Salva con nome, la nota del lunedì sui tempi moderni di Cataldo Antonio Amoruso

per articolo Il sasso nello stagno di AnGre

Da qualche lunedì Il sasso nello stagno di AnGre è lieto di ospitare alcuni scritti (resi aspecifici solo per questo luogo) di Cataldo Antonio Amoruso che, con occhio acuto e penna tagliente, ci porta a conoscenza di personaggi e accadimenti di questo nostro Belpaese, aprendo uno squarcio garbato e molto ben scritto su quanto spesso e volentieri sfugge o si lascia correre circa questi tempi moderni…Buona lettura, dunque, con la speranza che ‘voci fuori dal coro’ stonino e stonino bene, in questo contesto ovattato di accettazione di tutto e tutti senza emissione di suono (e parola). 

*

Vorrei sottolineare un episodio al quale ho assistito durante una puntata di febbraio di una certa trasmissione andata in onda in tv, condotta dalla giornalista Tiziana P., poiché, senza troppi giri di parole, comportamenti del genere fanno veramente uscire dai gangheri: sono costretto a credere che questi signori mentano sapendo di mentire, e che di conseguenza non possano non essere sospettati di tenere comportamenti decisamente non condivisibili.

Nella suddetta trasmissione la vicepresidente del Senato ha condannato la ben nota bagarre scoppiata alla Camera dei deputati nella notte precedente, con annessi spintoni e smanacciate tra i deputati, affermando che ‘tra l’altro’ (che in questo caso significa ‘soprattutto’) gli emendamenti presentati dalle opposizioni non erano ammissibili in quanto si trattava di una ‘terza lettura’ del testo, e quindi gli oppositori, oltre ad essere violenti e caciaroni, erano anche a digiuno di conoscenze dei regolamenti della Camera, spiegando che solo nelle prime due letture si possono presentare e discutere eventuali emendamenti. Nessuno ha obiettato, nemmeno il professore esperto della materia, presente in studio… ma qualcuno da casa ha fatto notare alla conduttrice che si trattava di una ‘prima lettura’ del testo e di conseguenza gli emendamenti presentati dalle opposizioni avevano piena legittimità.

Solo e soltanto allora la vicepresidente del senato ha ammesso candidamente che il telespettatore (o non so chi) aveva ragione, come se nulla fosse e senza fare una piega, come se quella osservazione mossale non avesse crollato il castello di bugie che lei stessa aveva messo in piedi…

E bisognerebbe allora credere a questi signori? Anzi… a questa signora, che appena prima si era compiaciuta, annuendo benedicente, delle parole di un telespettatore che aveva voluto ricordare il significato del termine ‘onorevole’? Di onorevole, nel comportamento della senatrice, non ho ravvisato proprio nulla, tutt’altro. E forse i giornalisti e professori presenti in studio, se erano al corrente della portata del contendere, avrebbero dovuto contrastare con forza quel palese tentativo di travisamento della realtà. Così non è stato, e del resto, temo che fare passerella in televisione non preveda certe prese di posizione con relativa accensione di scontri e svelamento di altarini…

[Cataldo Antonio Amoruso / fotoelaborazione dal web di AnGre]

Con quella bocca può dire ciò che vuole. Forse. Una nota sui tempi di Cataldo Antonio Amoruso

Il sasso nello stagno di AnGre

”Con quella bocca può dire ciò che vuole”… solo che protagonista di quel famoso spot era nientemeno che Virna Lisi, la grande Virna Lisi che pubblicizzava un dentifricio…

Di altre bocche si potrebbe dire: parla come mangi (…che – ché – è meglio, aggiungerei).

