Omaggio al Salento: saperi e parole tra i vicoli di Matino (LE)

Domenica 11 agosto c.m. l’ass. La Scatola di Latta ha organizzato un prezioso “Mercatino dei saperi e delle parole in un vicolo d’arte” a Matino, un piccolo borgo nel cuore del Salento, in provincia di Lecce (Puglia). “Omaggio al Salento in tre atti” è il contributo, scelto tra gli inediti della mia produzione dell’ultimo anno, che leggerò in compagnia di tanti altri amici, tra i quali ringrazio Agata De Nuccio per l’invito. Se passate da quelle parti siete tutti invitati! [AnGre]

Omaggio al Salento in tre atti di Angela Greco

I atto
La sera salentina è un arco e una diagonale
tra due mete da stabilire, chianche diseguali
che pavimentano il richiamo verde dei tuoi occhi;
un gatto pigro sulle scale che giallo e nero
guarda prima di confondersi col disco notturno.
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La sera salentina è una scala da percorrere
tra l’ombra e il bianco, poco prima del letto,
senza conoscere l’esito del vicolo che svela
una corte intagliata e una chiave lasciata
all’esterno, nella lingua dei padri.
.
L’ultima quercia guarda dall’alto del muretto
secco d’acqua e di paesani, nella controra che
affina le dita sugli strumenti per la notte appena
iniziata. Si balla nella sera salentina, si scaccia
la malattia e ci si libera prima che sia troppo tardi.
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.
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II atto
Ognuno offre il suo tempo e la parola diventa
il ritmo dove incontrarsi, tra l’angolo della piazza
e le sedie allineate dalla curiosità di rugosi uomini
increduli ‘ca li fimmine’ possano aver perso il velo
e sole aggirarsi oggi per tortuose stradine.
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La sera salentina aspetta la prima alba, a pochi passi
dalle case che non dormono, dal cuscino sudato
e dal tuo volto che sente addosso queste parole
e dimentica i chilometri, appena dopo quella svolta
e il grande arco col cuore di pietra nello stemma.
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La sera salentina ha luminarie che pazientano in piazza
in attesa del santo e dita di danzatori frementi sui telefoni,
vegliando un tempo mai andato via e mentre il caldo
e l’afa fanno azzuffare pensieri e silenzi, i piedi
sanno queste strade e la costrizione delle scarpe.
.
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III atto
Dal piccolo balcone sfacciata la pianta fiorita di capperi
striscia su tre gradini lasciati al caso; il cane scodinzola
e il sole nascosto tra i pomodori matura sulle guance
sfrenate. Il tuo bacio è una fetta d’anguria che toglie
sete e sonno, qui, tra camion carichi e campi assolati.
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L’ulivo zittisce e attende il giorno buono; la spiaggia ad est
è un atto di resistenza in questo sud che vuole cogliere vita
a piene mani, acino dopo acino, tra filari d’incomprensioni
e verderame. Poi sarà ancora festa e pietra da scavare,
per raccontare questi intagli ricavati per sottrazione.
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La sera salentina sono queste mani, che fermano l’attimo
e faticano senza sosta; dita intrecciate ai fili di un ragno
che ride guardando dove siamo finiti. Pagina dopo pagina
finisce anche la terra, a sud, col cappello in mano, tra santi
e madonne che ingoiano acque e restituiscono stupore.
.
La sera salentina ha sguardo lucido: «Torna e abitami,
non lasciarmi solo paese d’agosto; la città, lo sai, ha
spazi grandi che perdono la misura del gesto, dell’occhio
e del respiro; c’è qualcosa che non si può spiegare, ma
solo vivere, qui, tra monaci volanti e capre segnate».
.
***
(immagini: in apertura R.Magritte, Paese dei miracoli, 1964; in chiusura, Faro di Punta Palascia, Capo d’Otranto)

L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste* – In Salento, bloccate le strade per il trasporto di talpa meccanica

