Paul Delvaux, Fasi lunari I (per sassi di arte scelti da A.Greco & G.Chiantini)

paul delvaux - fasi della luna 1 1939

Paul Delvaux, Fasi lunari I (1939)

Museum of Modern Art, New York, USA

Le Fasi della luna I (o Fasi lunari I) è un’opera del 1939 dove, in simboli, è rappresentato il rifiuto ostinato e incomprensibile del dono, attraverso un’ostentata distrazione attuata da due uomini nei confronti di una donna, vistosamente offerentesi allo sguardo e malgrado ciò, letteralmente ignorata. paul delvaux - fasi della luna 1 1939Quest’opera somma in sé alcuni dei temi principali dell’opera del pittore belga, quali le figure dell’astronomo e del geologo, estremità cielo-terra dell’attitudine maschile alla distrazione, alla fissità e all’incapacità di godere e la figura della donna, dono silente e imperturbabile, con espressione anche in parte beffarda, conscia della sua capacità di seduzione, ritratta con un piede malizioso ad infrangere il limite dello spazio concesso. paul delvaux - fasi della luna 1 1939 - Copia (2)Dietro la donna nuda un tavolo con il globo terrestre, illuminato da una lampada, forse simbolo della vera conoscenza, che non ha segreti, su cui la luce è sempre accesa, sempre che si riesca a percepirla.paul delvaux - fasi della luna 1 1939 - Copia

Sullo sfondo, sotto la luna, un giovane seminudo conduce un gruppo di donne nude in una sorta di corteo bacchico: il giovane appare figura del possibile mentre, a contrassegnare l’ignavia imperdonabile dei due uomini in primo piano, accanto a loro, su una cassa di legno rovesciata, giace un oggetto, una meteora, che evoca le fattezze di un teschio.

paul-delvaux-fasi-della-luna-1-1939 - Copia

Paul Delvaux esponente della pittura surrealista belga, nasce nel 1897 (morirà a Veurne, Belgio, il 20 luglio 1994) a Antheit, vicino a Liegi, in una famiglia benestante godendo di un infanzia più che agiata. Frequenta l’Académie Royale des Beaux-Arts di Bruxelles, dove si laurea in Architettura e Pittura Decorativa. La sua ricerca pittorica attraversò, nei primi dieci anni di lavoro, varie fasi, scivolando lentamente dal realismo naturalista all’espressionismo, influenzata dall’opera di René Magritte e di Giorgio De Chirico. Le sue opere migliori uniscono proprio lo spazio metafisico di De Chirico al distacco ermetico di Magritte intorno a nudi femminili in atmosfere oniriche e vaghe, dove l’erotismo latente a volte viene contrapposto a scheletri o a uomini vestiti, indifferenti ed impassibili. Attorno al 1936, il suo linguaggio pittorico è ormai decisamente ancorato al Surrealismo e, negli anni successivi, partecipa alle esposizioni dei surrealisti senza però aderire al movimento, considerando la sua arte un classicismo rinnovato, attraverso il quale trasportare sulla tela la poesia ed il mistero della vita moderna.

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Nei suoi dipinti riemergono temi dell’adolescenza che concorrono a formare un mondo immaginario abbastanza omogeneo. Infatti, nella sua pittura alcuni temi ritornano con una puntualità quasi ossessiva, tanto da riuscire ad essere inquietante non solo per le singole visioni che in alcuni casi rasentano il kitsch, ma anche per la ripetitività e l’insistenza con cui ripropone uno scenario che alla fin fine è sempre lo stesso. Tale scenario è caratterizzato innanzitutto dalla visione onnipresente di donne con il seno scoperto o completamente nude in atteggiamenti statici o rituali, quasi da pittura egizia, al quale si aggiunge per un lungo periodo la presenza di un ragazzo adolescente, anch’egli nudo, che probabilmente rappresenta l’artista stesso. Tra gli altri personaggi troviamo a più riprese due signori sul modello dell’accoppiata Philias Fog e aiutante o Sherlock Holmes e Watson o, più probabilmente, il geologo Lindenbrock e l’astronomo Rosette di Viaggio al centro della Terra di Verne, che l’autore si trascina dalle sue letture giovanili. [fonti varie dal web – a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco]

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