Così si potrebbe dire, ad esempio, all’onorevole Laura P., riapparsa nei primi giorni di febbraio – era un po’ che non si vedeva, mi pare – in una trasmissione televisiva di discussione politica, e che si è subito resa autrice di un ”bisogna accendere un focus” che trovo, francamente, sinceramente, esilarante! Trattandosi di una persona seria, imprenditrice e parlamentare della repubblica, dopo l’iniziale riso amaro, ho controllato, visto che non si può mai sapere… magari la signora aveva ragione ed io torto nel ridere di un significato a me sconosciuto della parola ‘focus’… niente da fare, non mi sbagliavo, purtroppo, a meno che l’onorevole non volesse indicare gli ex parlamentari di Lista Civica passati al PD (di questo si parlava) come un focolaio – ma dovrei forse dire, a questo punto, ‘focolare’ – di infezioni.

A meno che… non sarà che la signora Laura P. speri che le parole cambino di significato con la stessa rapidità con cui i nostri parlamentari cambiano casacca e bandiera?

No, ‘non funziona così’… Una lingua è qualcosa di molto più serio e affidabile e sono, le parole, qualcosa di serio, da usare con il dovuto rispetto e la necessaria padronanza del mezzo, almeno di quello lessicale. Rimango dell’idea che sia sempre meglio parlare come si mangia, o tacere, e rimanere a far parte di quell’area politica per la quale si è stati eletti, o dimettersi, per rispetto verso gli elettori.

Devo confessare che presto attenzione non tanto a ciò che dicono i parlamentari nei talk show, quanto a come lo dicono, e non solo i politici, ma anche qualche ‘padrone di casa’ che campa e si pavoneggia col canone degli italiani (non ne faccio una questione venale, ma nemmeno veniale).

Ho scritto tra virgolette, poco sopra, ‘non funziona così’: la ritengo, da quando vige la pax renziana, una delle espressioni in grande ascesa durante i dibattiti televisivi. Prima, quando i politici invitati fingevano di darsi botte da orbi, ‘funzionava’ in un altro modo; Tizio parlava e il suo avversario, Caio, scuoteva la testa in senso orizzontale, oppure ‘gli parlava sopra’, innervosendolo e interrompendolo (‘io non l’ho interrotta, lei non mi interrompa’, anche in assenza di interlocutori), mentre oggi la ‘coesione nazionale’, evidentemente, vieta questo comportamento, per cui si dice o si controbatte che ‘non funziona così’ – e qualcuno, come se ne sapesse di più, si arrischia fino ad aggiungere: ‘in democrazia’… ma dài!

Nel borsino del politichese mi tocca accusare, al contrario, un calo nelle quotazioni del ‘ciò premesso’, che ha ceduto il posto al renzianissimo ‘detto questo’, un vero cavallo di battaglia, ad esempio, per qualcuna, ‘ma non solo’.

Chiudo nel segnalare un’altra perla della stessa trasmissione di cui sopra, di qualche giorno fa: l’inviato, molto speciale, veniva còlto (cioè ‘beccato’: l’accento grave qui è d’obbligo) anzitempo dalle telecamere, mentre sfogliava convulsamente un taccuino, in attesa del collegamento con lo studio… Il nostro baldo corrispondente si trovava nientemeno che nella magnifica Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, dove di lì a poco si sarebbero incontrati il premier italiano e la cancelliera tedesca (più giusto, forse: ‘il cancelliere tedesco, signora Angela M., questioni di gusto) e stava, molto probabilmente, cercando di mandare a memoria il nome del personaggio di una scultura esposta in quella sala, una cosuccia, un certo ‘Olofrene’, proprio quello là, il nemico giurato della Giuditta, per cui… Olofrene 1, Olofrene 2, Olofrene 3: aggiudicato al conduttore della trasmissione che, con malcelato imbarazzo è dovuto intervenire per cercare di correggere il giovane collega, che nemmeno se ne è dato per inteso, anzi… appariva stupito delle ‘correzioni da studio’.

Anche questa è la politica italiana, anche questa è la televisione italiana, mio povero, amatissimo, maestro Manzi che tanto ci manchi… però, a ben guardare, riescono, entrambe, a far ridere, magari amaramente, ma ridere.

PS: se fosse presente qualche strafalcione… mi corrigerete! (Ma nessuno ha mai pensato che Woytila, con quello ‘strafalcione’ stava facendo ricorso più al latino che all’italiano? …Strano.)

