LibrEstate con Il sasso nello stagno di AnGre: FUORI DALLO SCAFFALE – antologia di autori vari

L’estate è tempo di relax e, si spera, anche di letture; in questo periodo verranno riproposte le pubblicazioni in pdf gratuitamente scaricabili (cliccando sul link colorato) create da Il sasso nello stagno di AnGre, sperando possano essere una buona compagnia per gli amici del blog. 

N.B. Ricordiamo che questi e-book sono presenti in maniera permanete sul blog e sono scaricabili sempre, cliccando direttamente sull’icona-fotografia che compare alla fine della colonna a destra sulla home page. 

Buona lettura a tutti!!

AA.VV. FUORI DALLO SCAFFALE by Il sasso nello stagno di anGre (clicca QUI per scaricare)

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“Il disagio degli uomini di cultura si fa sempre più crudo nel mondo. Coloro che soltanto a diporto e per i loro scopi più o meno politici frequentano le arti e le scienze non hanno motivo di soffrire di questa disdetta: e i bari della cultura, pronti a seguire ogni padrone tranne la verità, non hanno ragione di allarme. Ma per i poeti, gli artisti, i filosofi, gli scienziati di buona fede, in questa vecchia Europa, questo è tempo di desolazione.” – (Francesco Flora, in Hebenon, IV serie, n.13-14, Aprile – Novembre 2014)

Rileggendo il 2020: AA.VV. Fase 1, cinquantacinque giorni diversi / e-book scaricabile gratuitamente

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AA.VV. FASE 1

clicca qui per scaricare gratuitamente 

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Di questo 2020, che ormai volge al termine, vorremmo che rimanesse, tra tanto buio, almeno il ricordo buono di una poesia...Il sasso nello stagno di AnGre ripropone un ebook importante, che segna un momento storico indelebile….Si ringraziano di cuore gli autori; per leggere l’ebook-pdf basta scaricarlo gratuitamente, cliccando sul titolo sotto l’immagine d’apertura. [AnGre]

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“[…] Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia”

 Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia (Torino, Einaudi 2008).

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Sono giorni di cospetti sincopati
sempre con la stessa opaca visione.
Questo IO che ho scandagliato
fino all’estrema pazienza di conviverci.
E rendermi conto che
una parte di noi stessi è l’altro.
.
.
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Città vuote,
il paesaggio senz’uomini
è una natura morta, un render d’architettura,
e natura naturans incessante, e indifferente,
-il gioco del mosaico del tabacco-
in riequilibrio vitale continuo.
.
.
.
Fermo resto qui adesso
Strappo via anima inquieta
Lascio volare via ogni sensazione.
Limbo di svolta eccolo qui
Tutto si muove prende forma
Santuario sono
Involucro di speranza resto.
.
.
.
non ho mai smesso di scrivere
sciocchezze in bilico tra
l’imitazione e il nulla, ottone
d’importazione per candelabri spenti,
non sono pronto a odiare primavere
ed estate, conto le api.
.
.
.
Oggi ho perduto qualcosa.
Lo so.
Ma non chiedermi cosa perché non so.
Ogni giorno perdiamo qualcosa.
Un po’ di vita
ai quattro angoli.
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(versi estratti dall’eBook FASE 1)

Nazario Pardini legge AA.VV. FASE 1, e-Book

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AA.VV. FASE 1 (scaricabile QUI):

lettura del prof.Nazario Pardini, che si ringrazia,
tratta dal blog Alla volta di Leucade
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Angela Greco, Angelo Bruno, Sergio Angeli, Flavio Almerighi, Alfonso Graziano.

Cinque Autori che, nell’ambito della poesia, messisi assieme per una silloge di estrema attualità, raggiungono traguardi di vero interesse stilistico-emotivo; sintagmatico-contenutistico. L’opera è preceduta da una introduzione che fa, con tutta la sua energia figurativa, da antiporta a poesie di intensa vivacità partecipativa. Il tema è su questa pandemia improvvisa e sconvolgente; e lo spartito si diluisce in versi ben costruiti; di forma compatta e avvolgente, dove gli Autori non cadono mai nella trappola del mielismo o dello scontato; tutto è controllato con acuta esperienza verbale; mai si scade in deviazioni formali dacché costruzioni ben robuste evitano che le emozioni esondino oltre gli argini. Non è facile affrontare in poesia un argomento tanto attuale senza correre il rischio di cadere nel déja vu. Ogni poeta, con la propria incisiva personalità, evita tale rischio offrendosi al lettore con composizioni convincenti, di calore umano e di esperita riflessione vitale. Il contenuto, oggetto di triste contaminazione per le morti che ne conseguono, per avvenimenti che imprevisti e letali sovvertono la vita creando inquietudine e dolore, trova posto in una versificazione reificante stadi d’animo di forte impatto creativo. Dovessi classificare tale tipo di poesia non la inserirei di certo nella corrente minimalistico-prosastica, quella che mira alla spersonalizzazione, alla eliminazione del soggettivismo, dacché qui c’è una partecipazione intensa e attiva; una presa di posizione personale e fattiva che rende il tutto emotivamente acchiappante.

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Per leggere alcuni estratti clicca QUI

 

AA.VV. Fase 1, cinquantacinque giorni diversi / e-book scaricabile gratuitamente

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AA.VV. FASE 1

clicca qui per scaricare gratuitamente 

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Si ringraziano di cuore gli autori –  Flavio Almerighi, Sergio Angeli, Angelo Bruno e Alfonso Graziano – per aver aderito, con sensibile partecipazione, a questa condivisione che oggi, 5 maggio, data poetica ed emblematica, dedichiamo e doniamo ai lettori, come atto finale e atto iniziale, al contempo, di un particolare momento storico. Per leggere l’ebook-pdf basta scaricarlo gratuitamente, cliccando sul titolo sotto l’immagine d’apertura. [AnGre]

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“[…] Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia”

 Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia (Torino, Einaudi 2008).

