere,
i tacchi appena un poco alti e
i capelli arricciati come polvere
da mettersi alle spalle.
Giulia oggi è un melograno.
.
.
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Quando hanno portato via
le cose dall’appartamento
di Silvio so hanno trovato
libri accatastati contro un muro
e scorpioni e scarafaggi quasi
da chiamare la disinfestazione.
Credo Silvio li tenesse apposta
messi accanto al letto
per ricordarsi cos’è l’amore.
.
.
.
Alberto non parla mai di
Monica, la donna che ha avuto
per tanti anni in moglie. Due
figli e venticinque stagioni
a dormire assieme, quasi
non lo capisco, gli stessi odori
e gli stessi vestiti da lavare
nella stessa lavatrice.
Poi un cancro, a pulire tutto.
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Alessandro Canzian (1977), vive e lavora a Maniago (Pordenone). Ha collaborato e collabora saltuariamente con varie riviste e blog. Nell’ottobre 2008 ha fondato la Samuele Editore (dal nome di suo figlio). Come autore ha pubblicato: Christabel (Ed. Del Leone, Spinea 2001), La sera, la serra (Mazzoli 2004), il saggio su Claudia Ruggeri Oppure mi sarei fatta altissima (Terra d’ulivi 2007), Distanze, una collaborazione foto-poetica con Elio Scarciglia (Terra d’ulivi, 2007), Canzoniere inutile (Samuele Ed.Fanna 2010, di cui un testo su “Tuttolibri” nel 2007), Cronaca d’una solitudine (Samuele Ed. 2011, quaderno bifronte con Federico Rossignoli), Luceafarul (Samuele Editore 2012) e Il colore dell’acqua (Samuele Editore 2016, pubblicato attraverso una Campagna di Crowdfunding). In rete è presente con il suo blog personale, con il sito della casa editrice e con il nuovo sito laboratoripoesia.it, portale che punta alla diffusione e condivisione anche internazionale (con traduzioni) della Poesia, alla riflessione con recensioni e note di lettura, all’informazione dei Concorsi letterari più interessanti in Italia e alla promozione delle librerie Amiche della Poesia. Ultima novità in ordine di tempo nata dalla creatività di Alessandro Canzian è Edita, un portale di aiuto alla vendita specifico per l’Editoria.

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Rita Pacilio

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Rita Pacilio

Preghiera.
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Sui gradini dove siamo seduti
ti ho chiesto di ascoltare le cicale
la promessa al mondo che tutto
ancora accade in questa vita tonda
fulminea e mansueta magnificenza.
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(da Libro d’arte – GaEle Edizioni, 2017)
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***
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Verso nord-ovest aumenta la scogliera
si arrampicano le acque
dove si posa la clemenza
le alghe consegnano umori tra dita.
Convulsi baci a pieni polmoni
all’abisso che rimane tra i denti.
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I folli hanno labbra di rosa vermiglio
ginocchia conficcate nella gola
quelli del primo piano chiedono l’ora
collezionano dossi per l’inverno.
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Scrivono sui marmi con il trucco
e sbavano meduse sul mento
quelli del secondo piano tremano
il morbo che cresce nell’addio.
.
(da ‘Gli imperfetti sono gente bizzarra’ LVF, 2012)
.
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***
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Il tuo nome resta
.
Sono piroette più sciolte, senza accordi
– le prime mammole di quell’anno –
le sciarpe appese al muro come ostaggi
un camerino di figure a busto fisso, poroso:
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è neve rotta dalla tua ancia, la lingua
al posto della luce elastica, decorata:
tu sei così quando ti tocca il boato, la vita
sei una sincope e una pausa, la scintilla
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che rompe il silenzio delle ombre zitte.
Diventi un coro replicato nella perfezione
ruvida, sdrucita come una filatura, mosaico
dal respiro semplice, un piccolo spazio;
.
sai che si muore da soli, imprigionati lì
nell’estremità fatta da mille idee congiunte
e il disamore alza il collo verso le nubi,
alla verticalità, gravità degli uccelli ora.
.
(da ‘Il suono per obbedienza’ Marco Saya Edizioni, 2015)
.
.
***
.
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Non devi restituirmi la difesa
appuntire collera tra me e te
riparare nelle mani a forma di cuore
tutti i pensieri belli e tristi
che raccontano beltà sbarazzine,
.
non devi sbattere porte per dimenticare
il mento alzato agli uomini che ho
baciato. Non maledire
le parole dei poeti che mi hanno
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voluta in sposa e poi copiata.
Non devi perdonare i dubbi di Romeo
il suo Pater Nostro in ginocchio
bruciato nelle lettere perfette
.
mai spedite. Che fatica
aprire gli occhi e trovarsi attorcigliata
sembrare un tuono, lunga, un fiume stretto.
Vedersi seminata, vangata
un miscuglio di quesiti spalancati.
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(da ‘Prima di andare’ – poesie e lettere d’amore LVF, 2016)
.
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Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, si occupa di poesia, di critica letteraria, di metateatro, di letteratura per l’infanzia e di vocal jazz. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici e brevi saggi, dirige per La Vita Felice la sezione ‘Opera prima’. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012) traduzione in francese Les imparfaits sont des gens bizarres, (L’Harmattan, 2016 Traduction en français par Giovanni Dotoli et Françoise Lenoir),  Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015), Prima di andare (La Vita Felice, 2016). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi (Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini.

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Claudio Borghi

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4poesie: Claudio Borghi

da La trama vivente (Effigie, 2016)

