Thierry Metz, versi e prosa

Versi e prosa di Thierry Metz

***

Dov’è il fratello alchemico
uomo della prima
dell’ultima cena
dalla voce scarlatta, lieto
nell’avvampare delle mani
sulla tavola inventata
il volto in fiamme
come un’alba
come acqua
che si ritira meravigliata
come una notte
che si consuma
in oscura creta
il volto
come un uccello semplificato

 da Sulla tavola inventata (trad. di R. Corsi, Edizioni degli Animali, 2018)

~

16 giugno. L’agenzia di lavoro temporaneo mi ha trovato un impiego in una cooperativa operaia. Otto ore al giorno. Salario minimo.

Dopo i macelli, la fabbrica, torno all’edilizia.

Il cantiere si trova in una piccola via a senso unico. Si trasforma una fabbrica di scarpe in residenza di lusso. Sono rimasti solo i muri. L’interno è vuoto, né pavimento, né tramezzo. È vecchio. Tutto da rifare: consolidare le fondazioni esistenti, aprire le entrate dei garage, posare i pavimenti, costruire il vano per l’ascensore, armare la scala. Tutto. C’è da lavorare.

Un badile, un piccone. Il manovale deve cercare con questo, fare il giro, perdersi…

Un principiante: ecco cos’è. La sua memoria è solamente una rete d’acqua, una sorgente dimentica del fiume.

I suoi movimenti sono semplici: quelli di un uccello. Sale, scende, raccoglie ramoscelli, paglia, cortecce. Quello che capita.

Per delimitare il campo che si stende intorno al suo nome, gli occorre tracciare un cerchio con quello che ha: terra, rovine, pietre, istruzioni, pezzi di gesso, attese, stanchezze…

Qualcosa su cui meditare un giorno. Nient’altro.

da Diario di un manovale (traduzione di A. Ponso, Edizioni degli animali, 2020).

~

Vagavo tra losanghe
Con tutti gli alfabeti della terra
Nelle tasche
E scrivevo sui muri
Sui portoni
Incollavo grandi lettere alitanti
Come rospi
Cifre color spiga
Che suonavano la pietra con i tacchi
Immane la fatica di dire tutto alle case
Lo sforzo di estrarle dall’argilla.

da Dire tutto alle case (traduzione e cura di Mia Lecomte, Interno poesia, 2021)

***

Nato a Parigi nel 1956, autodidatta, Thierry Metz, dopo il servizio militare, a ventun anni si sposa e si trasferisce nei dintorni di Agen, nel dipartimento di Lot-et-Garonne. Qui lavora come manovale e operaio a giornata e comincia a scrivere, incoraggiato dalla moglie e dai tre figli.

Nel 1988 esce la sua prima raccolta; lo stesso anno Vincent, il secondo figlio di otto anni, muore davanti ai suoi occhi travolto da un’auto. Metz crolla da allora in una deriva psichiatrica di depressione e alcolismo che dopo il trasferimento a Bordeaux, nel 1996, e due ricoveri ospedalieri, il 16 aprile 1997 lo porterà al suicidio.

In vita ha pubblicato nove raccolte poetiche, di cui due con l’editore Gallimard, a cui sono finora seguite otto pubblicazioni postume.

Margaret Atwood, due poesie da Esercizi di potere

carta e penna

Margaret Atwood, poetessa, scrittrice e ambientalista canadese nata ad Ottawa nel 1939; due poesie da “Esercizi di potere” (Power Politics, 1971) trad. Silvia Bre per Nottetempo Edizioni, 2020. 

*

Prima mi avevano dato secoli
di attesa nelle caverne, in tende
di pelli, sapendo che non saresti mai tornato

Poi andò più veloce: solo
vari anni tra
il giorno in cui scampanellavi
in mezzo ai monti, e il giorno (di nuovo
a primavera) in cui alzavo lo sguardo dal telaio
del ricamo all’entrata del messaggero.

Avvenne un paio di volte, o forse
più; e ce ne fu una, non tanto
tempo fa, che ti andò male,
e tornasti su una sedia a rotelle
con i baffi e bruciato dal sole
ed eri insopportabile.

Qualche tempo addietro però, ricordo
di aver avuto otto mesi buoni tra
la corsa di lato al treno, sollevando la gonna, porgendoti
violette al finestrino
e l’apertura della lettera; ho fissato
la tua istantanea sbiadire per vent’anni.

E l’ultima volta (sono corsa in auto all’aeroporto
ancora con la tuta
della fabbrica, l’arnese
che avevo scordato spuntava dalla tasca
dietro; ed eccoti lì
elmetto e cerniere chiuse, era l’ora
zero, hai detto Fatti
Coraggio) fu soltanto tre settimane prima di ricevere
il telegramma e poter dare inizio al rimpianto.

Ma di recente, le serate nere,
passano solo secondi
tra l’avviso alla radio e
l’esplosione; le mani
non ti raggiungono

e nelle notti più quiete
salti su dalla
sedia senza neanche toccare la cena
e riesco appena a salutarti con un bacio
prima che tu corra in strada e loro sparino

***

Mio bel comandante di legno
con la tua passione di medaglie
fatte di legno, che aggiusti
ogni volta cosi quasi vinci,

tu brami di farti bendare
prima di ferirti.
Il mio amore per te è l’amore
di una statua per un’altra: in tensione

e statico. Generale, arruoli
il mio corpo nella tua eroica
battaglia per diventare vero:
se pure prometti salvezze di bronzo

per la caviglia sinistra tu mi tieni
cosi che la mia testa sfiora terra,
ho gli occhi accecati,
i capelli si riempiono di nastri bianchi.