[Cataldo Antonio Amoruso, testo inedito adattato per Il sasso nello stagno di AnGre]

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Questione di carattere, una nota sui tempi moderni di Cataldo Antonio Amoruso

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Tempi duri anche per il Papa? C’è qualcosa nell’aria, da un po’ di tempo a questa parte, una sorta di rumore marziale di tacchi sbattuti… che ci sia un qualche Tejero in agguato in Vaticano? Chissà… Il Tejero, per chi non lo ricordasse, è quell’ufficiale spagnolo che fece irruzione nelle ‘Cortes’, cioè nell’assemblea parlamentare di Spagna, nel tentativo di sovvertire le istituzioni più o meno democratiche (dico più o meno in quanto il ricordo del franchismo era all’epoca ben vivo da quelle parti). Il tentativo di golpe fortunatamente abortì per l’opposizione ferma del re e dei suoi sudditi, detto con estrema semplificazione.

Che papa Francesco sia inviso a certa Chiesa e a taluni poteri in comunione (sic!) di interessi con quella sembra evidente, come evidente è l’amore di tanta parte di ‘gente comune’ del Pianeta, praticanti o no e più o meno credenti, per questo Papa venuto ‘dalla fine del mondo’. Credo di poterlo affermare, quanto sopra detto, con sufficiente imparzialità, ed è triste e sconfortante, oltre che preoccupante, vedere come i soliti ‘persuasori’, per nulla occulti, con sempre più accanimento sottolineino anche le singole espressioni, o ‘uscite’ verbali, spesso tanto estemporanee quanto piacevoli e apprezzate, del Papa, per attaccarne l’insegnamento.

Purtroppo il nostro è un paese (secondo i canoni grammaticali dovrei scrivere ‘Paese’, per indicare una nazione, ma quella ‘p’ mi sembra sempre più minuscola, e quindi non mi adeguo…) che, oltre a soffrire di enormi amnesie, spesso confonde l’intelligenza con la furbizia, e questo credo sia un male enorme, un errore imperdonabile e dalle conseguenze nefaste. Parlo, nella fattispecie, di un preciso giornalista ex estremista di sinistra, ex ministro berlusconiano, e attualmente, mi pare di capire, in marcia di avvicinamento alle posizioni dell’attuale capo del governo (sì, è lui, il sig. Giuliano F.). Succede, in Italia succede questo e altro, nulla di sorprendente, ci mancherebbe altro.

Il signor Giuliano F. si dice preoccupato dalle esternazioni del Papa (‘p’ maiuscola), e teme di poterlo sentir enunciare altre frasi poco ortodosse, dopo aver ascoltato la famosa ‘parabola’ del pugno espressa ad un suo collaboratore, che lo accompagnava durante il viaggio alla volta delle Filippine, se questi avesse parlato male della mamma di Papa Francesco. Che poi il suddetto giuliano F. stesso si dichiari imbarazzato dall’atteggiamento aggressivo del Papa, e che a dirlo sia proprio lui che non perde occasione di dimostrarsi ‘urbi et orbi’ un vero campione di violenza perlomeno verbale… beh, questo mi sembra surreale e, in un contesto di normalità dialettica, inammissibile o risibile.

Da persona più o meno normale, da spettatore, ritengo che il Papa, con quell’esempio pratico, mi abbia detto, e credo che come me lo abbiano interpretato altre centinaia di milioni di persone nel mondo, che se attacchi qualcuno negli affetti, nelle cose care, devi mettere in conto una risposta magari inconsulta o addirittura violenta, e lo ha detto e spiegato in maniera paterna, come si conviene ad un pastore di anime. Che Sua Santità (uso questa espressione per la prima volta in vita mia) venga per questo motivo additato come un pericoloso esempio di istigatore alla violenza e all’uso della forza, negatore del precetto del ‘volgi l’altra guancia’, mi sembra una operazione tanto faziosa quanto maldestra. Forse è il caso di aggiungere che il pulpito dal quale arriva la predica non figura tra quelli più autorizzati a farlo, visti i ripetuti cambiamenti ‘di sede e posizione’.

