Tre poesie sul sorriso

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 Il tuo sorriso (Pablo Neruda)

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

~

Prendi un sorriso (Mahatma Gandhi)

Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.

~

Sorridi (Charlie Chaplin)

Sorridi, anche se il cuore ti duole
sorridi, anche se si sta spezzando
quando ci sono nuvole nel cielo
ci passerai sopra
se sorridi attraverso
la tua paura e al dolore
sorridi e forse domani
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi
illumini il tuo viso di tristezza
e nascondi ogni traccia di contentezza
ma anche se una lacrima sta per scendere
è quello il momento in cui devi
continuare a provare
sorridi, a che serve piangere?
Scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi
anche se il cuore ti duole
sorridi, anche se si sta spezzando
quando ci sono nuvole nel cielo
ci passerai sopra
se sorridi attraverso
la tua paura e al dolore
sorridi e forse domani
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi
è il momento in cui devi continuare
a sorridere, a che serve piangere?
Scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi.

Premiazione – un racconto di Mirta De Riz

* I *

Il mio sguardo si posa sull’insegna luminosa posta al centro del piccolo paese, dove sto aspettando un taxi sotto una pensilina grondante acqua: “Premio Internazionale di Poesia Villa Bernocchi … ”.

Si accende in me una piccola fiammella d’orgoglio che, però, si spegne rapidamente. Uno scroscio di pioggia accompagnato da una fredda folata di vento mi porta alla realtà e mi piego alla stanchezza di un viaggio lungo dieci ore, tre treni, due corriere e un agognato taxi.

Ho ben poco, nulla direi, della Poetessa che gira il bel Paese per ritirare un premio; ho invece tanto di una povera sbandata dallo sguardo smarrito e negli occhi un’ardente supplica: desidero solo un paio di pantofole asciutte e un bel letto.

Villa Rosa, l’hotel che mi ospiterà fino al giorno della manifestazione è inerpicato su di un boscoso colle. La tassista parla e ride. Io taccio; trovo inadatta la sua guida sportiva nei tornanti della montagna che stiamo conquistando.

Il mio stomaco – già provato dai sussulti dei treni, dalle frenate delle corriere, dal litro di acqua gasata che ho bevuto, perché richiestami da una fetta di pizza divorata alla stazione di Milano – è d’accordo con me: non amiamo il rally. E comincio a ragionare in siffatto modo: “tutto questo per una Poesia… e poi quale Poesia? Non è possibile, non ne ricordo nemmeno il titolo! Ed io faccio dieci ore di viaggio con tre treni, due corriere, un taxi, per una Poesia? No, qualcosa non va, il mio cervello si sta squagliando”.

Insegna: “ Villa Rosa”, respiro forte: ce l’ho fatta!

Ecco, una luce illumina un angolo nascosto del mio cervello: vedo chiaramente un foglio di carta con scritto il titolo della mia Poesia. Una piccola capriola del cuore, qualcosa che mi appartiene l’ho ritrovata.

Giungo a destinazione che è già notte e  il cielo non sa più cosa buttar giù.

Villa Rosa, appesa a un pezzo di montagna abbracciata dal bosco, appare e scompare a piacere dei lampi.

Deve essere saltata la corrente e, così,  i miei nervi salteranno tra esattamente cinque secondi.

Non saltano.

Sorridente, gioioso, affabile appare sulla soglia un omino che tiene in mano un candelabro acceso.

Mi saluta affabilmente e mi chiama Poetessa; s’inchina e in tal modo fa ondeggiare paurosamente quella inusuale, per i nostri tempi, fonte di luce, che io allucinata seguo nei movimenti.

Rapidi, disordinati, segmenti di pensieri: “Ho paura, non sono una Poetessa (spesso ho crisi d’identità), fra poco sarò stesa sul letto, sono stanca, morirò… già è pronto il candelabro per la veglia funebre, per quale maledetta Poesia… (il titolo, nel frattempo, se l’è data a gambe) faccio tutto questo? Perché diavolo l’ho scritta? ”.

Intravedo la forma di un letto, poi tutto si oscura.

La pace dura poco; un incubo che vaga oziosamente per questo luogo, pensa di farmi cosa gradita concedendomi la sua compagnia.

Mi spiego: sento improvvisamente un’indecifrabile sensazione di disagio, come… ecco, come se qualcuno mi stesse osservando, immersa in questo profondo, agitato sonno.

Poi sento una soffiata di phon sul viso… folata che mi porta un disgustoso profumo d’aglio.

Rifiuto ogni idea concreta e ripristino altri sogni, irrequieti, ma non diabolici.

Ora mi sorprende un sospiro accompagnato da un  fischio d’asma.

Non è mio: troppo caldo, troppo rumoroso, tropp…

Spalanco gli occhi e sopra il mio viso, un test… un testone enorme, dagli occhi a palla, dagli occhiali ben definiti, mi sta osservando.

Socchiudo di misura un occhio…

Cosa che fa questo mostro con quel righello in mano?

* II *

Riesco a intravvedere qualche rapido movimento della sua manona…sembra mi stia misurando!

Spalanco entrambi gli occhi e l’urlo diabolico che nasce spontaneo, esce dalla mia bocca e fa fuggire l’essere.

Accorre Giuseppe. Si contorce le mani e si alza, il piccolo uomo, in punta di piedi, quando mi parla, poi si abbassa, riprende fiato, si rialza, si riabbassa, s’incurva pericolosamente verso di me.

Temo per il suo equilibrio.

“No, no, no” dice, “no, no, signora Poetessa, si calmi, su da brava, si calmi!”

Ripete queste parole per novantanove volte, con voce controllata, educata, gentile, preoccupata. Mi calmo un po’, solo un po’, e questa è la spiegazione di Giuseppe, l’Albergatore: “Il signor Hoffman è un pittore, solo un pittore. Un po’ strano per la verità; dipinge ritratti e ama la precisione nel riportare i tratti somatici, quindi “prende le misure” alle persone che solleticano il suo spirito artistico.

Il Sig. Hoffman stava cenando, quando Lei è entrata; l’ha vista così impaurita, tremante, sofferente che mi ha confidato che l’avrebbe ritratta così … piena di vita.

Al momento giusto, quando la tensione si è leggermente, ma proprio leggermente allentata, Giuseppe butta lì la frase fatale: ” Ma signora Poetessa! Anche Lei, che non chiude la porta della camera a chiave….”

Mi sento singhiozzare. Pochi conoscono gli agguati, tesi da ignota mano, a Poeti (Poeti?), che raccattano briciole di gloria lontani dai paeselli natii.

Ed io, dopo questa “esperienza”? Non voglio più scrivere e forse, forse non desidero più essere premiata.

Per davvero?    Mah!

 

oggi festeggiamo i primi tre mesi del blog!!!

DA QUESTO MIO LUOGO DI POESIA E ARTE E PASSIONI UN PARTICOLARE RINGRAZIAMENTO ALLE  8OOO – OTTOMILA!!! [tra settanta contatti a quest’ora n.d.r.] PERSONE CHE HANNO CERCATO QUESTO BLOG, SONO DA QUI TRANSITATE, HANNO VOLUTO LASCIARE IL LORO PENSIERO ED IL LORO APPREZZAMENTO O SONO SEMPLICEMENTE PASSATE COME DINNANZI AD UN QUALCOSA DI BELLO CHE – ME LO AUGURO – FA NASCERE SEMPRE UN SORRISO!

GRAZIE :-P!

Angela Greco