Rossella Cerniglia, poesie da Ipostasi di buio

Inauguriamo un nuovo spazio dedicato alla Poesia italiana contemporanea edita: chi volesse proporre i propri versi può scrivere un commento qui e verrà contattato tramite mail. Buona lettura!

*

Rossella Cerniglia, poesie da Ipostasi di buio (Guido Miano Editore Milano, 2020)

 Da “PROFONDO INFERNO” – sezione della silloge “IPOSTASI DI BUIO”

II
Un tempo svilito ottenebrato
guida il mio angusto cammino
tra sassi e sterpaglie che non s’aprono
a nessuna fioritura, che il dio
non volle mai creare, ma ci furono
per un evento strano, un caso
un destino.
.
L’ombra mi segue
come un cane fedele segue il suo padrone
e non l’abbandona per nulla
neanche se egli all’improvviso
in un malaugurato buco nero
andasse a sprofondare.
.
Non so dove i miei passi mi portano
non hanno più bussola le mie pantofole
di un tempo, si è fermato il loro orologio.
Ed io sono invischiato in questi
oscuri budelli, in questi gineprai
senza fine, in labirinti
dove un rombo risuona fastidioso molesto
per negare l’armonia
che a volte sfiata da non so dove
e la cerchi senza sapere
dove si sia infilata, dove nascosta
per sfuggire alla noia o al caos
ingombrante della vita.
.
Sei sempre tu eppure non più tu
non quello che conoscevo un po’
di tempo fa, non quello
che qualche volta mi appariva amico
dietro quella barba e gli occhiali
ed ora ne è rimasta la maschera
che ride e non ha senso il suo ridere
non ha legami con la vita o il mondo gli altri.
.
Che resta, alla fine di tutto
di questo mare sporco di impressioni
di questa luminaria fatiscente
che vorrebbe gioire e non gioisce,
di questo amore divelto dal mio cuore
con mani sacrileghe e inesperte?
Dove andranno i miei giorni e le mie ore
dove s’allineeranno la mie spente candele
a formare ininterrotta fila verso il nulla?
.
.
.
III
Ti chiamo nel vento senza fine
che ha voce di bufera ma è inutile
il chiamare per chi non ha orecchie
per sentire.
Si perde la mia notte nelle contrade buie
del sonno e della morte, dove un’acqua
cristallina si annuncia nel finire
e il pallido alone d’un sole remoto
si mostra nelle perdute lontananze
limitrofe del niente e si vela e nasconde
lasciando nel suo fondo un desiderio
pronto a morire, un’ala lontana non più ala
moritura inarrivabile.
.
Ti conosco, miope sole nascosto
che astuto giochi con la flebile anima
gemente. Non largirai ancora una volta
illusioni per un gusto nefasto che ti possiede?
Non sarai il mellifluo seduttore
che trascina la vita verso il baratro
dove più non si spalancano le ore?
.
Ma è già domani
e il canto del gallo non annuncia
che il nulla da venire
declinato nelle sue variabili forme
insipienza e indifferente clamore
con la veste barocca e l’anima piena di niente.
.
Avanza nei cortei nelle piazze
sbandierando una fede che non possiede
nei vicoli del caos cittadino
sempre temerario insorgente
con pugni di polvere negli occhi
e strepitando incalza il mondo
leader di paglia con gregge smisurato
inconcludente epigone di un oceano
di bizzarri profeti, di matti scapestrati
inutile ciarpame che si mescola alla vita.
Ora dirò: che resta di questo
strepito immane, del multiforme vuoto
che ci incalza ad un agire vano ed insensato
che resta di questa misera spoglia della vita
quando il muro del tempo ormai crollato
d’ogni incombenza ci libererà
forse per altro oceano più insensato e vuoto?
.
.
.
IV
Chi ti condusse a vivere
in questo tempo morto
senza alate chimere
senza luce
che illuminò lo sguardo
di nuvola accesa nel sole?
.
Dove siete finiti giorni illustri
e terre e mari amati sconosciuti?
Viveste solo un’ora un giorno
un tempo di una primavera lontana
e nella memoria vaga
che mi attraversa l’oggi
di navicella fragile
di carta
che navigò controvento
per raggiungervi
e un refolo
risospinse sulla riva.
.
Quali miraggi ti recavano
sulle loro ali di vento
per questo sonnolento etere
pieno di fumi e noia?
.
Si è fatto arido tutto ciò che resta
franta la terra e scoscesa.
Nel crepuscolo lagnosi fantasmi pigolanti
emergono da crepe millenarie
-piene di chissà che altre ombre moleste-
e a sera gli è permesso di tornare alla ribalta
a un vecchio palcoscenico che simula la vita
in grottesche patetiche movenze
mentre nell’oltretempo
di qualche inaccessibile mistero
una fame germina di visioni inattese
e una fine che non ha mai fine…
.
Come colmare l’esiziale desiderio
che rechi in grembo, nel cuore
della tua notte
mentre vai per strade non battute
con in tasca l’ora dell’orologio
che incalza e corrode i giorni?
.
Raggranellerai alla fine
le morenti cadenze di speranza
in un corpo ormai chiuso
nell’unica visione di chi
non ti respira più dentro la vita
un alito selvaggio che divora?
.
Il giorno s’è scambiato
con una notte che non finisce
niente albe o inutili tramonti
neppure puoi permetterti di frugare
dentro le pieghe segrete di un destino
che porta morte con sé
non più pensare aperti cieli
o desideri pronti a sconfinare.
.
Sei, oltre la soglia, andato
nel turbine della vita
che invade ogni senso
sei morto
nei giorni lontani che aprono baratri
incolmabili infiniti.
.
.
.
V
…giacché non ero io quando ero io
non parlavo da me o per me, ma una parte
di me mi parlava dentro
a mia insaputa, oscura impenetrabile.
.
Condensano strepito impazzito
queste ali di pipistrello nella notte
in meandri di tempo
dove non viene giorno
e la paura
nel sonno da noi ci divide.
.
Un mondo frana nelle impervie
regioni dell’essere e un recinto
dice “mio, solo mio”, dice “io” prima
e sopra tutti, che scavalco calpesto
e niente me ne importa…
uno dei tanti che parla inconsapevole
dentro una spelonca risuonante di voci.
.
Ma nessuna vetta dell’essere
a spasso se ne vanno in frantumi
scienza arte saperi e con falso sorriso
-zigzagando per stradicciole fuori mano-
fingono per gioco un’amicale intesa
che non c’è.
.
E barcollando avanzano
i residui cultori di un nulla conclamato
come fantasmi smarriti nella tenebra
brancolando urtando nei cantoni
per strade impervie solitarie
verso recinti calcinati
senza abbracci di luce indeclinabile
e spazi impreveduti oltreumani:
.
un frutto magro sterile
come da pianta che ha esili radici
e niente foglie
è il parto di questa sconosciuta
inseguita follia
e nell’ombra
in teche di stantii reperti
giace uno scheletro di vita
dentro muri ermetici
che occludono il fiato dell’Immenso.
.
Nella torre d’avorio
che ha un cielo senza l’aria
cadono giù con lettere di piombo
criptati connubi di parole
verbo vacuo e altisonante silenzio
che crolla come la torre di Babele
e fuori rovina dal reticolo sacro
che in un Destino lega l’esistente.
.
.
.