Di notte, nel Salento, la Democrazia va a p*** e tramite ordinanza prefettizia inviata con PEC alle ore 23 (!!) si bloccano le strade e si militarizzano come in guerra i territori per permettere ad “un’opera e un’azienda privata su cui ci sono indagini in corso da parte della magistratura penale per possibili violazioni di legge” di continuare a fare i propri comodi. In Salento, si, quello delle vostre agognate vacanze, SU UNA DELLE PIU’ BELLE TERRE DI ITALIA approda “la talpa meccanica lunga 18 metri e pesante 74 tonnellate, che servirà a scavare il tunnel d’approdo del gasdotto Tap. Il tunnel sarà lungo 1,6 chilometri: 800 metri sottoterra e 800 metri in mare, al largo della costa di San Foca. Secondo una stima prudenziale di Tap, le trivellazioni dovrebbero durare 120 giorni.” In chiusura, i due articoli completi tratti da La Gazzetta del Mezzogiorno e Corriere Salentino.

*

«Un dispiegamento di polizia paragonabile a quello che fronteggiava i gilet gialli francesi. Non si può comprendere e tollerare una sospensione della libertà e della Costituzione come quella che abbiamo subito. Lo Stato italiano sta difendendo un’opera e un’azienda privata su cui ci sono indagini in corso da parte della magistratura penale per possibili violazioni di legge». E’ il commento postato su Facebook del sindaco di Melendugno, Marco Potì, sull’arrivo in Salento della talpa che scaverà il tunnel del gasdotto Tap.
Potì ha anche fatto sapere che l’ordinanza prefettizia che ha disposto la chiusura al traffico di alcune strade per consentire il passaggio del macchinario, è stata notificata al Comune per Pec, alle 23 di ieri, quando gli uffici erano «abbondantemente chiusi».

Sono iniziate questa mattina nel cantiere di San Basilio a Melendugno (Salento) le operazioni di assemblaggio delle sei sezioni, di tre metri ciascuna, della ‘Tunnel Boring Machinè, cioè la talpa meccanica lunga 18 metri e pesante 74 tonnellate, che servirà a scavare il tunnel d’approdo del gasdotto Tap. Il tunnel sarà lungo 1,6 chilometri: 800 metri sottoterra e 800 metri in mare, al largo della costa di San Foca. Secondo una stima prudenziale di Tap, le trivellazioni dovrebbero durare 120 giorni.
Al momento sono tre i cantieri dove sono in corso lavori: a San Basilio, a Masseria del Capitano dove si procede con le attività propedeutiche alla realizzazione del terminale di ricezione (Prt), e a un nuovo cluster vicino, lungo il tracciato di otto chilometri, tra San Basilio e Masseria del Capitano, in cui verrà posata la condotta di Tap a terra.
In merito alle eccezionali misure adottate per il trasporto della talpa nel cantiere, Tap precisa che «è avvenuto in orario notturno per ridurre al minimo il disturbo all’ordinario traffico veicolare lungo le strade interessate»

STRADE BLOCCATE NELLA NOTTE – Un dispiegamento straordinario di forze di polizia ha scortato nella notte l’arrivo a Melendugno della talpa meccanica che sarà utilizzata per scavare il tunnel del gasdotto Tap che sfocerà a circa 900 metri dalla linea di battigia nelle acque di San Foca, in località San Basilio. Per permettere il trasporto eccezionale del mezzo meccanico dal peso di 75 tonnellate, la Prefettura di Lecce ha emesso un’ordinanza lampo vietando il transito e l’accesso a veicoli e persone, eccetto i proprietari frontisti, dalle 23 di ieri sera alle 5 di stamane sulla tangenziale est di Lecce, sulla litoranea che collega Lecce a San Foca e sulle strade provinciali di Vernole e Melendugno che conducono al cantiere Tap di San Basilio. Decine di attivisti No Tap sono stati bloccati agli incroci ma al di là delle proteste verbali non si sono registrati incidenti.

Sorgente: Tap, bloccate le strade per il trasporto di talpa meccanica

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MELENDUGNO – È notte, ma non tutti dormono nei luoghi dove passa Tap: gli attivisti segnalano un’imponente operazione notturna e il sindaco s’indigna. Arriva il grande tubo. “Scene incredibili in questi minuti a Melendugno e Vernole – spiega Marco Potì –  Numerosissimi agenti e forze di polizia che presidiano tutte le strade che intersecano con la provinciale che da Lecce va fino al cantiere di San Basilio a San Foca, in tenuta antisommossa”.