Ci sono orde di me adesso, simili
e paralizzati, ti seguiamo
spargendo tributi floreali
sotto i tuoi zoccoli.

Maestoso sul cavallo di legno
indichi con la mano frangiata;
il sole tramonta, e il popolo tutto
si avvia dall’altra parte.

Aiguiller, poesie di Angela Greco AnGre (Ladolfi, 2022) – presentazione dell’opera

AIGUILLER Poesia di Angela Greco AnGre Ladolfi Ed.

AIGUILLER, poesie di Angela Greco AnGre (Ladolfi Ediotre, 2022)

Il titolo è in francese e tradotto ha valenza di “indirizzare, orientare, dirigere; deviare la conversazione su un altro argomento” secondo il senso figurato del termine “Aiguiller”(da leggersi “eɡɥije”) riportato dal dizionario Garzanti, ma anche, più in generale, “sterzare, cambiare direzione” con riferimento alla poesia in uso in Italia attualmente; l’opera consta di una significativa variazione di due precedenti editi, ai quali ho voluto dare nuova luce, convinta del fatto che la Poesia sia sempre qualcosa in divenire, mai ferma, con l’aggiunta di una sezione inedita scritta negli ultimi anni e nell’anno in cui mia figlia, a cui è dedicato il libro, ha compiuto dieci anni. Tutto il progetto qui presentato esprime il mio concetto di poesia e di costituzione dell’atto poetico, alla luce di riferimenti artistici e letterari di cui si dà nota nel testo e a fine dello stesso, utilizzando un verso libero ed ipermetrico”. [Angela Greco AnGre, estratto dalla Presentazione del testo]

*

[…]

Fermi per dirci vivi contiamo grani
capovolti nella clessidra. Inganniamo specchi
e virtù. Morirò appena compiuti due anni.
Mi riconosco solo a ritroso.

Se nessuno rivolge la domanda, so benissimo chi sei;
ma all’interrogazione non lo so più. Riprendo dal letto
di semina, la mano e la vanga a spostare il dato per scontato.
Poi, con la benevolenza inesausta del cielo stellato, propongo
appunti di raccolta, che soltanto domani e fra tre secoli
daranno quanto cercato oggi. Un solco è promessa di città.

[…]

“devi conoscere l’abisso prima della risurrezione”
e qui non è implicato nessun dio.

Euridice lo sa di cosa stiamo parlando.
E lo sa bene l’avvoltoio nella sua attesa.
Arriva sempre l’orario di chiusura del teatro,
la deposizione delle maschere.
Forse il patibolo è insito nella scrittura.

Canta ancora Orfeo.
Dobbiamo tornare negli inferi.

Gli inferi sono una questione strettamente personale
pochissimi sono gli accompagnatori.
Non si può ripetere il viaggio di qualcun altro.

[…]

Sì, ti abbraccio, prima che sia troppo tardi e
torno ai miei pensieri, alle domande che continuo a pormi e
a quest’oggi così pieno di croci e calvari tutti da salire scalzi.

Evoluzione o involuzione davvero non saprei.
Accadono le cose, cadono le persone, ma
si procede, in qualche modo.
Forse, semplicemente, ancora non abbiamo capito.

Sì, sorrido, figlia mia. Per il tuo decimo compleanno.

***

Quando ho dato alle stampe Aiguiller pensavo che il cambio di direzione fosse nei confronti della Poesia attualmente scritta in Italia, dalla quale, negli ultimi anni, mi sono alquanto allontanata…Invece, all’uscita del libro, mi sono resa conto che il cambio di direzione era riferito a quello che stavamo e stiamo vivendo…

Il libro, allora, è diventato, suo malgrado, una “risposta”: la Poesia è una risposta alle atrocità, alla discordia, alla mancanza di pace…Una responsabilità non indifferente, se si tiene conto della “facilità” con cui si scrive e produce poesia nel nostro Paese…

Consegno, quindi, Aiguiller al Lettore, come un momento di riflessione, di pausa e – soprattutto – di domande…

Angela Greco AnGre

Il libro è disponibile sui maggiori store on-line o si può richiedere all’indirizzo della casa editrice.
Ringrazio di cuore Giuliano Ladolfi per aver creduto ancora una volta nella mia Poesia e soprattutto in questo progetto a cui sono molto legata. Per me è stato emozionante pubblicare una seconda opera con il medesimo Editore, realizzando in questo modo la mia idea di crescita in un gruppo di lavoro con il quale condivido molto in materia di poesia; esperienza ormai difficile da concretizzare in tempi, come quelli che abitiamo, votati al  consumo rapido di persone e cose e letteralmente privi di competenza e lungimiranza sul lungo periodo.
Grazie per l’attenzione ♥

Mirkka Rekola, due poesie

carta e penna

Due poesie da Siedo in questo treno lungo un viaggio (Joker, 2016, trad. it. A. Parente) di Mirkka Rekola (1931-2014); vincitrice di vari premi letterari è annoverabile tra i classici della poesia finlandese ed è uno dei maggiori rappresentanti del “modernismo finnico”.

🕊

Sono forse io quegli elementi di cui mi servo?
Oggi dico no,
oggi, che ne sono prigioniera,
devo ripetere ancora una volta no.
Annuncio soltanto il fuoco: pronto è il giorno,
terra che in me brucia in questo modo.