Gli occhi nella neve
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Nel viaggio rettilineo, insignificante cammino
tra l’una e l’altra casa,
la neve riassumeva in candore senza disegni
quel che poco prima era ancora paesaggio,
le case ovattate,
le finestre sbadigli lenti riversati sulla strada.
Grigie le nuvole
e fiacche non sapevano di niente,
i passi appiattivano il bianco soffice
costringendolo al ghiaccio, da cui l’acqua
prendeva a gocciolare.
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Nel ritmo silenzioso immagini di memoria
uscivano come talpe incantate
da tane sotterranee, in un’improvvisa serale
vitalità dello spazio riempita di luci sporche
e fanali sguscianti. Come potevo fluire,
staccato e vivo, nella superbia del viandante
sentire i passi sfarinarsi nel vuoto senza suono,
l’essere emerso dal bianco che la strada incendia,
pallido suonatore senza melodia?
Cosa mi teneva sul filo del fiore spaziale,
della linea che si disegna senza spiegazione,
il fiato condensandosi in nuvola,
l’onda chiudendosi in un punto,
sboccio abolito, domanda svanita
in un’assenza di ragione?
.
Bianca stinge la visione, stampa corrosa,
rigagnolo senza necessità: cosa
tiene in vita sospesi i diecimila fiocchi,
cosa dà loro consistenza e traiettoria
come i gabbiani sospesi nella vitalità dell’aria,
cosa dà loro forza di volo,
cosa rischiara la sera chiusa nella tormenta,
passero senza identità,
stanco pallore nella fiamma consunta?
.
Il comignolo alto perde fumo sottile,
discretamente emanando il fiato
del suo interno divenire. L’illusione
è dunque il tempo, l’indaffarato
agitarsi delle mani, il fraseggiare
convulso che dalle labbra si riversa
nell’aria senza speranza di quiete,
nel volteggiare malinconico ellittico
del passero gelato sulla mente che scorre?
.
Gli occhi cinguettano nella neve,
le ciglia battono il tempo del volo.
Quale la differenza – la domanda respira
mentre traduce la mente in parola –
tra questo svariar di forme e il nulla
rassegnato immobile,
la carcassa del gatto svuotata
da cui si cancella ogni apparenza di perfezione?
.
Gli occhi nella neve – il battito delle ciglia cresce,
la forza scema. Quale invenzione ho preteso
nel nascere dell’idea che fiorendo si forma?
.
Niente sente – la risposta sa di gelo,
di fiato sospeso, di velleità intelligente.
Lo sguardo scandisce il tempo della visione,
il suo aprirsi e chiudersi intermittente,
il suo andare e venire tra il sì e il no,
la luce e il buio, la potenza e la rassegnazione.
In una tasca la mano chiudeva soffice il bianco,
adesso trattiene acqua gelata. Un’altra forma
ha il cielo, la visione si richiude
in una spoglia gonfia, estesa, di respiro incolore.
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.
.
Non ho imparato tutti i nomi dei fiori
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Non ho imparato tutti i nomi dei fiori,
né so bene che diverso profumo
emanano respirandoli. Conosco
i giacinti i fiordalisi le camelie
la mimosa la genziana il tulipano,
ma non li ricordo, come fossero parti
di un unico fiore indifferenziato.
Solo trattengo innumerevole il fiato
delle rose e il labirinto in cui si perde
la mente che stupita le avvicina
e dentro annega, ancor prima
di sentirne il profumo, stordita
dalla bellezza primordiale della forma.
.
.
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Tutto accade nella mente
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Da note sparse suscitata, da mano sotterranea
che passa e ripassa su belle sfumature
che sanno di amaro e sapienti striature
dal sapore di bosco, una tristezza dal fondo sale.
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E quel sentiero rivedo presente
in mezzo alle erbe alte, su cui correvo
a cercare il piccolo cane amico, la coda
come un guizzo di pesce sotto l’acqua
mentre mi saltava in braccio,
e nell’amore gli sguardi si fondevano
e in un lampo diventavano uno.
.
Corre sul confine il pensiero, orlo
immateriale tra due anime che si toccano,
la fiamma della memoria rabbrividisce,
la materia inerte del tempo torna in luce viva,
l’esperienza riaffiora come geometrica equazione
e un giardino si ricompone e sembra vero –
ma non è che un corpo morto di emozione.
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Nell’acquario il pesce scarta e si allontana,
nel cielo la rondine si alza e sparisce.
.
Tutto accade nella mente.
.
.
.
Strofe della materia viva
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Vicino alla mosca insolente, guardata con la lente,
con straordinaria attenzione per non farla scappare,
trovata con sorpresa una bellezza. Stessa cosa
fatta sulla zanzara, in equilibrio verticale sul muro,
vista una complessità di ali e corpo che nemmeno
immaginavo, intuita nel minuscolo una varietà
di forme vive di cui ignoravo non solo le fattezze
ma l’esistenza, e ancor più dentro immaginata
altra esistenza, verso il microscopico, ogni corpo
perfetto nel suo disegno nella sua interezza,
e la colpa mi ha attraversato come una lama
per esser finora stato al buio di tanta meraviglia,
distratto, infastidito da tanta vita che senza nome
brulica e travaglia, e sono corso giù per le scale
e ho camminato in fretta il solito marciapiede
e a metà della via, dove mi fermo a guardare
il giardino interno inatteso, un odore intenso
di cimice mi ha invaso e ho sentito il dolore
della creatura ignorata che infesta l’aria morendo.
 .
*
Sul marciapiede della piccola piazza
l’insetto tramortito, una grande zanzara,
veniva avvicinato dalla lucertola
con l’occhio fisso laterale
che lo prendeva in bocca e lo finiva
e serenamente lo ingoiava. La lucertola
poi si allontanava con dentro l’insetto,
forma sola di due. E dentro la sostanza
innumerevole formicolante di vita
tante creature tramortite passavano
dall’essere limpido dello sguardo al buio
di colpo cieco, entrate in vite altrui
o spente in sé, per necessità del divenire
che si contrae nel vuoto dei sensi.
.
Nessuna forma passerà davanti agli occhi
che tutto credono di vedere scorrendo
nell’alveo dei giorni. Nessuna sapienza
avrà la forma che concepisce l’intelligenza.
Nessuna mente potrà sorridere
di uno sguardo conquistato,
di un amore definitivo,
di un bene raccolto con pazienza e sfogliato
nell’innocenza umile di un dono per sempre cosciente.
 .
*
Di colpo ho perso interesse per le galassie
e la gravitazione e l’evoluzione
del corpo che tutto contiene, mi è sembrato
chiaro ed evidente che il punto pensante
non può contenere il contenitore,
che pensare l’evoluzione
immaginandola venire da un punto,
assimilandola al punto che la pensa
è solenne ingenuità – e stupida
ho sentito la scienza che pretende trovare
la formula che chiude in sé il mondo.
Spinto dall’impulso libero che la creatura
immette nella luce e nell’aria ho sentito
le gambe per la prima volta camminare,
la mente nuova assaporare
il niente di pensiero che sono le cose,
e i corpi viventi,
che credevo conoscibili esplorandoli,
guardandoli da vicino, ingrandendoli,
riducendo l’attività alla quiete inerte delle parti
e cercando il lampo che ne genera la struttura,
mi sono sembrati senza spiegazione,
polvere anonima che in figure, arti e visi
si muove come per miracolo interno,
che nasce senza che possa la mente
coglierne il centro di emanazione.
Da questo centro mi sono sentito venire,
pensiero e volto e arti e figura, e lo sciame
delle creature mi è parso abitarmi per miracolo
istantaneo di creazione, totale, indivisibile,
vuota visione senza nome.
.
.
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Claudio Borghi è nato a Mantova nel 1960. Laureato in fisica all’Università di Bologna, insegna matematica e fisica in un liceo di Mantova. Ha pubblicato articoli di fisica teorica ed epistemologia su riviste specializzate nazionali e internazionali, in particolare sul concetto di tempo e la misura delle durate secondo la teoria della relatività di Einstein. Presso l’editore Effigie sono uscite due sue raccolte di versi e prose, Dentro la sfera (2014) e La trama vivente (2016).  Una selezione di testi da La trama vivente è stata pubblicata nella rivista Poesia (settembre 2015), con una nota critica di Maria Grazia Calandrone. Di prossima uscita una raccolta di aforismi filosofici e poetici, L’anima sinfonica, presso l’editore Negretto.