Rossella Cerniglia è nata a Palermo, e da poco si è trasferita a Marsala. Laureata in Filosofia è stata a lungo docente di materia letterarie nei Licei palermitani. La sua attività letteraria ha inizio con la pubblicazione di Allusioni del Tempo (con presentazione di Pietro Mazzamuto), ed. ASLA – Palermo 1980; seguono Io sono il Negativo (con prefazione di Nicola Caputo), ed. Circolo Pitrè – Palermo 1983; Ypokeimenon (con introduzione di Elio Giunta), ed. La Centona – Palermo 1991; Oscuro viaggio, ed. Forum/Quinta Generazione – Forlì 1992; Fragmenta (con introduzione di Giulio Palumbo), Edizioni del Leone – Venezia 1994; Sehnsucht (con prefazione di Maria Grazia Lenisa), ed. Bastogi – Foggia 1995; Il Canto della Notte (con nota critica di Ferruccio Ulivi), ed. Bastogi – Foggia 1997; D’Amore e morte, stampato a Palermo nell’anno 2000; L’inarrivabile meta (con prefazione di Elio Giunta), ed. Ila Palma – Palermo 2002; Tra luce ed ombra il canto si dispiega (antologia e studio critico comprendente anche i testi di altri quattro autori palermitani, a cura da Ester Monachino), ed. Ila Palma – Palermo 2002; Mentre cadeva il giorno (con introduzione di Giorgio Barberi Squarotti), ed. Piero Manni – Lecce 2003; Aporia (con prefazione di Salvo Zarcone), ed. Piero Manni – Lecce 2006; Penelope e altre poesie (con prefazione di Pietro Civitareale), ed. Campanotto – Pasian di Prato 2009. Nel giugno del 2013, per l’Editore Guido Miano di Milano, ha pubblicato un’Antologia che propone poesie scelte dalle prime dodici sillogi poetiche, con disamina di Enzo Concardi.  Infine, risultata vincitrice, per l’inedito, al Premio “I Murazzi” di Torino, nel 2017, le è stata stampata la raccolta di versi Mito ed Eros – Antenore e Teseo con altre poesie. Le ultime due sillogi poetiche Il retaggio dell’ombra, con prefazione di Nazario Pardini, come anche Ipostasi di buio con prefazione di Enzo Concardi, sono state stampate dall’Editore G. Miano nel corrente anno 2020.