Da altri ‘pulpiti’ qualcuno vorrebbe mettere in contrapposizione la figura del ‘Papa buono’ con quella del ‘Papa gaucho’, cioè la carezza di Giovanni XXIII con il pugno di Bergoglio… ma di cosa parlano? E con chi credono di parlare, questi signori? Davvero credono, costoro, di poter manipolare ad libitum le coscienze e la capacità di intelligere della gente, per comune che essa sia? Forse dovrebbero prendere esempio da quel tale Francesco, altro che propalare fandonie spacciate per frutto di capacità intellettuali…

Aggiungo, in margine, che coloro che vedono il papa come un bonario dilettante allo sbaraglio forse stanno commettendo un marchiano errore di valutazione, ma questo lo dimostrerà, senza dubbio, la storia ventura.

[Cataldo Antonio Amoruso – adattamento per Il sasso nello stagno di AnGre della lettera pubblicata su “Libertà”, quotidiano di Piacenza – per gentile concessione dell’autore — immagine d’apertura TGCOM24]

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Cataldo Antonio Amoruso, due poesie

fotografia di Angela Greco

segni di te
che non puoi i ritorni
non sei mai stata via
e con dita di cetra
vorrei queste nuvole brevi
ad accordare sogni
non sarai mai via
ti irretisce l’anima
e rimani
in questo spazio così breve
che con cautela di sogno
definisce il ‘sempre’.

§

sembra non bastino
cielo verde d’ira segnata
né rami
ché pronta di ferite
è l’aria
e si confondono
questi confini a dita, brevi
e indecisi
ai margini di un rigo
appena
dove sottolineo
a bordo di un mio sogno
quel ti amo che tanto
sempre sa di vela
screziandosi di sale

*

Cataldo Antonio Amoruso

foto di AnGre, Madonna di Mare, Cirò M.(KR)

Non ti meraviglino, l’insistenza del fiore – di Cataldo A.Amoruso

15 dicembre 2014

Non ti  meraviglino, l’insistenza del fiore
le radici in cerca, le superfici verso il cielo
rivoltate in petali, non sondare oltre
il confine azzurro che preme ai seni
con  colori  pronti a cangiarsi, come solo sanno
gli occhi e il cuore, in una morsa impareggiabile
che tutto avvolge,
e pure, aperta risiede
in un palmo di terra
il regno di un fiore
uno solo, a reggere i confini
di questo tempo che  svolge
il suo rotolo di sere
e notti, umide di pensieri.

Così è la terra, turgida intorno al fiore
e tu, con i tuoi occhi a tendere
ad un domani che si fa cielo.

Non ti meraviglino, i nomi a fiore
sussurrati sulla tua pelle

*

Cataldo Antonio Amoruso

http://krimisa.blogspot.it/

Cataldo A.Amoruso, Ci sarà dentro un nuovo giorno

raggio di luce

 

[ci sarà dentro un nuovo giorno]

 

ci sarà dentro un nuovo giorno

che nessuna notte potrà spegnere

un tempo fatto di nulla

se si vuole,

o di sola speranza

e fragile

a voler dire

poco più di un fiore;

non lasciare che muoia

di speranza si può solo vivere

e allontanare dagli occhi

ciò che non risplende

e che non ti appartiene:

tu, luce…

 

*

Cataldo Antonio Amoruso

poesia inclusa in VOCI DI CAMBIAMENTO, AA.VV – pdf a cura de Il sasso nello stagno di AnGre, scaricabile qui:

https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2014/09/27/voci-di-cambiamento-autori-vari-voices-of-change-poetry-pdf/

Cataldo Antonio Amoruso, tra voce e ricordo

Jonio di luce fotografia di AnGre

 

poterci morire un po’, l’un l’altra

non sapendo di tappo anzitempo svelto

e negli umori compartire la gioia

e scambiarsi, i desideri controvento

poi

mai chiusi gli occhi su di te

mi senti, questo so

con lentezza di fiume interno

e sciogliere la voglia e il lamento

a confortare

l’anima racchiusa

e alle braccia reggere

la presa delle tue mani

mi perdoni, questo so

che mi perdonerai

se trasfigura il tuo bel volto,

se strette

le labbra

con forza socchiusa

mi dicono, di lontano

e prossime

 

voliamo.

