Sergej Esenin, Autunno

bosco in autunno

Autunno

——————————————————–A R.V. Ivanov
Silente tra i fitti ginepri lungo il dirupo
l’autunno pettina – fulva giumenta – la propria criniera.
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Sul velo fluviale degli argini
s’ode il suo stridere azzurro di ferri.
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Il vento-asceta con attento passo
calpesta le foglie sul ciglio del sentiero
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e bacia in un cespuglio di sorbo
le ulcere rosse di un Cristo non visto.
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[1914]
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Sergej Esenin, Stanco di vivere e altre poesie (a cura di M.DeMichiel, Via del Vento Edizioni)

Sergej Esenin, Imitazione di un canto

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Imitazione di un canto

Dal cavo delle mani tu abbeveravi il cavallo imbrigliato,
si spezzava nello stagno il riflesso delle betulle,

dalla finestra io guardavo il fazzoletto turchino,
come serpi il vento agitava i tuoi riccioli neri.

Nel bagliore delle correnti schiumose doloroso
desideravo strappare un bacio alle tue labbra vermiglie.

Ma con sorriso sottile mi spruzzasti di schiuma.
Ti allontanasti al galoppo e tintinnò il freno.

Nella trama dei giorni assolati il tempo ha tessuto un filo…
passando dinanzi al davanzale ti portarono a sepoltura.

E nel lamento del requiem e nell’incenso del rito.
mi sembrò risuonare quieto il tuo libero suono.

(1910)

*
Sergej Esenin (1895 – 1925)

da Stanco di vivere e altre poesie – Via del Vento edizioni — immagine: Amintore Fanfani, Cavallo di razza, 1977

S’Amor non è, che dunque è quel ch’io sento ? Anticonvenzionali per San Valentino / e-book scaricabile gratuitamente

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“S’Amor non è, che dunque è quel ch’io sento ?” *

a cura di Angela Greco (I parte) & Flavio Almerighi (II parte)

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[Addormentarsi adesso]

“Addormentarsi adesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio…”

“No,
non sono un disertore.
Del resto, il mio secolo non mi fa paura
il mio secolo pieno di miserie e di scandali
il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto
sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
e battermi per un mondo nuovo…”
“Tra cento anni, amor mio…”
“No,
prima e malgrado tutto.
Il mio secolo che muore e rinasce
il mio secolo
i cui ultimi giorni saranno belli
la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba
il mio secolo splenderà di sole, amor mio
come i tuoi occhi…”

Nazim Hikmet

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§

Contro la mia morte
 .
Le mie ossa
inchiodate a croce sul tuo corpo
si quietano perché il mio risorga
intatto nel suo spirito.
 .
Non mi sprecare nel tragitto:
ti sto accanto per ricostruirmi
struggendo con la testa graffiata di spine
che si allevia insanguinandoti
sul ventre docilmente fertile e liquido quanto
una fuga di Bach.
(19 giugno 2001)

Alfredo de Palchi

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§

[Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco]

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco
verso il paese dov’è gioia e quiete.
Forse, ben presto anch’io dovrò raccogliere
le mie spoglie mortali per il viaggio.
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Care foreste di betulle!
Tu, terra! E voi, sabbie delle pianure!
Dinanzi a questa folla di partenti
non ho forza di nascondere la mia malinconia.
.
Ho amato troppo in questo mondo
tutto ciò che veste l’anima di carne.
Pace alle trèmule che, allargando i rami,
si sono specchiate nell’acqua rosea.
.
Molti pensieri in silenzio ho meditato,
molte canzoni entro di me ho composto.
Felice io sono sulla cupa terra
di ciò che ho respirato e che ho vissuto.
.
Felice di aver baciato le donne,
pestato i fiori, ruzzolato nell’erba,
di non aver mai battuto sul capo
le bestie, nostri fratelli minori.
.
So che là non fioriscono boscaglie,
non stormisce la ségala dal collo di cigno.
Perciò dinanzi a una folla di partenti
provo sempre un brivido.
.
So che in quel paese non saranno
queste campagne biondeggianti nella nebbia.
Anche perciò mi sono cari gli uomini
che vivono con me su questa terra.
(1924)
Sergej Aleksandrovič Esenin

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“Anticonvenzionali per San Valentino” **

