Pasquale Balestriere su Attraversandomi di Angela Greco

11- II. ora di pranzo
Ora di pranzo, ph.Angela Greco AnGre tratta da Attraversandomi (Limina Mentis, 2015)
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Nota di lettura per Attraversandomi (Limina Mentis, 2015) di Angela Greco

di Pasquale Balestriere

 La poesia di Angela Greco mi appare felicemente intuitiva, mossa e variegata, tesa a continue e sfaccettate scoperte e rivelazioni, con spunti creativi radicati in una realtà viva, vicina, impellente, ma, nel contempo, distante, eterea, sfumata (forse per una sorta di innata e delicata pudicizia, ed anche per una discrezione che si accontenta di toni pacati e quasi sussurrati), in un gioco di rimbalzi tra i due piani che dà vita a una interessante pluralità interpretativa.

Il linguaggio, raffinato e suasivo, raccolto e disposto in versi lunghi, svela un quotidiano assorto e problematico, dove gli eterni luoghi di Roma hanno funzione non solo “provocatoria”: infatti essi danno, sì, l’avvio e talvolta sorreggono il processo di scrittura poetica, ma si pongono anche come entità perenne e inevitabile termine di paragone. Ed evocano altresì l’idea del Tempo e poi, di conseguenza, quella della precarietà della vicenda umana con la quale i luoghi di Roma si intessono, “attraversandola”. Così accade ad Angela Greco e la sua esperienza della città eterna si salda a un’aspirazione di superamento del contingente; alimentata da una presenza umana -un tu- che costantemente agita i sentimenti, stimola alla riflessione e cospira alla realizzazione di un momento artistico che mirabilmente sintetizza e fissa l’urgenza dell’atto creativo. (settembre 2015)

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Attraversandomi -poesia di Angela Greco - Limina Mentis

mìtiga una luce, versi di Cataldo Antonio Amoruso

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mitiga una luce

il chiuso di mille porte

viene da un altrove di mani aperte

di cielo amato, a ritroso

una sera che sa di carezza o attesa

rara ed estrema, spera

di un sole ignaro quasi

è il tempo che un sorriso

s’apre, o sfiora,

e già si chiamerà, o ricordo.

*

Cataldo Antonio Amoruso (2012)

(immagini: opere di Duy Huynh)

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Gli Ambasciatori e l’ingannevole apparenza (a cura di G.Chiantini e A.Greco)

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Hans Holbein il Giovane , Gli Ambasciatori 

olio su tavola, 1533, cm 207 x 209 – Londra, National Gallery

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Capolavoro assoluto di abilità tecnica e di rimandi ermetici, la forza concettuale di questo dipinto risiede nell’enigma sospeso nella staticità dell’opera stessa: qualcosa di più profondo e seducente cattura sia lo sguardo degli spettatori superficiali sia la mente degli osservatori assenti. Si tratta di un doppio ritratto a figura piena, ambientato presso un ripiano pieno di oggetti simbolici ed evocativi e sottolineato da un’indistinguibile scia (anamorfosi) sul pavimento: guardando il dipinto da una forte angolazione laterale questa stessa scia diventa un teschio (illusione ottica), memento mori sulla fugacità delle cose terrene e firma dell’autore (“hollow bone”, teschio, ha in inglese una pronuncia simile a Holbein).

part. Ambasciatori  - Holbein

L’opera fu dipinta per celebrare la visita di Georges de Selve, ritratto sulla destra, vescovo di Lavaur accreditato presso la Santa Sede e poi ambasciatore a Venezia, all’amico Jean de Dinteville, ritratto sulla sinistra, ambasciatore francese a Londra, uno dei più apprezzati collaboratori del re di Francia Francesco I per gli affari internazionali.

I due uomini sono ritratti in tutto il vigore della giovinezza e nella sontuosità del loro rango sociale elevato: Jean de Dinteville, che all’epoca aveva 29 anni (come ricorda un’incisione sulla fodera del pugnale), è ritratto con un vestito quasi da sovrano; al collo pende un medaglione all’antica, con San Michele che sconfigge il demonio, mentre alla cinta in vita sta appesa la spada, dall’elsa scura. Straordinaria è la decorazione della fodera dorata del pugnale, così come la nappa che vi sta appesa e l’atteggiamento disinvolto con cui appoggia un braccio al mobiletto sullo sfondo rivela una sicurezza di sé che rasenta la baldanza. Il vescovo a destra aveva, invece, 25 anni (come appare scritto sul bordo del libro su cui appoggia il gomito): vestito più sobrio per il suo stato di prelato, ma altrettanto sontuoso, ha cappa scura foderata di pelliccia di visone con ricca, per quanto cupa, damascatura.

