come mancasse qualcosa…(di Francesco Bax)

Come mancasse qualcosa.  

Il pezzo mancante di un puzzle. Un impulso impossibilitato a scattare, una vista sbiadita, un cuore stanco…

La scatola di un cervello ormai troppo consumata per essere ancora aperta. Una macchina mal funzionante; la suola di uno stivaletto davvero chic da riparare…

Uno strato di pelle assente. Un’età eccessiva (forse) per un adulto imbavagliato; una farfalla in bianco e nero o una libellula costretta …

…e una vita ancora d’avanti in un tempo uggioso.

Fuori piove e dentro e’ inverno.

*

un bell’esempio di quella che si potrebbe definire ‘prosa poetica’, quello del nostro autore, che con i suoi vent’anni ancora da compiere conduce il lettore in metafore immediate e schiette, come il suo sguardo su questo mondo incomprensibile di adulti incomprensibili, sempre troppo stretto per ali che vogliono solo aprirsi sul domani…Immagini di grande impatto, quelle proposte in questo breve testo, ma capaci e coinvolgenti; una voce che vuole esprimere la sua presenza, cercando la collocazione più consona in questo contesto che ci è stato affidato e che chiamiamo ‘vita’. (A.G.)

in mezzo ad una strada (Francesco Bax)

dopo anni il giocattolaio in modo pessimo getta per strada quella bambola bellissima  che in modo protettivo e maniacale teneva sempre su uno scaffale senza mai darle la libertà di muoversi…

ed ora si perde nel traffico ed ha difficoltà – ora! –

 a privarsi della sua verginità nella realtà…

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–  in mezzo ad una strada – quella bambola bellissima

*

la scrittura svela sempre, anche inconsapevolmente, la sensibilità e la “capacità visiva” che l’Autore ha nei confronti della realtà con cui viene in contatto…in questo percorso tra prosa e poesia Francesco Bax mette già (e bene) in evidenza proprio il suo sguardo, la sua capacità di percepire ed esternare in metafora ben riuscita una realtà dura, difficile, che sottolinea quella voglia di libertà e di lealtà che solo ad un passo dai vent’anni si può avvertire in questo modo così totale e coinvolgente…

un coraggioso e bellissimo scritto che merita tutti i complimenti del Sasso! (A.G.)

Farmi corteccia (versi di Elina Miticocchio per la foto di Romina Dughero)

quante sfumature chiamate a raccolta
ha questa bocca
d’autunno
esplosa
e vedo che altro sta bruciando
e sale tra le foglie
un respiro, avvinto, di terra
.
nel sogno di luce
sbigottita per tanto chiarore
il tuo Cantico è segno
peccato che al risveglio
ogni parola-corteccia
sia svanita

*

[parole in libertà, guardando la fotografia di Romina Dughero]

(d’autunno) – (Cettina Lascia Cirinnà)

.e c’era del pizzo bianco a coprire le forme arrotondate.

 

in trasparenza era un tuffo al cuore l’immaginazione

senza toccare un briciolo di pelle

 

sotto l’orlo del vestito .lungo per l’occasione.

i passi erano mosse studiate a lungo

sulla scacchiera lucida di vita

dove le prime gocce timide e impacciate

sostavano sospese nell’aria e solleticavano appena

i lunghi capelli raccolti sulla nuca

 

gli occhi intravedevano da lontano

le prime foglie volteggiare disorientate

e farsi tappeto aranciato a questo girovagare

senza meta

 

in punta di piedi nascosti alla luce autunnale

sulla strada grigia di pensieri sparsi

era impresa ardua raccoglierli uno ad uno

anche per me che di te ammiravo la pazienza

e la forza sovrannaturale delle parole di circostanza

suggerite da un indovino senza scrupoli

 

il mio sguardo ogni volta oltrepassava il limite

del tuo corpo .in altezza . .verticale sull’asfalto.

umido di pioggia .di noi. e dei nostri sospiri

e volava in alto

 

una mano di bambina colorava senza scomporsi

origami a forma di cuore appesi alla finestra

smaniosi di via

 

i miei pensieri erano  foglie secche

che scricchiolavano sotto l’eco sordo

di passi pesanti .incapaci di volare oramai.

 

[Erba, 22  settembre 2012]

ho scritto un tanka (Daniela Cattani Rusich)

Piange l’estate

fra le ciglia del sole:

lieve è il suo canto…

Autunno s’innamora

di lacrime e di luce.

 

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Il tanka (letteralmente “poesia breve”) è un componimento poetico d’origine giapponese di 31 morae; a partire soprattutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando così vita all’haiku. È formato da 5 versi di 5 e 7 morae così disposti: 5, 7, 5, / 7, 7.  È diviso in due parti: i primi tre versi formano il kami no ku ( strofa superiore), gli ultimi due lo shimo no ku (strofa inferiore); le due parti devono produrre un effetto contrastante. [dal web]

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