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Sono giorni di cospetti sincopati
sempre con la stessa opaca visione.
Questo IO che ho scandagliato
fino all’estrema pazienza di conviverci.
E rendermi conto che
una parte di noi stessi è l’altro.
.
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Città vuote,
il paesaggio senz’uomini
è una natura morta, un render d’architettura,
e natura naturans incessante, e indifferente,
-il gioco del mosaico del tabacco-
in riequilibrio vitale continuo.
.
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Fermo resto qui adesso
Strappo via anima inquieta
Lascio volare via ogni sensazione.
Limbo di svolta eccolo qui
Tutto si muove prende forma
Santuario sono
Involucro di speranza resto.
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non ho mai smesso di scrivere
sciocchezze in bilico tra
l’imitazione e il nulla, ottone
d’importazione per candelabri spenti,
non sono pronto a odiare primavere
ed estate, conto le api.
.
.
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Oggi ho perduto qualcosa.
Lo so.
Ma non chiedermi cosa perché non so.
Ogni giorno perdiamo qualcosa.
Un po’ di vita
ai quattro angoli.
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(versi estratti dall’eBook FASE 1)

Oh, poesia poesia poesia!! / e-book scaricabile gratuitamente

In occasione della nostra data preferita, il 21 MARZO, in cui si celebra, oltre all’Equinozio di Primavera, anche la Giornata Mondiale della Poesia, Il sasso nello stagno di AnGre ripropone i suoi “libri” in formato scaricabile (cliccate sui link colorati, entrate nelle pagine del blog indicate dal titolo, quindi cliccate sul link indicato per scaricare).

Perché di Poesia si ha ancora bisogno!!!

Buona lettura!

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§  21 marzo: tutti i colori della Poesia

§  Voci di cambiamento

§  Sei poeti greci contemporanei

§  Fuori dallo scaffale

§ S’Amor non è, che dunque è quel ch’io sento?”

§ Ora nuda di AnGre

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AA.VV. Ha messo chiome il bosco d’autunno / e-book scaricabile gratuitamente

Versi d’Autunno by Il sasso nello stagno di AnGre

(clicca Qui per scaricare gratuitamente la raccolta)

◊◊◊

Bosco d’autunno di Boris Pasternak (Mosca, 1890 – Peredelkino, 1960)
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Ha messo chiome il bosco d’autunno.
Vi dominano buio, sogno e quiete.
Né scoiattoli, né civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell’autunno
Entrando dentro quando cala il giorno
Si guarda intorno bieco con timore
Cercando in esso trappole nascoste.
.
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Autunno di Emily Dickinson (Amherst, 1830 – Amherst, 1886) 
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Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo,
La rosa non è più nella città.L’acero indossa una sciarpa più gaia,
E la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch’io, per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.
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Autunno di Kinmochi Saionji (Kyoto, 1849 – Tokyo, 1940)
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Dove vanno le foglie arrossate
che il vento stacca dagli alberi?
Volano e passano: il brusio del vento
è tutto ciò che rimane dell’autunno.
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[Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia] di Ada Negri
(Lodi – MI, 1870 – Milano, 1945)
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Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l’inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.
Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.
.
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Foglia appassita di Hermann Hesse (Calw, 1877 – Montagnola, 1962)
.
Ogni fiore vuol diventare frutto,
ogni mattino sera,
di eterno sulla terra non vi è
che il mutamento, che il transitorio.
.
Anche l’estate più bella vuole
sentire l’autunno e la sfioritura.
Foglia, fermati paziente,
quando il vento ti vuole rapire.
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Fai la tua parte e non difenderti,
lascia che avvenga in silenzio.
Lascia che il vento che ti spezza
ti sospinga verso casa.
.
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.Autunno di Carlo Emilio Gadda (Milano, 1893 – Roma, 1973)
.

Tàcite imagini della tristezza
Dal plàtano al prato!
Quando la bruma si dissolve nel monte
E un pensiero carezza
E poi lascia desolato – la marmorea fronte;
Quando la torre, e il rattoppato maniero,
Non chiede, al vecchio architetto, più nulla:
Allora il feudo intero – fruttifica una susina
Bisestile, alla collina
Dolce e brulla.
Tace, dal canto, il prato.
Il pianoforte della marchesina
Al tocco magico delle sue dita
S’è addormentato:
E dopo sua dipartita – l’autunno
S’è scelto un nuovo alunno:
Il passero!, lingua di portinaia
Dal gelso all’aia:
E il cancello e lo stemma sormonta
La nenia del campanile – e racconta
I ritorni, all’aurata foresta:
Garibaldeggia per festa
Sopra il travaglio gentile
Perché alla bella il ragazzo piaccia,
Quello che lassù canta, quello che lassù pesta.
Il vecchio marchese ha inscenato una caccia
Con quindici veltri, e galoppa,
Diplomatico sconsolato
Sul suo nove anni reumatizzato.
Della volpe nessuna notizia, nessuna traccia!
Il cavallo ha un nome inglese: e il corno sfiatato
Assorda nella tana il ghiro
Che una nocciòla impingua!
Al docicesimo giro
La muta s’è messa un palmo di lingua
E, mòbile macchia, cicloneggia bianca
Nella deserta brughiera
Là, verso il passaggio a livello,
Dove arriva stanca,
Salendo, la vaporiera.
Passa il merci e il frenatore – più bello,
Lungo fragore! – vana bandiera!
Ha incantato la cantoniera.
Ecco il diretto galoppa – verso città lontane
E il cavallo inglese intoppa
Negli sterpi dannati e calpesta
I formicai vuoti e le tane.
Ma dal campanile canta l’ora di festa – canta
Tristezze vane!