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Mirella Crapanzano

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Mirella Crapanzano

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è strano come una linea leggera
come quella dei polsi
possa reggere tutte le ossa, i corpi
anche quelli bassi dei fondali
attraversati dai fiumi, fino a risalire
piano, nell’estuario dei volti
dove la vita accade
per necessità, per fretta
.
*
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appena fuori
il mattino ha quei segni
che riconosco
dai contorni della casa
quel sapore di confini
che mi cerchi addosso
e che tu non percepisci
quando svesto il mare
la corrente
se mi nutro di ritorni
un rumore d’invisibile che annoto
tra i capelli, sulle labbra
come per caso
.
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da “Le stanze del fiore nero” Lietocolle 2014
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§
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c’è un ricordo
che torna dietro gli occhi
quando mi distrae la somiglianza
dei giorni: la mia morte
una delle tante senza velo
così devo reinventare
l’assenza è una voce di mare
l’esistenza
.
*
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seguo una stella, è venuta a me
nel solco senza luna
mi orienta ai sogni
al peso dorsale della casa
carapace, sorveglia il sorgere
del mio vero nome
lì dove vive il senno di un dio
.
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da “Terracqua” Terra d’ulivi edizioni, 2016
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mirella-crapanzanoMirella Crapanzano, (Agrigento, 1959) pittrice, ricercatrice nel campo della poesia, delle arti pittoriche, visive. Ha pubblicato nel 2014 la raccolta di poesie Le stanze del fiore nero, Lietocolle edizioni e nel 2016 Terracqua con la casa editrice Terre d’ulivi. Sue poesie sono presenti in diverse antologie poetiche e su numerose riviste letterarie e blog online.

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Rosario Bocchino

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Rosario Bocchino

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in astinenza a parole mai dette
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Dietro al cielo di uno specchio ormai vecchio
migrammo a est col fastidio d’autunno
e con tutta la sofferenza di una parte che manca.
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Fu in un pomeriggio come tanti
che ci chiamarono arrivederci,
un pomeriggio distante e tiepido con le gambe del tempo
a fare male.
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Scese tra i cambi di nuvole,
tra gli occhi senza posto,
fin dentro l’amarezza del mare.
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Venne con la paura di svanire,
in preghiera all’asfalto come in processione,
con la rendita dei giorni a contare la resa delle valigie.
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Poi le ore si mostrarono in tutta la loro sconfitta
dentro il disordine e il mondo di sempre,
portando via la pioggia dei volti
come fosse mattino.
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E noi, uomini col foglio di via senza più faccia,
inciampammo nelle cadute delle marce
a precipizio nelle curve.
Piangendo l’odore del vento
e in astinenza a parole mai dette.
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§
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col volto del mondo come sentinella
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Nacqui come balcone al buio,
un lutto sul petto e perso di tutto.
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La vista ad altre strade,
incredulità per un tempo già morto,
il sentiero dietro casa
sigillato come l’oro.
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Poi in un fiato di rose
sognai qualche ritiro che fosse adagio,
un viale per immaginarmi passo.
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Un po’ di leggerezza
per non essere soltanto responsabilità d’obiettivo,
gambe da correre fino in fondo ad un pallone.
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Ma inganno fu la vanità del vivere
nel sospirare contromano,
una lenta agonia nel rincorrere spazio.
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E fu sete. Confini alla fine dei proiettili,
ombra a marcire strade.
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E piansi.
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Col volto del mondo come sentinella.
Figlio della luna a temere anche il cielo.
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§
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solo il buio preme per un diverso confine
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È una luce di traverso la vista dei finestrini,
umidi di pioggia attraversano il modo della strada
come fossero solitudini.
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Il fiato ha solo il rumore del vetro
al prezzo della salita,
del resto l’asfalto si pone sempre in disparte.
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Solo il buio preme per un diverso confine,
ringhiere e tornanti assistono
una luna di traverso.
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La ragazza appoggiata ai suoi anni
non ha misure invidiabili
ma riassume il gesto del tempo
in un vuoto di maglietta che non necessita
di alcuna scalata.
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Le mani spese in tasti e codici
assomigliano al grigio dei muri,
scomposte e confuse
dettano chissà quali delusioni.
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Dagli alberi nessun cenno,
nemmeno la conoscenza del vento.
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La panchina intanto raccoglie un po’ di peso.
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§
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come fosse verità l’apparizione del cielo
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Capitava spesso che i sogni
si rivelassero perfetti in vastità agli occhi,
talmente fluidi
da farci sentire qualunque cosa.
Film per ogni variazioni di palpebra
come fosse verità
l’apparizione del cielo.
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E bastava un po’ di sole
per segnare un rigore ad un pallone.
Un pantaloncino infilato in fretta
a svuotare di fiato le ore.
Perché un fuoricampo
era sempre a sommità di gambe.
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Del resto intorno a ragazze dal volto rosso
il tempo era un cambio di porta,
quello giusto per giurare
che sul perimetro delle gonne
non si poteva scherzare.
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Campioni nella scelta del vento
fummo belli a durare,
come le pagine di un pomeriggio spalancato
a scoprire colori da non capirci niente.
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rosario-bocchinoMi chiamo Rosario Bocchino, cinquant’anni da poco compiuti; vivo a Trieste ormai da molto tempo pur essendo originario della provincia di Catanzaro. Sono arrivato alla poesia quasi per caso dieci anni fa. Ma già da molto prima sentivo, in maniera quasi graffiante, l’esigenza di dare inchiostro alle mie emozioni, esperienze. Dapprima un esercizio, un diario personale su cui appuntare qualunque cosa; successivamente, con più continuità e approfondimento, un luogo dove trovare “calore”, una diversa anima da appuntarmi al petto. Grazie alla rete ho avuto modo di interagire con alcuni autori che si sono rivelati fondamentali per la mia crescita e che, in qualche modo, hanno saputo modellare quella texture poetica che necessitava (come necessita tuttora) di alcune smussate e/o limature, sebbene il tratto nativo sia rimasto fondamentalmente quello originale. Poche partecipazioni a concorsi di scrittura con qualche buon piazzamento; qualche pubblicazione su alcune fanzine letterarie. Attualmente scrivo su vari gruppi online e ho collaborato per alcuni anni, come moderatore, su uno di essi. Gestisco un blog personale sulla piattaforma WordPress.com.