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Selva d’amore
.
Gaudio l’amarti,
illimitato gaudio
credere al riso dei tuoi occhi,’
è vertigine ancora
la certezza d’esser da te cantata,
oh più tardi, negli anni non più miei,
or che tremare la vita sento
sul ciglio estremo…
.
Sibilla Aleramo

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§

Love story
.
Lunedì sera.
Cinque persone in un vagone della metropolitana.
Uno comincia a parlare,
gli altri giocano con il cellulare.
Siediti accanto a me.
Mi chiede il mio nome,
gli dico un nome e aggiungo: stanca.
Anche lui dice un nome.
Sei fermate ancora.
E’ andato a teatro, ma si è annoiato a morte.
Mi chiede se faccio la contabile e
si scusa subito.
Dice che nessuno è contento della propria vita.
Io si invece.
Lui: non ci credo.
Chiudo gli occhi, la vie, la vie, quelle connerie la guerre…
Riapro gli occhi.
Chiede se qualche volta possiamo bere un caffè insieme.
Dico che non ho mai tempo perché devo volare.
Dice che mi farà un paio di ali.
Rispondo, grazie.
Mi alzo.
Capolinea.
.
Stefanie Golisch

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§

Lei
.
Lei non ha colpa se è bella,
se la luce accorre al suo volto,
se il suo passo è disciolto
come una riva estiva,
se ride come si sgrana una collana.
Lo so. Lei non ha colpa
del suo miele pungente di fanciulla,
della sua grazia assorta
che in sé non chiude nulla.
Se tu l’ami, lei non ha colpa.
Ma io – la vorrei morta.
.
Fernanda Romagnoli
.

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(*) Francesco Petrarca, primo verso del sonetto CXXXII dal Canzoniere
(**) Titolo originale di Flavio Almerighi

al seguente link Anticonvenzionali per San Valentino – poesie (clicca qui) è possibile scaricare questa breve antologia in formato pdf \ e-book

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Sergej Esenin, versi da Russia e altre poesie

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Sergéj Aleksándrovič Esénin, da Russia e altre poesie
(trad.di C.Ferrari, Baldini Castoldi Dalai editore)
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Sergej Esenin versi da Russia e altre poesie - Il sasso nello stagno di AnGre

Sergey_YeseninSergej Aleksandrovic Esenin nasce il 3 ottobre 1895 a Konstantinovo (oggi Esenino), nella regione di Rjazan (Russia); figlio unico di genitori contadini, è l’esponente più importante della cosiddetta scuola dei “poeti contadini”. Nei suoi versi traspare il mondo rurale della Russia di inizio Novecento: le sue parole esaltano le bellezze della campagna, l’amore verso il regno animale, ma anche gli eccessi della sua vita (Esenin fu alcolista e frequentatore di bordelli). Cresciuto con i nonni, inizia a scrivere poesie già all’età di nove anni. Nel 1912 si trasferisce a Mosca dove si guadagna da vivere lavorando come correttore di bozze presso una casa editrice. A San Pietroburgo diviene noto nei circoli di letteratura. È grazie a Alexandr Blok che viene promossa le sua carriera di poeta. Nel 1915 pubblica “Radunica”, il suo primo libro di poesie, subito seguito da “Rito per il morto” (1916). In breve diviene uno dei poeti più popolari di quegli anni.
La bellezza di Esenin è del tutto fuori del comune; bisessuale, cerca appoggio nella prima parte della sua vita presso uomini influenti, mentre nella seconda parte la sua preferenza andrà verso il sesso femminile. Dotato di una personalità romantica Esenin s’innamora di frequente, tanto che arriverà a sposarsi per ben cinque volte.
Si sposa per la prima volta nel 1913 con Anna Izrjadnova, collega di lavoro presso la casa editrice, dalla quale ha il figlio Yuri (poi arrestato durante le grandi purghe staliniste e morto in un gulag nel 1937). Nel periodo 1916-1917 Sergej Esenin viene arruolato, ma poco dopo la rivoluzione d’ottobre del 1917, la Russia esce dalla prima guerra mondiale. Credendo che la rivoluzione avrebbe comportato una vita migliore, Esenin la sostiene, ma ben presto si disillude arrivando persino a criticare il governo bolscevico (di questo periodo è la poesia “L’ottobre severo mi ha ingannato”). Nell’agosto 1917 Esenin sposa l’attrice Zinaida Raikh. Da lei ha una figlia, Tatjana, ed un figlio, Konstantin. Nel settembre del 1918 fonda una propria casa editrice chiamata “Compagnia lavorativa moscovita degli artisti della parola”. Conosce poi Isadora Duncan, già allora famosa ballerina; l’incontro sarà determinante per le sue ispirazioni poetiche. La sua relazione con lei (di 17 anni più anziana) è molto tormentata e difficile, nonché ricca di stravaganze: clamoroso fu l’episodio in cui a Parigi i due furono cacciati da un albergo perché Isadora ballava nuda mentre Esenin recitava versi. Unitisi in matrimonio il 2 maggio 1922 (lei, bisessuale con preferenza per le donne, conosceva solo poche parole di russo: il matrimonio era per entrambi una mossa pubblicitaria), si separano l’anno successivo.
Torna a Mosca e sposa l’attrice Augusta Miklaevskaja. Negli ultimi due anni della sua vita Sergej Esenin vive tra gli eccessi, spesso ubriaco; ma questo periodo di disperazione personale è anche il periodo in cui crea alcune delle sue poesie più belle e note.
Nella primavera del 1925 sposa la sua quinta moglie, Sofia Andreevna Tolstaja, nipote di Lev Tolstoj. La donna cerca di aiutarlo, ma Esenin non riesce ad evitare un esaurimento nervoso: entra in un ospedale psichiatrico dove resta per un mese. Viene dimesso per il Natale: due giorni dopo si taglia un polso e scrive con il suo stesso sangue la sua ultima poesia, che rappresenta il suo addio al mondo; persona violenta e aggressiva capace allo stesso tempo di grande sensibilità, Sergej Esenin muore suicida il giorno dopo, il 27 dicembre 1925, all’età di 30 anni: mentre si trovava nella stanza di un albergo a San Pietroburgo, se ne va impiccandosi alle tubazioni dell’impianto di riscaldamento. Esiste ancora oggi il mistero per il quale alcuni pensano che il suicidio sia stato una montatura: Esenin sarebbe stato in realtà ucciso da agenti del GPU.
(ringraziando il blog da cui è tratta la nota, indichiamo ai nostri lettori che  a questo link è possibile leggere anche altre poesie dello stesso Autore)