Gli Ambasciatori - dettagli - Copia

Sullo sfondo di un tendaggio verde si staglia al centro una sorta di alto tavolino con un ripiano inferiore dove trovano posto una serie di oggetti che ricordano gli interessi intellettuali dei due giovani, in linea con quelli delle classi più agiate: sul ripiano superiore, poggiati su un raro tappeto orientale, vi sono oggetti legati alle scienze e alle esplorazioni, quali un globo celeste, quadranti, bussole, astrolabi, meridiane e altri strumenti per la misura del tempo e delle distanze terrestri e celesti; sul ripiano inferiore, invece, si trova un globo terrestre (con l’Europa al centro dov’è segnata Polisy, in Francia, il luogo del castello di Dinteville), un libro di aritmetica, un compasso da architetto, una squadra, un libro di inni musicali, un grosso liuto, un astuccio con dei flauti ed è evidente come tutti questi oggetti – dal significato anche metaforico ed allusivo – rimandino alle arti liberali, ampiamente praticate dai due uomini, mentre un riferimento a Londra è dato dalla esatta riproduzione del pavimento a mosaico dell’abbazia di Westminster.

dettaglio Ambasciatori - Holbein

Il liuto con una corda rotta è un primo riferimento alla fugacità delle cose terrene, ma assume anche significato di disarmonia, intesa come riferimento alle guerre di religione di quegli anni; a tal proposito anche il libro di inni riporta due canti usati sia dai luterani che dai cattolici, forse inteso come un appello all’unità; mentre nel libro d’aritmetica si legge chiara la parola “dividirt”, allusione alla divisione matematica, ma anche alla divisione civile legata ai conflitti; inoltre, tale operazione era considerata simbolo di buon governo (si pensi alla “divisione” di Salomone), inteso come auspicio per il difficile periodo che si presentava.

Gli Ambasciatori - dettagliIl dipinto contiene, inoltre, anche un profondo messaggio religioso, dato sia dal teschio anamorfico, che dal piccolo crocifisso che si scorge, in altro a sinistra, dietro la tenda: il Crocifisso simboleggia meta, mezzo di salvezza e destino finale dell’essere umano che, accostato al teschio – simbolo della precaria condizione umana soggetta alla corruzione fisica del Tempo, rappresentato anche nel medaglione appuntato sul cappello del Dinteville -, ricorda come, nonostante tutto (invenzioni scientifiche, vestiti sfarzosi, lusso ecc..), alla fine tutti siano destinati alla morte e al giudizio e che la Croce stessa rappresenta l’unica meta attraverso cui si possa trovare la salvezza per l’anima. (a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco)

nota: per approfondire, http://www.cultorweb.com/Holbein/H.html

 

Wisława Szymborska, Gente sul ponte

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Strano pianeta e strana la gente che lo abita.

Sottostanno al tempo, ma non vogliono accettarlo.

Hanno modi per esprimere la loro protesta.

Fanno quadretti, ad esempio questo:

 

A un primo sguardo nulla di particolare.

Si vede uno specchio d’acqua.

Si vede una delle sue sponde.

Si vede una barchetta che s’affatica.

Si vede un ponte sull’acqua e gente sul ponte.

La gente affretta visibilmente il passo

perché da una nuvola scura la pioggia

ha appena cominciato a scrosciare.

 

Il fatto è che poi non accade nulla.

La nuvola non muta colore né forma.

La pioggia né aumenta né smette.

La barchetta naviga immobile.

La gente sul ponte corre proprio

là dov’era un attimo prima.

 

È difficile esimersi qui da un commento.

Il quadretto non è affatto innocente.

Qui il tempo è stato fermato.

Non si è più tenuto conto delle sue leggi.

Lo si è privato dell’influsso sul corso degli eventi.

Lo si è ignorato e offeso.

 

A causa d’un ribelle,

un tale Hiroshige Utagawa

(un essere che del resto

da un pezzo, e come è giusto, è scomparso),

il tempo è inciampato e caduto.