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Mimì Burzo

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Mimì Burzo

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Anime bianche su sfondo nero
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Due corpi, un solo abito.
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Il peso specifico dell’assenza:- Essenza.
Ammutinamento del tempo.
Eterno presente:- le tue lacrime sudate dai miei occhi.
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Interazione senza intenzione
Muro contra Ombra:- empatia del muro
Ombra contra Muro:- rigetto dell’Ombra, sgretolamento del muro.
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Dissolvenza puntiforme:- suggestione euclidea.
Lucciole come di anime bianche in sospensione su uno sfondo nero.
Urlo dell’ombra:- pietà di donna
Inottemperanza del vivere:- assiomaticità dell’esistere
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Due corpi. Un solo abito.
Irridescenza. Polvere.
Dogma:- criminosità dell’amore
Condanna:- ingiudicabilità del crimine
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[Il dramma nel contesto di quello che si dice amore non consiste tanto nel non esser amati quanto nell’esser costretti al non amore. Una delle più gravi effrazioni della libertà. D’altro canto la stessa cultura che mi arma e che mi sfama impone il giudizio come variabile che covaria con i codici della morale. Questo parametro è poi ulteriormente mortificato dagli scarsi gradi di libertà che vengono concessi alla questione Amore. O sei innamorato o sei un Santo.
L’essere semplicemente sei strati di corteccia senziente e autoreferenziale viene volutamente dimenticato.]
 .
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§
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Rimanènza
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Rimanere
ferma,
per partire meglio
chiudere l’aria nella scatola del petto
guardare come guadare
ferma!
non s’oda che lo scintillio delle stelle
ferma,
per il sapere del cranio e della pietra scelta
s’infila la lama
dov’e’ la costola puntuta
.
L’altalena si consuma immemore della sua mobilità
la voce degli spazzini unica onda umana
scompone l’equazione caotica della polvere sostenuta dal vento
Il garrito intrepido dei gabbiani fra le antenne
richiama sfibrate voci in lontananza paradossale
tremano cigolii nelle trombe
ma lungo le scale e dietro gli angoli o dopo l’isolato
niente c’e’ da me se non un me
ellissi intorno al mondo come un elettrone intorno al suo orbitale.
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La gola oceanica del nulla
attende come sempre galante
lì dove finisce il tempo
e l’universo si espande
ben oltre la parola fiore e la parola fine
in bocca ad un semi-dio scarno
rimanermi addosso
e rimanermi dentro
ferma
dissimulare l’atmosfera
con la testa in un carillon, fra le gambe di due statuette che si baciano sotto la neve
(ben poco ci vuole per avere la neve ad agosto)
.
Il pendolo oscilla nella teca preziosa
il carillon rovinando per terra
mi appunterà
ferma
parola su parola
taglio dopo taglio
graffio sopra graffio
silenzio dopo silenzio dopo silenzio
piuma sopra piuma
cigno sopra l’acqua
gabbia di oleandri
bocca di leone
dente di dinosauro
mi appunterà
fra le onde sonore che si moltiplicano seguendo la sfera incandescente abbattutasi all’orizzonte
ferma
sul nuovo vociare umano
stormi di uccelli uccisi per la strada
curve etiliche sulla terra che trema
di decibel
risonanze
violenza e paura
.
Ferma!
Non s’oda che lo scintillio dell’ombra
sul guado torbido dell’orda umana
.
.
§
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Andromaca (Scompaginare – 04)
.
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(Poi)
(Ad un certo momento)
.
Le labbra seccano
il respiro arretra
e il pensiero si slaccia
priva di presenza
spalanco gli occhi sulle stringhe di una poesia
e la retina sui gomiti
ricorre e rincorre il bianco e l’ombra
l’ombra e il bianco
e l’assenza minuzia di polvere e bellezza
.
e il mare affonda
…lì…
.
fra la porta e la pausa
nell’aria e nella morte
nell’illusione matematica di una poesia
.
Forse ti amo
Forse non ti amo
Forse la distanza che separa me dal resto
te da me
dei fianchi che si ritraggono
e la carne che si dà
nonostante tutto
nonostante il resto della distanza
felice di aprirsi
in un moto misericordioso
fra i corpi ed il pavimento
il pavimento e la sedia
la sedia e il tuo braccio
il braccio e la tua bocca
E la luce gialla della lampada
non basta a contenere l’ombra
che da dietro
la sedia si dilunga
illimitata
…lì…
.
oltre i prati
…lì…
.
dove
la sostanza
.
Forse la distanza della sedia dalla notte
Della soglia dal paradosso
dalle storie indifese
dalle scale a testa in giù
dalla mano che si bagna
dal poro che si stringe
dal respiro che si affanna
…lì…
.
mi sollevo dalla terra
e un’umidità di muschio
.
E tu
ed io con te
al margine del letto
al margine della sedia
al margine della luce
al centro della stanza
al centro della storia
al centro delle bocche
.
nel margine di noi
.
(Poi)
…lì…
.
esisto
fra la pausa ed il verso.
Nella distanza fra me e il tuo silenzio
.
.
§
.
.
Senza testa II
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Un cucchiaio si fa strada scavando dentro fino all’osso.
Nuove intrusioni intubano un altro consorzio urbano dentro di me.
Ùnico credibile l’incredibile accompagna il pianto a tornare al pianto
presso la luce gialla e miope della follia
la lampada rimane posata su un ricamo di chiodi di garofano
per non graffiare il legno del tavolo.
Ùnico esistere possibile tessere ragnatele di perfette impossibilità, sferruzzare simbolismi amniotici, feci e solennità.
Il gelo come favilla – adorato amore per l’idee – il ricamo adorna il silenzio e il silenzio si lascia adornare – i corpi hanno perso le ginocchia
i piedi avanzano scalzi.
Il silenzio ricama fogli bianchi e il foglio bianco con la punta di un ombrello si lascia ricamare. Gli ombrelli eran fatti di piombo. Gli ombrellai erano matti.
La finirono poi con l’esser matti non per mancanza di pioggia e neanche di piombo. Solo poi si disse in linguaggio corretto e scientificamente provato – Sostanza neurotossica non filtrata dalla barriera-emato-encefalica.
Il matto smise di esser matto e fummo così ordigni ambulanti; ancora di quanto in quanto una punta d’ombrello adorna il silenzio. E il silenzio si lascia adornare.
La vita – dicemmo – il residuo di se stessa
La poesia – facemmo – residuo della vita.
Stasera che la pioggia allaga a valle e i viottoli in discesa sembrano torrenti
imbastimmo imbiancammo imbandimmo.
Stasera che gli ombrelli sono scalzi imbandisco una tavola per nulla
Nulla nel quale macino e rimacino ossa e pensieri e cellule nervose
Nulla che mancammo
Nulla di ebrezza virtuosa, mormorio lancinante nonostante la rabbia, nonostante il dolore intiepidimmo brande e ospedali di altre genti.
Nulla che dipinse la culla, nonostante il dolore nel raggio semplice di un solo sporcarsi in un solo destino minuto.
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*

fotografia-di-mimi-burzo
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Nota autobibliografica
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Si fa per scrivere
si fa per vivere
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Mimì Burzo (fotografia dell’autrice)

 