Un’ordinanza prefettizia di blocco della circolazione notificata per PEC al Comune alle ore 23:00 (ad uffici abbondantemente chiusi!), che va dalle ore 23:00 del 9 gennaio alle ore 5:00 del 10 gennaio; il tutto per permettere il trasporto eccezionale della talpa di Tap, che dovrà trivellare sotto la spiaggia di San Foca. Dall’altra parte delle strade ci sono pochi cittadini che protestano e, per caso, pericolosi facinorosi? C’è un dispiegamento di polizia paragonabile a quello che fronteggia i gilet gialli francesi. No: da una parte c’è un tranquillo paese militarizzato, bloccato e offeso e dall’altra parte c’è lo Stato italiano, che difende un’opera e un’azienda privata su cui ci sono indagini in corso da parte della magistratura penale per possibili violazioni di legge.
Non si può comprendere e tollerare una sospensione della libertà di circolazione e della costituzione in questa parte di Italia. Il Salento e Melendugno hanno una dignità. RISPETTATECI!

Fonte: Corriere salentino

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*”L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste” è tratto da Viva l’Italia di Francesco De Gregori.

#NoTap #stopalleopereinutili #dal2020ilfossileseitu

Tutto il paese vuole far sapere che vive ancora

Un bisbigliare fitto, di mille voci,
s’ode lontano dai vicini cortili:
tutto il paese vuole far sapere
che vive ancora

(Vittorio Bodini)

Grazie per la sensibilità. Dovere delle Arti è anche quello di salvare la Terra e l’Uomo. Informatevi e per cortesia condividete. Tanti, troppi cittadini italiani NON sanno cosa sta succedendo in quella che per altri motivi rivendicano come casa propria…Qui nel Salento lo Stato ha autorizzato una multinazionale a rubare terra e libertà. Nessuno è escluso. Salento siamo tutti quelli che credono in qualcosa di più per il proprio domani e per il domani dei propri figli. Informatevi! Girare la testa non salverà nessuno.

Portiamo subito all’attenzione il fatto più inquietante e che da solo basterebbe a fare indignare e quindi reagire chiunque abbia una memoria storica e, magari, anche quel qualcos’altro ormai del tutto assente in una umanità che è stata addomesticata al male, abituata-avvelenata a piccole dose continue e, così sedata, resa schiava, tanto da reputare ormai normale quello che normale non è: 2 KM DI MURO E FILO SPINATO, IN ITALIA, PUGLIA, SALENTO, NON ALTROVE, “in questa fetta del territorio salentino sottratta alla sovranità popolare, finanche al libero esercizio del diritto di cronaca dei giornalisti, e trasformata in territorio dell’ Azerbaigian, sotto protettorato svizzero, vigilato dalle Forze dell’ Ordine dello Stato italiano.” (http://www.leccecronaca.it/index.php/2017/11/20/il-muro-di-melendugno-una-vergogna-mondiale/)

Poi, per evitare di urlare davanti a ciò, raccolgo la razionalità e traggo solo qualche rigo dal web: tra giugno, luglio e agosto 2017 gli stabilimenti balneari hanno registrato una crescita del 16% rispetto al 2016 (fonte: CNA Balneatori), un incremento dei turisti stranieri del 5% sullo stesso periodo dell’anno scorso e un aumento generalizzato in tutte le regioni costiere, con il primato all’Emilia Romagna (+25%) seguita da Puglia (+23%) e Sicilia (+22%). Come dire che all’Italia NON conviene per nessuna ragione deturpare il proprio patrimonio ambientale. E, invece, IN PUGLIA che succede?