Eri talmente a settentrione
che lo sguardo raggiunse l’orizzonte,
e l’unica parola che lasciai per te
mi infreddolì.
Qui per te sono il pegno del nulla
il flutto dismesso dal vento
e puoi guardare.

Il giorno accreditato come un bonifico
su un conto a me ignoto,
e talmente corporea mi sento
per quanto sia possibile in questa situazione.
Ogni notte procede affiancata al giorno
né prima, né dopo.
Come quel merlo corvino
canta di giorno, di notte.
E una bruma minuta si alza sulla breve serata
dalle foglie degli alberi, dai volti,
a volte di anonima origine,
respiro sulla pelle della tua mano e dico:
così fa il vento quando gli piaci.

*

Al mio posto

I miei occhi sempre all’ombra del falco.
Temo il colpo improvviso
né mi celo in foglie di cavolo
eccomi qui
immersa tra tronchi sottili.

Dico che ce ne sono diverse
di linee taglienti che passano
loro devono volare
perché io rimanga qui
l’ombra deve mutare di continuo.
Altrimenti giungerà in me l’uccello del vento
alla fine in picchiata la sua ombra
il becco aperto.

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Cipriano Gentilino

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Cipriano Gentilino

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Sera
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Due bignè ancora di ieri
e due fiocchi di neve
questa sera,
.
una videochiamata a sud
e un film di guerra a est,
.
e a luci spente
due germogli di narcisi
al riparo dal gelo .
.
.
.
Inquietudine
.
In questo imbrunire
un’inquietudine
di assenza antica,
scricchiolo di foglia
anonima,
si baratterebbe
per un nome
o solo una parola
adagiata sul fondo.
.
.
.
Farfalle
.
Forse tu lo sapevi già
quando non hai più volato
e i numeri non piegarono più il cielo
ai pezzi smontati del tuo aliante,
.
ci sono scivolate dalle mani
le bandiere e ora i manifesti
sono in mostra nelle periferie
nostalgiche a tempo perso,
.
ti scrivo perché ti ho rivisto,
quaderno e lapis,
al mercato in riva all’Ellero
a Mondovì,
.
entrambi distratti da una farfalla.
.
(inediti)
.
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OUTLET
.
Col vestito dell’outlet
grigio scuro,
composto tra gelsomini e
un pezzo di jazz del 53,
senza un dio,
biodegradabile,
ritornerò
a casa mia.
.
(estratto da Parabole, Ed.Nulla Die, 2021)
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Cipriano GentilinoCipriano Gentilino è nato a Erice e vive a Mondovì. Psichiatria e psicoterapeuta – interessato sia ai linguaggi del mondo interiore che alle tematiche sociali – amministra un blog di poesia. Ha pubblicato poesie su riviste letterarie on-line. Con Oèdipus ha pubblicato nel 2019 Versi nel retrobottega, mentre con Nulla Die, nel settembre 2021, ha pubblicato Parabole.

Ingrid De Kok, due poesie

 Ingrid De Kok, due poesie da Other Signs (Kwela Books, 2011)

Per questo articolo si ringrazia la rivista “Atelier poesia”.
.
Vocazione
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Ci sono venuta da sola ma la via del nettare mi ha aiutato.
Ci sono stati altri segni, come sempre ci sono.
La bussola di mio padre per darmi la direzione.
I messaggi in aria di mia madre,
.
Frecce bianche agli incroci, dipinte da amici,
Il codice dell’infanzia, tutti e sette i sensi,
Segnali di pericolo lanciati da sconosciuti,
Le tombe del mio paese, i suoi recinti elettrici.
.
Uno zaino di canzoni, una mappa di parole,
Perfino un rimario.
Una Bibbia, dieci penne, carta filigranata.
Oggetti ordinari per lo più.
.
Le stelle sono state indispensabili, certo,
Anche la luna, a volte una pillola amara.
E un po’ di vento ha continuato a battere le ali venate
Piegando me e il salice al suo volere.
.
Per trovare la strada mi raccontavo storie.
Quella di Arianna mi è servita ma il suo filo di seta
Ti lega le caviglie se non fai attenzione.
E non mi sono persa, anche se tutto si è ridotto
.
A una dimora che un tempo respirava
Occupata per poco
Dove canzoni, il suono del liuto,
Perfino il graffio della penna, non si sentono più.
.
Dal tetto in rovina
Proviene un unico suono:
Il verso indifferente di un gufo.
Ruota il capo,
Inclina i ciuffi delle orecchie,
Getta lo sguardo
Nel buio
Guardando, aspettando, come deve,
.
Che io e altri cantori,
Altre prede necessarie,
Troviamo la strada nella boscaglia
Ci liberiamo dei nostri zaini preziosi
.
Miglio dopo ultimo miglio,
Mentre veniamo qui
Di nuovo all’inizio e alla fine,
Silenzio, luogo di riposo.
.
.
*
.
Vocation
.
I led myself here though the honeyguide helped.
There were other signs, as there always are.
Father’s compass to spin me around,
Mother’s messages in the air,
.
White arrows at crossoroads, painted by friends
Childhood’s morse, all seven senses,
Warning flares fired by strangers,
My country’s graves, its electric fence.
.
A backpack of songs, a map of words,
Even a rythming dictionary.
A bible, ten pens, watermarked paper.
Most things quite ordinary.
.
The stars of course were indispensable,
Also the moon, though sometimes a bitter pill.
And a little wind kept beating its veined wings
For the willow and me to bend to its will.
.
To find my way I told myself stories.
Ariadne’s helped but her silken twine
Encircles your ankles if you’re not careful.
And I am not lost, though things are winding down
.
To a once breathing house
On short-term lease
Where song, recorded lute,
Even pen’s scrape, have almost ceased.
.
From the crumbling roof
Only one sound left:
An owl’s indifferent hoot.
It swivels its head,
Tilts its tufted ear,
Casts its eyes
Into the dark
Watching, waiting, as it must,
.
For me and other singers,
Other necessary prey,
To find our way through the brush,
To shed our precision packs
.
Mile by last mile,
As we lead ourselves here
Back to the beginning and the end,
Silence, resting place.
.
.
.
Tutto considerato
.
Non si poteva fare più
Di quanto è stato fatto
.
Non è colpa di nessuno
Solo indifferenza ordinaria
.
Poteva andare peggio
Tutto distrutto
.
Famiglie intere sepolte
Lunghe file di rifugiati
.
Incendi da spegnere
Inondazioni da governare
Letti di ossa
Crateri
.
Disastro di più vasta scala
Di fronte a tutto questo
.
Una piccola morte
Quasi senza peso
.
Tutto considerato
.
.
*
.
All things considered
.
Not much more could have been done
That was done
.
Nobody culpable
Just normal indifference
.
It could have been worse
Everything ruined
.
Whole families buried
Long lines of refugees
.
Fires to extinguish
Floods to manage
.
Bone beds
Craters
.
Disasters on a bigger scale
Balanced against this
.
Small death
Almost weightless
.
All things considered
.
.
(Traduzioni dall’inglese di Paola Splendore)
.
.

