Mario Luzi, quattro poesie

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Mario Luzi (Sesto Fiorentino, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005) è stato un poeta, drammaturgo, critico letterario, traduttore, critico cinematografico e accademico italiano. In occasione del suo novantesimo compleanno fu nominato senatore a vita della Repubblica Italiana.

*

Sulla riva

I pontili deserti scavalcano le ondate,
anche il lupo di mare si fa cupo.
Che fai? Aggiungo olio alla lucerna,
tengo desta la stanza in cui mi trovo
all’oscuro di te e dei tuoi cari.

La brigata dispersa si raccoglie,
si conta dopo queste mareggiate.
Tu dove sei? ti spero in qualche porto…
L’uomo del faro esce con la barca,
scruta, perlustra, va verso l’aperto.
Il tempo e il mare hanno di queste pause.

~

Come tu vuoi

La tramontana screpola le argille,
stringe, assoda le terre di lavoro,
irrita l’acqua nelle conche; lascia
zappe confitte, aratri inerti
nel campo. Se qualcuno esce per legna,
o si sposta a fatica o si sofferma
rattrappito in cappucci e pellegrine,
serra i denti. Che regna nella stanza
è il silenzio del testimone muto
della neve, della pioggia, del fumo,
dell’immobilità del mutamento.

Son qui che metto pine
sul fuoco, porgo orecchio
al fremere dei vetri, non ho calma
né ansia. Tu che per lunga promessa
vieni ed occupi il posto
lasciato dalla sofferenza
non disperare o di me o di te,
fruga nelle adiacenze della casa,
cerca i battenti grigi della porta.
A poco a poco la misura è colma,
a poco a poco, a poco a poco, come
tu vuoi, la solitudine trabocca,
vieni ed entra, attingi a mani basse.

E’ un giorno dell’inverno di quest’anno,
un giorno, un giorno della nostra vita.

~

Vita fedele alla vita

La città di domenica
sul tardi
quando c’è pace
ma una radio geme
tra le sue moli cieche
dalle sue viscere interite

e a chi va nel crepaccio di una via
tagliata netta tra le banche arriva
dolce fino allo spasimo l’umano
appiattato nelle sue chiaviche e nei suoi ammezzati,

tregua, sì, eppure
uno, la fronte sull’asfalto, muore
tra poca gente stranita
che indugia e si fa attorno all’infortunio,

e noi si è qui o per destino o casualmente insieme
tu ed io, mia compagna di poche ore,
in questa sfera impazzita
sotto la spada a doppio filo
del giudizio o della remissione,

vita fedele alla vita
tutto questo che le è cresciuto in seno
dove va, mi chiedo,
discende o sale a sbalzi verso il suo principio…

sebbene non importi, sebbene sia la nostra vita e basta.

da Mario Luzi, Tutte le poesie (Garzanti)

~

La notte e i suoi strani affollamenti 

La notte, i suoi strani affollamenti.
Figure umane
flebili, avvilite
dalla disattenzione degli umani,
mortificate dalla trascuranza,
sfiorate appena, appena rasentate
dal calore della vita quotidiana –
l’insonnia nel suo vagabondare
a sorpresa le ritrova,
l’incontro le rimuove
dai loro dormitori, svegliate
escono fuori dai ripari
d’opacità e timore
nel lucore d’una oscura reminiscenza…
quando? ci fu disordine, c’è errore.
Passo passo
deve il cammino
essere fatto ancora
a ritroso: con premura,
con umiltà di cuore
è da raccogliere
la minima, l’infima dovizia
che il tempo aveva in sé,
non profferita
e nemmeno concupita –
ma voleva
quell’èbulo
esser preso
da una mano più attenta ed amorevole
della nostra cupidigia…
C’era forse da vivere più vita
nel vivaio, da suggere
più linfa dall’ispida sterpaglia.
Cresce, frana
su di sé
la storia umana,
ne ingoia la polvere o il sentore
una memoria oscura,
fa sì
che non sia stata vana.
Ma rimorde la memoria,
la sua piaga non si sana:
la tortura di notte quello spregio
fatto alla vita, quell’offesa
all’amore non vissuti,
eppure non perduti,
presenti anch’essi dove tutto è stato,
tutto è parificato.

(Dal web)

Mario Luzi, A un compagno

Il sasso nello stagno di AnGre

Mario Luzi, Poesie sparse – I Meridiani, Mondadori

A un compagno

E la musica ansiosa che bruiva
nel biondo dell’estate
ora densa di ruggine risale
confusa col tuo nome alle colline

mentre un cielo violato dal ricordo
mesce nubi con la marea di biade
instancabile, rotta alle pendici
dei borghi di Toscana.

Voci rare feriscono il silenzio
eterno, ancora accese
qui dove indugio, anima sulla riva
del fiume inquieto ferma ad ascoltare.

Il passante ravviva
le croci di papaveri votivi
alle svolte della strada.

