La campagna in tre poesie

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Eri dritta e felice (di Leonardo Sinisgalli)

Eri dritta e felice
Sulla porta che il vento
Apriva alla campagna.
Intrisa di luce
Stavi ferma nel giorno,
Al tempo delle vespe d’oro
Quando al sambuco
Si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
Per i fossi, si misurava l’ardore
Del sole dalle impronte
Lasciate sui sassi.

~

Pànico (di Luigi Pirandello)

Pe ’l remoto viale di campagna,
tra fitte macchie, in sul cader del giorno:
io solo. È tal silenzio tutto intorno
che a un ragno sentirei tesser la ragna.

Come si tien così sospesa tanta
vita di foglie? Il cuore anch’io mi sento
sospeso, oppresso da strano sgomento;
stupito or questa guato or quella pianta.

L’anima quasi al limitar dei sensi
scende ansiosa, ma alcun lieve moto
non coglie, alcun rumore, e come un vuoto
mi s’apre dentro. Penetra fra i densi

rami del sol l’ultimo raggio intanto
e accende in alto lumi d’oro strani
nella macchia dei bigi ippocastani
che un tempio sembra ed opera d’incanto.

Di questa intimità con la natura
solitaria, del tutto inconsueta,
l’anima mia divien tanto inquieta,
quanto sarebbe forse per paura.

De’ suoi sacri silenzii ancor non degno
dunque son io. Ma di notturne brine
tanto mi bagnerò che, puro alfine,
ella accoglier mi possa in questo regno.

~

Campagna (di Rocco Scotellaro)

Passeggiano i cieli sulla terra e
le nostre curve ombre
una nube lontano ci trascina.
Allora la morte è vicina
il vento tuona giù per le vallate
il pastore sente le annate
precipitare nel tramonto
e il belato rotondo nelle frasche.

(Immagine d’apertura: villa di Livia, affresco; Palazzo Massimo, Roma)

Rocco Scotellaro, Sempre nuova è l’alba

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Sempre nuova è l’alba di Rocco Scotellaro

Non gridatemi più dentro,
non soffiatemi in cuore
i vostri fiati caldi, contadini.

Beviamoci insieme una tazza colma di vino!
Che all’ilare tempo della sera
s’acquieti il nostro vento disperato.

Spuntano ai pali ancora
le teste dei briganti, e la caverna –
l’oasi verde della triste speranza –
lindo conserva un guanciale di pietra….

Ma nei sentieri non si torna indietro.
Altre ali fuggiranno
dalle paglie della cova,
perchè lungo il perire dei tempi
l’alba è nuova, è nuova.
[1948]

*

Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra”

immagine: opera pittorica di Carlo Levi

sulla campagna, poesie

Un’alba

Com’e’ spoglia la luna, è quasi l’alba.
Si staccano i convogli, nella piazza
bruna di terra il verde dei giardini
trema d’autunno nei cancelli.
E’ l’ora fioca in cui s’incide al freddo
la tua città deserta, appena un trotto
remoto di cavallo, l’attacchino
sposta dolce la scala lungo i muri
in un fruscio di carta.
La tua stanza
leggera come il sonno sarà nuova
e in un parato da campagna al sole
roseo d’autunno s’aprira’.
La fredda
banchina dei mercati odora d’erba.
La porta verde della chiesa è il mare.

Alfonso Gatto, da Arie e Ricordi

.

Campagna

Passeggiano i cieli sulla terra e
le nostre curve ombre
una nube lontano ci trascina.
Allora la morte è vicina
il vento tuona giù per le vallate
il pastore sente le annate
precipitare nel tramonto
e il belato rotondo nelle frasche.
Rocco Scotellaro, da È fatto giorno (Mondadori)

.