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Roberto Bertoldo

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Roberto Bertoldo

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Sera a Sarajevo (da Il calvario delle gru)
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E a volte le sere hanno questo spettro di silenzi,
a festone di beccafichi, sulle canape, a nastro.
E qualche farfalla, rara, e le rondini, a macchie,
sui fili. Ad ascoltare tenui affetti,
come un funerale che ascolta i morti,
a grappolo, il loro canto ebbro tra le cicale
e i caprimulgi. A volte le sere stanano
ingiurie, non altro che ingiurie, di morti,
la gruma del vino, l’ultima melodia. Di questo
è il vento che tace.
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La comunione (da L’archivio delle bestemmie)
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Rendimi le tue labbra che il mio bacio
ha voluto districare dalle nubi,
inventa un altro proposito per le tue campagne,
l’amore è quel cirro che la vetta del pino
ingoia come un’ostia.
Sorprendi la tua rendita
con la veste di donna che neghi
e rincuora questo mio cervello affranto
che dileggia l’anima.
Noi viviamo d’ansia e di giustizia affascinata
in queste camicie di forza
che spezzerò come il corpo di cristo,
io ribelle che ho la ventura
con la mia bocca pazza e bastarda
di consegnarti l’eucarestia.
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Butterete ostie… (da Pergamena dei ribelli)
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Butterete ostie sui carri allegorici
e le mani dei vecchi si perderanno
dove il buio è fugace, rosa nera,
in camice di nuvole, falsate dal vento.
Il polline della vergogna si posa
sulle pietre e i quadrifogli,
la luna, stipata, cancella la corteccia
degli amori infilzati dalle parole.
Voglio portare altri felici al regno del mondo,
gesù cristo era un bambino down
e sorprendeva i raggi del sole
con il suo sorriso d’ocra.
Disprezzerete anche questa pergamena
che snocciolo con la protervia
delle mie mani piantate sui muri
con contorni di sangue sanscrita.
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Dove c’è la palude (da Il popolo che sono)
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Quest’oggi parlerò ai torcicolli che invadono la palude
dov’è immerso il nostro ontano nodoso
in queste ragadi di fango che mi declina
con tutte le lacrime che ricamano l’invaso
intanto la strada è finita
non c’è rimborso
assumo l’aria solita di circostanza
in fondo non è niente
e domani gli uomini si alzeranno presto
prenderanno le loro armi di sudditanza
e andranno a votare mentre il sole spargerà
la sua malattia cronica
nelle cabine si compirà lo spergiuro
basta una matita a spezzare la volontà degli uomini
ma io non ho tempo per questa politica
ho amato senza averne la misura
e, in ginocchio, davanti a te che balbettavi
ho giurato il futuro.
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i-sensi-della-poesia-la-scritturaRoberto Bertoldo ha scritto libri di poesia, di filosofia e di narrativa. Tra le sue pubblicazioni, i romanzi Il Lucifero di Wittenberg – Anschluss, Asefi, Milano 1998; Anche gli ebrei sono cattivi, Marsilio, Venezia 2002; Ladyboy, Mimesis, Milano 2009; L’infame. Storia segreta del caso Calas, La Vita Felice edizioni, Milano 2010; Satio. La vera leggenda della fine del mondo, Achille e la tartaruga edizioni, Torino 2015; i saggi Nullismo e letteratura, Interlinea, Novara 1998 (2° ed. accr. Mimesis, Milano 2011), Principi di fenomenognomica, Guerini, Milano 2003, Sui fondamenti dell’amore, Guerini, Milano 2006, Anarchismo senza anarchia, Mimesis, Milano 2009, Chimica dell’insurrezione, Mimesis, Milano 2011, Istinto e logica della mente. Una prospettiva oltre la fenomenologia, Mimesis, Milano 2013, La profondità della letteratura. Saggio di estetica sociologica, Mimesis, Milano 2013; le poesie Il calvario delle gru, Bordighera press, New York 2000, L’archivio delle bestemmie, Mimesis, Milano 2006, Pergamena dei ribelli, Joker, Novi ligure 2011; Il popolo che sono, Mimesis, Milano 2015.

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Davide Cortese

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Davide Cortese

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Le mie dita non sono mai state
un pettine tra i tuoi capelli,
ma non si struggono per questo:
disegnano folletti per i bambini
e raccolgono le chiavi che perdo.
Le mie dita non sono mai state
intrecciate alle tue dita
ma a dire il vero non ci pensano
e scrollano le briciole dalla mia maglia.
Loro indicano stelle cadenti.
Loro fermano gli autobus.
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Disfare una barchetta di carta
per scrivere sul foglio piegato
versi che bramano l’avventura.
Rileggere parole migranti
che salpano per sempre lontano
muovendo con la mano un addio.
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Abito un tempo lambito dal tuo colore,
il colore dei tuoi occhi
e del gioco dei tuoi sorrisi.
Traghetto istanti di silenzio
tra le onde dei tuoi capelli.
Abito il tempo in cui si schiude la tua voce
e canta inquieta bellissime tristezze.
Accolgo bellezza e crudeltà delle parole,
dolcezza e verità nelle parole.
Bevo una luce che è solo tua
e il colore che posi su di me
è solo nostro, è mio e tuo.
Lontano da qui e da te
non c’è luce che assomigli alla tua
ed io non avrò più il mio colore.
Ma sono qui adesso, e tu ci sei.
Abito un tempo toccato dal tuo sguardo.
E sono vivo e cullo demoni bambini,
accarezzo le sirene del deserto.
Respiro attimi saturi del tuo nome
e del sogno di te, puro e di fuoco.
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RIVE GOSH
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Alla scintilla sul ramo
e alla gente che passa
affido un silenzio
che ora spicca il volo.
Lo guardo controluce
e ha ali di sera.
Vola
e in lui volo.
Me ne sto sotto il cielo.
Solo e con te.
A respirare addii.
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davide-cortese-foto-di-mel-carraraDavide Cortese è nato nell’ isola di Lipari nel 1974 e vive a Roma. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina con una tesi sulle “Figure meravigliose nelle credenze popolari eoliane”. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, titolata “ES” (Edas, Messina), alla quale sono seguite le sillogi: “Babylon Guest House” (Libroitaliano, Ragusa, 2004), “Storie del bimbo ciliegia” (un’autoproduzione del 2008), “ANUDA” (Aletti Editore, Roma, 2011. In versione e.book per LaRecherche.it nel 2014), “OSSARIO” (Arduino Sacco Editore, Roma, 2012), “MADREPERLA” (LietoColle, Como, 2013) e “Lettere da Eldorado” (Progetto Cultura, Roma, 2016). I suoi versi sono inclusi nelle antologie “200 giovani poeti europei in nove lingue” (Edizioni CIAS, CLUB UNESCO),  “Poliantea” (Edizioni Mazzotta), “A cuore aperto” (Accadueo), “Salon Proust” (La Recherche), “Le strade della Poesia” (Delta 3 Edizioni), “Viaggi di versi – Nuovi poeti contemporanei” (Pagine), “Maledetta scrittura – Un’antologia poetica” (Ilmiolibro.it), “Caro Dante” ( Ilmiolibro.it), “R.I.P. Read in peace – Necrologi poetici di autori viventi” (Matisklo), “Un viaggio infinito di chiocciola” (I Quaderni di Erato),  “L’ORTO BOTANICO DI MONSIEUR PROUST”    (La Recherche), “Ombre in cornice” (I Quaderni di Erato), “Tra i vuoti delle costole” (I Quaderni di Erato),  “LUCI DEL CONTEMPORANEO – La Poesia è di Casa” (Sigismundus), “VOCEVERSO” (Libra), “PORTE” (Progetto Cultura), “Fermarti non posso” (L’Erudita), “Diramazioni urbane” (Edizioni Cofine), nel libro fotografico “Magia” di Eduardo Fiorito (Lepisma) e in numerose riviste cartacee e on line, tra cui “Poeti e Poesia”- la rivista internazionale diretta da Elio Pecora – e “I fiori del male”. Insieme a Roberto Raieli e Stefano Amorese ha pubblicato il libro di poesie “In moto senza casco” (LaRecherche.it), che ha illustrato con 34 suoi disegni.
 Le poesie di Davide Cortese nel 2004 sono state protagoniste del “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Il poeta eoliano, che nel 2015 ha ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “Don Luigi Di Liegro” per la Poesia, è anche autore di due raccolte  di racconti: “Ikebana degli attimi”  (L’Autore Libri, Firenze, 2005), “NUOVA OZ” (EscaMontage, Roma, 2016), del romanzo “Tattoo Motel” (Lepisma Edizioni, Roma, 2015) e di un cortometraggio, “Mahara”(2004), che è stato premiato dal Maestro Ettore Scola alla prima edizione di EOLIE IN VIDEO e all’EscaMontage Film Festival  nel 2013. (nel riquadro, Davide Cortese – foto di Mel Carrara, per gentile concessione dell’autore)

