Forza venite gente!

san-francesco-e-il-sultano
Giotto, San Francesco e il sultano – Basilica Superiore di Assisi

*

[riproponiamo] – Per essere parte di questo 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, Il sasso nello stagno ha scelto due canzoni tratte da “Forza venite gente”, un musical teatrale incentrato sulla vita di San Francesco d’Assisi, messo in scena da Michele Paulicelli nel 1981, ancora oggi piacevolissimo e coinvolgente. Il musical narra in prosa e musica alcuni episodi della vita di Francesco d’Assisi, realizzando – a parer mio – l’aspetto più bello del francescanesimo stesso: la gioia.

I brani scelti sono: La Luna, che riprende l’episodio della vita del giullare di Dio in cui si reca in Oriente per parlare con il Sultano, mettendo in evidenza un elemento di unione (qui rappresentato dalla luna) e cercando, fin dai suoi tempi, un dialogo proficuo tra due grandi religioni ed E piansero i lupi nel bosco, sottolineato da una musica festosa, in cui la voce di Chiara insieme con il coro dei frati e delle Creature, narra la toccante esperienza della morte soltanto fisica del santo, che si somma in luce al Cielo, vissuta persino da un diavolo strepitante per aver perso un fiero rivale e da Sorella Morte, che si immagina abbia pianto – persino lei! – per la dipartita stessa di Francesco…(Angela Greco)

LA LUNA

Francesco: Luna, luna, là che solitaria in cielo stai
Che tutto vedi e nulla sai

Capo arabo: Luna, luna là
Che sui confini nostri vai
E fronti e limiti non hai
E tutti noi uguali fai

Francesco: Tu che risplendi
Sui nostri visi bianchi o neri
Tu che ispiri e diffondi
Uguali brividi e pensieri
Fra tutti noi quaggiù

Capo arabo: Luna, luna là
Mantello bianco di pietà
Presenza muta di ogni Dio
Del tuo del mio
Del Dio che sa

Francesco: Tu che fai luce all’uomo errante in ogni via
Dacci pace, la tua pace
La bianca pace e così sia
Per questa umanità

Ah… Ah… Bianca luna, bianca luna……..

E PIANSERO I LUPI NEL BOSCO

Frate Francesco è vivo tra noi
E c’è nel cielo più luce che mai
Tra i cherubini gelosi di lui
Dell’angelo bellissimo

E tra le foglie un vento passò
Al suo respiro che andava lassù
E la sua terra la terra restò deserta senza lui

E piansero bianche nel chiostro
Le monache date a Gesù
Giovanni chiamato Francesco non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

Chiara: solo amore, amore, amore,
Tutto amore, amore, amore fu
Infinito amore, amore
Fosti solo amore, amore tu

E piansero i lupi nel bosco
Le rondini, i cigni e le gru
Giovanni chiamato Francesco non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

Dimmi morte che mi hai fatto?
Mi hai rubato un’anima
La più gagliarda che incontrai
Dimmi…con chi lotto, chi combatto
Se non c’è quel santo frate maledetto
Il più perfetto tra i nemici miei

Sorella dagli occhi di teschio
Quell’attimo hai pianto anche tu
Un gelido bacio e Francesco
Non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

[i testi delle canzoni sono tratti da www.undicietrenta.it/forzaven.htm]

Alda Merini, San Francesco

Giotto, Compianto delle clarisse, 1290-95, affresco; Assisi, Basilica superiore di San Francesco (dal web)

*

San Francesco, di Alda Merini
.
Gli alberi tutti, gioia della terra,
hanno ferme radici
nella tristezza d’ogni poverello;
io li ho colpiti ai margini con grazia,
togliendo forza ad ogni fantasia.
Spazio non ho più dentro le pupille
ma sicurezza d’ogni cosa pura,
ma minuzia d’oggetti
che apprezzo, sollevandoli nel fuoco
della mia carità senza confini.
L’uomo non soffre attorno a sé una fine,
ma io ho un chiaro disegno
di povertà come una veste ardita
che mi chiude entro sfere di parole,
di parole d’amore,
che indirizzo agli uccelli, all’acqua, al sole
e che mi rendo tutte assai precise,
premeditata morte di dolcezza.
.
.