Autunno di Salvatore Quasimodo (Modica- RG, 1901 – Napoli, 1968)

Autunno mansueto, io mi posseggo
e piego alle tue acque a bermi il cielo,
fuga soave d’alberi e d’abissi.
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Aspra pena del nascere
mi trova a te congiunto;
e in te mi schianto e risano:
.
povera cosa caduta
che la terra raccoglie.
.
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In questa notte d’autunno di Nazim Hikmet (Salonicco, 1901 – Mosca, 1963)
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In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.
.
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Mi ricorderò di questo autunno di Leonardo Sinisgalli
(Montemurro-PZ, 1908 – Roma, 1981)
.

Mi ricorderò di questo autunno
splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
curva al vento sul dorso delle canne.
La piena dei canali è salita alla cintura
e mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
Quando sarò con gli amici nelle notti di città
farò la storia di questi giorni di ventura,
di mio padre che a pestar l’uva
s’era fatti i piedi rossi,
di mia madre timorosa
che porta un uovo caldo nella mano
ed è più felice d’una sposa.
Mio padre parlava di quel ciliegio
piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
quest’anno non ha avuto fioritura,
e sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
Il vento di tramontana apriva il cielo
al quarto di luna. La luna coi corni
rosei, appena spuntati, di una vitella!
Domani si potrà seminare, diceva mio padre.
Sul palmo aperto della mano guardavo
i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
scoppiare il seme nel suo cuore,
io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
la conca spigata.

Autunno di Octavio Paz (Città del Messico, 1914 – Città del Messico, 1998)
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In fiamme, nell’incendio degli autunni
arde a volte il mio cuore,
puro e solo. Il vento che lo desta
tocca il suo centro e lo sospende
nella luce che sorride per nessuno:
quanta bellezza liberata!Anelo mani,
una presenza, un corpo,
quel che frantuma i muri
e fa nascere le forme inebriate,
un tocco, un suono, un giro, solo un’ala,
celesti frutti della luce nuda.Nel mio intimo cerco
ossa, violini intatti,
vertebre oscure e delicate,
labbra che sognano labbra,
mani sognanti uccelli…Qualcosa che non si conosce e dice: “mai”
cade dal Cielo,
da te, mio Dio e mio avversario.
(testi tratti dal web)

21 marzo, buona poesia a tutti! / e-book scaricabile gratuitamente

Tutti i colori della poesia – a cura de Il sasso nello stagno di AnGre

(scarica pdf)

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21 marzo, buona poesia a tutti! E mi raccomando, di questa Poesia ormai fatta di piedistalli e selfie e photoshop (e state nella metafora) non fatene una specie in via d’estinzione da celebrare in una data, da conservare in una gabbia o sottovuoto, ma fatene rivoluzione, cambiamento, aria da respirare, cielo senza confini, silenzi profondissimi, compagna con cui costruire e amante con cui perdersi, sempre, ogni momento. (AnGre)

Per l’occasione riproponiamo il pdf “Tutti i colori della poesia”. Buona lettura!

AA.VV. Fuori dallo scaffale: testi poetici condivisi da Hebenon

versi tratti dall’antologia Fuori dallo scaffale AA.VV a cura di Flavio Almerighi e Angela Greco (scaricabile QUI)

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# L’uccello – versi del poeta ceco Michal Ajvaz
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Nella conclusione del sillogismo
compare un grande uccello bianco col becco dorato,
che non era in neanche una delle premesse.
Non è più valido,
nella conclusione da qualche parte penetra sempre qualche
animale sconosciuto.
L’uccello siede sulla mia scrivania
e mi punta col suo lungo becco ricurvo.
Ci guardiamo a vicenda silenziosi e immobili per dodici ore
e nel momento in cui squilla il telefono
mi becca proprio in mezzo alla fronte.
Mi sento venir meno
e sogno che piazza S. Venceslao sia ricoperta da una giungla impenetrabile
e di essere disteso di notte ai piedi del monumento a S. Venceslao,
tra la boscaglia di rami e liane traspare il neon azzurro della Casa della moda
e la sua luce si riflette sulle foglie umide delle palme.
Mi assopisco in un nido di foglie
e sogno di essere nella birreria di Doubravčice,
è piena di gente e l’aria è irrespirabile;
un vicino di tavolo, uno zingaro, mi sussurra all’orecchio:
“Due cose mi riempiono di ammirazione e rispetto: il cielo stellato sopra di me
e le stupende tigri che passeggiano
nell’estesa rete di corridoi sotterranei sotto Praga.
Lo dico affinché non disperiate tanto
per l’impossibilità di rispondere ad alcune domande.
Non che un domani si troveranno delle risposte, ma
quando le tigri saliranno in superficie,
le domande si porranno in altro modo”.
(da Hebenon, Terza serie, n.2, Aprile 2004)

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# versi di Peter Huchel
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Ossame d’uomini strideva nella sabbia
dove a morsi di cingoli
carri armati strappavano
il grigio midollo delle strade (…)
La guerra ha inaridito tutto
su questo forno della morte.
(da hebenon.com)