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Salvatore Martino

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Salvatore Martino

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Sempre nell’occhio giallo
da Il guardiano dei cobra, 1986-1992
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Un colloquio s’attarda sulla scala
lungo una solitudine evocata
dal suo letto di piume
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Da millenarie cisterne affiora l’ombra
il fratello che veglia nella stanza
da un numero periodico indicata
di corridoi e porte di emozioni
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Mi aspetta solitario
con un singhiozzo lieve sulla bocca
sui muri della mia prigione
descrive intorno a me una folla
nel lungo esercizio del possibile
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Rapace sentinella del mattino
compagno detestabile e sicuro
mi segue negli androni
ai margini di un prato
nel verde di una squallida panchina
lungo una balaustra
che non oso percorrere da solo
in un crocicchio che ho deciso d’ignorare
.
Si fondono talvolta i nostri passi
le strategie diventano comuni
uguale il dettato della sorte
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M’impegna in questa lurida partita
io folgorata torre astuto alfiere
stralunata pedina
lui sordida regina pavido re
temibile cavallo
.
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A volte gioco il nero
per confondere il bianco
nascondergli
la mossa prevedibile in agguato
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Non ti conosco
non ti ho mai incontrato
avverto il soffio dietro la mia nuca
ricordo la magia delle tue parole
il sortilegio per frantumare l’ansia 
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Ho tramato congiure
nel sospetto dell’alba
e lui dorme tranquillo
nel fondo degli armadi
nel perfido giacere degli specchi
nel ballo senza suoni dei vestiti
insinua i denti sopra il mio cuscino
come un bambino si abbandona
al gelido abbraccio della libertà
.
Implacabile amico
servile custode dei miei sogni
mi aspetta in terra per lavarmi i piedi
dettarmi un rimprovero inatteso
un consiglio che non posso rispettare
Conversa con me di Calibano
di quella nave smarrita alla tempesta
del match di domenica a San Siro
del conto in banca che dobbiamo aprire
della fatale fedeltà di Oreste
dell’incubo acquattato nel risveglio
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Manoscritto del mio incerto vagare
.
Quando la polvere salirà alla gola
e saremo il richiamo dove ristagna l’acqua
e l’intreccio sarà forse un ritorno
quando il colloquio diventerà una larva
e finalmente godremo del silenzio
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Guarda laggiù contro la tua finestra
il raggio esploso a combaciare la ferita
.
Sono saliti amici per la cena
faranno festa suoneranno per te
e tu ti sentirai rasserenato
e ti addormenterai contro il mio petto
e saranno verdissimi i tuoi sogni
e veglierai tranquillo il mio destino
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Poiché tale è il letargo del mondo
che non può scalfirlo la nostra paura
gli incerti tentativi di corrompere il tempo
Il brusio attardatosi alla casa
come un evanescente laccio si dissolve
la trafitta lega delle maschere
precipita in platea –
.
– Sì ! Questo non era dopotutto un viaggio
non c’erano stazioni sulla carta
né spazio per saluti
sportelli dimenticati aperti
vagoni che s’incrociano
lungo nebbie di acciaio
semafori che lampeggiano il futuro
sale d’aspetto simili a prigioni
.
Il letto è intatto
Con la nostra figura disegnata
La minestra tiepida sul tavolo
Il bicchiere in frantumi sull’acquaio
.
Un vento secolare
quando hai aperto la finestra
e sei caduto
in questo itinerario irripetibile
che a niente ti conduce
perché non c’è mai stato
e tu non l’hai mai percorso
e forse non dovevi farlo
.
Nessuno ad attendere una lettera
che possa ridere di te
o servirti il caffè nel pomeriggio
Sei finalmente libero
in quella accettazione del vuoto
da noi sempre abitato –
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– Vieni è solo la mia mano
o la tua?
Domani scelto il nero
muoverò all’attacco la Regina
.
L’Alfiere bianco
saprà come aspettarla
.
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El mundo perdido La foresta le pietre nell’orizzonte fermo di Tikál
da Le città possedute dalla luna, 1992-1998
.
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———-I
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La morte interamente ti possiede
incantata dalle tue parole
dal fiore bianchissimo dei corpi
.
Si sono rintanati nella selva i miei serpenti
indistinto brusio la loro voce
le scimmie urlatrici invocano la pioggia
a lavare la febbre i desideri
.
Nel perimetro verde
in dolce precipizio a primavera
nel dominio uniforme delle piante
e per timone una barra di velluto
un colloquio strisciante di formiche
per vela un sentiero diroccato
un possibile agguato
da te dagli altri teso
dai minuscoli eventi che c’illudono
e inseguire dovunque
l’introvabile volo del quetzάl
l’uccello incredibile di piume
promesse ai sacerdoti
e accetta la morte non la cattività
.
.
———II
.
Orfani senza voce
messaggeri del verbo
che lacera la morte
indagatori traditi dell’Oscuro
sopra la piattaforma
del Gran Tempio Piramide
di nuvole forse diviniamo
del domestico rito
costruzione perfetta dell’inutile
.
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Guidarono i Poeti questa terra
testimoniando gli inferi e la luce
la freccia scoccata nel delirio
verso l’addome e il cuore
centro del movimento verso il labbro
perché immortali fossero i responsi
iniziatico dono nella veglia
.
Verde ancora la selva
gli alberi spalancano le braccia
tessono fili di saliva dove gli insetti
annegano e i rettili possono tremare
Un sacro terrore
su queste grigie pietre si respira
tracce visibili
quegli uomini stamparono
un ispirato codice di astri
.
I poeti osservano la morte
ne contano i sussurri gli abbandoni
i rami incoerenti della vita
le vertebre corrose dal nemico
testardo passeggero
antico testimone di battaglie
che ci dorme accanto
vigilando nel cavo del torace
lo sgomento la pena
.
I corpi bruceranno
interamente i fiati nell’attesa
tutte le formiche della terra
diventeranno un vuoto agglomerato
l’equilibrio invocato
tra il Nonessere e il Tempo
coinvolgerà fuggitivi e soldati
saremo
tutti
sacerdoti votati allo sterminio
.
Avranno occhi perforati
il coyote e l’iguana
gli uccelli tutti e sono migratori
e invadono gli stagni
prima di soggiacere all’acqua
lasceranno un sospetto
del loro transitare?
.
Avremo occhi perforati
un ghigno per sorriso
costretti ad inseguire
come insonne Giaguaro la sua preda
scivolato Serpente tra le dita
lasceremo un sospetto
del nostro transitare?
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Presagi ingannevoli
in questo autunno della vita
si concretizza limpido il bersaglio
fiore bianchissimo sul corpo
invocata carezza
interamente tutti ci possiede
.
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Libro della cancellazione
da Libro della cancellazione, 1998-2004
.
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Nell’inferno ossessivo della storia
nella clausura più spietata
nel dominio delle nostre parole
nel religioso silenzio del respiro
nella carezza di una mano amica
nel cervello che ha smesso di pensare
nella risposta che non ha domanda
nel cerchio del giardino che ti stringe
nella notte avvertita come ansia
nella speranza che nulla va perduto
.
in tutto questo
c’è l’orrore del tempo
la gioia e la dimenticanza
i baci che possiamo ricordare
la luce che ha bloccato il tuo sorriso
l’angoscia del risveglio
il sonno all’alba del suicida
l’amore come ricatto
come dedizione
c’è soprattutto la cancellazione
.
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C’est qu’a dit le vent de l’est
da La metamorfosi del buio, 2006-2012
.
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Anima mia dove sei
in quale abisso ti trattieni?
.
Sono venuto dove ha parlato il vento
.
Tutto è così mutato
non ricordo il mio viaggio e la casa
gli alberi che piantammo insieme
Io non so per quali tortuosi sentieri
mi hanno guidato a questo luogo
ormai non familiare
I danzatori abitano il giardino
ma non c’è movimento nella danza
e il tempo della rosa si è smarrito
la gramigna ha invaso le terrazze
.
Quando si placherà la nuvola
che circonda la casa?
e saranno vuote le notizie
e uno stralcio di luce
valicherà i muri e le finestre
luce divelta dalla mezzanotte
luce senza promessa di mattino
.
Anima mia dove sei?
che non raccatto più
il fruscio della tua voce
in questo nostro viaggio
attraverso mute città
che ci ospitarono
e il traghetto dell’ansia
e i marciapiedi della malattia
.
Anima mia abbandonata
in un pericoloso sottoscala
dove sopra carcasse di colombi
amoreggiano i gatti
e le ragazze vengono stuprate
Forse tu non vuoi ascoltare
tutto il rumore del mondo
l’orrore ad ogni angolo di strada
i giovani che inutilmente muoiono
per inutili guerre
le madri che uccidono bambini
le stragi in nome
di chissà quale Dio
.
Anima mia dove sei?
.
Io voglio ritrovarti
come quando bambino
giocavo con la strummula di legno
e rubavo i fichi al contadino
che minaccioso m’inseguiva
.
Io ti parlo e ti chiamo
sei ancora qui?
nel ventre del mio fiato
in questo colloquio che non può finire?
.
Anima mia dove sei?
.
Ho scacciato la polvere dalla testa
perché tu potessi riconoscere
quel sogno che intrecciammo insieme
i miei occhi bagnati dal perdono
così non dovrai tremare
quando per forza ci separeranno
.
Anima mia tu sai
cosa diceva l’altra notte il vento
che avvolgeva dall’est
gli alberi e il giardino?
.
Quando al tramonto
l’ombra si allungherà
sui muri della casa
allora incontrerai
la trasparenza
.