Francesco il ribelle di Enzo Fortunato letto da Angela Greco

Edito da Mondadori nel 2018 e giunto alla settima ristampa in pochi mesi, “Francesco il ribelle – Il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia” è la recente pubblicazione di Enzo Fortunato, padre Enzo, giornalista e direttore della sala stampa del sacro Convento di Assisi e direttore della rivista “San Francesco patrono d’Italia” (per ricevere il primo numero clicca qui). Da direttore di sala stampa, quindi da giornalista e capace comunicatore, Enzo Fortunato ha redatto pagine che pongono l’accento sul linguaggio del santo assisiate, sulla parte potremmo dire artigiana, pratica, dell’uomo prima che santo, sul suo nuovo modo di parlare alle genti, che poi è specchio del nuovo modo di pensare e di agire, rispetto al proprio tempo, nei confronti del quale, in accordo con le parole di Albert Camus poste in esergo, che cos’è un ribelle? Un uomo che dice no!, pur vivendo appieno il Medioevo, si distacca, credendo in un sogno e mantenendo viva la testardaggine per concretizzarlo.

In estrema sintesi, nel libro di padre Enzo si viene in contatto diretto, attraverso i luoghi e le testimonianze tramandate dalle Fonti, con il sogno di un giovane che ha creduto – riuscendoci – di poter cambiare il mondo, non già per realizzare qualcosa per il proprio tornaconto, quanto piuttosto per il tornaconto, mi si passi l’espressione, dell’intero genere umano. Sì, perché a Francesco di Assisi stava e sta a cuore l’Uomo e con esso tutto il creato, in quanto manifestazione, presenza, del Creatore, visibile a noi comuni mortali solo attraverso le sue opere.

Il libro ripercorre con un linguaggio agile e discorsivo, intercalato da citazioni poetiche ed estratti dagli scritti del santo e sul santo, le principali tappe che hanno condotto un ragazzo, che voleva diventare cavaliere alla maniera di Re Artù, a diventare una delle figure più care a credenti e non credenti, proprio in virtù di quella semplicità sulla quale ha fondato tutta la sua realtà, in un momento storico nel quale quel suo modo di agire e di pensare significava essere considerati quantomeno folli.

Enzo Fortunato, al di là dell’attività di cronista, grazie alla quale conosciamo o ricordiamo la vita del santo poverello, compie una ricognizione del giullare di Dio – supportata da un apparato bibliografico degno di nota – a suon di storia, filosofia, arte, addirittura folklore, ma soprattutto, affida le sue pagine alla poesia, da Dante, un verso del quale, tratto dal Paradiso, titola il primo capitolo, a Rilke, con i cui versi dedicati al trapasso dell’assisiate si chiude l’ultimo capitolo, passando per Emily Dickinson e Alda Merini, omaggiando, con percepibile emozione, colui che ha scritto il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore, Francesco d’Assisi. “Francesco il ribelle” si lascia leggere con facilità, aderendo compiutamente al fatto che “il francescano non ama le prediche lunghe e noiose – come lo stesso autore afferma nelle pagine – poiché brevi discorsi fece il Signore sulla terra” così come si legge nella regola Bollata, in un crescendo di affetto per il protagonista, per il ragazzo, prima, e per l’uomo, poi, che culmina nella commozione, quando nell’ultimo capitolo si legge dei momenti precedenti la morte del santo e si vorrebbe subito ritornare alla prima pagina per cogliere altre sfumature, sentire ancora la voce dell’autore che con fraterna gioia racconta questa storia così viva e vera ancora dopo otto secoli.

La libertà e l’abbraccio sono il cardine-culmine – o, come ha scritto l’autore, “i due orizzonti che colpiscono in Francesco” tra le tante suggestioni che si profilano – della Conclusione, nella quale, alla fine di questo tratto di strada percorso, qual è un libro, si mette in evidenza il passaggio da una dimensione ego-centrica ad una nuova dimensione comunitaria o, più semplicemente, dall’io al noi, epicentro (ho scelto volutamente questo termine tratto dalla Sismologia, per indicare il profondo sconvolgimento della superficie generato da un moto interno) della vita non solo di un cristiano, ma di ogni società religiosa o laica, che si dica civile. Il libro si conclude con una sezione dedicata alle preghiere composte da san Francesco e per san Francesco, Dalla Philautía alla Philocalía, di cui riporto a compendio il primo periodo: “Questo percorso vissuto con Francesco ha uno scopo: di accompagnarci per mano dall’amore smodato per noi stessi, la philautía, fino all’amore per il bello, la philocalía, fine ultimo di ogni nostro gesto, di ogni nostra «ribellione» quotidiana.”