Mi ricorderò di questo autunno

Mi ricorderò di questo autunno
Splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
Curva al vento sul dorso delle canne.
La piena dei canali è salita alla cintura
E mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
Quando sarò con gli amici nelle notti di città
Farò la storia di questi giorni di ventura,
Di mio padre che a pestar l’uva
S’era fatto i piedi rossi,
Di mia madre timorosa
Che porta un uovo caldo nella mano
Ed è più felice d’una sposa.
Mio padre parlava di quel ciliegio
Piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
Quest’anno non ha avuto fioritura,
E sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
Il vento di tramontana apriva il cielo
Al quarto di luna. La luna coi corni
Rosei, appena spuntati, di una vitella!
Domani si potrà seminare, diceva mio padre.
Sul palmo aperto della mano guardavo
I solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
Scoppiare il seme nel suo cuore,
Io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
La conca spigata.
Leonardo Sinisgalli, da Vidi le muse (Mondadori)

.

Colloquio

“Ora il sereno è ritornato le campane suonano per il vespero ed io le ascolto con grande dolcezza. Gli ucelli cantano festosi nel cielo perché? Tra poco e primavera i prati meteranno il suo manto verde, ed io come un fiore appasito guardo tutte queste meraviglie”

Scritto su un muro in campagna

Per il deluso autunno,
per gli scolorenti
boschi vado apparendo, per la calma
profusa, lungi dal lavoro
e dal sudato male.
Teneramente
sento la dalia e il crisantemo
fruttificanti ovunque sulle spalle
del muschio, sul palpito sommerso
d’acque deboli e dolci.
Improbabile esistere di ora
in ora allinea me e le siepi
all’ultimo tremore
della diletta luna,
vocali foglie emana
l’intimo lume della valle. E tu
in un marzo perpetuo le campane
dei Vesperi, la meraviglia
delle gemme e dei selvosi uccelli
e del languore, nel ripido muro
nella strofe scalfita ansimando m’accenni;
nel muro aperto da piogge e da vermi
il fortunato marzo
mi spieghi tu con umili
lontanissimi errori, a me nel vivo
d’ottobre altrimenti annientato
ad altri affanni attento.
Sola sarai, calce sfinita e segno,
sola sarai fin che duri il letargo
o s’ecciti la vita.
Io come un fiore appassito
guardo tutte queste meraviglie
E marzo quasi verde quasi
meriggio acceso di domenica
marzo senza misteri
inebeti nel muro.

Andrea Zanzotto , da Vocativo

Amelia Rosselli, Cantilena (poesie per Rocco Scotellaro)

Per questo articolo si ringrazia il sito Rabatana (www.prodel.it)

Amelia Rosselli, CANTILENA (poesie per Rocco Scotellaro – 1953)

*

Dopo che la luna fu immediatamente calata
ti presi tra le braccia, morto

*

Un Cristo piccolino
a cui m’inchino
non crocefisso ma dolcemente abbandonato
disincantato

*

Bologna perché t’ho in mente
cosa c’entri
città scadente
cattedrale che dubiti
non c’è chiesa a Matera
monte roccione con la porticina

*

Sventolo la bandiera e grido
Quanti puttini
sui gironi e
tu puttanone

*

Mi sforzo sull’orlo della strada
a pensarti senza vita
Non è possibile, chi l’ha inventata questa bugia

*

Come un lago nella memoria
i nostri incontri
come un’ombra appena
il tuo volto affilato
un’arpa la tua voce
e le mani suonano
tamburelli

*

Avanti io seppi t’eri spezzato
come un bastone d’oro
la costante prudenza
m’aveva fatta cieca
quasi ignara
e tu che mi musicavi attorno

*

Tu che sei addormentato
Comprendimi
Ed ora ti sollevi
lesto
e passi via sereno
fuori dalle mura della tua cittadella
Tu che chiarisci le via

*

La luna
balla
e sospira
per i campi

*

Rocco morto
terra straniera, l’avete avvolto male
i vostri lenzuoli sono senza ricami
Lo dovevate fare, il merletto della gentilezza!