Ingrid De Kok: nata nel 1951 nei pressi di Johannesburg, Ingrid De Kok emigra in Canada negli anni settanta. Nel 1983 torna in Sudafrica dove tuttora dirige un programma di educazione per adulti presso l’Università di Cape Town ed è impegnata in varie attività editoriali e culturali. Quattro le raccolte poetiche principali: Familiar Ground (1988), Transfer (1997), Terrestrial Things (2002) e Seasonal Fires (2006). La poesia di De Kok, tradotta in molte lingue europee e in giapponese, appare per la prima volta in traduzione italiana nell’antologia Mappe del corpo edita nel 2008 da Donzelli.

Versi d’amore (ogni giorno)

cuore

[I tuoi occhi chiudono il cerchio]

I tuoi occhi chiudono il cerchio
della perfezione tanto a lungo cercata,
del senso profondo di quel che si vive,
delle tante spiegazioni mai arrivate.
Attraverso quel verde si torna all’eden,
prima che altri intervenissero a svelare
quel che oggi mi porta a queste parole;
una umanità da ricordare, prima ancora
che da ricostruire. Appena dopo il paradiso,
il racconto della beatitudine di
aver incontrato l’origine e il cardine, il motivo
ambìto per il quale si sono spesi secoli di parole
e ancora se ne scriveranno, cercando invano.
Inizia il giorno in essi e la luce prosegue
persino all’ombra della luna, incredula di tanto,
perché non ha mai guardato quel che vedo io,
quando, seppur lontani, ti sento accanto, qui,
con il tuo sguardo di spazi senza confini.
Specchio di qualcosa ancora da venire,
aggiungono battiti alla mia mitralica stonata,
passando dalla tua voce di carezze prossime al sogno.
Lieta notizia, novella di trascorsi
troppo a lungo messi da parte per abitare
una quotidianità senza semi, pre-occupata di occasioni
di decadenza, troppo di corsa per sentire
i sussurri, le parole di uno sguardo,
incipit di gioia ritrovata, ancora nuovo inizio per questo dire.

di Angela Greco AnGre (Ananke, Ladolfi Ed.)

Canto d’amore 

Come potrei trattenerla in me,
la mia anima, che la tua non sfiori;
come levarla oltre te, all’infinito?
Potessi nasconderla in un angolo
sperduto nelle tenebre;
un estraneo rifugio silenzioso
che non seguiti a vibrare
se vibra il tuo profondo.
Ma tutto quello che ci tocca, te
e me insieme
ci tende come un arco
che da due corde un suono solo rende
Su quale strumento siamo tesi,
e quale violinista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

di R.M.Rilke

L’amore quando si rivela

L’amore, quando si rivela,
Non si sa rivelare.
Sa bene guardare lei,
Ma non le sa parlare.

Chi vuol dire quel che sente
Non sa quel che deve dire.
Parla: sembra mentire…
Tace: sembra dimenticare…

Ah, ma se lei indovinasse,
Se potesse udire lo sguardo,
E se uno sguardo le bastasse
Per sapere che stanno amandola!

Ma chi sente molto, tace;
Chi vuol dire quello che sente
Resta senz’anima né parola,
Resta solo, completamente!

Ma se questo potesse raccontarle
Quel che non oso raccontarle,
Non dovrò più parlarle,
Perché le sto parlando…

di Fernando Pessoa

È come una mancanza di respiro 

È come una mancanza
di respiro e un senso di morire,
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò m’è negato, più cara,
molto più cara che una fredda pace
mi è la stretta indicibile
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quanto sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi da questo mio dolore.

di Margherita Guidacci

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Carmen Yáñez, due poesie

Carmen Yáñez, due poesie

*

Certezze

Ci sei;
i gerani, le azalee,
la raccolta dei frutti
dell’estate del tuo amore
mi dicono dolcemente il tuo nome.