L’autore, Enzo Fortunato, frate minore conventuale, è gentile presenza quotidiana per chi segue la sua omonima pagina social, autore – oltre che di numerosi testi e di idee per radio e televisione – di brevi dirette mattutine dalla cittadina umbra, durante le quali, dopo aver letto il vangelo del giorno e averne condiviso brevi meditazioni, si fa portatore di speranze e preghiere, problemi e paure, che le persone gli affidano, confidando in una sua parola di conforto – che puntualmente e sempre arriva – e in quel suo sorriso carismatico, capace di parlare direttamente al cuore di tutti, senza distinzioni. Padre Enzo è stato un dono portato da questo periodo legato all’emergenza sanitaria, sin da quando, impossibilitati ad uscire di casa, impauriti e increduli di quanto si stesse verificando nelle nostre esistenze, abbiamo potuto contare sui suoi video, sui suoi incoraggiamenti, sulle sue letture e sulle sue riflessioni sempre alla luce dell’assisiate per eccellenza, sulle sue “finestre” aperte dal e sul sacro Convento di Assisi, luogo del cuore per tantissime persone, stabilendo, nonostante le distanze imposte, un contatto vero, sentito, che alla lunga ha costituito un tenace supporto per l’inevitabile “crollo” indotto dalla circostanza, che abbiamo accusato. E, così, operando con l’esempio, mettendo da parte tutto il superfluo persino nelle parole da dire, con pazienza e perseveranza, oggi questo frate – insieme con la sua realtà – è il riferimento anche di chi è in difficoltà non solo spirituale, ma addirittura materiale (per contribuire, inviando fino al 15 luglio al numero 45515 un SMS solidale sia da telefono fisso che mobile, e conoscere dove arrivano gli aiuti inviati si può visitare il sito www.conilcuore.info); riferimento concreto di persone, che non sanno nemmeno come arrivare a fine giornata e che, grazie all’intervento francescano, possono tornare a sperare in qualcosa di positivo. [Angela Greco AnGre]

Forza venite gente!

san-francesco-e-il-sultano
Giotto, San Francesco e il sultano – Basilica Superiore di Assisi

Per essere parte di questo 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, Il sasso nello stagno ha scelto due canzoni tratte da “Forza venite gente”, un musical teatrale incentrato sulla vita di San Francesco d’Assisi, messo in scena da Michele Paulicelli nel 1981, ancora oggi piacevolissimo e coinvolgente. Il musical narra in prosa e musica alcuni episodi della vita di Francesco d’Assisi, realizzando – a parer mio – l’aspetto più bello del francescanesimo stesso: la gioia.

I brani scelti sono: La Luna, che riprende l’episodio della vita del giullare di Dio in cui si reca in Oriente per parlare con il Sultano, mettendo in evidenza un elemento di unione (qui rappresentato dalla luna) e cercando, fin dai suoi tempi, un dialogo proficuo tra due grandi religioni ed E piansero i lupi nel bosco, sottolineato da una musica festosa, in cui la voce di Chiara insieme con il coro dei frati e delle Creature, narra la toccante esperienza della morte soltanto fisica del santo, che si somma in luce al Cielo, vissuta persino da un diavolo strepitante per aver perso un fiero rivale e da Sorella Morte, che si immagina abbia pianto – persino lei! – per la dipartita stessa di Francesco…(Angela Greco)

LA LUNA

Francesco: Luna, luna, là che solitaria in cielo stai
Che tutto vedi e nulla sai

Capo arabo: Luna, luna là
Che sui confini nostri vai
E fronti e limiti non hai
E tutti noi uguali fai

Francesco: Tu che risplendi
Sui nostri visi bianchi o neri
Tu che ispiri e diffondi
Uguali brividi e pensieri
Fra tutti noi quaggiù

Capo arabo: Luna, luna là
Mantello bianco di pietà
Presenza muta di ogni Dio
Del tuo del mio
Del Dio che sa

Francesco: Tu che fai luce all’uomo errante in ogni via
Dacci pace, la tua pace
La bianca pace e così sia
Per questa umanità

Ah… Ah… Bianca luna, bianca luna……..