 

§

 

due linee

a segnare la meraviglia

sconvolgenti

a precipizio d’inguini

i miei disegni d’amori, d’isole, di soli

e sotto la pelle il caldo

e l’adolescenza, rapida

ho morso il tempo

senza una ragione da compartire

come se tutto fosse solo il mio finire

un breve sdilinquire

e pure no

si continuava tutto

in raggi di sole opposti

come i pollici sugli occhi

per non vedere

per non smettere di sentire

 

vorrei tornare ai miei disegni

e salirci, ancora lenti

e scivolare da quegli inguini

di sole linee

nel buio del grembo

dove ritrovo un senso

o chissà, quello che cercavo, da allora

oltre le linee nere, un tempo che colora.

*

Cataldo Antonio Amoruso,  http://krimisa.blogspot.it/

(fotografia “Jonio di luce” di AnGre)

VOCI DI CAMBIAMENTO, Autori Vari – Voices of change, poetry / e-book scaricabile gratuitamente

change
Take Change in Your Own Hands (dal web by flickr.com)

“Voci indipendenti dal giorno specifico in cui ci rendiamo pubbliche, abbiamo scelto di far parte di una a-temporalità che renda attenzione ad un forte bisogno collettivo qual è il cambiamento, che urla realizzazione nello spazio che siamo e che attraversiamo, consapevoli del prestito e non del possesso di quanto ci viene benignamente fornito dalla sorte. […] Ed è la parola, poetica e pittorica in questo caso, alla quale chiediamo e a cui affidiamo la nostra volontà di cambiamento, partecipando all’azione globale dei 100mila Poeti (100 Thousand Poets for Change) e artisti mobilitatisi a livello mondiale in questo 27 settembre 2014 per essere unica e forte voce contro tutto quello che sta portando alla deriva l’Uomo…”

SCARICA IL PDF QUI:

VOCI DI CAMBIAMENTO AA.VV – poesia & arte 27settembre’14 – Il sasso nello stagno di AnGre

Autori:

*Cataldo A. Amoruso  *Antonino Caponnetto  *Daniela Cattani Rusich

*Mirta De Riz  *Franco Floris  *Annamaria Giannini

*Angela Greco  *Pasquale L. Losavio   *Daìta Martinez

*Sebastiano A. Patanè-Ferro  *Romeo Raja  *Roberto Ranieri

*Augusto Salati  *Nunzio Tria  *Antonella Troisi  *Giorgio Chiantini

*Gianni Gianasso  *Kostia

Il sasso nello stagno di AnGre per 100 Thousand Poets for Change ...

perché d’amore si vive nei versi di Cataldo Antonio Amoruso

Emil Nolde
opera di Emil Nolde

 

Non per come ti vedo, sarebbe troppo facile

Ma per quello che sei, e non vedi

Ti riesce impossibile

Per questo ti amo

Facilmente e impossibile

Per le braccia lungo i fianchi

Per gli sguardi d’orizzonte

Per le mani che risalgono

Per gli occhi che riappaiono

Per le parole d’ali

Per i sussurri e il battito

Ti amo.

 

Di questo ti amo,

Del tuo non chiedermi perché

ti amo.

#

due parole di noi

della nostra follia

lucida in parole e oro

solo nostra, non importa

che si spieghi

non importa se il destino

ha scompaginato carte e tempi

non importa se cade il dòmino folle degli anni

no, quelli li deporta il vento

ma le mani

a sfiorarsi esse sanno

quando tu lasci andare la mano

stanca di aspettare

e la tengo

quando la mia è preda dell’abbandono

e tu la sollevi

ne fai porto alle labbra

 

allora nulla di là del sangue

o fuori dell’anima importa

se per amarti

prima che finisca il sempre

la realtà sarà del sogno.