Ed ora che per te
morire sempre più profondamente,
per me essere è non dimenticare,

la forza di quel gesto ci conviene
usata a ritrovarci,
a difenderci l’un dall’altro quando
striscia un vento recondito di morte.

Seguendo una stella: due poesie sull’Epifania

Epifania di Mario Luzi

Notte, la notte d’ansia e di vertigine
quando nel vento a fiotti interstellare,
acre, il tempo finito sgrana i germi
del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.
Chi spinge muli su per la montagna
tra le schegge di pietra e le cataste
si turba per un fremito che sente
ch’è un fremito di morte e di speranza.

In una notte come questa,
in una notte come questa l’anima,
mia compagna fedele inavvertita
nelle ore medie
nei giorni interni grigi delle annate,
levatasi fiutò la notte tumida
di semi che morivano, di grani
che scoppiavano, ravvisò stupita
i fuochi in lontananza dei bivacchi
più vividi che astri. Disse: è l’ora.
Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
per via ci unimmo a gente strana.

Ed ecco
Il convoglio sulle dune dei Magi
muovere al passo dei cammelli verso
la Cuna. Ci fu ressa di fiaccole, di voci.
Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
E tutto passò via tra molto popolo
e gran polvere. Gran polvere.

Chi andò, chi recò doni
o riposa o se vigila non teme
questo vento di mutazione:
tende le mani ferme sulla fiamma,
sorride dal sicuro
d’una razza di longevi.

Non più tardi di ieri, ancora oggi.

(da “Onore del vero”, 1957)

*

[Eran partiti da terre lontane] di David Maria Turoldo

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

(dal sito Avvenire)

In apertura, opera di Andrea Mantegna

Mario Luzi, Siesta

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Siesta – di Mario Luzi

È l’ora di lucidità spietata
quando non interrompe anima viva
il filo delle vie tagliate a squadra
per tutto l’entroterra fino ai moli
E un lampo come d’ali che saetta
nell’aria e scherza lungo le cornici
mette in croce chi regge a occhi sbarrati
nel tempo della siesta questo assedio
dell’acqua dalle darsene e i canali:
quei pochi che la vigilanza esige
lungo i muri della dogana o fermi
nelle garitte, privi anche del filo
di sonno sotto fogli di giornale
o sacchi di juta presso le gru e i ponti.

Da dietro queste sbarre di serranda
vivo tutta minuto per minuto
da sveglio questa esitazione atroce
tra il mio mattino e la mia notte; al più
fo come fa il ragazzo irriducibile
che va e viene nel suo andito buio,
smania, pilucca l’uva ancora verde
dalla pergola dietro casa, affretta
l’ora della sortita e del declino.

Mia madre, mia eterna margherita
che piangi e mi sorridi
viva ora più di prima,
lo so, lo so quel che dovrei, pazienza
di forte non è questa ostinazione
d’uomo che teme la sua resa. Forza
è pace. Il sopore che s’insinua
nell’ora giusta fra due giuste veglie
è forza anch’esso, non viltà. Ma ormai
che i tuoi occhi mi s’aprono
solamente nell’anima, due punti
tenaci al fondo del braciere
con cui guardare tutto il resto, o santa,
non è il taglio a fil di lama
che partisce ombra e sole in queste vie
puntate contro il fuoco
del mare all’orizzonte, è un altro il segno
a cui dovrò tener fronte, segno
che ferisce, passa da parte a parte.

da Morte cristiana, Mario Luzi, Tutte le poesie – Garzanti

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mario-luziMario Luzi è nato a Firenze nel 1914. Ha studiato a Siena e a Firenze, laureandosi nel 1936 in letteratura francese, materia che ha successivamente insegnato presso l’Università di Firenze. La prima sua esperienza poetica avviene nel segno dell’ermetismo (La barca, 1935). Con Avvento notturno del 1940 si manifesta un forte simbolismo di gusto decadente che utilizza presenze favolose per dar voce a domande esistenziali pressanti. Un cambiamento di rotta avviene con due raccolte pubblicate negli anni dell’immediato dopoguerra (Un brindisi, 1946; Quaderno gotico, 1947), a cui seguiranno negli anni Cinquanta Primizie nel deserto (1952) e Onore del vero (1957): il ripiegamento su di sé degli inizi lascia il posto all’accettazione della realtà quotidiana e alla speranza di un rinnovamento delle coscienze e del mondo. Le numerose raccolte degli anni successivi (tra le quali spiccano Nel magma, 1963; Su fondamenti invisibili, 1973; Al fuoco della controversia, 1978; Per il battesimo dei nostri frammenti, 1971; Frasi e incisi di un canto salutare, 1990; Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, 1994) aprono un permanente colloquio con gli uomini e con la storia, talora con aperture alla speranza talora nella presa di coscienza delle lacerazioni della civiltà. La scelte stilistiche si fanno sempre più innovative nella direzione del parlato e dell’alternarsi di recitativo e canto. La produzione letteraria di Luzi si arricchisce di testi drammaturgici (Ipazia, 1972; Rosales, 1983; Hystrio, 1987); di traduzioni da Shakespeare, Racine, Coleridge; di saggi critici. Muore il 28 febbraio 2005. [dal sito La Recherche]

Mario Luzi, tre poesie

Tre poesie di Mario Luzi (Firenze, 1914-2005)

Parca –Villaggio

A lungo si parlò di te attorno ai fuochi
dopo le devozioni della sera
in queste case grigie ove impassibile
il tempo porta e scaccia volti d’uomini.

