Rembrant, Paesaggio in tempesta – sassi di arte

Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, Paesaggio in tempesta (1637 / 1638)

olio su tavola, cm 51,3 x 71,5 – Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum

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La figura di Rembrandt ha un significato straordinario non solo per l’epoca barocca, ma per l’intera storia dell’arte. Immenso successo e rovina economica, carriera sfolgorante e caduta sociale: questi i tratti distintivi di un’esistenza che si è elevata a una statura mitica. Alla fama di cui il pittore godette in vita contribuirono largamente le tematiche vetero-testamentarie, ma anche il suo più intenso sguardo da ritrattista che, posandosi sull’Io o sull’Altro, produsse celeberrimi ritratti di gruppo. A ogni modo, Rembrandt per il pubblico è relegato al ruolo di ritrattista ed è solo molto di recente che i suoi paesaggi hanno cominciato ad attirare l’attenzione. Di certo, come il grande fiammingo Peter Paul Rubens, anche Rembrandt ha dipinto, disegnato e inciso pochissimi paesaggi e, delle quindici vedute un tempo attribuitegli, oggi circa la metà sono state ascritte ad artisti della sua cerchia.

E’ cruciale il fatto che queste poche testimonianze rappresentino le opere più realistiche e, nel contempo, fantasiose dell’arte olandese del XVII secolo e costituiscano i punti più alti e affascinanti del genere. Resta da chiarire, e comunque c’è spazio solo per le supposizioni, il motivo per cui Rembrandt si sia dedicato alla pittura di paesaggio solo dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1642, e per appena un decennio. Che queste tematiche gli offrissero un’opportunità per elaborare o sopportare il lutto è una tesi a dir poco fantasiosa. Risulta invece più plausibile l’idea che, a quel tempo, il paesaggio fosse il genere che meglio si prestava a sviscerare i problemi artistici, lo studio dei mutevoli effetti della luce e delle ombre, la composizione spaziale, ma anche la tecnica pittorica.

A prescindere da quale fosse la motivazione di Rembrandt, i risultati – vedute maestose e cariche di potenza drammatica – furono straordinari. Il dipinto di Braunschweig (in apertura) è il paesaggio di più ampia portata mai realizzato da Rembrandt. Sull’altura  a sinistra, la luce chiara mette in risalto una città con una chiesa, alberi in lontananza e un ampio fiume, che crea un’imponente cascata davanti alla città.la corrente scroscia sotto un ponte, attraverso le cui arcate filtra la luce e che presenta sulla sommità un edificio in rovina. A destra si estende un’ampia pianura, che termina in una catena montuosa all’orizzonte. Anche la vallata è caratterizzata da una profusione di dettagli, che, però, non le impediscono di convogliare una visione d’insieme grandiosa e magniloquente. Il cupo cielo carico di nubi, la cui drammaticità va crescendo in diagonale verso destra, stabilisce l’equilibrio armonico rispetto agli accenti luminosi della parte sinistra del dipinto.

Nessuna delle altre vedute di Rembrandt richiama con tanta efficacia i grandi paesaggi panoramici del XVI secolo: qui, infatti, il paesaggio si comprime e si piega ai fini della storia, della trasmissione di un messaggio in cui si misurano i fenomeni naturali e le opere dell’uomo, mentre le rovine sul ponte non lasciano dubbi su chi sia il vincitore.

(da “Paesaggi” di Norbert Wolf, Taschen Editore)

Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp – sassi d’arte

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Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp, 1632

olio su tela, cm 169,5 x 216,5 – firmato e datato “REMBRANDT. F:1632” –  conservato al Mauritshuis dell’Aia.

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Lo studio dal vero costituisce il punto di partenza dell’arte di Rembrandt, che approda a soluzioni diverse dalla visione analitica e descrittiva della realtà tipica della pittura olandese, orientandosi piuttosto verso una rappresentazione interiorizzata del mondo e delle vicende umane. In quest’opera giovanile, che mostra un approccio ancora scientifico, l’elemento dominante è la piena comprensione del dato naturale, disinvoltamente utilizzato per descrivere una scena incentrata sull’azione del medico e le reazioni del pubblico durante una dissezione. Il dottor Tulp, con il distacco caratteristico dello scienziato, illustra  il sistema nervoso e muscolare del braccio di un cadavere, suscitando la curiosità e lo stupore del folto gruppo di astanti.Con una pennellata accurata che presta un’attenzione particolare agli effetti chiaroscurali della luce, Rembrandt analizza le differenti reazioni psicologiche  degli spettatori e rappresenta oggettivamente la situazione, realizzando un capolavoro del genere del ritratto collettivo. (da Rembrandt – I capolavori dell’arte, Corriere della Sera)

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 ——Approfondimento – Il quadro del 1632, è tra i più noti dell’artista olandese. L’immagine centrale punta su due figure: quella del dottor Nicholas Tulp,  presidente della Gilda dei chirurghi e anatomisti e quella del cadavere di Aris Kindt.