*

Cataldo A.Amoruso – http://krimisa.blogspot.it/ 

a.

L’amore dei poeti colma assenze e giorni, due poesie di Cataldo Antonio Amoruso

Henri Rousseau - Il sogno
Il sogno, Henri Rousseau

 

Mi aspettavi precisa
Portata dal primo treno d’ombra
Non dovevo scomodare albe
O ricomporre notti
C’eri già
A precedermi
Col mestiere del sogno
O il chiodo fisso nei pensieri

Una vita torna nel suo letto
Non avrà più tempo
Anche se afferra ai bordi del passato
Con mano ossuta e resistente
Non cado in errore
Resto nell’ombra
Come antico un amore
di te
Perora.

*

E allora sento

Che di dentro e lontano
In me si accende
Intatto un tramonto
Con la sua volta di cielo
Imponente
Che su uno scoglio acuminato
S’apprende
Fossi l’ultimo perdente
Ti amerei
E non basta
Ad averti interamente
Lo specchio incompleto del cielo
La sua eco nel mare riversa
né rincorrere infinito la salvezza
sfuggente dei cangianti azzurri narciso
non basta
non basta
non basta.

* * *

Cataldo A.Amoruso, 

versi tratti da http://krimisa.blogspot.it/

Ti sognerò fino in fondo di Cataldo Antonio Amoruso

per Il sasso nello stagno di AnGre

 

Ti sognerò fino in fondo

E fino a quando

I rami alla finestra

avvolgeranno nell’ombra

gli occhi

E il nostro letto sarà soltanto

Una linea di confine

Un di qua dal mondo

E un di là

Un separé di labbra

E vestimenti

Sparsi nelle stanze

Ti seguirò nel tuo corpo

Lento

Fino al battito estremo

nelle tempie a perdersi

finché di tanto preludio estenuato

di piacere non rimanga

che la luce di te

così interna

ed umana

che guardarti basta

prima che ancora t’abbia

in suo possesso il mio sogno

e di nuovo

tu sia tra le dita avide

e i fianchi

bianca di nuova luce.

 

[Cataldo A.Amoruso]

*

tratto da http://krimisa.blogspot.it/

arriva con il tuo nome l’estate: oggi, due poesie di Cataldo Antonio Amoruso

Handwriting,ink and quill pen

 

Si scioglie il giorno

con la sua eco

in una lontananza

al fondo dei tuoi fianchi

tesi come un crinale di petali

in plenitudine di maggio

 

così è saperti, di questi colori

tanto inauditi

che non ha fiori che uniti

si contengano

 

ché esplodono,

con fragore chissà di risa

su vette provvisorie di steli

e non importa il giorno

non s’apprende alcuna forma che trattenga

poi che sei oltre

e pronta

già ridipingi

con un sussurro

lo spirito d’un tempo così simile al cielo

 

a questo solo io credo

nel privilegio che mi racchiude

interamente poterti

e sussurrarti anima, e mia

dove mi ascolti in fine di parole.

 

*

 

E di questo tempo

incapace di dissimulare il pianto

ti direi il buon giorno

il più accurato

scegliendolo tra i fili

quelli dell’oro che reca il mattino

Non ti direi della notte

né dei silenzi o delle ombre

delle nubi rovesciate al suolo

o di reverberi e rimbombi per acciottolati

no, ti parlerei di sogni

di voli

di un tempo che si moltiplica per ogni tuo gesto

ma senza meta

senza chiedere altro

e lentamente

quando sarà alto il giorno

e le nubi svanite

parlerei in te, dei tuoi silenzi

e del tuo corpo

della tua presenza

della quiete dei respiri

dei seni placidi

dei fianchi che attendono

e in un tempo che non sarà mai dopo

ti direi tutto quello che sai

e che l’uomo non dice

ti direi della meraviglia di essere

e di crederci, ancora

prima che sia sola la speranza.