*

salvatore-martino-fotografato-da-pepito-torresSalvatore Martino è nato a Cammarata, nel cuore più segreto della Sicilia, a mezza strada tra Palermo e Agrigento, il 16 gennaio del 1940. Attore e regista, vive in campagna nei pressi di Roma. Ha pubblicato: Attraverso l’Assiria (1969), La fondazione di Ninive (1977), Commemorazione dei vivi (1979), Avanzare di ritorno (1984), La tredicesima fatica (1987), Il guardiano dei cobra (1992), Le città possedute dalla luna (1998), Libro della cancellazione (2004), Nella prigione azzurra del sonetto (2009), La metamorfosi del buio (2012). Nel 2015 esce l’opera completa del poeta in Cinquant’anni di poesia (1962-2013). È direttore editoriale della rivista di Turismo e Cultura “Belmondo”. Dal 2002 al 2010  ha tenuto un laboratorio di scrittura  creativa poetica presso l’Università Roma Tre, e nel 2008 un Master presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. (immagine: Salvatore Martino fotografato da Pepito Torres – per gentile concessione dell’autore)

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Pasquale Vitagliano

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Pasquale Vitagliano

ICONE

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Una volta o l’altra finirò sul bancone
Dei pezzi esposti della pesca mesta spesa
Scevro di qualsiasi spartito noce lacerto
Cappello coda o lingua una parte pura
E semplice di intero sezionato all’uso
Al massimo catalogato alla bisogna.
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Se proprio devo finire esposto a vista
Preferisco essere strenuo integro duro
Più indigeribile di una pietra inaccettabile
Scempio guasto stonato innervato più della più
Nera lingua di cuoio. No, non lo riempio
Il vostro stomaco delicato per quieto vivere.
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Resto qui fermo sul piano più scordato
Di un sasso che non ha bocca per parlare
E che comunque dice tutto.
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Non è più rappresentabile
Questa tua opera orale
Non lo sono le lettere anonime
Se lasciate per terra da sole
Non lo sono le mani di latta
Perché non c’è più carne
Non lo è più la carne
Se viene esposta al centro
La carne è tutta uguale
In mostra dentro una cornice
Non c’è più icona senza carnefice.
.
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*
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Sono stanca di Marylin
Sono stanco di Marylin
Ti ricordi di Marylin?
Sono stanco di essere Michele
Sono stanco di essere Matteo
Ogni giorno in questo ruolo
Ogni giorno un ruolo diverso
Sono stanco di questo lavoro
Sono stanco di questi impegni
Nessuno conosce la vera Marylin
Nessuno conosce il vero Michele
Nessuno conosce il vero Matteo
Nessuno mi ha ancora scoperto
Sarei capace di conquistare il mondo
Sarei capace anch’io di vincere, di uccidere
Sarei capace di forare il video
Sarei capace di entrare in casa
Sono rimasto qua in questa stanza
Sono rimasto in mezzo ai miei abiti
Sono rimasto solo di fronte a questo poster
Di Marylin.
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*
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Sono Sylvia Plath
Sono suo marito
Sono il testimone
Di questo smarrimento
Sono il divano
Che ha visto tutto
Sono sul divano di casa mia
Siamo lo smembramento
Di tutti i giochi da tavolo
Siamo lo sgomento
Delle persone normali
Non esistono i diari
Su cui scrivere le nostre vite
Non esistono più le fotografie
Per ricordarci vivi e vegeti
Siamo perfettamente inseriti
Nei nostri ambienti abietti
I nostri mobili logori sono più orecchiabili
Dei nostri pensieri e delle nostre azioni
Sono la belva dentro l’astuccio
Sono il colosso di carta igienica
A qualcuno resta un lutto inaccettabile
A noi resta un tollerabilissimo
Dolore.
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poetPasquale Vitagliano. È nato a Lecce. Vive a Terlizzi (BA) e lavora nella Giustizia. Giornalista e critico letterario per riviste locali e nazionali. Ha scritto per Italialibri, Lapoesiaelospirito, Reb Stein, Nazione Indiana, Neobar, Nuovi Argomenti. Menzione speciale nel 2005 al Premio di Poesia Lorenzo Montano Città di Verona – Sezione Opera Inedita. Nel 2006 è tra i “Segnalati” nello stesso premio – Sezione Poesia Inedita. Sul settimanale Diva e donna ha scritto di cinema e letteratura per la rubrica Scandali e Passioni. Nel 2006 ha curato la sezione riservata a Italialibri dell’Antologia della Poesia Erotica (Atì editore). Ha pubblicato le raccolte Amnesie amniotiche (Lietocolle, 2009) e Il cibo senza nome (Lietocolle, 2011). Nel 2010 la silloge di poesie civili Europa è stata inserita nell’antologia Pugliamondo – un viaggio in versi, curata da Abele Longo (Edizioni Accademia di Terra d’Otranto Neobar). Nel 2011 ha partecipato alle opere collettive Impoetico mafioso – 100 poeti contro la mafia, curata da Gianmario Lucini (Edizioni CFR) e