Sergej Aleksandrovič Esenin, due poesie dedicate alla sorella Šura

Ilja-Ma_kov-Ritratto-di-signora-in-poltrona-1913-olio-su-tela_-Ekaterinburg-Museo-di-Belle-Arti-Ekaterinburg
Il’ja Maškov, Ritratto di signora in poltrona, 1913,
Ekaterinburg, Museo di Belle Arti di Ekaterinburg

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Cantami la canzone di un tempo,

Quella che ci cantava la nostra vecchia madre.

T’ascolterò, lo giuro,

Senza rimpiangere le speranze perdute.

 

Canta per me, e al suono

Di quel dolce motivo

Può darsi che chiuda gli occhi

Come per rivedere i contorni del caro viso.

 

Canta, e sarò felice

Di non essere stato solo ad amare

Il cancello del nostro giardino in autunno,

Le foglie gialle del sorbo.

 

Se tu canti e io rivivo il passato

Non avrò più di gusto né tristezza

Ma tanta gioia: eccola nostra madre,

Sento le sue galline che raspano alla porta.

 

E indistruttibile è il ricordo delle betulle

Familiari, nella rugiada o nella nebbia

Belle con le loro trecce d’ oro

E la veste di lino bianco.

 

Per questo il mio cuore s’intenerisce

Mentre bevo e ti ascolto:

Perfino tu mi sembri una bianca betulla

Che si alza sotto le finestre della nostra casa.

[1925]

 

*

 

In questo mondo io sono soltanto un passante,

Tu m’insegni la strada con mano serena.

E sembri la luna autunnale

Così ferma, così tranquilla.

 

È la prima volta che mi riscaldo alla luna,

Alla frescura di settembre.

E di nuovo io vivo, di nuovo io spero

Nell’ amore che non esiste.

 

Tanto mi piace la nostra immensa pianura

Salata dal candore della sabbia;

Mi ricorda una lontana verginità,

Un’intima tristezza.

 

E in futuro più non voglio nascondere

Questo che segretamente ci preme

Unico amore

Per la nostra dolcissima terra.

[Mosca, settembre 1925]

 

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(tratte da La fiamma del sorbo, Sergej Aleksandrovič Esenin – Russia e altre poesie, Baldini Castoldi Dalai editore, 2007, traduzione di Curzia Ferrari)