Angela Greco AnGre – #noTAP 

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dall’editoriale di Bill McKibben: Gli europei, giustamente, prendono in giro il Presidente Trump, perché nega il cambiamento climatico. E tuttavia si stanno attivando per costruire uno dei più grandi gasdotti nel mondo – le somme di denaro che vogliono investire in questo progetto sarebbero giustificate solo se TAP fosse operativo per interi decenni. Fondamentalmente, l’Europa e i governi nazionali che sono coinvolti stanno dicendo che “nel 2017 ci aspettiamo che l’Europa sia ancora dipendente dai combustibili fossili.”

Stanno dicendo questo proprio nel momento in cui sta diventando chiaro quanto terribili possono essere gli effetti del cambiamento climatico. Siamo alla fine dei tre anni più caldi mai registrati sul nostro pianeta, e l’Europa stessa ne ha visto gli effetti: incendi boschivi di vasta portata sono ormai un avvenimento regolare, e sono causati dagli stessi episodi di siccità che hanno trasformato alcune delle valli più fertili del pianeta in deserti temporanei. Poi, quando il clima si ribella, lo fa nel peggiore dei modi.

Nel frattempo, TAP arriva proprio nel momento in cui il costo delle energie rinnovabili sta crollando. Qualunque prospetto giustificasse la costruzione del gasdotto qualche anno fa oggi è sicuramente datato: ogni tre mesi il costo dell’energia solare ed eolica si abbassa. E tra cinquant’anni? L’Europa starà ancora pagando un gasdotto che non servirà a nulla, se non come reperto museale di una tecnologia arcaica. Questo era lo scopo preciso della Conferenza di Parigi sul clima: dovevamo smettere di costruire nuove infrastrutture per i combustibili fossili, e abbandonare progressivamente la dipendenza dal gas e dal petrolio che avevamo già estratto.

(http://www.recommon.org/ferma-gasdotto-tap-bill-mckibben/)

Il Prefetto limita la libertà di circolazione a San Foca (Lecce) e assegna le aree adiacenti il cantiere “nella disponibilità delle forze di polizia”, mentre TAP distribuisce brioches e cappuccini al centro commerciale e diffonde un filmato in cui si vede la sede melendugnese fatta oggetto di scritte e lanci di uova. Ma tutto questo sembra non bastare a convincere la popolazione a desistere e rinunciare alla battaglia contro il gasdotto. Anzi, il fronte locale del NO appare ancora più determinato e compatto e riceve sponda anche dal resto dell’Europa.

“Non ci piegheremo davanti alla repressione messa in atto dallo Stato. Continueremo la nostra lotta, sempre più determinati, forti, convinti!”, scrive il movimento No TAP sulla sua pagina facebook.

(http://www.tagpress.it/ambiente/scatta-la-disobbedienza-no-tap-proteste-anche-in-europa-20171115)

in Salento barriere antisfondamento al posto dei muretti a secco – LECCE, Campagne di Melendugno blindate attorno al cantiere del gasdotto Tap, con barriere antisfondamento, recinzioni e cancelli tirati su in poche ore nelle proprietà private. Prende forma così la zona rossa attorno al gasdotto transadriatico proveniente dall’Azerbaijan, con 24 particelle di terreno (fuori dal tracciato del gasdotto) requisite. Al loro interno accesso e transito sono inibiti a chiunque (tranne i proprietari di case e terreni muniti di appositi permessi) e i giornalisti sono stati accompagnati sul cantiere dalla polizia per pochi minuti. Nell’area cuscinetto, voluta dal prefetto di Lecce Claudio Palomba, nessuno potrà entrare, almeno per un mese, al fine di evitare manifestazioni di protesta, presidi e contestazioni […] Diversi contadini hanno dovuto rinunciare alla raccolta delle olive, poiché l’ordinanza prevede che l’ingresso in area rossa avvenga solo singolarmente e dietro riconoscimento. Esclusi a priori i No Tap, che dopo otto mesi hanno dovuto abbandonare il presidio, compreso nella parte interdetta, ma cercano nuove forme per manifestare – insieme all’amministrazione comunale di Melendugno – la contrarietà all’opera. Per il sindaco Marco Potì, l’ordinanza del prefetto è “sovradimensionata” rispetto alle necessità di tutela del cantiere e “troppo oppressiva” delle libertà dei cittadini.

