248 giorni, romanzo, di Giorgio Linguaglossa letto da Angela Greco

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248 giorni, romanzo, di Giorgio Linguaglossa letto da Angela Greco

A maggio 2016 per Achille e La Tartaruga di Torino è uscito, ne La Sezione Aurea, il nuovo romanzo di Giorgio Linguaglossa (biobibliografia, qui) intitolato 248 giorni. Tre cifre di cui, lette da sinistra verso destra, ognuna è doppia della precedente. E non è un caso. I protagonisti del romanzo sono Ely, una spogliarellista ed ex attrice del porno, Massimo, uno scrittore di terz’ordine di gialli anch’essi non brillanti e la filosofia, che interagiscono in un contesto di ricordi, realtà, mancata realizzazione e disincanto, in un’aria da dipinto metafisico che sfocia in alcuni momenti nel surreale, dove le immagine sembrano comprensibili, ma in realtà celano significati non svelabili nell’immediato. fotografia di Ferdinando SciannaParole, gesti, comportamenti e situazioni sono l’immagine visibile di espressioni della mente razionale del filosofo, dell’altro “Sé”, di quel “doppio” caro anzi carissimo all’autore. Sì, perché tutte le pagine sono permeate di rigorosa razionalità e non lasciano scampo a romanticherie o espressioni edulcorate, puntando dritto e senza mezzi termini al nulla a cui è dedicata l’intera vicenda. Nulla inteso non come una perdita di tempo, ma come fine ultimo dell’essere vivente, somma dell’intera filosofia a cui tende l’autore.

Il romanzo prende avvio dal casuale incontro dei due protagonisti nel 1999, per poi approdare nel secondo capitolo ad un momento accaduto vent’anni dopo e proseguire in seguito con il dipanarsi delle vicende introspettive e fisiche accadute ai due nei giorni della loro relazione, 248 appunto. Tutto il libro è una indagine introspettiva condotta da un protagonista nei confronti dell’altro usato espressamente come specchio di se stesso e al contempo è una spietata espressione dell’autore della sua visione del mondo e di quanto lo popola. Le notizie su Ely, bellissima, e Massimo, scrittore ormai grigio e privo di qualsiasi entusiasmo, sono centellinate, svelate goccia a goccia tra citazioni poetiche e filosofiche e accesi dialoghi, che hanno il grande pregio di accelerare una narrazione decisamente non veloce nel primo quinto del libro (in tutto sono duecento pagine). e79c42546b44f8db9fdeb6fc716172bf248 giorni è una sorta di testamento filosofico, non inteso come ultime volontà da eseguire, quanto piuttosto come strada da seguire, come indicazioni di viaggio per attraversare questa realtà che stiamo vivendo, nato da un’attenta visione del mondo in cui siamo immersi e al quale il filosofo sembra aver dato come risposta ultima il nulla, anche dinnanzi all’inatteso e non calcolato, realizzato nel romanzo dal sentimento che Massimo alla fine ammette di provare per Ely e sacrificato in nome di quella visione per la quale la vicenda-vita non può essere arbitrariamente modificata a dispetto degli eventi che hanno determinato la vita stessa.

Lingualglossa conduce il lettore in un labirinto, che a volte consente di guardare anche l’azzurro del cielo, ma soltanto per prendere fiato in vista della obiettiva difficoltà che il protagonista, anzi i protagonisti sanno per certo di dover incontrare fin dal primo momento in cui non hanno realizzato quanto ambivano per se stessi. Infatti, il libro non ha un finale delineato, atteso, scontato, no; il libro termina aprendosi in una nuova ed eventuale storia dove i protagonisti precedenti dopo un trauma, sono già divenuti altri da sé, nuovi, differenti e pronti per iniziare anche una nuova vita. [Angela Greco — foto b / n di Ferdinando Scianna]

*

1° giorno del 1999
L’INCONTRO ALLA FESTA DI CAPODANNO
Così, mi sono ritrovata seduta accanto a lui, sul divano. La sua spalla premeva sulla mia spalla. Affettavo una tranquillità che non avevo. Le volute di fumo si sollevavano e volteggiavano nell’aria come pesanti, morbidi tendaggi. Un aereo luminoso tagliò silenzioso il cielo. Pensai che il ronzio dell’aereo disturbasse la mia immobilità assorta. Le note di una musica da ballo raggiungevano il mio udito come se avessero attraversato una spessa coltre di ovatta. Giungeva il tinnire di stoviglie del dessert e lo scalpiccio degli ospiti come quando stai al telefono e percepisci, tra le parole dell’interlocutore, il brusio di altri estranei astanti come un rumore di fondo ineliminabile. E’ la fine dell’anno. Ma di quale anno? – mi chiedo – quanti anni sono passati? Ed io dove mi trovo? Chi sono queste persone che mi stanno intorno? Da dove sono venute e dove sono dirette? E domattina, che cosa farò – mi sono chiesta – quando tornerò nel mio appartamento ammobiliato? Che ore sono? Precisamente: la mezzanotte…

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5 thoughts on “248 giorni, romanzo, di Giorgio Linguaglossa letto da Angela Greco

  1. Non ho ancora letto il romanzo, ma certo questo assaggio che ne viene dato, dell'”Incontro alla festa di Capodanno”, mi riporta, -perché stranamente simile nell’atmosfera che evoca- ad un analogo episodio-incontro occorso a me, appunto, in un Capodanno di molti anni fa. Incontro e Capodanno descritti poi in un racconto e in una lunga poesia. Ecco, questa è la cosa che stranamente mi ha colpito: la somiglianza dell’avvenimento e delle circostanze, ma soprattutto la somiglianza nella percezione di fatti così sorprendentemente simili.
    Naturalmente, leggerò il romanzo, spero presto, non appena l’editore a cui l’ho richiesto me lo invierà. Bravissima anche Angela Greco, a cui faccio i miei complimenti per l’approfondita e convincente analisi.

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