due poesie di Romeo Raja

Vladimir-Pajevic-

 

Dentro un giardino

_____________________________________________________

E non ci rimane che la follia
la follia di credere di non essere
qui
altrove
comunque
se non dentro le nostre parole
in un mondo che crede
la follia tutto quello che è fuori

______________________________________________________

 

 

* * *

 

 

misericordio.

_______________________________________________________

C’è uno sguardo dove finisco i respiri

che respira

riassunto di mille parole

che ora non ne ha una

le lascia dire a te

rovistando fra quelle che sai

per non pronunciare quelle che devi.

_________________________________________________________

 

 

(Romeo Raja)

 

* * *

[nota: le due poesie si riferiscono al marzo 2009, la prima, e al settembre 2013, la seconda, e sono state volutamente riportate tal quali come compaiono tra le note scritte dallo stesso autore sul profilo di un social network]

Parallelogramo di Romeo Raja

Don Chisciotte - di Piero Guccione
Don Chisciotte opera di Piero Guccione

.

il cielo ora è sereno ma  non sono il cielo

o forse  non questo.

Quello nuvoloso e incerto d’acqua e colore

a cui devi uno sguardo più severo

-Guarda di là è tutto nero

ma forse arriverà un soffio di vento.

Capovolgilo un giorno che c’è nebbia

prova a camminarci dentro

dove non vedi

prova a rimanere in piedi.

– Guarda, non si vede niente.

Guarda

non si vede niente.

__________________________________________

[Romeo Raja]

Niente di Romeo Raja

Giuseppe Panza di Biumo. Opera di Arte minimal della Collezione Panza dal Guggenheim Museum di New York

.

Sguardi al posto della voce

e una mano sola

aperta

magari un cane per intenerire

un pasto solo, uguale

al cane 

noi fermi, quando ci siamo fermati

per il cane.

Hai un cane?

Non ci verrà a prendere nessuno

niente muri treni guerre

tranne quella che non abbiamo combattuto

quella che non sapevamo guerra. 

Come si chiama?

 *

[Romeo Raja]

Due domande a sei poeti contemporanei di A.Greco

joan-miro-the-garden
Joan Mirò – The garden

Due domande per cercare di far emergere, per quanto possibile in poco spazio, almeno un’idea sul rapporto tra l’attualità e la Poesia contemporanea, rivolte a sei Amici e Poeti, tre donne e tre uomini (anche se erano davvero tanti coloro che avrei voluto interpellare). La disponibilità alla risposta \ parola, accogliendo uno spazio minimo, come quello che Il sasso nello stagno offre, ha rivelato quanto ancora oggi sia tenace la volontà di far conoscere qualcosa, la Poesia appunto, che ha radici profonde, in cui si crede e ritenuta capace ancora di dire la sua. E in un Mondo, come quello che ci ospita, con i suoi prezzi troppo cari da pagare in termini di umanità e autenticità dell’Essere, credo che ascoltare le voci, differenti e comuni, di chi non teme di essere un Poeta – o Autore, come una delle amiche che ha collaborato si definisce – sia ancora fortemente necessario per la crescita personale di ciascuno. Il grazie, quindi, agli Autori, parlando anche a nome dei Lettori, è corale e di cuore!

[n.b. gli Autori sono stati riportati con le loro stesse parole e in ordine di generazione poetica d’appartenenza, dalla più recente (anagraficamente fine anni ’70) alla più distante (anagraficamente metà anni ’50)]

 *

♦ Che ruolo ha oggi, se ancora un ruolo possiede, la Poesia in una società come quella di cui facciamo parte?

 Federica Sabbatini: “A mio avviso, parlando della mia in particolare, la poesia è forse una delle arti più libere: è nudità senza pudore, è esigenza di dire, bisogno di un qualcosa di parallelo. Essa, in una società come la nostra, ha l’incombenza di risvegliare gli animi assopiti di chi ha smesso di sognare o di credere in una vita propria o, ancora, nell’importanza di raccontare e raccontarsi in maniera differente, affinché in tanti possano ritrovarsi nei versi di chi ha avuto il coraggio o la capacità di delineare confini differenti. Il suo ruolo è di dirompere e forse, appunto per questo, i poeti spesso vengono incarcerati in stanze tutte per loro e per pochi altri. Non penso, però, che la poesia abbia un ruolo designato, la poesia è tale in se stessa; è furore e incanto nel momento in cui si mostra e ognuno di noi può trarre da lei sole o nuvole, amore o eros, animi e stagioni e con tutto ciò tessere la tela da cui ricavare mantelli dorati e sentirsi con essi capaci di attraversare i sentieri della vita.”