 

*  *  *

Cataldo Antonio Amoruso    –    versi tratti da http://krimisa.blogspot.it/

 

.

Felice onomastico da tutto Il sasso nello stagno!!

e grazie per l’emozione altissima che la tua poesia dona a piene mani (AnGre)

Cataldo Antonio Amoruso, Ti appartengono punti

nudo-sdraiato-1940(1) Renato Guttuso
Renato Guttuso, nudo sdraiato (1940)

 

Ti appartengono punti

Meravigliosi di primavere che non dici

Deboli forse, a tuo dire

Se vi imprimo parole a filo

Con labbra che parlino

Di te scoprendo luoghi

che nascondi di là dai desideri

Come fanno, solo, i sorrisi coi pensieri.

 

Conosco di te il tepore in attesa

E lo sbocciare

Silenzioso, potente

Di ogni nuovo fiore

Che si imbeve urgendo

Delle tue labbra di primavere mai dome.

 

E la pelle conosco, di te

La carta precisa del cielo

Lo percorrono gli occhi

Il cammino in ascesa

Lo rilascia, quel cielo

Una stanza

Una specola ad ore.

*

Cataldo A.Amoruso, Erótica, IV – da http://krimisa.blogspot.it/

è dove trovarti, versi di Cataldo A.Amoruso – per l’evento IO AL PLURALE FA NOI

fotografia di Angela Greco

.

è dove trovarti

che m’incontro di cielo

e speculare il mare contieni

tu

e nella stessa linea colori

d’azzurro l’aria

di aria il mare

di mare il giorno

di giorno gli occhi

ed io non so

quanto dista la notte

se mai ci fu

o se è solo questo colore

a volte assiduo ed altre assurdo

ma che sento, linea che sottendi

come un segreto che si fa orizzonte

dove si continuano

il cielo il mare, i tuoi occhi

 

oggi è nato un nuovo giorno

dalle tue mani pronte

a chiudere i cancelli

ché non ci abbia la notte

coi suoi neri processi

di nubi e trenodie di domande

 

tu ne quaesieris…

 

*

[versi di Cataldo Antonio Amoruso & fotografia di Angela Greco]

IO AL PLURALE FA NOI, collaborazioni al tempo dell’individualismo

*

Il sasso nello stagno compie 2 anni di attività e di collaborazioni ed è lieto di festeggiare con tutti voi!

Nato l’otto marzo del 2012 a piccoli passi è diventato un luogo di scambio culturale e amicizia frequentato e attivo, oltre che un valido esempio di concrete collaborazioni ed interazioni artistiche tra poesia e arte.

Se dal singolo può nascere l’idea di coinvolgimento, sicuramente l’azione mirata ad un cambiamento anche piccolo è prerogativa del plurale: metaforicamente un io può lanciare il sasso, ma se non c’è un noi capace di accoglierlo, manca qualcosa. Così, in questi due anni, giorno dopo giorno, abbiamo assistito al concepimento e alla nascita di una mentalità plurale, in risposta all’individualismo esasperato ed esasperante di questi tempi, di questa società malata di ego sempre pronta a fagocitarti per poi espellerti a servizio ultimato.

Il sasso nello stagno fonda la sua azione sul credere che ci siano utilità maggiori – definite non a caso inutilità dal contesto sociale – e maggiormente necessarie di quella meramente economica e per questo ogni giorno propone con perseveranza “briciole”, presenze minime, per la parte più vera, meno curata e più dimenticata dell’Uomo; perché Poesia, Arte, Letteratura sono ancora assolutamente necessarie per la costruzione di quel plurale che può ancora designarci Persone.

Angela Greco

.

nota: da domani e per tutto il mese di marzo ogni giorno verranno pubblicati i contributi giunti per l’evento IO AL PLURALE FA NOI – Il sasso nello stagno di AnGre compie due anni di collaborazioni, per i quali ringrazio di cuore tutti, ma proprio tutti gli Amici che hanno voluto essere questo NOI.

Il sasso nello stagno di AnGre