La versione di Giuseppe – poeti per Don Tonino Bello, curata da Abele Longo, (Edizioni Accademia di Terra d’Otranto). Nel 2012 la silloge Dieci Camei è stata inserita nell’antologia Retrobottega 2, curata da Gianmario Lucini (Edizioni CFR). Sempre nel 2012 è uscito il romanzo d’esordio, Volevamo essere statue (Sottovoce). E’ presente nell’antologia di racconti del  Dicò Erotique per Lite-edition, curata da Francesco Forlani su ispirazione del Dizionario di sessuologia pubblicato dal francese Jean-Jacques Pauvert. E’ tra i poeti antologizzati nello studio A Sud del Sud dei Santi. Sinopsie, Immagini e Forme della Puglia Poetica, a cura di Michelangelo Zizzi (Lietocolle, 2013). Nel 2013 è stato finalista nella XVI Edizione del Premio “Poesia di Strada” di Macerata. Sempre nel 2013 è uscita la silloge di poesie, Come i corpi le cose (Lietocolle). E’ tra gli autori che hanno curato l’opera critica La poesia nel secondo Novecento – Vol. 1 (Edizioni CFR, 2014). Collabora con le pagine culturali de La Città, quotidiano della Provincia di Teramo. Sulla rivista Incroci, diretta da Raffaele Nigro e Lino Angiuli, ha scritto di Diritto e Letteratura. Habeas corpus (Zona contemporanea, 2015) è la sua ultima raccolta poetica. Nel 2015 è tra i premiati nella sezione cultura e costume del Premio “Michele Campione” dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia. Come critico ha partecipato all’Antologia Sotto il cielo più largo del mondo. Trenta poeti dauni, a cura di Canio Mancuso e Raffaele Niro, (I quaderni dell’Orsa, n. 14, Besa editrice, 2016). E’ tra gli autori del saggio critico La Memoria, a cura di Antonio Melillo e Giancarlo Micheli (Giuliano Ladolfi Editore, 2016). Per la rivista Carteggi Letterari sta curando la Mappatura dei poeti pugliesi del ‘900. — contatti: p.vitagliano@libero.it  

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Giovanni Asmundo

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Giovanni Asmundo

Quattro poesie inedite dalla silloge Disattese

*
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Sgusciando tra i banchi del mercato
tra i basoli bianchi, le banniate
ci colpiscono sotto i fazzoletti
non parliamo tra noi, certi giorni
fantasmi rapiti alla folla.
.
Ma la piccola gioia nascosta del rientro
a casa, tra i bimbi monelli a scintille
la frescura delle tende tirate
in un’estasi d’aglio e prezzemolo.
.
.
.
*
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Mio spoglio ramo, pendente da fuori il cortile
tra gocce di cenci a stendere
macerie di grigie rupi, ai confini del mondo
.
anche noi, tra queste piastrelle
con un canto sommesso tenteremo
di salire sulla cima dei gradini
.
e si leveranno forse i nostri sogni
al di là delle macerie dei muri.
.
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*
.
Propriu accussì, disse idda, scruscianno
sutt’alli dita li ricchina chi fussi c’avìa
e u coddu pie’atu ‘un cuntava
li signa di l’attisa sinza fini
propriu accussì, disse idda, t’aspittai
ma l’uora chi passò junse a tuccari
li rive dill’ultimi spunne ‘mmutite.
E si ficero muti l’anguli dilli pariti
e si ficero muti li pisi pinnenti di’ fili. ¹
.
.
Proprio così, lei disse, schioccando
sotto le dita i supposti orecchini
e il collo reclino non raccontava
i segni dell’attesa senza fine
proprio così, lei disse, ti attesi
ma l’ora trascorsa giunse a lambire
le rive delle ultime sponde ammutite.
E tacquero gli angoli delle pareti
e tacquero i pesi pendenti dai fili.
.
¹ versi in dialetto messinese
.
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*
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L’irriducibilità delle stelle
era pari alle braccia delle madri.
.
Non più vasi in testa, mutati i fardelli
ma sempre un arcaico sorriso giocondo
e il gomito ad anfora greca.
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La cicala iniziava di notte, domandava
alle guance, alle caviglie di ognuna
se fossimo brandelli di uno stesso
corpo, attorno alla cesta d’origano.
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giovanni asmundo ritGiovanni Luca Asmundo. Nato a Palermo nel 1987, dopo il Diploma di Maturità Classica si trasferisce a Venezia. Nel 2013 consegue la Laurea Magistrale in Architettura presso l’Università IUAV di Venezia, presso la quale attualmente collabora alla didattica e svolge attività di ricerca nei campi della storia e della rappresentazione dell’architettura.
Partecipa a vari reading, tra i quali “Èrato a Matera, festival dell’Arte e della Poesia” (2015). Nel 2014 è finalista al XXVI Premio Gioachino Belli. Sue poesie sono state pubblicate su riviste online tra le quali Poliscritture e Poetarum Silva, nonché in tre antologie de La presenza di Èrato.
È tra i curatori del progetto itinerante di poesia e fotografia “Peripli. Topografia di uno smarrimento” (peripli.wordpress.com) e di “Congiunzioni Festival di poesia e videoarte 2015”.