 

Forse non è che una burla innocua,

uno scherzo della portata di appena qualche galassia,

tuttavia a ogni buon conto

aggiungiamo quanto segue:

 

Qui è bon ton

apprezzare molto questo quadretto,

ammirarlo e commuoversene da generazioni.

 

Per alcuni non basta neanche questo.

Sentono perfino il fruscio della pioggia,

sentono il freddo delle gocce sul collo e sul dorso,

guardano il ponte e la gente

come se là vedessero se stessi,

in quella stessa corsa che non finisce mai

per una strada senza fine, sempre da percorrere,

e credono nella loro arroganza

che sia davvero cosi.

*

da “Gente sul ponte” (1986)

Wisława Szymborska,Vista con granello di sabbia – Adelphi, 2009

tra la poesia e l’arte di Augusto Salati

opera di Augusto Salati.

 

Per un pugno di ossa

Tendo ad esaurirmi

Per non essere nato

Alle superiori cose

Il pensiero senza pioggia

Di sapere colto

È come un albero

Senza rami ed io

Li ho tagliati per negligenza

E poca intelligenza

Anche se la filosofia

Mi appartiene di natura

Non sono colto

E questo mi umilia

Al cospetto di chi lo è

Ma le pietre nel fuoco

Le so forgiare con le mani

Prive di retorica e orpelli

Perché è il mio cuore la Cultura

E la fame il mio silenzio.

opera di Augusto Salati

 

Quando la mente sprigiona un chiasso da morire

Lascio la mia stanchezza

All’ombra della luna

Fardello azzurro e oro

Che pesa più della vita

Ancora non ho chiuso

Con le chiassose note

Che sbrecciano la mente

È un chiodo fisso

Un trapano che fora

Ogni ricordo e presenza

Un tarlo che non esce

Dalla sua tavola

Ci si è innestato così bene

Che ride nel farmi male

E lo vorrei zittire

Ma nemmeno il sonno

Lo può fare. Va bene

Piccolo grande mio

Persecutore, rimani lì

Annidato fino all’arrivo

Del mio salvatore

Splendida Morte.

*

Augusto Salati, versi e opere

http://www.comune.castelfidardo.an.it/eventi/294/Salati%20Augusto-biografia.pdf 

il Tempo nei versi di Angela Greco e nei colori di Kostia – tratto dall’antologia Kronos

Kostia 2013 - Attraverso il tempo del colore, china e acrilici su cartoncino, cm 18x24
Kostia (Costantino M.Piazza) – Attraverso il tempo del colore, china e acrilici su cartoncino, cm 18×24, 2013

 

Notte azzurra

 

Estenuato cade anche l’ultimo petalo

prima che la notte possa dirsi azzurra

di cielo attraversato a mani nude

per trattenere quell’ultimo granello

 

Solitario rimane così lo stelo ad attendere

fisso nel ricordo di quando a reggere la volta

bastava una corolla colorata di ancora:

ho vie che s’intersecano con angoli sfioriti

di sguardo ancora di prati e primule

acceso oltre il ramo teso tra mano e terra

passo incauto costretto a procedere a ritroso

nell’andirivieni di giorni di visi in luce e ombra

 

una spina crudele guadagna lentamente carne

infettandosi tra il pensiero e il buio del tuo nettare

rileggendo come la brina il nostro fiato oltre il vetro

non ho ancora scelto di piangere / nonostante la sera.

 

[Angela Greco]

 

*

opere tratte dall’antologia mulitiarte AA.VV – KRONOS di Onirica Edizioni (http://www.oniricaedizioni.it/)

antologia AA.VV KRONOS Onirica Edizioni

Antonia Pozzi, Tempo

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I

 

Mentre tu dormi

le stagioni passano

sulla montagna.

 

La neve in alto

struggendosi dà vita

al vento:

dietro la casa il prato parla,

la luce

beve orme di pioggia sui sentieri.

 

Mentre tu dormi

anni di sole passano

fra le cime dei làrici

e le nubi.

 

II

 

Io posso cogliere i mughetti

mentre tu dormi

perché so dove crescono.

E la mia vera casa

con le sue porte e le sue pietre

sia lontana,

né io più la ritrovi,

ma vada errando

pei boschi

eternamente –

mentre tu dormi

ed i mughetti crescono

senza tregua.

