Pablo Picasso, La gioia di vivere – sassi d’arte

 Pablo Picasso, La Joie de Vivre (1946)

Una donna danza in riva al mare. Una figura ondulata, dalla lunga chioma castano rossiccia e dalle curve generose, animata dal ritmo della musica suonata da un centauro e da fauno. Sullo sfondo, l’azzurro del mare. In primo piano, la sabbia gialla su cui poggiano i piedi gli attori di questo “baccanale”. In alto, un cielo di madreperla dai riflessi iridati.

Da questa donna-fiore, icona di bellezza visionaria, da questa comitiva danzante inondata di luce, dove i colori sembrano accesi di un’energia vitale, si sprigiona un’impressione di felicità, di contentezza, di appagamento. E’ la “Gioia di vivere” di Pablo Picasso, l’opera emblematica del ’46, che appartiene a quella sua produzione del secondo dopoguerra, quando l’artista ritrovò la Costa Azzurra, riscoprì le suggestioni del Mediterraneo, che alimentarono colori forti e accesi e il brio della sperimentazione di nuove tecniche, dopo la fine di quella spossante occupazione nazista che aveva eliminato tutti i possibili ostacoli alla circolazione in Europa, tra zone occupate e quelle non occupate.

E’ questa l’opera più significativa, la più lirica, simbolo totemico quasi del periodo che va dal 1945 al 1948, momento in cui Picasso soggiornò frequentemente tra Cannes, Golfe-Juan e Antibes, insieme alla sua nuova amante-musa-compagna-modella Françoise Gilot, di quarant’anni più giovane, subentrata dopo aver liquidato Dora Maar, e con la quale vivrà fino al 1953 e da cui avrà due figli, Claude e Paloma.

La gioia di vivere, “La Joie de Vivre”, opera su una tavola di fibrocemento di grandi dimensioni appare, scrisse la Gilot, “come il quadro più colorato di Antibes perché vuol esprimere con la massima intensità la folle felicità di cui era colmo allora”;  un periodo, quello di Antibes appunto, durante il quale Picasso si sente attratto dall’esplorazione di grandi temi mitologici fortemente influenzati dalla cultura mediterranea. (tratto dall’articolo di Laura Larcan per Repubblica, novembre 2006)

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