(http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/11/15/news/gasdotto_tap_in_salento_barriere_antisfondamento_al_posto_dei_muretti_a_secco_il_cantiere_e_una_trincea-181144814/)

Il maxi-progetto Tap, presentato ai cittadini italiani come una grande opera strategica per liberare l’Europa dalla dipendenza dal metano russo, rischia invece di passare alla storia come il gasdotto dei tre regimi. L’ESPRESSO documenta decine di connessioni societarie (aziende con gli stessi amministratori o azionisti) fra tre blocchi di potere politico-economico, che portano al presidente turco Erdogan, al dittatore azero Aliyev e agli oligarchi russi legati a Putin.

(http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/04/14/news/tap-il-gasdotto-dei-tre-regimi-erdogan-aliyev-amp-putin-spa-1.299622)

Tap, gli affari sporchi degli uomini del gasdotto – Il manager finito in mezzo a un caso di riciclaggio mafioso, l’azero con la società offshore svelata dai Panama papers, l’uomo d’affari scelto perché ha buoni agganci con la politica e il condannato per furto di libri antichi. Ritratto dei nomi più importanti legati alla maxi opera. Un intreccio di vicende pubbliche e segreti privati che rilancia quel groviglio di interrogativi che fanno da detonatore delle proteste esplose in Puglia: chi ha deciso l’attuale tracciato? È davvero necessario far passare miliardi di metri cubi di gas tra spiagge meravigliose e oliveti secolari, anziché dirottare i maxi-tubi in zone già industrializzate, che si potrebbero disinquinare con una minima parte dei fondi del Tap? Come mai i finanziamenti pubblici europei sono stati incamerati da una società-veicolo con azionisti svizzeri? Se è vero che il gasdotto è strategico per molti Stati sovrani, perché sono le aziende private a progettare dove, come e con chi costruire una grande opera tanto costosa e controversa?

*

Vittorio Bodini, versi da La luna dei Borboni e altre poesie (1945 – ’61) 

Cade a pezzi a quest’ora sulle terre del Sud
un tramonto da bestia macellata.
L’aria è piena di sangue,
e gli ulivi, e le foglie del tabacco,
e ancora non s’accende un lume.

Un bisbigliare fitto, di mille voci,
s’ode lontano dai vicini cortili:
tutto il paese vuole far sapere
che vive ancora
nell’ombra in cui rientra decapitato
un carrettiere dalle cave. Il buio,
com’è lungo nel Sud! Tardi s’accendono
le luci delle case e dei fanali.

Le bambine negli orti
ad ogni grido aggiungono una foglia
alla luna e al basilico

.

Flavio Almerighi, Luoghi in ombra

luoghi in ombra, sensazioni,
il cuore esce dal petto
va a viversi in pace
un’autobiografia languida
bocche di pesca dove fuggire,
restare indolente
fino alla morte solitaria del cacciatore

il desiderio più che tiepido
ondeggia tranquillo in mare,
dov’è libertà dov’è il caso
non a caso a Sud,
dove il mondo si apre
in due come una melagrana
e la luna è dello stesso colore

.

*

I cosiddetti “social”, la nuova società dalla quale nessuno vuole sentirsi escluso, non accetta di sporcarsi le mani con notizie come queste (verificatelo ad esempio mettendo in bacheca le condivisioni #noTAP: in pochi leggeranno, ancor meno condivideranno); le piattaforme devono essere il luogo del bello, del sorriso forzato e corretto, del buonismo, così da essere accettati in una cerchia e non sentirsi esclusi. INVECE RIAPPROPRIATEVI DEL SENSO CRITICO, APRITE GLI OCCHI, INFORMATEVI, SEMPRE!!

Vogliamo terminare questo articolo con un segno, la foto d’apertura: Leuca, Faro di Punta Palascia (dal web), il punto più a est d’Italia, il punto della prima alba di ogni nostro giorno…che sia di buon auspicio per una Nuova Alba del genere umano. Abbiamo volutamente omesso giudizi politici, ipocrisie buoniste, moralismi e questioni di etica, perché i fatti parlano da soli ed abbiamo evitato anche fotografie a forte impatto emotivo, perché non vogliamo sensazionalismi, ma condivisioni, conoscenza e presa di coscienza.