Per quel che riguarda la narrativa, nel 1999 ha pubblicato il romanzo Edonè…edonè, ed. La Zisa di Palermo; nel 2007, ancora per l’editore Piero Manni di Lecce, viene stampato il suo secondo romanzo dal titolo Adolescenza infinita e infine, per l’Editore Aletti di Villalba di Guidonia, il libro di racconti Il tessuto dell’anima. Tra le ultime pubblicazione è il saggio “Riflessioni, temi e autori”, tra le opere premiate a “I Murazzi” 2018 “con dignità di stampa”, e “La nascita di un’idea” su un’opera di G. Dino.

Collabora o ha collaborato con alcune riviste, tra cui“Vernice” e Alcyone 2000 e a quelle telematiche LinkSicilia Palermomania, meridionews, Culturelite, Alla volta di Leucade ed altre. Ha ricevuto favorevoli riconoscimenti e attestazioni da parte di numerosi critici e letterati ed è stata premiata in diversi concorsi letterari. Suoi versi e profili critici sono presenti in antologie e riviste letterarie, tra cui L’Altro Novecento (vol. II e III) a cura di Vittoriano Esposito edito da Bastogi, 1997; nella rivista Poesia dell’editore Crocetti di Milano; in Poeti scelti per il terzo millennio (2008), in Storia della Letteratura italiana (vol. IV,  (2009)  e in Poeti italiani scelti di livello europeo ( 2012), dell’Editore Guido Miano di Milano; più recentemente in Il rumore delle parole ed. Edilet, 2014, e in Come è finita la guerra di Troia non ricordo, ed. Progetto Cultura, Roma, a cura, entrambi, di G. Linguaglossa, e più volte sulla rivista telematica L’Ombra delle parole.

2 pensieri su “Rossella Cerniglia, poesie da Ipostasi di buio

  1. Ringrazio di cuore Rossella Cerniglia per aver voluto fare dono a questo blog dei suoi ultimi versi editi in questo particolarissimo anno 2020; versi che giungono a far riflettere, se non ad interrogare, un lettore ormai troppo abituato ad una certa poesia che potremmo definire “piatta” e che poco lascia a libro chiuso, terminato. La poesia di Rossella, invece, densamente filosofica, ma non per maniera, quanto piuttosto per reale sentire interrogante ed interrogativo, ci offre un modello – che personalmente apprezzo molto – utile a ricondurci a quell’aspetto della natura umana che stiamo via via perdendo, ovvero la dimensione della domanda.
    Un sincero augurio di buon cammino per questo nuovo nato dalla infaticabile penna della filosofa siciliana, con stima.

  2. L’Autrice, che ringrazio, riporta il seguente commento:

    “Cara Angela, ho visto il post: bellissimo! Grazie anche del tuo centrato commento.”
    “Ringrazio te, cara Angela, per aver gentilmente accolto la mia scrittura ed aver ospitato, sul tuo apprezzatissimo Blog, un estratto da un mio testo più ampio, di carattere poematico – che non è infrequente riscontrare in alcuni miei componimenti. Questo, in particolare – dal titolo indicativo di “Profondo inferno”- visita, in chiave ironica e amara- per certi versi – visionaria, alcuni aspetti della nostra attuale realtà, in tempi di sofferenza e di perdita di valori e di senso dell’umano, che compendiano l’interminabile declino di una millenaria civiltà e rappresentano, forse, l’ultimo guizzo della sua morente fiamma.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.