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# versi di Juhani Ahvenjärvi
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La macchina fotografica nascosta dalle piume.
Nessuna foto nitida di questo
decollo, nessuna prova,
la luce è alata
(da Hebenon, Terza serie, n.1, Ottobre 2003)

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FUORI DALLO SCAFFALE – antologia di testi poetici non allineati a cura di Flavio Almerighi e Angela Greco / e-book scaricabile gratuitamente

Il mondo cambia in fretta, la barbarie non è mai finita, anzi… Il futuro è ipotecato e improbabile. Il moto di appartenenza limitato a parrocchie senza accoglienza. Perduta la memoria ne conserviamo frammenti, polvere di ostie consacrate annidate in una pisside terminata la messa. Ci hanno dato il consumismo perché noi e i nostri figli non potessimo più farne a meno, poi ce lo siamo lasciati sfilare mentre eravamo al telefono, addormentati davanti al televisore. La democrazia, ci è stato detto, è un bene retorico e deperibile. Rimane il silenzio di noi abulici, tutti uguali, che non sappiamo più fare. L’uomo saggio si identifica con il “cazzaro”. (Flavio Almerighi)

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“FUORI DALLO SCAFFALE – antologia di test-I poetici NON ALLINEATI (l’ordine è casuale)” è voce di autori che non condividono l’imperante clientelismo a cui oggigiorno pare adeguarsi chiunque. Clientelismo, che nel momento in cui si tenta di controbattere semplicemente ti estromette, ti mette fuori, appunto, dallo scaffale del Mondo. Gli Autori – a cui va un grazie di cuore per la stima e la fiducia accordati a Il sasso nello stagno di AnGre – che gratuitamente e gentilmente hanno concesso i loro testi, unitamente ad altre esperienze condivise dal web, vogliono soltanto fornire uno spunto di riflessione, uno spiraglio nella cortina impenetrabile della “casta” teso al reale smantellamento, mattoncino per mattoncino, di quanto sta impoverendo l’Essere Umano. (Angela Greco AnGre)

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“F U O R I  dallo  scaffale

antologia di test-I   N O N   A L L I N E A T I”

 CLICCA QUI per leggere i testi e per scaricare il pdf \ e-book

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sono un vagabondo e semino parole da un buco della tasca…” – “Credevo che per i poeti fosse venuto il tempo della peste, il tempo della fine: la fine dei canti, delle odi, dei poemi, di tutte le vecchie, ammuffite sciocchezze. Per i poeti che, come passeri disperati, lasciavano i loro escrementi dappertutto. Ero nauseato dai cuori delicati che i poeti ostentano sul palmo delle mani, insanguinati trofei della loro guerra con la vita, ch’essi si portano dietro lungo le autostrade e le scorciatoie dell’esistenza, gridando: “Aiuto, aiuto!” con la bocca sanguinante, benché sappiano benissimo che nessuno li ascolterà.” (Emanuel Carnevali, da Il primo dio, Adelphi)

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“Il disagio degli uomini di cultura si fa sempre più crudo nel mondo. Coloro che soltanto a diporto e per i loro scopi più o meno politici frequentano le arti e le scienze non hanno motivo di soffrire di questa disdetta: e i bari della cultura, pronti a seguire ogni padrone tranne la verità, non hanno ragione di allarme. Ma per i poeti, gli artisti, i filosofi, gli scienziati di buona fede, in questa vecchia Europa, questo è tempo di desolazione.” – (Francesco Flora, in Hebenon, IV serie, n.13-14, Aprile – Novembre 2014)

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— Gli Autori dell’antologia continueranno a farci compagnia per tutta l’estate con i loro testi riproposti singolarmente o in coppia (a seconda della lunghezza) sulle pagine de Il sasso nello stagno di AnGre 

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S’Amor non è, che dunque è quel ch’io sento ? Anticonvenzionali per San Valentino / e-book scaricabile gratuitamente

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“S’Amor non è, che dunque è quel ch’io sento ?” *

a cura di Angela Greco (I parte) & Flavio Almerighi (II parte)

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[Addormentarsi adesso]

“Addormentarsi adesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio…”

“No,
non sono un disertore.
Del resto, il mio secolo non mi fa paura
il mio secolo pieno di miserie e di scandali
il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto
sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
e battermi per un mondo nuovo…”
“Tra cento anni, amor mio…”
“No,
prima e malgrado tutto.
Il mio secolo che muore e rinasce
il mio secolo
i cui ultimi giorni saranno belli
la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba
il mio secolo splenderà di sole, amor mio
come i tuoi occhi…”

Nazim Hikmet

.

§

Contro la mia morte
 .
Le mie ossa
inchiodate a croce sul tuo corpo
si quietano perché il mio risorga
intatto nel suo spirito.
 .
Non mi sprecare nel tragitto:
ti sto accanto per ricostruirmi
struggendo con la testa graffiata di spine
che si allevia insanguinandoti
sul ventre docilmente fertile e liquido quanto
una fuga di Bach.
(19 giugno 2001)

Alfredo de Palchi

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§

[Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco]

