A.Greco, ritorno a Cape Storm (ovvero dell’assenza e di altri demoni)

La mia speranza è che non soccomba il genere umano e che prima o poi si torni nuovamente a leggere tutto, in ogni senso, poesia compresa, fino in fondo e senza omettere i dettagli.
Buon primo maggio. (AnGre)

ritorno a Cape Storm (ovvero dell’assenza e di altri demoni)

tratta da ALL’OSCURO DEI VOYEUR di Angela Greco (clicca qui)

Mattone per mattone sbiadisce la strada;
il vento scopre l’anello al piede. Fronte mare
si spargono veleni su luccichii ancora estivi.
Sandali consumati non lontano dall’ombra
delle undici dicono che il deserto accade
tra sabbia e parcheggio incustodito. Ci si incontra
appena prima della pioggia, nel riflesso
che taglia la strada. La stagione di Hopper si è chiusa
non lontano da qui: azzurro il gelsomino s’arrampica
sullo Jonio e noi a guardia di sfioriti oleandri
aspettiamo fiduciosi donatori di sangue.
.
La campana porta in piazza il santo di turno;
la festa è fuori: nei mattoni cotti al forno
al posto del pane, nella salita senza ascensore,
nel sapone per le mani, forse nella crema
per il viso e nelle ginocchia di mia madre,
nella sua preghiera e nel mio caffè amaro.
Non c’è ombra – siamo a Mezzogiorno, dici –
è vero; manca il passo, ma non l’orma.
Aspettiamo di toccarci per poi dire del palmo
e di quel che contiene. Arrivi dopo pranzo,
col tamburo in petto, sotto l’albero giallo.
La mancanza non dichiarata e il vuoto,
la dispensa beffata dall’inverno e la porta,
che ha deciso di non aprirsi ad altri, e noi.
.
La signora di sabato è vestita elegante
tracima perfetta di buste della spesa.
Due traverse prima strilla il mercato;
incurante del poco prezzo d’ordinanza
convinto d’essere ancora un buon affare.
A bordo strada cinquant’anni di matrimonio
separano frutta e verdura
con filosofia che diventa pietra.
Di che sesso era tua madre
quando ti ha partorito maschio?
L’odore del pane ricolloca il giorno
nella pienezza della sua retorica.
.
Nella cornice gialla campeggia un solo albero.
Chioma di notti insonni succhiate dalle radici
e un uccello che domanda l’indirizzo di casa.
Attraverso il vetro s’intravedono pavimento e
caduta. Mi offri bocca e lingua per i miei lividi
e un ritorno in bianco e nero sfalsa l’obiettivo,
lo scatto e la prospettiva che curva schiene.
Conto foglie sfuggite al vento per farne autunno:
dal parrucchiere di fiducia tra il biondo e la cenere
sfugge una risata nervosa d’un incipiente altro giallo.
(in apertura: M. Rothko, New forms – in chiusura, disegno di A.Bruno)

 

5 pensieri su “A.Greco, ritorno a Cape Storm (ovvero dell’assenza e di altri demoni)

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