*

Sposo nel cielo
ti ho tutto circondato
ma sei tu che comandi
e sono tua sposa d’infanzia
sposa trasparente

*

Voglio vivere a Matera
rotta spaziata gigantesca
non mi muovo
c’è l’amico morto ieri che tiene compagnia
più che voi città false

*

ti dubito
gobba sono
ti affidavi ad altri

*

Poi si gonfierà
il sacco delle lacrime
ma non si spillerà
lo metterò in un vasetto
greco-latino
me lo porterò a casa
trionfante elefante di pena

*

Bello eri ma troppo fino e troppo caro
bello eri ma troppo fino e troppo caro
ti debbo levar
ti debbo levar
e cercar
la pietra filosofale

*

Come te cavallo di campagna
sono imbronciata
ignorantissima
ignara

*

Erba lunga
spianata
per adombrare
terreno marcio

*

Tu salito nella bruma
ti vedo lontano che ti aggiri
consigliando
che ne è di me e di te ora dopo la morte
tu, sui colli

*

Ah buca della morte
ah fossa
che lo attendi
Si aprono gli orizzonti
ch’io veda
e possa intrecciare le dita
senza mestizia

*

Bologna città sciocca
scendetevi dai piedistalli
Si balla a Matera

*

Ahi piccola notte d’agosto
sei tornata a spezzarmi via la strada
bianca,
lucente
sotto la luna protettrice

*

E’ toccato a te
a soffiare le nuvole
portarle fino al vicinato
come un caldo lenzuolo
per noi tutti ammalati

*

E’ dovuto ad una varietà di ragioni
che tu ed io non ci si possa incontrare
fra l’altro le muraglie
I cieli gli spiriti

*

Lasciatemi
ho il battito al cuore
donna a cavallo di galli e di maiali

*

Rocco vestito di perla
come il grigiore dei colli vicino al tuo paese
mostrami la via che conduce
non so dove

*

nuovo anno
arrivi
teneramente
ossequioso

(http://www.prodel.it/rabatana/?p=5762807 – foto d’apertura: Matera, Sassi)

Sotto lo stesso cielo

Venezia*

Venezia. Silenzio. Il passo
di un bimbo scalzo
sulle fondamenta
empie d’echi
il canale.
Venezia. Lentezza. Agli angoli
dei muri sbocciano
alberi e fiori:
come se durasse
un’intera stagione il viaggio,
come se maggio
ora
li sdipanasse
per me.
Al pozzo di un campiello
il tempo
trova un filo d’erba tra i sassi:
lega con quello
il suo battito all’ala
di un colombo, al tonfo
dei remi.

(1933)

*Antonia Pozzi (Milano, 1912-1938)

§

E’ fatto giorno*

È fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi
con i panni e le scarpe e le facce che avevamo.
Le lepri si sono ritirate e i galli cantano,
ritorna la faccia di mia madre al focolare.
.

.

[Ho capito fin troppo gli anni e i giorni e le ore]*

Ho capito fin troppo gli anni e i giorni e le ore
gl’intrecci degli uomini, chi ride e chi urla
giura che Cristo poteva morire a vent’anni
le gru sono passate, le rondini ritorneranno.
Sole d’oro, luna piena, le nevi dell’inverno
le mattine degli uccelli a primavera
le maledizioni e le preghiere.

*Rocco Scotellaro, (Tricarico 1923 – Portici 1953)

§

acqua*

Sotto la stessa acqua, d’ingrato cielo,
alla gola, tra le mani, dentro il vuoto,
siamo
nello specchio della tempesta
scongiuranti e benedicenti.
O malediciamoci pure per quel che sappiamo,
tra lastre d’antiche strade divelte e mosaici ammutoliti.
Nell’ora dell’invocata Bruna, nell’altrui distrazione e
prima che se ne accorga la luce piena della notte,
diventiamo lo stesso sentimento e la stessa materia,
sconcertati di segni e mancate comprensioni.
I santi e le madonne ci somigliano tutti
nei ricami di pietra o sulla roccia nuda,
nel silenzio dei millenni e nel ricordo del mare.
Non siamo poi così distanti; attimi di memoria abbandonata.
Sensazioni acquee confondono e pervadono
vie vuote di vecchi paesi e calli affollate d’estranei.
Sassi di sud che si sgretola e pietra d’Istria nello stesso fotogramma.

E in mezzo una storia, che racchiude entrambi.

*Angela Greco, inedito, novembre 2019