 

28 maggio 1935

 

*

poesie tratte da http://www.antoniapozzi.it]

Prigionieri del tempo, opera di Gianni Gianasso & versi di A.Greco

Prigionieri del tempo opera di Gianni Gianasso

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nell’incerto sonno presente

sfiorami / luce appena accesa

persi in profondissimi universi

che ci legarono amanti

raccogliemmo silenzio di labbra

in altro linguaggio a raccontarci

mani sul giorno dell’altro

 

ora ti guardo / oltre questo tempo

e nella curva del tuo viso racchiudo

tutto l’universo

 

*

opera di Gianni Gianasso & versi di Angela Greco

 

due poesie di Romeo Raja

Vladimir-Pajevic-

 

Dentro un giardino

_____________________________________________________

E non ci rimane che la follia
la follia di credere di non essere
qui
altrove
comunque
se non dentro le nostre parole
in un mondo che crede
la follia tutto quello che è fuori

______________________________________________________

 

 

* * *

 

 

misericordio.

_______________________________________________________

C’è uno sguardo dove finisco i respiri

che respira

riassunto di mille parole

che ora non ne ha una

le lascia dire a te

rovistando fra quelle che sai

per non pronunciare quelle che devi.

_________________________________________________________

 

 

(Romeo Raja)

 

* * *

[nota: le due poesie si riferiscono al marzo 2009, la prima, e al settembre 2013, la seconda, e sono state volutamente riportate tal quali come compaiono tra le note scritte dallo stesso autore sul profilo di un social network]

[solo resiste al tempo] Héctor Murena,trad.C.Campo

il-peso-della-poesia-cargiolli

Solo resiste al tempo

quel che si fa

col tempo.

E quello che si fa

con l’eternità?

La poesia viene

quando restiamo

nell’inesauribile

compagnia della solitudine.

Viene come un sùbito

taglio, dove si mischiano

con fredda febbre,

sangue con sangue,

due separati

mondi.

*

(versi: Murena, La tigre assenza – Cristina Campo – Adelphi)

(immagine: Il peso della poesia – Claudio Cargiolli)

il mio mare (versi di Cataldo A.Amoruso)

spiaggia di San Cataldo, Cirò Marina (KT) - foto di Angela Greco

il mio mare di bambino cominciava sempre alla stessa ora
dal bordo di una barca immobile
dove finivano i terremoti
a cuccuvedda li annunciava
quasi a scherzare tragica
finivano in risa di pantàsimi
e radici sguainate, nere del mandarino enorme
a notte di lenzuola che scuoteva il vento
nei fili e ferro che vibravano
tumidi di pioggia, i resistenti
in pali che indovinavo infissi nel costato
dei guerrieri sotterranei, i sempre presenti

il mio mare finiva dove cominciava l’incubo delle caverne
alla stessa ora che segnava il tempo
un fischio di locomotiva, come un ritardo che tutto riconduce a capo

e andavo,
a lato di rovine

pezzi di cielo che tornano a casa – versi di Francesco Bax

Mi trovo qui fermo immobile

Turbato da mille pensieri e in un vortice di emozioni

In un frastuono sovrannaturale e in un mare freddo

Cercavo…ma nulla

Nessuna voce

Nessun’azione

Nessuno che poteva impedirmi…

Allora mi lascio trasportare dal tempo

e in un puzzle fraziono ogni perpetuo movimento:

dopo tre otto mi paralizzo

e con lo sguardo rivolto verso il basso

noto sugli scogli latte che schizza…

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pezzi di cielo che tornano a casa

Fuga nel vuoto (Francesco Bax)

Fuga nel Vuoto

Mi alzo,

Corro scalzo,

Mi diluisco in una tela pittorica.

Circondato da Gnomi mi infastidisco

Danzo

Danzo

Fino alla follia

Man mano la mia pelle scivola via

Ed il mio corpo si svergogna dinanzi alla passione mia.

Ero li’, osservato da un cigno nero,

Privo di piume ero rimasto, ma invece di morire

Ho cercato di scappare

Per crescere e non mollare

Ho fatto tutto in fretta

Ma svegliatomi mi sono accorto che erano solo le 19.53 ,

Mancavano ancora 6 minuti

 

*

[un particolarissimo ed affettuosissimo “Benvenuto” all’autore più giovane (classe 1993) del Sasso!!]