 Antonella Taravella: “La mia Generazione Poetica è forse quella troppo giovane, ma non perché ritengo che chiunque sia inesperto o forse troppo ego-centrico, ma perché ho avuto modo di vedere e leggere di certi “giovani” che hanno rinnegato o denigrato il passato poetico letterario e so che è sbagliato e decisamente grave.
Il nostro passato è il nostro pedigree.

I social Network hanno invaso la vita di tutti noi, siamo telematici-dipendenti, crediamo che un “Like” sia quasi importante come un commento dei vecchi tempi e la poesia oggi si sta sporcando di questo, perdendo la sua purezza man mano che si va avanti.
E perdendosi rischia di giorno in giorno di perdere la sua importanza nella società, arrivando ad essere “un tutto compreso”, un qualcosa che ormai è scontato.”

 Giuseppe Barreca: “Non so che “ruolo” possieda la poesia; diciamo nessuno, ma in senso positivo, perché la poesia non dovrebbe servire a niente, né essere funzione di qualcosa. Ci sono le eccezioni, certo: la poesia civile, la poesia di protesta. Altrimenti diventa lirismo o ermetismo fine a se stesso. Però è inevitabile che il poeta sia un inattuale: sia perché vive fuori dal tempo, trattando una materia che è eterna, sia perché, se scrive, in genere possiede una sensibilità diversa da quella usuale, da quella in voga nella società. Diciamo che il poeta dovrebbe seminare dubbi, mettere in discussione idee ossificate, sclerotizzate, mai consolare, né sbandierare verità, certezze, valori morali definitivi. Pensiamo a Montale prima della guerra: gli Ossi di seppia in apparenza non servono a nulla e, invece, illuminano sulla condizione umana più di tanti libri di filosofia.”

 Romeo Raja: “Ha un ruolo determinante, ma molto circoscritto. Provo a spiegarmi. La poesia potrebbe essere uno spunto, persino parlando di matematica e di economia; sollievo, come potrebbe essere vedere un bel film o leggere un buon libro; sfogo, come fumare una sigaretta o bere un buon bicchiere; paradossalmente una società che imbruttisce parallelamente si crea angoli di momentaneo estraniarsi da lei, qui la poesia ha sbagliato e sbaglia, diventando un brutto film e un bicchiere di dozzinale qualità che non si distingue dal resto ch’è sempre più apparire, piuttosto che essere. Se ne scrive sempre di più rispetto a quanta se ne legge, non se ne gode. In linea con l’egoismo imperante segno caratteristico di questa società insieme all’appiattimento delle idee e del pensiero. Nemmeno io che lo scrivo infondo ci credo; ma in un mondo che chiederebbe più poesia, c’è una poesia che non sta rispondendo e si confonde con tutto il resto, credendosi isola felice e distaccata, da qui questo ruolo che già dalla domanda, si chiede se ci sia ancora.”

 Cettina Lascia Cirinnà: “Nell’anno 2006 mi sono avvicinata alla Poesia in modo del tutto casuale: spinta da emozioni represse a lungo, risucchiata da ritmi intensi di vita quotidiana e esclusivamente dedicati al mondo che mi circondava che avevano relegato me stessa ed il mio intimo sentire all’ultimo posto di un ordine alquanto disordinato. In modo consapevole sono ritornata all’amore per la letteratura – inclinazione naturale della mia Anima…- virando sulla scelta di rileggere i poeti del passato e di iniziare a scoprire il mondo, per me nuovo, della poesia contemporanea dei poeti affermati, eletti così dalla critica letteraria, ma soprattutto dei poeti emergenti da scoprire sul web, senza rinunciare ad avere tra le mani le loro opere cartacee…

Per esperienza personale le letture poetiche mi hanno restituito un mondo meditativo, che già possedevo inconsciamente, e mi hanno regalato l’appagamento spirituale, che da tempo ricercavo, come donna-persona libera di esprimersi senza paura di essere giudicata emotiva e fragile, nell’assoluta certezza che proprio da questa necessaria condizione si arrivi a creare un mondo parallelo a fianco della triste realtà e a far emergere le esperienze di vita vissuta o, più semplicemente, a osservare il mondo che ci circonda con la lente speciale propria del linguaggio poetico.

