Antonio Sagredo, “Accattone d’amore”, dalla raccolta inedita Poesie mostruose – con un commento di Giorgio Linguaglossa

Antonio sagredo teatro politecnico-1974
Antonio Sagredo, Teatro Politecnico, 1974

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“Accattone d’amore” di Antonio Sagredo 

(dalla raccolta inedita “Poesie mostruose”)

Dai moli irriverenti io vidi il sorgere di visioni eterogenee e specchi invitare

gli occhi ad un incubo speculare, le orbite marcire alla deriva e i pensieri

non incisi su tavole d’argilla… e tutto era smarrito fra quei  corpi in disuso,

come in un arsenale desolato avanzi di epoche mai nate e intatte.

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 Non avevo che fiumi di madreperla da mirare e quel morire degli oceani

avvitarsi in ciambelle sfatte nei tramonti inaciditi, e come una marionetta

d’altri tempi, senza nervi e rauche parole,  fra merletti delle torri saracene

sognavo invano navigli e vele biancoavane… un orientale esistere non c’è più.

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 Nostra Signora del Lutto rifiutò il sacrificio dell’agnello e crocefisse l’innocente

leopardo. Lei che era tutto il Canto  non divise la mia nascita con le parole beate

e il sapere di tutta la materia oscura vomitò sulla scena i gesti e l’ombra generò                              

un’assenza d’aurore per la scosciata Europa. Celebravo dei roghi la mia assenza

.

in fiamme e tu  giocavi ai miracoli sui patiboli, e non avevi nemmeno un gesto per me 

fra spazi scellerati e infernali amori… non volevo abbandonare il paradiso al suo destino,  

temevo delle mie lacrime il suo benestare al riso e il calibrato furore delle mie mani

sui gradini di un sacrario. Accattone d’amore!

 .

Il delirio di una gorgiera di rose fu una vigilia pagana,  un assemblea plenaria,

un arazzo floreale ibernato dal gelo delle mie visioni… pregavo la soglia

di un qualsiasi cottolengo per negare alla santità dei miei atti un sigillo

o un sacrificio l’attesa fra risa e singhiozzi… andiamo a morire da Poeti, allegramente!

 . 

Dai padiglioni ascoltavo le suppliche di Chinoneri, i singulti e gli sbocchi di sangue

crollare  sul volto tumefatto della Supplica – Ti ho sentito piangere dalla camera

dove non ci sei… raccoglievo i tuoi resti, confondevo le trame e le scene. Citera

m’aspettava con tutte quelle maschere che si somigliano, l’accidia che  cantava la sua

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ofidica tranquillità, le note di Federico dissolversi sulle strade di Varsavia.

Dal ponte delle mie legioni gli antichi versi svanire con gli scabrosi epitaffi

del mio sublime recitar cantando un miserere o un Te deum come un severo Farinelli

fra turrite troie  e rosse lanterne. Affilare a dismisura la soglia come una lama nella mia gola?

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La Morte ho spremuto come un limone di primavera, in fiore! … sangue catramoso

come succo di mirtillo dalle croci, barocca mistica depravazione, alziamo i calici,

sui patiboli ! Asciugati la maschera con le lacrime! E io che mi lasciavo andare

sul Ponte delle Lamentazioni, consumato, iniziato ai ricordi come alla morte di una Poesia mostruosa.

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Inedito, Roma, 31 ottobre 2015 (dall’ora quarta alla sesta)

*

Antonio Sagredo (pseudonimo Alberto Di Paola), è nato a Brindisi nel novembre del 1945; vissuto a Lecce, e dal 1968 a Roma dove  risiede. Ha pubblicato le sue poesie in Spagna: Testuggini (Tortugas) Lola editorial 1992, Zaragoza; e Poemas, Lola editorial 2001, Zaragoza; e inoltre in diverse riviste: «Malvis» (n.1) e «Turia» (n.17), 1995, Zaragoza.Antonio Sagredo copLa Prima Legione (da Legioni, 1989) in Gradiva, ed.Yale Italia Poetry, USA, 2002; e in Il Teatro delle idee, Roma, 2008, la poesia Omaggio al pittore Turi Sottile. Come articoli o saggi in La Zagaglia:  Recensione critica ad un poeta salentino, 1968, Lecce (A. Di Paola); in Rivista di Psicologia Analitica, 1984, (pseud. Baio della Porta):  Leone Tolstoj – le memorie di un folle. (una provocazione ai benpensanti di allora, russi e non); in «Il caffè illustrato», n. 11, marzo-aprile 2003: A. M. Ripellino e il Teatro degli Skomorochi, 1971-74. (A.   Di Paola) (una carrellata di quella stupenda stagione teatrale). Ha curato (con diversi pseudonimi) traduzioni di poesie e poemi di poeti slavi: Il poema :Tumuli di  Josef Kostohryz , pubblicato in «L’ozio», ed. Amadeus, 1990; trad. Antonio Di Paola e Kateřina Zoufalová; i poemi:  Edison (in L’ozio,…., 1987, trad. Antonio Di Paola), e Il becchino assoluto (in «L’ozio», 1988) di Vitězlav Nezval;  (trad. Antonio Di Paola e K. Zoufalová). Traduzioni di poesie scelte di Katerina Rudčenkova, di Zbyněk Hejda, Ladislav Novák, di Jiří Kolař, e altri in varie riviste italiane e ceche.
Recentemente nella rivista «Poesia» (settembre 2013, n. 285), per la prima volta in Italia a un vasto pubblico di lettori: Otokar Březina La vittoriosa solitudine del canto (lettera di Otokar Brezina a Antonio Sagredo),  trad. A. Di Paola e K. Zoufalová. È  uscita, per Chelsea Editions di New York, l’antologia in inglese con testo a fronte (immagine qui accanto), Poems di Antonio Sagredo.
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 *

