il mio mare (versi di Cataldo A.Amoruso)

spiaggia di San Cataldo, Cirò Marina (KT) - foto di Angela Greco

il mio mare di bambino cominciava sempre alla stessa ora
dal bordo di una barca immobile
dove finivano i terremoti
a cuccuvedda li annunciava
quasi a scherzare tragica
finivano in risa di pantàsimi
e radici sguainate, nere del mandarino enorme
a notte di lenzuola che scuoteva il vento
nei fili e ferro che vibravano
tumidi di pioggia, i resistenti
in pali che indovinavo infissi nel costato
dei guerrieri sotterranei, i sempre presenti

il mio mare finiva dove cominciava l’incubo delle caverne
alla stessa ora che segnava il tempo
un fischio di locomotiva, come un ritardo che tutto riconduce a capo

e andavo,
a lato di rovine

invito allo sguardo (versi per le foto di Elio Scarciglia)

più in là
oltre l’ordine stabilito dei petali
c’è un giorno ancora di sole
e parole raccontate all’aria
.
più in là
oltre la corolla del già stato
ci sono i nostri respiri
che (si) sfiorano a sera
.
più in là -si, oltre, come dici tu-
ho letto di altri cieli
che aspettano
mattini

[Angela Greco]

*

sul sito (raggiungibile cliccando sul link in basso) dell’Autore della bellissima fotografia – che ringrazio di cuore per aver ospitato i miei versi – incontrerete, oltre a diverse Opere fotografiche, anche le voci poetiche e non solo di alcune Amiche del Sasso; un’emozione difficilmente esprimibile leggere i nostri scritti in un unico luogo di così tanta bellezza e sensibilità…

perché può passare anche il giorno, ma la luce del sole, quando è dentro noi, splende anche nella più nera delle notti…

grazie di cuore Elio!!

http://www.elioscarciglia.it/dimmi%20se…%20.htm

Strada di Agrigentum (Salvatore Quasimodo)

Là dura un vento che ricordo acceso
nelle criniere dei cavalli obliqui in
corsa lungo le pianure, vento che
macchia e rode l’arenaria e il cuore dei
telamoni lugubri, riversi sopra l’erba.
Anima antica, grigia di rancori, torni
a quel vento, annusi il delicato
muschio che riveste i giganti sospinti
giù dal cielo. Come sola allo spazio
che ti resta! E più t’accori s’odi
ancora il suono che s’allontana largo
verso il mare dove Espero già striscia
mattutino: il marranzano tristemente
vibra nella gola al carraio che risale
il colle nitido di luna, lento tra il
murmure d’ulivi saraceni.

[da Nuove poesie, 1938]

traduzioni, 6 – versi di Cataldo A.Amoruso

perché abbiamo vissuto soli

al centro del canneto, prigionieri

di bisce ed acque, e limi

e vivere non era solo vivere

ma stringere forte gli occhi

e non vedere, speranza di non essere

né visti

o sfiorati

l’abitudine ci sradica, prevista

dall’immobilità del tempo

 .

ricresce la palude

e gli occhi, svogliati

studiano altri modi

per non vedere, o annuire

 

[da  http://krimisa.blogspot.it/]

La persistenza della memoria ed altri orologi molli (Salvador Dalì)

“La persistenza della memoria”, conosciuto anche come ‘Gli orologi molli’ è un dipinto dello spagnolo Salvador Dalì, realizzato nel 1931 con la tecnica della pittura ad olio su tela che misura cm 24 x 33 ed è conservato al Museum of Modern Art di NewYork.

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*

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[una dedica, al Tempo che incurante ed inesorabile trascorre e ad una persona speciale, mio padre, orologiaio e in un certo senso ‘guaritore di orologi’…perché anche il Tempo ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui (smile)]

omaggio a Palermo – punti di vista

i colori  della Vucciria a Palermo

il benvenuto con i colori della Vucciria e della sua gente

due affiancati per Palermo,oggi...

due affiancati e uniti per Palermo, e per il Paese tutto, ancora oggi, in un cielo incredibilmente azzurro…(passeggiando tra le viuzze del suo cuore, ancora nella Vucciria)

Palermo, chiesa dei funerali di G.Falcone

S.Domenico, la chiesa dove vent’anni fa si celebrarono i funerali di Giovanni Falcone (alla fine di una delle strade che percorrono la Vucciria)

la Vucciria, Palermo

 di ritorno , ripercorrendo il cuore di Palermo…hanno cercato di togliere il colore a questa terra e per fortuna non ci sono ancora riusciti!

un grazie lungo venti anni…

*

[Angela Greco]

fotografie di AnGre

versi a tarda sera di Cataldo A.Amoruso

assolo pioggia

dentro il liquore dell’anima

sottesi i fili eppure

nulla da ridire

una siepe di silenzi mi traguarda

con cura

nulla assorda

 .

scivola di mano

una carezza

si posa come stranita

su un ricordo

l’ora dei consuntivi

annosi oziosi batte

puntuale fastidio a sera

altri ritmi

altre cadenze

altre ore

e promesse, e risvegli

dentro la notte quasi immutabile

la compagnia dei tarli e immacolati nell’alba

lini.

avi – versi di Cataldo A.Amoruso

bisogna prima sapere

per ricordare, per insegnare

risalire dal profondo

dove parole e segni precedono i suoni e il tempo

imparare l’appartenenza, apprendere

e non lasciare che l’afonia d’amalgami cancelli

avviluppando i sensi, le minime esistenze

 .

un corteo d’orme spinge i passi

a ritroso

gli occhi dei miei non lasciano luoghi né tregue

sono sguardi e relitti, sono schegge disarmate

mirano ai cieli, alle rive del Neto, ai canneti del Crati

le loro sono lapidi annunciate

le abbandoneranno, i figli della diaspora

non ci sarà tempo per le pratiche

ci sarà sempre una distanza, un impedimento

a volte

silenti come estranei

mani gentili depositano un fiore

chissà, una calla, un giglio

sulle tombe dei miei morti

essi sanno, e nel loro tempo immemore

non pongono domande:

quelle, sono di chi rimane.