(by Il sasso nello stagno di AnGre)

due poesie di Antonio Sagredo: “Requiem per Carmelo Bene” e “regressione salentina”

carmelo
Carmelo Bene

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due poesie di Antonio Sagredo

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REQUIEM PER CARMELO BENE

(a C.B., in punto di morte,
ore 21,09 del 16 marzo 2002)

 

Mi nutrirono di lacrime i nitriti dopo il crepuscolo
quando l’Immortalità si fermò alla stazione del Nulla,
nella notte che una maschera e la gloria uscirono di senno
si mutò in rantolo di carne, come il Verbo, il tuo sguardo.
 .
Fu l’abbecedario di una malattia moresca
a tradurre la lucciola libertina in notte eretica,
i nerastri cantici dei tuoi occhi in raccapricci di cera,
il pianto equino di un bambino nella cripta.
 .
Smoccola il cielo, ossa!
 .
Ti sei bardato della Grazia del vischio,
come pelle di Magenta è la tua Voce.
La gorgiera del tempo si sfarina…
Nei padiglioni il tuo furore tracima cenere,
come se la morte fosse altrove…
dove i dèmoni hanno smarrito l’anima!
dove gli dei hanno ceduto il corpo!
.

Vermicino,  19 marzo 2002

67
Vittorio Bodini

 

con un gelato di corvi in mano
a vittorio, a carmelo e a me stesso

 

REGRESSIONE SALENTINA

Con un gelato  di corvi in mano
torchiavo con le dita il grumo dolciastro di un mosto,
sul capo mi ronzava una corona di gerani spennacchiati.
Crollavano lacrime di cartapesta dai balconi-cipolle,
giù, come vischiosi incensi.
.
Squamata da luci antelucane l’ombra asfittica
piombata come una bara, scantonava
per la città falsa e cortese su  un carro funebre.
 .
Nella calura la nera lingua colava gelida pece!
 .
Schioccavano i nastri viola un grecoro di squillanti:  EHI! EHI!
come un applauso spagnolo!
 .
Ma dai padiglioni tracimava il tuo pus epatico, bavoso…
risonava un  verde rossastro strisciante di ramarro,
le bende, come banderuole scosse dal favonio, tra quei letti infetti…
 .
e brillava… l’afa!
 .
Scampanava al capezzale delle mie Legioni
quel  verbo cristiano e scellerato che in esilio,
invano, affossò – il Canto!
 .
Ma noi brindavamo –  io, tu e l’attore – con un  nero primitivo,
i calici svuotati come dopo ogni risurrezione,
perché la morte fosse onorata dal suo delirio!
.

 Vermicino,   11 marzo – 4 aprile  2008

.

* * * 

Notizia ed altri versi del medesimo Autore:

su Il sasso nello stagno di AnGre, QUI 

in Critica di Giorgio Linguaglossa, QUI.

.

Sagredo-1971
Antonio Sagredo in una foto del 1971

 

Vittorio Bodini, due poesie da Altri versi (1945-1947) in La luna dei Borboni e altre poesie

il sasso nello stagno di AnGre

Tanti anni

Noi abitammo in una rosa rossa.
Passavano treni in corsa alla periferia
– un gomito sonoro -;
e tutto il resro era un fermento di cieli.
Un meriggio d’inverno, col sole su un muro bianco,
riconoscemmo la vostra amata calligrafia.
Chi avrebbe mai pensato
che voi scriviate come un’ ombra d’ alberi,
come i pettini freddi
con i denti coperti di capelli!

(S’era in pena per voi.)
Così passammo la notte.

il sasso di AnGre

Olvido

Tutti gli orologi della tua casa
sono fiori irrequieti,
o battono con tempie di limoni
nelle fruttiere, al buio delle sale.

Ciò che sfere inuguali
segnano in essi è il tempo
dei tuoi fuochi divisi: odio e speranza,
timore e gratitudine, e i tuoi anni
fra cui rapido passa il tuo bel viso
come luna nei vuoti delle nubi.