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco
verso il paese dov’è gioia e quiete.
Forse, ben presto anch’io dovrò raccogliere
le mie spoglie mortali per il viaggio.
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Care foreste di betulle!
Tu, terra! E voi, sabbie delle pianure!
Dinanzi a questa folla di partenti
non ho forza di nascondere la mia malinconia.
.
Ho amato troppo in questo mondo
tutto ciò che veste l’anima di carne.
Pace alle trèmule che, allargando i rami,
si sono specchiate nell’acqua rosea.
.
Molti pensieri in silenzio ho meditato,
molte canzoni entro di me ho composto.
Felice io sono sulla cupa terra
di ciò che ho respirato e che ho vissuto.
.
Felice di aver baciato le donne,
pestato i fiori, ruzzolato nell’erba,
di non aver mai battuto sul capo
le bestie, nostri fratelli minori.
.
So che là non fioriscono boscaglie,
non stormisce la ségala dal collo di cigno.
Perciò dinanzi a una folla di partenti
provo sempre un brivido.
.
So che in quel paese non saranno
queste campagne biondeggianti nella nebbia.
Anche perciò mi sono cari gli uomini
che vivono con me su questa terra.
(1924)
Sergej Aleksandrovič Esenin

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“Anticonvenzionali per San Valentino” **

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Selva d’amore
.
Gaudio l’amarti,
illimitato gaudio
credere al riso dei tuoi occhi,’
è vertigine ancora
la certezza d’esser da te cantata,
oh più tardi, negli anni non più miei,
or che tremare la vita sento
sul ciglio estremo…
.
Sibilla Aleramo

.

§

Love story
.
Lunedì sera.
Cinque persone in un vagone della metropolitana.
Uno comincia a parlare,
gli altri giocano con il cellulare.
Siediti accanto a me.
Mi chiede il mio nome,
gli dico un nome e aggiungo: stanca.
Anche lui dice un nome.
Sei fermate ancora.
E’ andato a teatro, ma si è annoiato a morte.
Mi chiede se faccio la contabile e
si scusa subito.
Dice che nessuno è contento della propria vita.
Io si invece.
Lui: non ci credo.
Chiudo gli occhi, la vie, la vie, quelle connerie la guerre…
Riapro gli occhi.
Chiede se qualche volta possiamo bere un caffè insieme.
Dico che non ho mai tempo perché devo volare.
Dice che mi farà un paio di ali.
Rispondo, grazie.
Mi alzo.
Capolinea.
.
Stefanie Golisch

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§

Lei
.
Lei non ha colpa se è bella,
se la luce accorre al suo volto,
se il suo passo è disciolto
come una riva estiva,
se ride come si sgrana una collana.
Lo so. Lei non ha colpa
del suo miele pungente di fanciulla,
della sua grazia assorta
che in sé non chiude nulla.
Se tu l’ami, lei non ha colpa.
Ma io – la vorrei morta.
.
Fernanda Romagnoli
.

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(*) Francesco Petrarca, primo verso del sonetto CXXXII dal Canzoniere
(**) Titolo originale di Flavio Almerighi

al seguente link Anticonvenzionali per San Valentino – poesie (clicca qui) è possibile scaricare questa breve antologia in formato pdf \ e-book

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Auguri in poesia! Breve antologia a tema / e-book scaricabile gratuitamente

fotografia-di-giorgio-chiantini

Il sasso nello stagno di AnGre,

insieme con i suoi Collaboratori ed i suoi Amici di lunga data,

augura a tutti sereni giorni di festa…in poesia!

Al link sotto riportato è possibile scaricare gratuitamente, cliccandovi sopra, una breve Antologia di Autori Vari sul tema della “casa”, intesa non solo, come le mura entro cui molti hanno la fortuna di vivere. La raccolta di poesie, che coralmente doniamo ai nostri lettori, abbraccia il Novecento e giunge fino a questo nuovo secolo ed ha per titolo una significativa massima di Plinio il Vecchio, “La casa è dove si trova il cuore”. Un titolo, a cui non abbiamo attribuito nessun significato retorico, ma che ha riunito in sé l’idea di Poesia, quale casa per tutti, e l’augurio che tutti possano avere un luogo che li accolga, sempre, ogni giorno, Natale compreso. Buona lettura!

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— AA.VV. LA CASA E’ DOVE SI TROVA IL CUORE (clicca qui) —  

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AA.VV. “La casa è dove si trova il cuore” – Autori & titoli

FLAVIO ALMERIGHI, Le chiavi di casa 

LEOPOLDO ATTOLICO,  Pied sot terre 

EMILIA BARBATO, Autunno

DORIS EMILIA BRAGAGNINI, L’albero e la mela

MARIELLA COLONNA, Da bambina non mi piacevano le bambole 

MIRELLA CRAPANZANO, La casa sul mare

MARIO M.GABRIELE, La casa risaliva agli anni 40 

ANGELA GRECO, IV stanza

MONICA GUERRA, due poesie brevi tratte da due libri dell’autrice

GIORGIO LINGUAGLOSSA, La grande casa immersa tra gli aranci

RITA PACILIO, Senza titolo – inedito

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All’interno dell’allegato, inoltre, sono inclusi anche alcuni autori storicizzati.

La fotografia di copertina, riportata anche in apertura, è di Giorgio Chiantini.