E PIANSERO I LUPI NEL BOSCO

Frate Francesco è vivo tra noi
E c’è nel cielo più luce che mai
Tra i cherubini gelosi di lui
Dell’angelo bellissimo

E tra le foglie un vento passò
Al suo respiro che andava lassù
E la sua terra la terra restò deserta senza lui

E piansero bianche nel chiostro
Le monache date a Gesù
Giovanni chiamato Francesco non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

Chiara: solo amore, amore, amore,
Tutto amore, amore, amore fu
Infinito amore, amore
Fosti solo amore, amore tu

E piansero i lupi nel bosco
Le rondini, i cigni e le gru
Giovanni chiamato Francesco non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

Dimmi morte che mi hai fatto?
Mi hai rubato un’anima
La più gagliarda che incontrai
Dimmi…con chi lotto, chi combatto
Se non c’è quel santo frate maledetto
Il più perfetto tra i nemici miei

Sorella dagli occhi di teschio
Quell’attimo hai pianto anche tu
Un gelido bacio e Francesco
Non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

[i testi delle canzoni sono tratti da www.undicietrenta.it/forzaven.htm]

il 2 agosto e il Perdono di Assisi

porciuncola
Porziuncola all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi (PG)

*

Quella notte in cui Cristo apparve a san Francesco, che pregava in Porziuncola

 All’origine della «Festa del Perdono» c’è un episodio della vita di san Francesco:  una notte del 1216, Francesco d’Assisi era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola. Improvvisamente vi dilagò una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la Madonna, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore.

Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza della anime. La risposta di Francesco fu immediata: «Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego di concedere ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe, a tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa».

Gli disse il Signore: «Quello che tu chiedi, o Frate Francesco, è grande, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza».

Francesco si presentò subito dal Pontefice Onorio III, che in quei giorni si trovava a Perugia, e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e, dopo qualche difficoltà, diede la sua approvazione, poi disse: «Per quanti anni vuoi questa indulgenza?». Francesco rispose: «Padre Santo, non domando anni, ma anime». E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo richiamò: «Come, non vuoi nessun documento?». E Francesco: «Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni».

E qualche giorno più tardi, insieme ai Vescovi dell’Umbria, disse, tra le lacrime, al popolo convenuto alla Porziuncola: «Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!».

http://www.amicifrancescani.it/perdonoassisi.htm

*

S08-Porziuncola
Porziuncola, interno

Cantico delle creature – Francesco d’Assisi per i lunedì dell’arte de Il sasso nello stagno di AnGre

Giotto, Assisi - la predica agli uccelli

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

*  *  *

“Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono la lode, la gloria, l’onore ed ogni benedizione.
A te solo Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di pronunciare il tuo nome.
Tu sia lodato, mio Signore, insieme a tutte le creature specialmente il fratello sole, il quale è la luce del giorno, e tu attraverso di lui ci illumini.
Ed esso è bello e raggiante con un grande splendore: simboleggia te, Altissimo.
Tu sia lodato, o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai formate, chiare preziose e belle.
Tu sia lodato, mio Signore, per fratello vento,e per l’aria e per il cielo; quello nuvoloso e quello sereno e ogni tempo
tramite il quale dai sostentamento alle creature.
Tu sia lodato, mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura.
Tu sia lodato, mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. E’ bello, giocondo, robusto e forte.
Tu sia lodato, mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento, ci mantiene e produce diversi frutti con fiori colorati ed erba.
Tu sia lodato, mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore e sopportano malattie e sofferenze.
Beati quelli che le sopporteranno in pace, perchè saranno incoronati.
Tu sia lodato, mio Signore, per la nostra morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scappare:
guai a quelli che moriranno mentre sono in situazione di peccato mortale.
Beati quelli che la troveranno mentre stanno rispettando le tue volontà,
perché la seconda morte, non farà loro male.
Lodate e benedicete il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.”

GIOTTO, Compianto delle Clarisse, 1290-95, affresco_ Assisi, Basilica superiore di San Francesco

Il Cantico delle Creature (Canticus o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è il testo poetico più antico della letteratura italiana che si conosca. Ne è autore Francesco d’Assisi e, secondo una tradizione, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della morte del Santo, avvenuta nel 1226.

Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita. E’ una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l’uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medioevali. La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore. (da Wikipedia)

.