Nella società di oggi l’uomo comune è disarmato e solo d’avanti alle nefandezze che sono sotto gli occhi di tutti perpetrati ai danni degli ultimi, vittime di scelleratezze imposte dai “Potenti della terra”; una società individualistica, che non tollera chi rimane indietro rispetto – all’uomo tipo – realizzato sia economicamente che sentimentalmente. A parer mio tutto questo malessere porta di conseguenza a rifugiarsi e a scoprire il sé più profondo, a far emergere frammenti dell’essere inconscio, a dare una collocazione al dolore e alle miserie dell’Umanità e solo la poesia può sublimare e restituire dignità. Quindi, la Poesia oggi più di ieri può aiutare a curare l’Anima, soprattutto, se non rimane nell’ambito accademico e viene divulgata sul web così da essere cibo per la mente, che in tal modo raggiunge il benessere spirituale – senza il quale l’uomo di oggi diventa vulnerabile – in modo da sconfiggere la solitudine  alleata di forme depressive gravi e sempre più frequenti intorno a noi.”

 Sebastiano A.Patanè: “Ripensando agli anni passati, in modo particolare i ’60 – ’70, trovo ovvio il mio risentimento e la nostalgia. Quando leggere Pasolini indicava una posizione politica ben definita (parlo di giovani tra i 20 e i 35 anni) e citare Nietzsche o Marx esprimeva ribellione e desiderio di cambiamento, allora si poteva parlare di ruolo della poesia nella società, un ruolo che non si dissolveva con un attuale telematico “mi piace” ma con una lotta esplicita che imprimeva direzioni. Non si possono dimenticare i grandi poeti che hanno acceso gli animi fino alla rivolta contro il potere in Ungheria o in Cecoslovacchia, ma anche a Cuba ed in Unione Sovietica (con risultati differenti che portarono ai gulag o all’esilio i “dissidenti”), voci di poeti che non si fermavano e di cui la storia ci mostra il riscontro. Certo, parlo di poesia di impegno sociale che, però, nulla toglie alla poesia d’amore alla quale, da sempre è stato dato l’attributo di “opera minore”.
Oggi è perfettamente al contrario: le “opere maggiori” rimangono, per lo più, voci inascoltate e si dà libero sfogo ai sentimenti individuali, colmi di io e di tu, che fanno di una poesia uno sfogo personale fine a se stesso. Il mondo cambia e noi con esso e cercare di resistere è inopportuno, perché ci mostrerebbe anacronistici, ma almeno, cerchiamo di non allontanarci troppo!”

*

♦ Che sensazione percepite intorno a voi, quando parlate di Poesia, ovvero, le persone come accolgono il fatto di trovarsi accanto (non scelto a caso il mio dire “accanto”) un Poeta?

 Federica Sabbatini: “Ho iniziato a condividere i miei versi un paio di anni fa e anche con molto pudore. Nel mio paese in pochissimi sanno che scrivo e non mi vedono come un poeta, ma come la donna che sono (e anche per quella che non sono). Anch’ io, adesso che in tanti mi risolvono come “poetessa”, stento a riconoscermi in questa veste. Non dico che mi nascondo o che mi sono nascosta, ma non ho mai ostentato la mia parola e molto difficilmente trovo l’occasione per parlarne. C’è diffidenza nei confronti della poesia, quasi un disconoscimento, come se spaventasse, come se fosse opera di un folle. I versi traducono la vita vera e questo fa paura.”

 Antonella Taravella: “Premetto che mi sono sempre definita autrice, il poeta è altro.
Credo che dipenda molto da cosa pensa quella determinata persona della letteratura; c’è sicuramente un interesse molto alto, ma più che altro, dandovi testimonianza di ciò che ho vissuto, la prima cosa che ti chiedono è: “Ma ci guadagni?”
Ecco che alla fine tutto arriva lì, che la poesia non è più vista come insegnamento, ma come fonte di guadagno e il più delle volte, non abbastanza interessante.”

 Giuseppe Barreca: “In genere uno che scrive fa “colpo”, perché la scrittura è un’attività rara e difficile; e le persone che non lo fanno esprimono spesso un’istintiva e immotivata ammirazione. Ma quanto è autentica e meditata? Altre volte, chi scrive può apparire un perditempo, una persona intenta a inseguire farfalle e aliena dalla realtà. Quando invece ci si trova accanto a chi scrive cambia tutto; diciamo che dal punto di vista ideale ci dovrebbe essere uno scambio proficuo, una collaborazione, sia nella critica che nell’apprezzamento. A volte, però, prevalgono invidia spirito competitivo. Dunque, meglio non rischiare…”

 Romeo Raja: “Parzialmente credo di avere già risposto; la sensazione è che si aspettino qualche cosa di diverso da tutto quello che sanno, ma contemporaneamente è una sensazione di estrema povertà riguardo alla poesia, legata ancora a stereotipi e pregiudizi vecchi che, comunque non sanno, ma che hanno imparato ad accettare come tali. La sensazione è che bisogna ricostruire il punto di partenza prima di partire, ricominciare dalle basi e farsi amare prima di volere essere amati. Ricreare una cultura della poesia per interpretare il bisogno che se ne ha e lasciare che sia questo bisogno, bello o brutto indipendentemente da quello che pensiamo, a chiedere come sia.”