Io non so questa mano che mi dai
a che giorno appartenga
o a quale notte;
né tu per dove io ti raggiunsi,
in quest’arca ribelle che sorvolano
ore a morte colpite dai proprî inganni.

Ma se dal fosco secolo dei tuoi capelli
un garofano cade com’astro in fiamme,
tutta s’aliena in fiamme e di quel fiore
la memoria confessa di voler vivere.

*

Vittorio Bodini, “Altri versi (1945-1947)”

“La luna dei Borboni e altre poesie (1945-1961)”, Tutte le poesie, a cura di O.Macrì (Besa)

Vittorio Bodini, due poesie da Dopo la luna

9~Leuca - Faro di Punta Palascia
Leuca (LE) , Faro di Punta Palascia

 

Finibusterrae

 

Vorrei essere fieno sul finire del giorno

portato alla deriva

fra campi di tabacco e ulivi, su un carro

che arriva in un paese dopo il tramonto

in un’aria di gomma scura.

Angeli pterodattili sorvolano

quello stretto cunicolo in cui il giorno

vacilla: è un’ ora

che è peggio solo morire, e sola luce

è accesa in piazza una sala da barba.

Il fanale d’un camion,

scopa d’ apocalisse, va scoprendo

crolli di donne in fuga

nel vano delle porte e tornerà

il bianco per un attimo a brillare

della calce, regina arsa e concreta

di questi umili luoghi dove termini,

meschinamente, Italia, in poca rissa

d’acque ai piedi d’un faro.

È qui che i salentini dopo morti

fanno ritorno

col cappello in testa.

 

#

 

E’ piovuto e invisibile

 

E’ piovuto e invisibile ne odora

dietro il muro l’arancio

e al mento illividito risponde il verde

dell’albero che il neon inchioda

ai limiti del borgo: e questo pare

non sai se vicinissimo

o remoto alla vita.

 

Chiudi le mani a pugno

o luna sull’asfalto:

lasciaci indovinare dov’hai nascosto

la moneta d’oro.

 

*

da Dopo la luna (1952 – 1955)

Vittorio Bodini, Tutte le poesie – a cura di Oreste Macrì, Besa 2010

Vittorio Bodini, due poesie da Dopo la luna

MOSTRE: DA FUTURISMO A NATURE MORTE, TUTTO CARRA'
Carlo Carrà, Donna sulla spiaggia (1931)

.

Il cerchio azzurro, le alghe trasparenti

 

Il cerchio azzurro, le alghe trasparenti

che discorso infinito, e così il tuo

d’ occhi e di dolci chine, così pare

mentre con la sinistra la cintura

ti lisci e il desiderio è un leopardo

sulle cabine dove smorza il passo.

Ma chi avrà questa fulva animazione

dopo noi, chi verrà da lontano

o dal denso tuo omero,

scavalcando colori e donne di sabbia,

fino a questo discorso che si arrampica

come la formica risepolta nella sabbia?

Così lotta il meriggio che ascolta

la propria morte nel tuo corpo di rosa,

ma poiché nulla è finito, ora ricordati

quale lugubre luna consumerà questi istanti.

 

*

Nella penisola salentina

 

L’amore era una lettera trovata

nel tronco di un olivo; l’ amicizia

il capello spaccato in due, soffiato

nel vento; e la morte

il dente che si serba per il giorno

del Giudizio.

 

Qui c’erano a accademie

e monaci sapientissimi:

o città gloriose

di sporcizia e abbandono!

Nel mattino senz’uomini allattano i figli

le donne sulle pone o lungamente

si pettinano.

E che neri capelli, che capelli

che non finiscono mai,

fra quelle bianche case con le file

di zucche gialle sulle cornici!

 

Su un mucchio d’immondizie un gatto feroce

rosicchiava una lisca madreperlacea

guardando avvicinarsi il forestiero

con due occhi terribili.

 

*

[da Dopo la luna (1952-1955), La luna dei Borboni e altre poesie (1945-1961) – Vittorio Bodini, Tutte le poesie a cura di Oreste Macrì – Besa]