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— Un ringraziamento speciale gli Amici, che hanno aderito con entusiasmo a questa proposta, per la disponibilità, l’amicizia e soprattutto per la stima — 

(AnGre)

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Sei poeti greci contemporanei per la Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Greca / e-book scaricabile gratuitamente

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20 Maggio 2016 Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Greca

“Per la prima volta il 20 maggio 2016 sarà celebrata la Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Greca per la salvaguardia della quale è imminente una regolamentazione legislativa da parte dell’attuale Governo greco. L’iniziativa per l’istituzione di questa giornata è partita dalla Federazione delle Comunità e Confraternite Elleniche d’Italia con una iniziale raccolta di firme e completata con la proposta ufficiale tanto al Governo greco, attraverso il Parlamento greco e la Speciale Commissione Permanente dell’Ellenismo della Diaspora, quanto al Rappresentante della Delegazione Greca Permanente dell’UNESCO ed alla Presidenza delle Repubbliche di Grecia e di Cipro. Saranno quindi programmate da parte di tutte le Comunità Elleniche d’Italia, col patrocinio della Federazione, manifestazioni celebrative di questa giornata.” – comunicato tratto dal sito ellade.org

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Sei poeti greci contemporanei a cura di Angela Greco
per Il sasso nello stagno di AnGre (pdf \ e-book scaricabile gratuitamente QUI)
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Ghiannis Ritsos (1909 – 1990)
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Mutamenti di popolazioni
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La città vuota di filosofi, chitarristi, poeti;
forse da lontano mandano qualche segno, qualche favilla
la sera tardi, di tra i riflessi del crepuscolo,
qualcosa sui vetri delle case e nelle buche delle strade
o sulle antenne televisive e sui lampioni. Il che, naturalmente,
non influenza affatto il corso degli eventi. Può darsi tuttavia
che abbia un qualche ruolo più avanti. Ora
commercianti, diplomatici, ragionieri, armatori, trafficanti di antichità e strozzini
affollano le piazze, i bar, i ristoranti. E le notti
sentiamo gli enormi camion coperti scaricare
sul lastricato lustro del Mercato, davanti ai frigoriferi immensi,
certi enormi pescicani scuoiati dalle fauci aperte.
Kàlamos, 31.X.82
da “Poesie inedite” in Ghiannis Ritsos, Il funambolo e la luna e altre poesie inedite, trad. di Nicola Crocetti – Crocetti Editore Milano,1984.

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Titos Patrìkios (1928)
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I simulacri e le cose 
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Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi…
non temere, diceva il poeta,
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.

Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l’alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall’ansia della morte
con prestiti a vita di anima e di corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropòvori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.

Come una goccia di vetriolo brucia l’occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
«inesauribili le forze del male nell’uomo»
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
«Ma la poesia cosa fa, cosa fanno i poeti?»
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e già deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siano giullari, profeti o cortigiani.

Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l’adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell’istante cruciale
chiese l’altro poeta: più luce.
La poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull’uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.

da “La resistenza dei fatti”, 2000, in Poeti greci del Novecento, I Meridiani, Mondadori,  2010 – trad.di Nicola Crocetti (per questa poesia si ringrazia “poesia in rete” di Titti DeLuca)

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Kikì Dimulà (1931)

Fotografia 1948

Tengo in mano un fiore, forse.
Strano.
Sembra che nella mia vita
sia passato un giardino, una volta.
 .
Nell’altra mano
tengo un sasso.
Con grazia e fierezza.
Nessun sospetto
che mi si avverta di mutamenti,
che stia saggiando difese.
Sembra che nella mia vita
sia passata l’ignoranza, una volta.
 .
Sorrido.
La curva del sorriso,
il cavo di questa inclinazione,
assomiglia a un arco ben teso,
pronto.
Sembra che nella mia vita
sia passato un bersaglio, una volta.
E l’inclinazione alla vittoria.
 .
Lo sguardo immerso
nel peccato originale:
assaggia il frutto
proibito dell’attesa.
Sembra che nella mia vita
sia passata la fede, una volta.
 .
La mia ombra, solo un gioco del sole.
Indossa una divisa d’esitazione.
Non ha ancora fatto in tempo a essere
mia compagna o mia delatrice.
Sembra che nella mia vita
sia passata l’abbondanza, una volta.
 .
Tu non appari.
Ma se c’è una forma nel paesaggio
se mi sono fermata sul suo bordo
tenendo un fiore in mano
e sorridendo,
significa che che fra un po’ verrai.
Sembra che nella mia vita
sia passata la vita, una volta.
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da Antologia della poesia greca contemporanea (Crocetti Editore, 2005)
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Odisseas Elitis (1911 – 1996)

Nel blu di Iulita

Anche in un frammento di Briseide e in una conchiglia dell’Euripo si trova
Ciò che intendo. Deve avere avuto una fame tremenda di bonaccia agosto
Per cercare il meltemi; così da lasciare un po’ di sale sulle ciglia e
In cielo un blu il cui nome benaugurante odi tra i tanti
Ma nel profondo c’è il blu di Iulita
Come se precedesse la scia del respiro di un bimbo
Che vedi avvicinarsi così nitidamente i monti dirimpetto
E la voce di un antico colombo fendere l’onda e perdersi

.

Se il bene è sacro, di nuovo dal vento
Gli viene ricambiato. Si moltiplica tanto dai suoi stessi figli Eu-
Morfia e l’uomo cresce prima due e tre volte
Lo raffiguri il sonno
Nel suo specchio. Cogliendo mandarini o ruscelli di filosofi se non anche
Un villaggio mobile di api sul pube. E sia
L’uva fa bruno il sole e più candida la pelle
Chi se non la morte ci rivendica? Chi pratica l’ingiustizia dietro ricompensa?
Un accordo armonico la vita
————————–a cui si frappone un terzo suono
Ed è questo che dice veramente che cosa getta il povero
E che cosa raccoglie il ricco: fusa di gatto, rametti intrecciati di agnocasto
Assenzio con capperi, parole che si evolvono con una vocale breve
Baci e abbracci da Citera. Così, a cose come queste si aggrappa
L’edera e si fa più grande la luna perché vedano gli innamorati
In che blu di Iulita puoi leggere la ragnatela del destino.