 Cettina Lascia Cirinnà: “Quando la produzione dei miei pensieri è diventata copiosa, poiché fin dal primo momento ho voluto condividere con altri questo cambiamento epocale per la mia persona, ho constatato in primo luogo nell’ambito della mia famiglia un atteggiamento di meraviglia, come dinanzi la visione di un alieno; ho lottato e ribadito la mia volontà di perseguire questo percorso salvifico e finalmente ho visto assuefazione…ma al contempo ho capito che la lettura poetica non si può imporre e chi ci circonda può o no accettare un suggerimento di riflessione poetica sulla visione della vita. Pian piano sono riuscita a creare un piccolo seguito di persone che accettano di parlare di poesia e cioè di sentimenti e non confondere la vicinanza al mondo della poesia come fragilità o addirittura con un mondo di fantasia sterile fine a se stesso. Infine, una nota positiva: con il sostegno di un’associazione nella città dove vivo sono  riuscita a proporre un concorso di poesia per bambini e spargere così semi di poesia, che germogliano ogni anno con l’intento di educare e di far emergere la bellezza nascosta in ogni piccolo essere umano che diventerà l’uomo del futuro; quest’anno è stata bandita la terza edizione e ne sono particolarmente felice.

Non voglio dimenticare, però, l’importanza e il ruolo della poesia di denuncia praticato da molti poeti contemporanei.”

 Sebastiano A.Patanè: “E’ l’amara sensazione tipica dell’incompreso, dell’utopico o, peggio, dell’allucinato che crede ancora in un mondo perfetto. Bisogna stare attenti con chi ed in che luoghi parlare di poesia, si rischia davvero di annoiare o, in estremo, di scatenare ilarità eccessiva. Penso che ci stanno costringendo ad una sorta di settarismo e solo di notte e in rarissime occasioni, in tivù si parla di poesia. Non mi pare la direzione ottimale per esercitare questa nostra passione. Per contro, però, spesso, sento un atteggiamento di “privilegio” in quelle persone che ci stanno “accanto” ma, a mio parere è a “tempo troppo determinato”: la preferenza va indiscutibilmente ai discotechisti o ai monologisti barzellettieri.”

* * *

Quel che emerge e a me personalmente suscita particolare interesse, oltre il ruolo che la Poesia svolge “dentro e fuori” ciascuno, è che la figura del Poeta sia vista, meglio osservata, come un qualcosa di surreale, un essere visionario estraneo alla realtà, anacronistico, se non quando quasi inutile, venuto fuori da reminiscenze scolastiche e fantastiche e, pare, abbastanza fuoriluogo nei contesti che ci hanno abituato a vivere…Una piccola parentesi, la mia, innestata sul ruolo che in epoche passate hanno avuto la Poesia e il Poeta: dall’antica Grecia ai giorni nostri hanno perso via via il senso di sacralità innanzitutto, e poi anche quel fondamentale ruolo di “mediazione” tra il Mondo e l’Uomo. Il Poeta capace di “vedere per primo” la realtà e la direzione che questa assume e dirne, perché si possa provvedere a riguardo sembra non avere più senso, anche supportato dall’inflazione telematica-terapeutica che troppo spesso sminuisce la qualità di pochi che si ritrovano invischiati in una massa amorfa e priva finanche della conoscenza primaria della stessa materia poetica (non dimentichiamo che Poesia è prima di tutto lettura, ma anche studio e non solo tramonti, cuori e stereotipi n.d.r.). Ho troppo spesso io stessa, la sensazione di sentirmi novella Cassandra nel remare con la mia voce contro un mare d’affanni – Shakespeare mi consentirà ancora di trarre insegnamento dal suo principe di Danimarca – semplicemente mettendo a nudo (perché la Poesia svela e rivela e teniamo a mente che è soprattutto coraggio di dire) le essenzialità, quelle poche e vere cose, che alla fine risultano tanto necessarie proprio per sopravvivere in primis a se stessi…Davvero vogliono farci credere che i Poeti sono solo voce nei deserti? Piuttosto non è che questo Essere Umano troppo umano e finanche dimentico della sua umanità non è  più capace di distinguersi dal deserto che gli viene imposto di diventare, ché si vorrebbero donne e uomini aridi soltanto per obnubilare una volontà di protesta contro il senso di rotazione attuale in cui ci fanno vorticare? “Ai posteri l’ardua sentenza” disse qualcuno…(Angela Greco)