Il dottor Nicholas Tulp, che commissionò il quadro, nacque nel 1593 ad Amsterdam; studiò medicina a Leida ed appartenne all`alta società di Amsterdam. Durante la creazione della tela fece parte del consiglio comunale e fu presidente della Gilda dei chirurghi. Conosciuto per le sue ricerche di anatomia, per primo studiò la struttura della scimmia in confronto con il corpo umano e fu responsabile delle farmacie della sua città; Rembrandt sottolineò l’alta posizione di questo medico, raffigurandolo con un cappello – dato che avere il privilegio di indossare un cappello al chiuso era segno di appartenenza all’alta società – e ponendo alla sua destra sette membri della medesima Gilda dei chirurghi, alla quale fu consegnato il cadavere ritratto anch’esso nel dipinto per la pubblica autopsia. Tale autopsia venne eseguita su Aris Kindt, rapinatore catturato e portato nella prigione di Utrecht dove, nel tentativo di fuggire, ferì gravemente la guardia carceraria e fu condannato per questo all’impiccagione.

rembrandt-a-licao-de-anatomiaCaratteristica inusuale dell’opera è la scelta di Rembrandt di mostrare completamente il cadavere senza coprire testa e occhi, ma ponendo questi ultimi appena in ombra per mezzo del vestito di uno dei testimoni all`autopsia; ciò sembrò una provocazione nel XVII secolo, mentre Rembrandt giocava sul contrasto tra luce ed oscurità, quasi a voler mostrare l’ombra stessa della morte. E’ rilevabile nel dipinto che il braccio sinistro ha lunghezza differente rispetto al braccio destro: forse perché il soggetto era storpio ed il suo corpo sproporzionato, oppure – secondo altre fonti – trattasi di errore artistico, che farebbe emergere la poca competenza in materia di anatomia umana del pittore.  Infine, esistono varie interpretazioni su un’altra interessante peculiarità dell`opera, ovvero il principio del taglio autoptico a partire dall’avambraccio e non già – secondo i canoni medievali delle dissezioni pubbliche che duravano alcuni giorni – dall’addome, per poi proseguire attraverso torace, addome e cranio, e soltanto alla fine, interessare gli arti.

La dissezione dell’avambraccio può essere collegata con la teoria di tale Andreas Vesalius, che rivoluzionò l’anatomia umana, descrivendo l’avambraccio e la mano “come principale strumento medico”; teoria, che un secolo dopo, Tulp acquisì con la finalità di essere considerato il Vesalio del suo tempo. Nei secoli XVI – XVII, quando venivano condotte pubbliche autopsie, il presidente della Gilda dei chirurghi aveva il compito di spiegare che lo studio dell’anatomia era la via per conoscere Dio, considerando la mano come testimonianza più prossima della presenza dello stesso Dio nell’uomo. Tulp, con buona probabilità, fece sue queste nozioni e ciò spiegherebbe anche un certo messaggio religioso del quadro: si credeva che, come il Signore avesse “gestito” il popolo, nel senso di aver fatto eseguire al popolo la sua volontà, così i tendini della mano fossero capaci di gestire le dita. Tulp, con buona probabilità, decise di far adottare al pittore l’idea convenzionale per la quale la scienza del suo tempo doveva dimostrare il potere di Dio sull’uomo. Altre incongruenze anatomiche sono presenti ad un’analisi dettagliata dell’opera, che fanno azzardare l’ipotesi che Rembrandt fosse assente durante l’autopsia, ma nessuna toglie fascino e attrattiva all’opera stessa (notizie tratte ed adattate dal web by Angela Greco).

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Rembrandt, Bue macellato (sassi di arte)

Rembrandt - Bue macellato

Rembrandt Harmenszoon van Rijin (1606 – 1669), Bue macellato (1655)

olio su tavola, cm 94 x 69 – Musée du Louvre, Parigi

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Questa natura morta costituisce un’eccezione nel repertorio iconografico di Rembrandt, pittore olandese noto soprattutto per i numerosi ritratti e per i quadri di soggetto storico. Il soggetto, già presente nei dipinti fiamminghi e olandesi degli anni quaranta del Seicento, ha probabilmente anche significato simbolico e, come il memento mori, è un ammonimento: ricordati che devi morire. D’altronde, la macellazione, tappa indispensabile per la conservazione della carne, può essere interpretata come una metafora della Prudenza, una tra le virtù cardinali dell’uomo diffuse dal Rinascimento, che invitava l’uomo alla necessaria preparazione per affrontare la vita.

Il dipinto di Rembrandt espone senza mezzi termini la carcassa insanguinata di un animale morto, giocando sull’effetto delle sfumature rosse e marroni per rappresentarne il sangue rappreso; la materia, concreta e tangibile, è resa con pennellate vigorose e dense, mentre alla figura umana spetta un ruolo secondario, affidato alla presenza di una donna, che si affaccia al locale della macellazione. Il fulcro della composizione è costituito dalla carcassa rappresentata di scorcio, raffigurata lungo una direttrice diagonale che, in accordo con le scelte della maggior parte dei pittori dell’epoca barocca, conferisce all’immagine un forte senso di dinamismo e profondità. Il dipinto è firmato e datato in basso a sinistra.

[adattamento da Rembrandt, Bue macellato – I capolavori dell’arte, Corriere della sera]

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nota della redazione: Il sasso nello stagno invita ad attenersi solo e soltanto all’aspetto artistico del dipinto condiviso. Ci scusiamo per le sensibilità che lederemo. Grazie.