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Ah! Quanti tramonti ho visto e quanti corridoi di teatri antichi
Ho attraversato. Però non mi ha mai prestato un po’ di bellezza il tempo
E una vittoria per sconfiggere il nero e prolungare la durata dell’amore cosicché
Sia più ingegnoso e melodico il suo pulpito
Il canto dell’allodola che è in noi
Nube accigliata che solleva uno schietto “no” come una piuma
E poi ricade e tu ti sazi ti sazi ti sazi di pioggia
Diventi coetaneo dell’intatto senza conoscerlo e
Continui a farti il solletico con le tue cugine nei recessi del giardino
Domani un suonatore ambulante ci innaffierà di fiori della notte
E nonostante ciò saremo un po’ più infelici
——————————come solitamente nell’amore
Ma dal mastice dell’argilla sale un sapore eretico
Per metà di odio e sogno per metà di nostalgia

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Se continueremo a essere percettibili come uomini che
Passano la vita sotto cupole punteggiate da tritoni di smeraldo,
–—————allora

Sarà mezzo secondo dopo mezzogiorno
E la sublime perfezione
———————–compiuta in un giardino di giacinti
Cui è stato abolito per sempre l’appassire. Un po’ di grigio
Che una sola goccia di limone rasserena allorché
Vedi ciò che fin che intendevo dall’inizio incidersi
Con caratteri nitidi
 ———————sul blu di Iulita.

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da Nuove poesie d’amore (Crocetti Editore – Trad. di Nicola Crocetti)

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Costantino Kavafis (1863 – 1933)

Idi di marzo

Anima, temi le cose grandi.
E se non puoi sconfiggere le ambizioni,
assecondale almeno con prudenza,
con esitazione. E più procedi,
con tanta maggior cura indaga.

Raggiunto che avrai il culmine, Cesare ormai,
quando figura d’uomo famoso avrai assunto,
soprattutto allora sii vigile, se esci in strada,
sovrano insigne, con il tuo corteo,
se avviene che ti si accosti dalla folla
un Artemidoro con in mano una lettera
e che ti dica in fretta: «Leggi subito questa,
è una cosa importante, t’interessa»,
fermati pure, allora, dilaziona
ogni affare o discorso; scosta pure
chi ti saluta e ti s’inchina
(li vedrai più tardi); lascia che aspetti
anche il Senato, e leggi subito
le cose gravi che scrive Artemidoro.

da poesie 1905 – 1915 in Costantino Kavafis, Le poesie, trad.e cura di Nicola Crocetti, Einaudi 2015

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Nikitas Randos (1907 – 1989)

Villa Asphodela

Vicino al mare s’ergerà la casa che ospiterà i miei sogni
e davanti alla casa – casa piccola e brutta, tutta finestre e porte –
un giardino enorme senza molti alberi, senza aiuole,
e come fiori, solo di marzo, asfòdeli.
Invece di vialetti, rocce a strapiombo
e per ombra le grasse foglie dei cactus.
Un cipresso rinsecchito annuncerà i venti.
Ma tranne i gabbiani nessun uccello a intralciare con superflui gorgheggi la vista del —–[paesaggio.
A un’estremità del giardino, più ripida, più secca, più pericolosa del passo ignaro,
nei vasi pianterò capelli d’un colore
d’un ritmo che ricordi le chiome delle poche teste che ho veramente amato.
Quotidianamente li innaffierò d’acqua marina che porterò nel cavo delle mani.
Solo i cactus e gli asfòdeli berranno acqua piovana –
hanno il potere di non perdere i loro tratti austeri nonostante la carezza letale degli —–[acquazzoni.
Di giorno con il sole di notte con la luna
d’estate con il caldo consolatore che viene dalla Libia
e d’inverno con il vento che impara l’arte di bruciare su praterie gelate
quando le febbri del ricordo mi cacceranno fuori di casa seguirò
le strane giravolte della mia ombra in mezzo ai vasi, ai cactus, agli asfòdeli. –
Quando la stanchezza avrà sovvertito il ritmo del mio respiro
e i miei piedi nudi non soffriranno più gli spunzoni delle rocce
proverò a trovare il ristoro che le veglie insonni m’hanno tolto
poserò la testa presso la terra dove crescono i capelli
così da sentire la mia stessa chioma perdersi nei vasi d’argilla.
Questo rito dei miei perduti amori nessuno lo vedrà
le foglie dei cactus alte e larghe celeranno ogni cosa
l’onda scaccerà con gli urli dei gabbiani ogni sembianza umana
e i corpi secchi degli asfòdeli col grido acuto della morte
quando piedi d’uomo li spezzano – nella mia casa avranno la funzione del cane —–[fedele.
Vivrò così indisturbato finché mi nutrirà la fantasia di storie immobili nel tempo.
.
Sui cactus, con le spine stesse inciderò profonde le iniziali dei nomi per me dolci.
E con le unghie sulle stesse superfici scriverò epistole a un unico indirizzo: la vita —–[delle foglie.
Ciò che ancora serberò per pegno delle esistenze che mi esiliarono dalle gioie del [mondo,
insieme ai sassi lo butterò nelle fiamme verdi attizzate dai cactus impudichi.
La cenere di tante speranze l’annaffierà senza posa una schiuma bianca
che il vento pazzo d’una primavera impetuosa spargerà con sabbia abbondante sulle —–[rocce sepolcrali.
Quel vento recherà alle care piante del mio giardino il seme prezioso che eternerà la —–[saldezza delle linee intorno a me.
Così potrò sempre, tornando sfinito a casa mia,
addobbarla tutta, da cima a fondo – dopo aver chiuso ermeticamente porte e —–[finestre
con l’aroma degli asfòdeli.
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(da Quaderno I, 1933)
da Antologia della poesia greca contemporanea (Crocetti Editore)