Ci sei;
i tuoi passi,
la scala che scricchiola deliziosa,
il tuo silenzio rumoroso
lassù in soffitta.

I fantasmi che ti spiano
le parole che incontrano le tue parole,
il tuo desiderio,
storie che entrano nella tua luce.
La tua rabbia,
una tempesta che scema con la sera calma.

Così scrivi per i giusti, degli stolti;
così la tua voce corre sui cornicioni.
mi sei, mi esisti
ed è ora che devo
proteggerti lo sguardo.

È il tempo plurale
nostro,
il pretesto per parlare ancora d’amore.
È la sera sulla pelle
dorata di sole e anni.
È dolcezza che scorre ancora e non so
fino a quando nelle vene
di questo nostro piccolo mondo.

~

Silenzio

Quando si negano le parole
e non danza il verbo
sul polline della terra,
questo è il silenzio.

Come se la morte
intrappolasse i suoni
nella sua oscura confraternita.

Allora sono solita chiamarlo
e condividere i suoi muti cenni di trincea.

Sono la convitata di pietra
nel suo taciturno territorio
e lì faccio nidi di parole
in cui depongo le uova.

*

Carmen Yáñez, nata nel 1952 a Santiago del Cile, in seno a una famiglia operaia, nel 1975 scompare nelle mani della polizia politica di Pinochet. Incredibilmente scampata all’inferno di Villa Grimaldi (la casa segreta della polizia politica), rimane in clandestinità finché nel 1981, via Argentina e sotto la protezione dell’ONU, si rifugia in esilio in Svezia. In Svezia Carmen Yáñez inizia a pubblicare la sua poesia. Nel 1982 esce la raccolta “Cantos del camino” e, negli anni successivi, le sue poesie appariranno su riviste svedesi (Signor, Ada, Invandraren) e tedesche (Viento sur). Pubblica i trittici “Al aire” (1989) e “Remanso” (1992). Durante la sua permanenza in Svezia, partecipa alla creazione di vari laboratori letterari. Dapprima il laboratorio Losche (1986-88) e in seguito “Transpoetas” e “Madrigal”, ai quali è tuttora legata. Dal 1990 la sua poesia comincia a essere pubblicata anche in Cile. Nel 1997 si trasferisce in Spagna, insieme a suo marito lo scrittore Luis Sepúlveda, e stabilisce la sua residenza nelle Asturie, in quella che lei stessa definisce una ricerca delle proprie radici.
Ha pubblicato in Italia cinque volumi, editi da Guanda: “Paesaggio di luna fredda”, “Abitata dalla memoria”, “Terra di mele”, “Cardellini della pioggia” e “Latitudine dei sogni” e “Senza ritorno”.
È stata spesso tra i protagonisti delle iniziative di Casa della poesia: “Lo spirito dei luoghi (2000 e 2001), “Il cammino delle comete” (2002), Napolipoesia (2001 e 2002), Napolipoesia nel Parco (2005), Sidaja (2001), Incontri internazionali di poesia di Sarajevo (2002, 2012), VersoSud (2007). [Notizie condivise da “casadellapoesia.org”].

Czesław Miłosz, due poesie

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Due poesie di Czeslaw Milosz (1911-2004), scrittore, traduttore, critico e diplomatico polacco, Premio Nobel per la letteratura nel 1980.

***

Prefazione

Tu, che non ho potuto salvare,
ascoltami,
cerca di capire questo linguaggio semplice, mi vergognerei di un altro,

non possiedo, lo giuro, la magia della parola,
ti parlo tacendo, come una nuvola a un albero,

ciò che fortificava me, per te era mortale,
hai scambiato il congedo di un’epoca per l’inizio di una nuova,

l’afflato dell’odio per bellezza lirica,
la forza cieca per forma compiuta.

Ecco la valle dei bassi fiumi polacchi. E il ponte enorme
che avanza nella bianca nebbia. Ecco la città infranta
e il vento scaglia contro la tua tomba gli stridi dei gabbiani,
mentre parlo con te.

Cos’è la poesia che non salva
i popoli né le persone?
Una complicità di menzogne ufficiali,
una cantilena di ubriachi, a cui fra un attimo verrà tagliata la gola,
una lettura per signorinette.

Che volevo una buona poesia, senza esserne capace,
che ho capito, tardi, il suo fine salvifico,
questo, e solo questo, è la salvezza.

Spargevano sulle tombe miglio e semi di papavero
per nutrire i morti accorrenti in volo – gli uccelli,
depongo qui questo libro per te, o trascorso,
perché d’ora innanzi tu smetta di apparirci.