Dopo il discorso cadde su altri ed i suoi averi,
furono matrimoni, morti, nascite,
il mesto rituale della vita.
Qualcuno, forestiero, passò di qui e scomparve.

Io vecchia donna in questa vecchia casa,
cucio il passato col presente, intesso
la tua infanzia con quella di tuo figlio
che attraversa la piazza con le rondini.

.

I fiumi

Nel cuore dei teneri aprili
vanno le azzurre fusioni dei fiumi
gonfie di naturale volontà
e voi in nuvole semispente
memoria, primo amore, campi lieti
dagli occhi che si spengono
sui capezzali avvolti d’incompresa
quiete e di dubbio.
.
Con amari sorrisi trascorrono
le beltà conturbando i volti, il sole.
Incredula la madre incanutita
tocca i capelli della figlia
odorosi di pioggia, il suo passato
splendore, l’ombra, il vuoto
di sé l’opprime come un’infeconda
primavera i ruscelli.
.
Sì dolci e remissivi i corpi
ardono della carità che li accese,
il sangue ha una sponda
sul fiume ghermitore.

.

da Quaderno Gotico, XIII

Rare immagini deste nella mente,
pochi misteri infine elucidati
dall’amore, ridotti a verità,
come te consentivano l’attesa.
Dall’incubo alle lucide promesse
ancora sconosciuta, non ancora
caduta nel cospetto dello spirito
incalzavi il futuro con fuochi di vittoria
pari a quelle potenze inquiete il cui trionfo
è un incombere eterno sopra il cuore.
In regioni intentate anche dal sogno
eri una muta fonte che sgorgava
immagini di giorni senza te
chiari dove la cenere e la roccia
costellava l’inverno mitigato
finché entrava nel campo una figura,
era un segno di morte, eri tu stessa
e piangevi umiliata in un’esile persona.
E quando sulla scorta d’un istante
di luce e di delizia ti sciogliesti
nel vento raro fertile di fiori,
ah un soffio sulla fronte era passato,
era tardi, dovevo insinuarmi
nel fitto delle tenebre.Restavo con te
la consapevolezza o la pietà?
.

*

da Tutte le poesie, Garzanti

(immagine d’apertura: Georges Seurat, The Seine seen from La Grande Jatte)

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fotografia-di-giorgio-chiantini

Il sasso nello stagno di AnGre,

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Al link sotto riportato è possibile scaricare gratuitamente, cliccandovi sopra, una breve Antologia di Autori Vari sul tema della “casa”, intesa non solo, come le mura entro cui molti hanno la fortuna di vivere. La raccolta di poesie, che coralmente doniamo ai nostri lettori, abbraccia il Novecento e giunge fino a questo nuovo secolo ed ha per titolo una significativa massima di Plinio il Vecchio, “La casa è dove si trova il cuore”. Un titolo, a cui non abbiamo attribuito nessun significato retorico, ma che ha riunito in sé l’idea di Poesia, quale casa per tutti, e l’augurio che tutti possano avere un luogo che li accolga, sempre, ogni giorno, Natale compreso. Buona lettura!

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— AA.VV. LA CASA E’ DOVE SI TROVA IL CUORE (clicca qui) —  

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AA.VV. “La casa è dove si trova il cuore” – Autori & titoli

FLAVIO ALMERIGHI, Le chiavi di casa 

LEOPOLDO ATTOLICO,  Pied sot terre 

EMILIA BARBATO, Autunno

DORIS EMILIA BRAGAGNINI, L’albero e la mela

MARIELLA COLONNA, Da bambina non mi piacevano le bambole 

MIRELLA CRAPANZANO, La casa sul mare

MARIO M.GABRIELE, La casa risaliva agli anni 40 

ANGELA GRECO, IV stanza

MONICA GUERRA, due poesie brevi tratte da due libri dell’autrice

GIORGIO LINGUAGLOSSA, La grande casa immersa tra gli aranci

RITA PACILIO, Senza titolo – inedito

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All’interno dell’allegato, inoltre, sono inclusi anche alcuni autori storicizzati.

La fotografia di copertina, riportata anche in apertura, è di Giorgio Chiantini.

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— Un ringraziamento speciale gli Amici, che hanno aderito con entusiasmo a questa proposta, per la disponibilità, l’amicizia e soprattutto per la stima — 

(AnGre)

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