*

solo un attimo…nei versi degli Autori de Il sasso nello stagno

lucio_fontana_concetto_spaziale_attese_
“Lucio Fontana “Concetto Spaziale” ATTESE. La rettorica domina ancora nelle arti (sul retro)”

 

lascia che si perda

lascia che si perda
l’attimo che non passa non ha futuro
ho perso la foto del tempo con l’anello al dito
di chi era la mano
questo vorrei sapere
quella superficie che combaciava
piana
ma in abissi di righe
il corallo è smarrito
e le chiglie non lasciano altri segni
che di sabbie svanite
mi incanto al torcersi dei cordami
una barca di paure scivola
dalla sua stessa orma
via dalla riva
sul punto di spezzarsi
come che sia
e s’affina il palato all’amo
dove la grotta urla
e tutto
schiuma.

E non si nasconde un attimo.

.

[Cataldo A.Amoruso – Sassi di Krimisa]

 

* * * * *

(attimi)

cade fitta la pioggia

 

s

  c

   e

    n

     d

       e

 

da un cielo aspro

di promesse terrene

e martella l’Anima

 

sui vetri appannati d’amore

il cuore riposa stanco

 

si attarda una carezza

tra le pieghe del cuscino

insiste il ricordo

sfiora di pace la mente

 

pochi attimi

 

e tutto svanisce

evapora nell’amore

l’Anima

.

[Cettina Lascia Cirinnà – Sassi di Noto]

 

* * * * *

così.

_______________________________________________

C’è un attimo sempre

dove tutto si rovescia e capovolge.

Sembra strano, sembra niente

un’idea forse, forse solo.

Una parola.

E più sei solo e più quell’attimo 

è tutto il  giorno intero.

La musica conosce il tempo più degli orologi

“io certe volte esco, senza fare casino, in silenzio, aspetto, non so cosa ma aspetto.”

________________________________________________

.

[Romeo Raja – Sassi di-Erre]

* * * * *

troppopoco (versi di Romeo Raja)

Keith Haring

___________________________________________________

Hai detto: Poesia

e prima ancora: Amore

magari : Pace

           : Solidarietà

          : Rivoluzione.

Hai paura che non si riconoscano senza un nome

le cose a cui hai dato un nome.

 

lo stupore di un bambino al passaggio di un signore che lasciò un sorriso e una carezza

in silenzio.

___________________________________________________

*

[Romeo Raja]

per il primo compleanno de Il sasso nello stagno (versi di Romeo Raja)

scambio, elaborazione fotografica di AnGre

_________________________________

Guarda vedi, questo è il destino

una liturgia che non puoi conoscere

tuoi solo i passi che hai fatto

le cose che hai detto

di un attimo solo, questo, quello che sei.

Sai, sono pochi i binari che sanno

partenze e arrivi si mischiano

nei ricordi spesso solo le stazioni rimangono

l’umanità è un luogo che contiene.

__________________________________

*

[Mi siedo qui di Romeo Raja;

immagine: “Scambio” – elaborazione grafica di AnGre]

punta fine (Romeo Raja)

[dal web]

_________________________________________

Ricordati una penna e dei fogli

per il tempo che non passerà mai

per la solitudine che letta ad alta voce

sembra di meno

e perchè tanto, quel posto in valigia

non pesa.

Non importa, anche se fosse un dolore

ti servirà ricordare

che la vita non è solo questa.

__________________________________________

Cinque (Romeo Raja)

Luca Crocicchi

_________________________________________________

Oggi.

  Anche oggi ho ucciso un sogno.

  Quando uccidi un sogno non ti vuoi bene

  o forse te ne vuoi troppo

  dopo un minuto capisci che non c’è differenza

  ma è passato quel minuto

  di una carezza che ha lasciato cinque dita.

  Aspetti che i segni passino

 oppure una sciarpa se è freddo. 

 

_________________________________________________

invito alla lettura -Poesia: Romeo Raja, tre inediti- un articolo di Daìta Martinez

libro-aperto*

http://larosainpiu.wordpress.com/2013/01/21/poesia-romeo-raja-tre-inediti/

Un particolare ringraziamento a Daìta Martinez per aver <<detto>> sul blog “larosainpiù” di Romeo Raja…vero fino in fondo (clicca sul link per accedervi).

Complimenti di cuore da tutti noi de Il Sasso nello stagno e…scusate, se altre parole non servono per dire di alcune Persone!

Buona Lettura!

*