*

Frammento

Sorella, dammi dell’acqua e perdona se ho peccato,
La tua cornetta abbaglia come le Alpi all’alba,
E sulle sue falde si stendono ombrose vallate,
A destra la terra di Tur, a sinistra Ghilead.
Tu hai occhi ebrei, io sono Slavo, la rabbia
Del mondo caparbio ci ha colpito e sconfitto. Tendi
E con la mia fronte incontra le tue mani lievi,
Ancora dinanzi a me la musica si levi
Dei cani di campagna, dei tintinnanti armenti.
Chiudi la finestra, là fuori Giunoni germane
Saltano nel mio fiume turbando del fondo la quiete,
Ove prima era solo il pescatore e la sua rete
Nel volteggiare intorno di rondoni e capineri.
Neri, bellici carri le pasture hanno solcato,
Volano i vessilli fiammanti e balena arrossato
Il muro del letto, e vibran sul tavolo i bicchieri.
Non andartene, resta con me. Poiché m’è parso
Un giorno, che il cuore diventasse di sasso
E che tra le lenzuola ormai un altro giacesse,
Pur ferito gravemente, grande e bambinesco,
E una suora di carità con lo sguardo socchiuso
Filasse lunghi fili dalle nubi come da un fuso.

(1935, Parigi)

Wisława Szymborska, Amore a prima vista

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Wisława Szymborska (1923 – 2012) è stata una poetessa e saggista polacca. Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, è generalmente considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni.

*

Amore a prima vista 

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

*

Da “Amore a prima vista”a cura di Pietro Marchesani, Piccola Biblioteca Adelphi, 2017.

Rosaria Di Donato, estratti da Preghiera in Gennaio con una nota di lettura di Angela Greco AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Preghiera in Gennaio”, prefazione di Marzia Alunni e postfazione di Lucianna Argentino, è il nuovo edito di poesie della romana Rosaria Di Donato per i tipi Macabor (2021). Il libro prende le mosse da un precedente formato elettronico pubblicato in un lit-blog qualche anno prima (QUI la nota di lettura) includendolo e arricchendosi di inediti e nuova luce; dedicato anche a Fabrizio De André, da cui mutua il titolo, è una raccolta di poesie a tema religioso, che guarda anche al difficile periodo socio-sanitario che ancora stiamo attraversando, come esplicitamente si evince dal testo in apertura, “lockdown”, un tassello di memoria dettagliato, quasi un monito per il lettore, con la funzione sostanzialmente di mettere in evidenzia la finitudine dell’essere umano, tornata in auge dopo gli ultimi eventi vissuti a livello globale.

Il libro prosegue con una carrellata di personaggi biblici e della tradizione cattolica a cui la poetessa dedica o chiede grazia, mostrando un’accurata conoscenza e una sensibile voce, dal tono pacato, che ben rendono il tono religioso a cui si ascrive questa scrittura; il verso breve coadiuva il genere preghiera, anche se la Di Donato in più di una occasione sembra piuttosto dialogare con le sue entità più che porsi nell’atteggiamento del fedele che chiede di essere ascoltato. L’uso reiterato della minuscola per indicare i santi e persino Dio azzera i ruoli, riportando i personaggi sacri al momento della comunanza con tutti gli esseri viventi, al prima che fossero assunti come esempi ai quali votarsi in senso religioso. Perché nelle liriche di Rosaria Di Donato è l’Essere Umano al centro e la sua è poesia religiosa nel senso che riporta alla luce il sacro e il rapporto con esso, che è in ciascuno di noi.

Il dio e i santi chiamati in causa in questa “Preghiera in Gennaio”, ricca anche di rimandi a situazioni bibliche, non sono lontani dal lettore; anzi, si innestano e partecipano della vita, quasi interagiscono, in un’analisi lucida e costruttiva delle loro gesta e degli episodi della loro esistenza, utile esempio in primis per la poetessa stessa, che dell’incontro con loro ne ha fatto un momento privilegiato della propria vita, e poi anche per chi legge. La breve prosa poetica finale, in cui si rivela la realtà riferendola ai Poeti, desta il lettore riconsegnandolo ad una dimensione decisamente umana, della quale è difficile liberarsi. [Angela Greco AnGre]

*

Estratti da “Preghiera in Gennaio” (Macabor, 2021) di Rosaria Di Donato

arcate di luce

arcate di luce nel cosmo
ma preferiamo il buio
le tenebre che invadono
e corrodono
senza un altrove
muto il rumore dei passi
.
§

renovatio

al tuo spazio interiore
volgi lo sguardo
profondamente
cerca la luce
dentro te troverai
ruscelli e laghi
e tutto ciò che fuori
non esiste più
.
§

my god

nel mio cuore
hai segnato
sentieri di sole
nel mio spirito
coltivi
fioriti giardini
ti adoro
signore
e ti amo
con amore
infinito
.
§

Torno all’amore dei poeti perché imperituro, eterno, simile a quello divino. Solo che l’amore di Dio, è misericordioso, mentre quello dei poeti è «impietoso»: vero e nudo come il primo uomo nel giardino dell’Eden, l’io lirico si muove tra scabrosità e armonia trovando un ritmo nel caos. È dono la parola annunciata, è legame che forgia il mondo, che va oltre le cose sconnesse.