Bandiera-grecia

Il sasso nello stagno di AnGre - 20 maggio 2016

21 marzo: tutti i colori della Poesia / e-book scaricabile gratuitamente

Il sasso nello stagno di AnGre - 21 marzo giornata mondiale della Poesia

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“Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo.”
(Angelo Maria Ripellino, Lo splendido violino verde, 1976)

Per questo 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia, Il sasso nello stagno di AnGre dedica ai suoi Amici e lettori questa breve selezione di versi: ogni poesia contiene un colore, così da rappresentare tutte insieme un’ideale tavolozza con cui dipingere un nuovo giorno, un nuovo mondo, dove ritrovarsi e ritrovare un’umanità libera da egoismi e ancora capace di fare gruppo e comunità in maniera positiva e proficua. Forse questo cambiamento a tanti, a troppi, sembrerà quantomeno folle e irrealizzabile, ma questo collettivo & blog fa parte di quella metà di Cielo che vuole provarci ugualmente a mutare il vigente e soffocante stato  di appiattimento culturale e umano, nel quale versiamo ormai da troppo tempo. Buona lettura a tutti!

(N.B. Sono stati scelti soltanto poeti italiani per poter “ascoltare” le loro voci autentiche, senza affidarsi ad eventuali, se pur notevoli, traduzioni — per scaricare gratuitamente il pdf \ e-book CLICCA QUI — by AnGre)

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Peppino Impastato, da Amore Non Ne Avremo (Navarra Editore)

Sulla strada bagnata di pioggia
Si riflette con grigio bagliore
La luce di una lampada stanca:
e tutto intorno è silenzio.
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§
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I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli
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.
.i
Goliarda Sapienza, da Ancestrale (La Vita Felice)
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Voglio ricordare. Ma ho paura
di smarrire nel nero dei capelli
di un sonno prolungato
qualche accento
della tua voce di ieri. Ho paura
di svegliarmi col sole che scantona
dietro l’angolo buio della casa.
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§
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Resta vicino a me ti prego
poco resta al biancore dei miei seni
e presto di fiori di carta le mie labbra
senza sangue saranno
senza domande
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Vittorio Bodini, da Inediti 1954-1961 in Tutte le poesie (Besa)
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I pomodori secchi
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I pomodori secchi
attaccati a uno spago
e le donne dai cuori di cicoria.
I pomodori secchi e i datteri gialli,
e le donne che colgono le olive
fra gli olivastri, con la bocca viola;
tutto è univoco e perso a furia d’esistere.
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Dove hai nascosto, cielo, l’altra ipotesi?
Quale parte è la nostra?
Non saremo null’altro
che rozzi testimoni di questo esistere?
.
§
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Tre linguette di terra
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Tre linguette di terra
fanno il mare
di tre azzurri diversi
e in cielo, rosa,
l’inizio d’un sorriso, o aurora,
e sporge
dall’orto il melograno
e dall’infanzia
il cigolio d’un carro: che fatica
per un attimo solo!
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(Settembre 1958)

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Sandro Penna, da Poesie (Garzanti)
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Forse sull’erba verde un dì nasceva
la mia storia segreta: estremi ardori
di un sobborgo in vacanza.
Pioggia da gonfie nubi silenziosa.
Luci della città sulla campagna vuota.
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§
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Piovve nel nostro amore ardentemente
tutta l’estate. Indi mutò colore
in bello, la campagna.
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Salvatore Quasimodo, da Tutte le poesie (Mondadori)
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Nascita del canto
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Sorgiva: luce riemersa:
foglie bruciano rosee.
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Giaccio su fiumi colmi
dove son isole
specchi d’ombre e d’astri.
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E mi travolge il tuo grembo celeste
che mai di gioia nutre
la mia vita diversa.
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Io muoio per riaverti,
anche delusa,
adolescenza delle membra
inferme.
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§
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Che lunga notte
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Che lunga notte e luna rosa e verde
al tuo grido tra zagare, se batti
ad una porta come un re di Dio
pungente di rugiade: «Apri, amore, apri!»
Il vento, a corde, dagli Iblei dai coni
delle Madonie strappa inni e lamenti
su timpani di grotte antiche come
l’agave e l’occhio del brigante. E l’Orsa
ancora non ti lascia e scrolla i sette
fuochi d’allarme accesi alle colline,
e non ti lascia il rumore dei carri
rossi di saraceni e di crociati,
forse la solitudine, anche il dialogo
con gli animali stellati, il cavallo
e il cane la rana le allucinate
chitarre di cicale nella sera.
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:
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Angela Greco, da Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi)
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i miei sono solo grafemi
in successione caduti
senza peso né posa
minimi myosotìs a bordo strada
che ripetono
il loro canto azzurro di cinque petali
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§
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apro parole e finestre al vento
di polline e profumo di mandorla bianca
in attesa che il guscio diventi scorza
metto da parte messaggi floreali
dall’animo fanciullo e piedi nudi
.
corro nel verde di un divenire
certezza o pena non m’importa
oggi nel (mio) cielo c’è il sole
ed il tuo nome è stella
che benigna m’invita al domani
.
che questo presente insista pure
nella sua stretta visione d’essere
e nel silenzio sempreuguale
dei suoi intrecci obbligati
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io rincorro la primavera
prima che sfugga.

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