Commento di Giorgio Linguaglossa

La poesia di Antonio Sagredo è un atto irriducibile che si inserisce nel mondo. Un atto che per incarnarsi deve pescare nelle profondità dell’Estraneo in quanto «le maschere si somigliano». La sua è una poesia che si assenta da questo e quello, dagli oggetti storici, sembra quasi vivere in un limbo a-storico. Come ho scritto altre volte, l’impiego degli aggettivi (mai dimostrativi o qualificativi di una sostanza) è volto a stravolgere e a sconvolgere la sostanzialità e la stanzialità del discorso linguistico. Sarà bene dire subito che la poesia di Sagredo non è poesia pura, non riposa sull’atto poetico in sé, non abbandona mai i significati particolari delle parole nemmeno quando alza il diapason della significatività fino agli orli dell’incomprensibile e dell’indicibile.

In questa poesia ci sono due citazioni della più grande poetessa italiana degli anni Settanta, Helle Busacca, tratte da I quanti del suicidio (1972), dove la poetessa siciliana parla con un morto, con il fratello «aldo» morto suicida perché indotto al suicidio dal «sistema Italia». Il più grande atto d’accusa di un poeta alla sua patria. E, in qualche modo Sagredo, con le sue finzioni sceniche, il suo armamentario di maschere e di clown e le miriadi di citazioni dotte e indotte, costituisce anche lui un atto d’accusa, ma non contro il «sistema Italia» ma contro il «vuoto» che aleggia in agguato appena un millimetro dopo la comparsa delle parole.
Scrive Octavio Paz ne L’arco e la lira: «Un’opera poetica pura non potrebbe esser fatta di parole e sarebbe, letteralmente, indicibile. Nello stesso tempo un’opera poetica che non lottasse contro la natura delle parole, obbligandole ad andare oltre se stesse e oltre i loro significati relativi, un’opera poetica che non cercasse di far loro dire l’indicibile, risulterebbe una semplice manipolazione verbale. Ciò che caratterizza un’opera poetica è la sua necessaria dipendenza dalla parola tanto quanto la sua battaglia per trascenderla».

 

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4 thoughts on “Antonio Sagredo, “Accattone d’amore”, dalla raccolta inedita Poesie mostruose – con un commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Il mio solare benvenuto qui su Il sasso nello stagno di AnGre ad Antonio Sagredo! E’ con particolare piacere che ho accolto la proposta di Giorgio LInguaglossa di ospitare in questo spazio la poesia del mio conterraneo, salentino di nascita e romano d’adozione, Alberto Di Paola che io ho conosciuto ed apprezzato sul blog L’Ombra delle Parole non molto tempo fa.

    Quella di questo autore è sicuramente un tipo di poesia non empatica, che non ameranno in molti, però è un passo in avanti rispetto all’offerta poetica che ci asfissia e questo occorre riconoscerlo.Subito mi ha attratto della sua poesia quella che in seguito lo stesso Antonio Sagredo ha definito una sua “ossessione” che insisteva da oramai cinquant’anni, ovvero il fatto di essere – la sua poesia – un prodromo, un incipit, uno start della poesia futura, di quella poesia di cui in Italia siamo a digiuno e che, invece, occorrerebbe iniziare a prendere in considerazione per avviarsi su una strada di rinnovamento e finalmente allontanamento dal “classico”, facendo rientrare in questo aggettivo tutta la poesia scritta da almeno – almeno – due secoli e che in Italia sembra essere ancora egemone.
    Sagredo finalmente è originale. E’ nuovo. E’ futuro.
    E questo mi sembra una buona speranza per quelli come me che credono in una poesia finalmente ” fuori dai canoni ” a cui siamo abituati.

    accludo alcuni link di critica per chi volesse approfondire la lettura, ringraziando di cuore anche Giorgio Linguaglossa per la sua disponibilità alla condivisione.

    su Antonio Sagredo:
    http://www.giorgiolinguaglossa.com/index.php/giorgio-linguaglossa-critica46

    su Helle Busacca:
    http://www.giorgiolinguaglossa.com/index.php/giorgio-linguaglossa-critica11

  2. Davvero ha ragione Angela Greco!
    A quel che leggo – questi soli versi bastano ! – è già questa poesia un anticipo da gustare assolutmente, poi che prevedo altre pubblicazioni…
    insomma è davvero una poesia che è un canto a cui non eravamo abituati… ho letto diverse volte questi versi e sempre con maggore ammirazione: suono, musica e senso e ritmo e quant’altro sono unnificati in maniera armonica da strappare tanti applausi se questi versi ed altri fossero declamati da un attore eccezionale…
    e il mio pensiero va a Carmelo Bene che sarebbe stato l’ideale recitator cantando…
    insomma non vedo l’ora di leggere altre poesie…
    il Salento e il Meridione tutto dovranno rendere un domani un tributo dovuto a così grande Poeta!

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