***

 Rosaria Di Donato è nata a Roma dove vive. Laureata in filosofia (quadriennale e specialistica), insegna in un liceo classico statale. Ha pubblicato cinque raccolte di poesia: Immagini, Ed. Le Petit Moineau, Roma 1991; Sensazioni Cosmiche, Ed. Le Petit Moineau, Roma, 1993; Frequenze D’Arcobaleno, Ed. Pomezia-Notizie, Roma 1999; Lustrante D’ Acqua, Ed. Genesi, Torino 2008; Preghiera in Gennaio, Ed. Macabor, Francavilla Marittima (CS) 2021. Ha partecipato all’antologia Nuovi Salmi a c. di Giacomo Ribaudo e Giovanni Dino, Ed. I Quaderni di CNTN, Palermo 2012. Alcuni suoi testi sono presenti in Voci dai Murazzi 2013, antologia poetica a c. di Sandro Gros Pietro, Ed Genesi, Torino 2013. Poesie dialettali sono inserite nella Rivista i fiori del male 2013 n. 55, quaderno quadrimestrale di Poesia a c. di A. Coppola. Ha partecipato con il gruppo Poeti per Don Tonino Bello alla realizzazione di Un sandalo per Rut Oratorio per l’oggi, Ed. Accademia di Terra D’Otranto – Collana Neobar, 2014. E’ presente nell’antologia I poeti e la crisi a c. di Giovanni Dino, Fondazione Thule Cultura, Bagheria 2015. Ha pubblicato l’ebook Preghiera in Gennaio nella collana Neobar eBooks nel 2017. Ha partecipato all’ eBook n. 217: Proust N.7 – Il profumo del tempo, di Aa. Vv. (LaRecherche.it – Un accordo di essenze). Nel 2019 ha partecipato all’antologia poetica “ Break Point Poetry – Città Poetica”, c. di Patrizia Chianese, nell’ambito dell’ Estate Romana. Ha partecipato all’antologia “Ho sete, l’Arte si fa Parola”, a c. di Maria Pompea Carrabba e Ella Clafiria Grimaldi, Ed. SarpiArte 2020. Collabora a riviste di varia cultura e i suoi volumi si sono affermati sia in Italia che all’estero, con giudizi critici di Giorgio Barberi Squarotti, per esempio, e traduzioni di Paul Courget e Claude Le Roy (riviste Annales e Noreal). Partecipa al blog Neobar e a vari siti letterari sul web. Vincitrice di alcuni premi di poesia, si interessa di arte, cinema, fotografia. Dal 2016 cura un laboratorio di scrittura creativa nel Liceo in cui insegna. Premio DonnArte 2020 (Associazione Internzionale Il Tempo delle Donne).

Nazik al Mala’ika, due poesie

Nazik al-Mala’ika, (Baghdad, agosto 1922 – Il Cairo, giugno 2007), è stata una poetessa irachena. È considerata una delle prime poetesse che introdussero l’uso del verso libero nella rigida struttura poetica araba.

*

CANTO D’AMORE PER LE PAROLE
Perché abbiamo paura delle parole
quando sono state mani dal palmo rosa
delicate quando ci accarezzano gentilmente le gote
e calici di vino rincuorante
sorseggiato, un’estate, da labbra assetate?
Perché abbiamo paura delle parole
quando tra di loro vi sono parole simili a campane invisibili,
la cui eco preannuncia nelle nostre vite agitate
la venuta di un’epoca di alba incantata,
intrisa d’amore e vita?
Allora perché abbiamo paura delle parole’
Ci siamo assuefatti al silenzio.
Ci siamo paralizzati, temendo che il segreto possa dividere
le nostre labbra.
Abbiamo pensato che nelle parole giaceva un folletto
invisibile,
rannicchiato, nascosto dalle lettere dalle orecchie del tempo.
Abbiamo incatenato le lettere assetate,
vietando loro di diffondere la notte per noi
come un cuscino, gocciolante di musica, sogni,
e caldi calici.
Perché abbiamo paura delle parole?
Tra di loro ne esistono di incredibile dolcezza
le cui lettere
hanno estratto il tepore
della speranza da due labbra,
e altre che, esultando di gioia
si sono fatte strada
tra la felicità momentanea di due occhi inebriati.
Parole, poesia, teneramente
hanno accarezzato le nostre gote,
suoni che, assopiti nella loro eco, colorano, una frusciante,
segreta passione, un desiderio segreto.
Perché abbiamo paura delle parole?
Se una volta le loro spine ci hanno ferito,
hanno anche avvolto le loro braccia attorno al nostro collo
e  diffuso il loro dolce profumo sui nostri desideri.
Se le loro lettere ci hanno trafitto
e il loro viso si è voltato stizzito
ci hanno anche lasciato un liuto in mano
e domani ci inonderanno di vita.
Su, versaci due calici di parole!
Domani ci costruiremo un nido di sogni di parole
in alto, con l’edera che discende dalle sue lettere.
Nutriremo i suoi germogli con la poesia
e innaffieremo i suoi fiori con le parole.
Costruiremo un terrazzo con la timida rosa
con colonne fatte di parole,
e una stanza fresca inondata di ombra,
protetta da parole.
Abbiamo dedicato la nostra vita come una preghiera
Chi pregheremo… se non le parole
(Traduzione di Manuela Rasori)

*

INVITO ALLA VITA
Arrabbiati, ti amo arrabbiato e ribelle,
rivoluzione cocente, esplosione.
Ho odiato il fuoco che dorme in te, sii di brace
diventa una vena appassionata, che grida e s’infuria.
Arrabbiati, il tuo spirito non vuole morire
non essere silenzio innanzi al quale scateno la mia tempesta.
La cenere degli altri mi è sufficiente, tu, invece, sii di brace.
Diventa fuoco ispiratore delle mie poesie.
Arrabbiati, abbandona la dolcezza, non amo ciò che è dolce
il fuoco è il mio patto, non l’inerzia o la tregua con il tempo
non riesco più ad accettare la serietà e i suoi toni gravi e tranquilli.
Ribellati al silenzio umiliante
non amo la dolcezza
ti amo pulsante e vivo come un bambino
come una tempesta, come il destino
assetato di gloria suprema, nessun profumo
può alterare le tue visioni, nessuna rosa…
La pazienza? È la virtù dei morti.
Nel gelo dei cimiteri, sotto l’egida dei versi
si sono addormentati e abbiamo dato calore alla vita
un calore esaltato, passione degli occhi e delle gote.
Non ti amo oratore, ma poeta
il cui inno esprime ansia
tu canti, sebbene alterato, anche se la tua gola sanguina
e se la tua vena brucia.
Ti amo boato dell’uragano nel vasto orizzonte
bocca tentata dalla fiamma, disprezzando la grandine
dove giacciono desiderio e nostalgia.
Odio le persone immobili
aggrotta le sopracciglia, mi annoi quando ridi
le colline sono fredde o calde,
la primavera non è eterna
il genio, mio caro amico, è cupo
e i ridenti sono escrescenze della vita
amo in te la sete eruttiva del vulcano
l’aspirazione della notte profonda a incontrare il giorno
il desiderio della sorgente generosa di stringere le otri
ti voglio fiume di fuoco, la cui onda non conosce fondo.
Arrabbiati contro la morte maledetta
non sopporto più i morti.
(Traduzione di Valentina Colombo)

*

Clicca QUI per leggere un approfondimento: Nazik al Mala’ika la poetessa che ha voluto scrivere la storia della letteratura araba di Fatima Sai

Vetro soffiato di Angela Greco AnGre

Sfondo di luci di Natale

Vetro soffiato

Avvolti in questa evocazione d’oriente,
blu, stelle e oro al bordo d’una ritrovata sera,
tra il tuo respiro e la mano a carezzare
la frattura tra il giorno e il sogno. Prendiamoci
in questo momento, non più tardi di adesso,
sospesi tra il grecale e l’arrivo della neve,
al caldo buono della tua voce, che ridimensiona
distanze e dilata luoghi, luci e desiderio.
Di ogni parola ne faccio una sfera di vetro soffiato
per leggere in trasparenza destino e risposte
a questi segni scomposti dalla gioia d’averti ritrovato
dopo i giorni forzati della festa, degli addobbi
e dell’assenza.

*

Angela Greco AnGre, da ANANKE, Giuliano Ladolfi Editore, 2021

https://www.ladolfieditore.it/index.php/it/catalogo/perle-poesia/ananke.html

ANANKE poesie di Angela Greco AnGre - Ladolfi Editore

Ospite ed ospiti della rubrica Gioielli Rubati a cura di Flavio Almerighi

Alcuni miei versi inediti ospiti della rubrica “Gioielli rubati” di Flavio Almerighi che ringrazio di cuore. Buona lettura!

almerighi

Versi da “Alibi” (inediti)
.
Tutto è come lo avevamo lasciato;
stessi spiragli e interstizi tra gli affanni.
L’ alabastro si confonde col cielo, ma
l’azzurro non inganna e le sfumature lo sanno.
Stupita l’ametista sembra gelosa delle tue mani
e tra le altre pietre corre sull’altipiano carsico il cuore.
A fatica questo canto s’inerpica verso la tua vetta.
[…]
Questo lento trascorrere delle ore,
lo stillicidio che decreterà meraviglie, scuote
un silenzio troppo lungo per essere dimenticato.
Dal centro della terra sale l’eco della nascita e
in pancia sobbalza il tuo nome, colmando
ogni possibile cavità nascosta alla luce e alla ragione.
C’è un tramonto bellissimo fuori da qui, rosso
morente nel blu di una notte tutta da sognare.
[…]
Il sole è un pensiero che s’arzigogola sul muro,
ricordo di una lampada accesa la sera precedente;
verso casa gatti e carte calpestano le stesse vie,
mentre rincorro un…

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Henrik Nordbrandt, due poesie

carta e penna

Henrik Nordbrandt (Copenaghen, 1945), due poesie

*

Cominciai presto, a grande distanza,
quando le mie parole erano ancora solo parole.
A ora di pranzo erano diventate pietre,
quando le pietre sembravano troppo leggere
e i miei passi continuavano la memoria
che non riusciva più a tenergli dietro.

La strada era ancora al suo inizio
più incerta a ogni istante
che superava le stesse grigie rocce.
Venni scoperto dalla mia ombra,
quando l’ombra scomparve sotto di me
ma non abbastanza a lungo da fermare il mio discorso.

Ciò che dicevo non riusciva più
a sopportare il peso del tempo che passava.
Perciò avanzavo camminando all’indietro.
Lancio dopo lancio le pietre mi raccoglievano
dal paesaggio sul quale cadevano.
Il senso di tutto divenne il suono

della mia mezza impresa. Non andava.
Non era più possibile camminare
laddove l’incedere era ascoltare la propria fine.
Laddove le pietre pronunciavano forte il proprio peso
e ogni parola soppesava la sua particolare pietra
man mano che le raccoglievo.

Così abbiamo costruito la Casa di Dio.

~

da La casa di Dio (Kolibris, 2014)

*

pioviggina un po’
ma non abbastanza perché si possa proprio
chiamarla pioggia
e noi lentamente ci bagniamo
ma non abbastanza perché valga proprio
la pena di parlarne
e un po’ ci innamoriamo
ma non abbastanza perché si possa proprio
chiamarlo amore.

~

da Il nostro amore è come Bisanzio (Donzelli, 2000)